scritto da
LucaCiglione
La Danza dei Morti è un gioco di carte rapido e con interazione tra i giocatori edito da Red Cat Games e localizzato da GateOnGames. Creato da Anne-Louise Agnès e Stéphane Villielm ed illustrato da Julia Paramonova è pensato per 2-6 giocatori dagli 8 anni e ha una durata di circa 10-30 minuti.
“È la notte del Día de los Muertos, e vivi e spiriti si uniscono in una danza sfrenata tra teschi, musica e colori”

Componenti e Materiali
La Danza dei Morti si presenta in una classica scatolina da doppio mazzo di carte, anche se in realtà solo uno dei due spazi è pieno. Probabilmente la scelta è stata fatta per permettere di imbustare comodamente le carte o magari in previsione di future espansioni.
All’interno troviamo 36 carte da gioco più 6 carte riepilogative, utilissime perché indicano il numero di teschi presenti per ogni colore e ricordano gli effetti delle varie carte.
Le 36 carte sono suddivise in 6 colori, con 6 carte per ciascun colore. Dal punto di vista dei materiali, le carte sono telate, ormai uno standard molto apprezzato nei giochi di carte moderni: risultano piacevoli al tatto e piacevoli da mescolare.
Anche le illustrazioni mi hanno convinto parecchio: sono molto evocative, perfettamente in linea con il tema della “Festa de los Muertos”.
L’unica piccola obiezione che posso fare riguarda la leggibilità tra fronte e retro delle carte. Il dorso è molto colorato, con le illustrazioni dei vari personaggi danzanti, e l’effetto in simboli, mentre il fronte presenta i teschi e la scritta di eventuali effetti.
In alcuni momenti, soprattutto leggendo il regolamento quando parla di carte “a faccia in su” o “a faccia in giù”, non è immediatissimo distinguere cosa venga considerato fronte o retro.
Detto questo, stiamo davvero parlando di una quisquilia: un dettaglio minimo all’interno di una produzione nel complesso molto curata.

Come si gioca
Mischiate le 36 carte e disponetele in cerchio al centro del tavolo. A turno, ogni giocatore sceglie una carta dal cerchio e la gira immediatamente, mostrando a tutti i teschi eventualmente presenti su di essa: i teschi bianchi valgono punti positivi a fine partita, mentre quelli neri rappresentano punti negativi.
Dopo aver rivelato la carta, il giocatore può decidere facoltativamente di applicarne l’effetto speciale. Ogni colore ha infatti un’abilità diversa. Terminata questa eventuale azione, la carta viene collocata scoperta davanti al giocatore.
A questo punto si controllano le due carte adiacenti a quella appena presa. Se entrambe sono dello stesso colore, vengono raccolte automaticamente dal giocatore. Queste carte aggiuntive, però, non vengono girate: non mostrano i loro teschi e non attivano effetti.
Questo meccanismo può concatenarsi. Se, dopo aver rimosso quelle due carte, anche le nuove carte ai lati risultano dello stesso colore, vengono prese a loro volta, generando una vera e propria reazione a catena.

I sei effetti delle carte dipendono dal colore e sono i seguenti.
- Rosa: permette di spostare una carta del cerchio da una posizione a un’altra.
- Nero: consente di scartare una carta dal cerchio.
- Bianco: permette di prendere una propria carta e darla a un avversario.
- Blu: permette di copiare l’abilità di una carta visibile.
- Giallo: consente di pescare immediatamente una seconda carta dal cerchio (senza applicare effetti o reazioni a catena).
- Viola: permette di rubare una carta a un avversario.
Si prosegue così fino a quando il cerchio si esaurisce completamente. A fine partita ogni giocatore conta i teschi bianchi presenti sulle proprie carte e sottrae quelli neri: chi ottiene il punteggio più alto vince la partita.
Il regolamento consiglia di giocare al meglio di tre round una volta acquisita familiarità con le regole.

Opinioni e Dinamiche
La Danza dei Morti è, ovviamente, un gioco molto rapido e che, a un primo sguardo, rischia di sembrare completamente caotico e dominato dalla fortuna. Secondo me è proprio questo il pericolo più grande: fermarsi alla prima impressione dopo una sola partita, senza cercare davvero di comprenderne le dinamiche. In realtà il gioco nasconde molta più profondità di quanto sembri.
La prima cosa fondamentale è che i giocatori possiedono sempre un’informazione completa: le carte riepilogative indicano infatti esattamente quanti teschi bianchi e quanti teschi neri sono presenti in ciascun colore.
Per esempio, tra le carte viola ce n’è una molto preziosa con sei teschi bianchi, mentre tutte le altre contengono penalità. E proprio le viola sono anche le carte che permettono di rubare dagli avversari. Le rosa, invece, sono distribuite in modo molto più equilibrato: tre carte hanno teschi bianchi, una è neutra e due hanno teschi neri. Questo significa che, per ogni colore, conosciamo sempre il livello di rischio e il potenziale premio.
La Danza dei Morti quindi non si basa soltanto sulla fortuna, ma sulla capacità di intrecciare questa informazione completa con le informazioni parziali che emergono durante la partita. Ogni volta che un avversario gira una carta, infatti, ci sta rivelando qualcosa: sappiamo cosa ha preso, sappiamo quali carte di quel colore restano in circolazione e possiamo iniziare a dedurre probabilità sempre più precise.

Ed è qui che emerge la vera parte strategica del titolo. All’inizio si potrebbe pensare che provocare reazioni a catena e raccogliere più carte possibili sia sempre vantaggioso. Dopo poche partite, però, ci si rende conto che spesso è esattamente il contrario: prendere troppe carte significa anche rischiare di raccogliere penalità quasi inevitabili.
Profondità
Di conseguenza, le azioni che modificano il cerchio, come spostare carte o scartarle, non servono soltanto a creare opportunità favorevoli per sé stessi, ma soprattutto a costruire situazioni scomode per gli avversari.
Si possono, per esempio, “chiudere” carte particolarmente forti, come le bianche o le viola, impedendo a un altro giocatore di usarle per regalarci malus o rubarci punti preziosi.
Anche il ritmo della partita cambia molto nel corso della giocata. Nella fase iniziale si cerca di ottenere carte vantaggiose assumendosi un certo grado di rischio calcolato; a volte può persino convenire prendere carte coperte da conservare in vista di momenti più delicati. Nella fase centrale diventa fondamentale manipolare il cerchio, controllare le opportunità disponibili e limitare quelle degli altri. Nel finale, invece, il gioco si fa molto più teso: restano poche carte, spesso inevitabili, e gli effetti di furto o di scambio diventano devastanti. Le ultime carte viola o bianche possono letteralmente decidere la partita, perché non c’è più il tempo materiale per recuperare da un colpo subito.
Tutto questo conferisce a La Danza dei Morti una profondità che a una prima occhiata rimane completamente nascosta.
Naturalmente una componente di casualità esiste, ed è giusto che ci sia. Se prendiamo una carta viola coperta, ci stiamo comunque affidando alla fortuna: potremmo trovare la carta da sei teschi bianchi oppure un pesante malus. Però anche questa casualità viene mitigata dal sistema informativo del gioco. Proprio perché le carte viola e bianche sono spesso molto contese e frequentemente rivelate, col passare dei turni i giocatori accumulano sempre più informazioni concrete su ciò che rimane disponibile.

Equilibrio e interazione
Ed è qui che La Danza dei Morti riesce davvero bene: nel continuo equilibrio tra rischio e controllo. Da una parte ci sono carte “sicure”, come le certe gialle, che offrono vantaggi modesti ma affidabili; dall’altra ci sono scelte molto più rischiose, che possono regalare grandi quantità di teschi bianchi ma anche trascinarti verso penalità pesanti.
Anche l’interazione è molto presente. Ci sono ovviamente le carte viola e le carte bianche, che permettono di agire direttamente sugli avversari rubando o cedendo carte, ma anche le carte blu possono diventare estremamente aggressive, perché consentono di copiare l’effetto di una carta visibile e quindi, potenzialmente, replicare furti o passaggi di carte negative.
Questo fa sì che durante tutta la partita ci siano continui scambi, sottrazioni e piccoli colpi bassi tra i giocatori.
Ma l’interazione non è soltanto diretta. Esiste anche una componente indiretta molto importante, legata alla manipolazione del cerchio: spostare o eliminare carte non serve solo a migliorare la propria situazione, ma anche a rendere il tavolo più “indigesto” per gli avversari, costringendoli magari a prendere combinazioni sfavorevoli o lasciando loro soltanto opzioni rischiose. Questa doppia natura dà alla partita una tensione continua nonostante la semplicità apparente delle regole.
Ovviamente nulla vieta di giocarlo in maniera più spensierata, ma sicuramente capirlo ci permette anche di apprezzarlo appieno.

Le età per giocarci e in quanti ci gioco
Per quanto riguarda età e numero di giocatori, l’editore indica La Danza dei Morti come un gioco per 2–6 giocatori e con un’età consigliata dagli 8 anni in su. Su questo punto mi trovo abbastanza d’accordo con la soglia degli anni, perché sotto quell’età i bambini riescono sicuramente a comprendere le regole base e a giocare la partita senza problemi, ma tendono a farlo in maniera piuttosto istintiva e poco strategica, affrontato più come un gioco “di scelta immediata” che come un sistema da leggere e padroneggiare nel tempo, quindi si perde buona parte della profondità.
Sul numero di giocatori, invece, la sensazione cambia molto a seconda del tavolo. In sei giocatori il rischio è quello di avere una gestione meno controllabile del cerchio, con turni piuttosto distanti tra una decisione e l’altra, e quindi una pianificazione più difficile. In due giocatori, al contrario, il gioco diventa molto più teso, con una dinamica che si avvicina a qualcosa di più scacchistico, dove ogni mossa è molto leggibile e diretta, anche se comunque non perde interesse. Per questo, personalmente, la configurazione che funziona meglio è quella in 3 o 4 giocatori, dove si mantiene un buon equilibrio tra controllo, caos e possibilità di lettura del tavolo, pur restando una considerazione abbastanza soggettiva legata al gusto del gruppo.

Conclusioni
In conclusione, La Danza dei Morti è a tutti gli effetti un gateway: un gioco molto semplice da spiegare, immediato da mettere in tavola e con una durata contenuta.
Allo stesso tempo, però, non è banale come potrebbe sembrare a una prima lettura delle regole. La combinazione tra informazione pubblica, memoria delle carte e gestione del rischio introduce una profondità che tende a emergere solo dopo un po’ di partite.
Questa caratteristica è però anche un’arma a doppio taglio. Se lo si porta al tavolo aspettandosi un party game leggero, completamente caciarone e senza troppe implicazioni, si rischia in realtà una certa dissonanza.
Per questo motivo è un gioco che va un po’ calibrato sul gruppo: funziona bene se tutti sono allineati sul tipo di esperienza che vogliono fare, mentre può risultare meno centrato se le aspettative sono molto diverse tra i giocatori.
Sapendo questo, resta comunque un titolo semplice ma più profondo di quanto sembri, che non si esaurisce alla prima partita.
Infine, anche dal punto di vista estetico fa sicuramente la sua figura: la grafica è molto curata e tematica, e riesce a dare personalità al tavolo pur con un numero ridotto di componenti, essenzialmente le sole 36 carte.
Ringraziamo GateOnGames per la copia review
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