Pauperon de Pauperoni
INTRODUZIONE
Forbidden Psalm è uno skirmish con miniature in scala 28 mm, dichiaratamente miniature agnostic: puoi usare modelli già posseduti oppure crearne di nuovi tramite kitbashing, su un tavolo consigliato da 60cm*60cm. Nasce come produzione indipendente di Kevin Rahman ed è presentato come gioco ispirato e compatibile con MÖRK BORG, di cui eredita il gusto apocalittico, sporco e nichilista. Il regolamento è breve ma densissimo di personalità, che mescola orrore grottesco, humor nero e una forte attenzione alla narrazione emergente della propria banda.

AMBIENTAZIONE
L’ambientazione ruota attorno alle rovine di Kergus, un luogo in disfacimento dove il mondo sembra avviato verso la fine. Al centro della vicenda c’è Vriprix the Mad Wizard, stregone o forse semplice folle barricato nel suo castello, che assolda disperati, vigliacchi e avventurieri per recuperare il Forbidden Psalm, una scrittura innominata che, a suo dire, potrebbe fermare la Darkness. Il bello è che il gioco non chiarisce mai davvero se Vriprix dica la verità: è ricco, paranoico, ossessionato dai calzini e terrorizzato da complotti assurdi, ma paga bene, e in tempi così cupi questo basta a muovere chiunque.
La lore si costruisce soprattutto attraverso gli scenari. Si incontrano figure come la Blood-Countess Anthelia, il vanaglorioso Captain Mikhail, un presunto Vriprix rivale, il Merchant che commercia nell’ombra, e una galleria di creature memorabili come Púca, Afanc, Corpse Collector, Blood Rage Vampires, Sirens e i surreali Sock Stealing Goblins. Tutto contribuisce a un mondo che sembra insieme medievale, morente e delirante.
In questo contesto, la banda è fondamentale: non rappresenta semplicemente l’unità di gioco, ma il vero motore narrativo. Ogni gruppo è formato da cinque anime perse, ognuna con nome, difetti, talenti, ferite e possibilità di evoluzione. Più che eserciti, sono relitti umani che cercano oro, reliquie e un posto nel caos. Per questo la warband non è solo uno strumento tattico: è il cuore emotivo del gioco, il punto in cui l’orrore cosmico diventa storia personale.

MECCANICHE
Creazione della Banda
La prima grande forza di Forbidden Psalm è la costruzione della warband. Ogni giocatore parte con 5 miniature, assegna nomi e titoli, distribuisce le statistiche tra Agility, Presence, Strength e Toughness, tira un Flaw e un Feat per ogni personaggio, spende 50 gold in equipaggiamento e può reclutare un incantatore pagando un costo aggiuntivo. Questa procedura è rapidissima ma genera subito identità forti: un guerriero zoppo, un codardo agilissimo, un mago potente ma destinato alla tragedia. È una creazione casuale solo in parte, perché il giocatore decide come distribuire i valori base, ma il caso inserisce subito storie, limiti e specializzazioni.
Test e Attivazioni
Il motore del gioco è semplice: quasi tutto si risolve con un d20 contro DR12, sommando il modificatore rilevante. Ogni round si tira l’iniziativa e poi i giocatori attivano a turno un solo modello alla volta. Ogni miniatura può fare movimento e azione, oppure rinunciare a certe opzioni per gesti più specifici. Questo sistema rende il ritmo molto serrato: non esistono lunghi turni passivi, e ogni scelta conta. Anche il movimento è essenziale ma elegante: si muove di 5 + Agility, si scala, si salta, si fugge dal tavolo, e l’ambiente conta davvero grazie a linee di vista, oscurità, ostacoli e cadute.
Combattimento
Il combattimento è volutamente brutale. In mischia, chi attacca rischia sempre la risposta avversaria: il bersaglio può colpire simultaneamente, di solito con penalità, creando scontri rapidi ma pericolosi. A distanza serve linea di vista, le coperture pesano molto, e le munizioni sono limitate. L’armatura riduce i danni in modo diretto, ma basta poco per mandare a terra un modello; un personaggio downed può ancora salvarsi a fine scenario, ma se subisce un altro colpo muore sul colpo. Questa combinazione genera una tensione costante: ogni attacco è potenzialmente decisivo, e la scelta di esporsi, inseguire o ritirarsi diventa sempre significativa.
Magia e Mostri
La magia è potentissima ma instabile. Per lanciare un incantesimo si testa Presence, e fallimenti o risultati critici accumulano Tragedies; su un fumble si finisce nella Calamity Table, una delle idee più riuscite del gioco, con effetti che vanno dal sanguinamento alla metamorfosi in pinguino cieco, fino alla morte istantanea. A bilanciare questa follia ci sono gli Omens, sei risorse usa-e-getta per scenario che permettono ritiri, successi automatici, danni massimizzati o salvataggi estremi. Infine, i mostri agiscono con una IA semplice ma efficace: vedono, si muovono verso il bersaglio più vicino e attaccano. Questo mantiene la partita snella, ma lascia spazio a creature molto caratterizzate grazie alle abilità speciali.
Campagna
La modalità campagna dà profondità al tutto. Dopo ogni partita si gestiscono gold, ferite permanenti, morte, XP, reliquie, sostituzioni dei caduti e acquisti. Le injury modificano davvero i personaggi, i progressi sono concreti e la banda cambia nel tempo. È qui che Forbidden Psalm smette di essere solo un regolamento skirmish e diventa un generatore di storie sporche, crudeli e memorabili.

SIMILARITA’
Il paragone più immediato è proprio con Mordheim. Come nel classico Games Workshop, anche qui il cuore dell’esperienza è una banda ristretta, che esplora scenari pericolosi, raccoglie tesori, subisce ferite permanenti e cresce partita dopo partita. C’è lo stesso piacere nel vedere personaggi mediocri diventare improbabili veterani, o morire miseramente per un tiro sfortunato. Anche l’importanza del terreno, delle linee di vista e della verticalità richiama quel tipo di skirmish narrativo.
Dove Forbidden Psalm si avvicina ad altri giochi come Frostgrave o certi regolamenti OSR da tavolo è invece nella forte presenza del caso, della magia incontrollabile e della costruzione emergente del racconto. Però qui tutto è più cattivo, più sporco e più punk: meno “fantasy adventure”, più “apocalisse allucinata”. Rispetto a skirmish più bilanciati o competitivi, non cerca la perfezione matematica, ma l’episodio memorabile: il mago che esplode, il goblin che ruba un calzino, il mostro evocato nel momento peggiore. In questo senso, è un erede spirituale dei grandi skirmish narrativi, ma con una personalità molto più estrema.

CONCLUSIONE
Forbidden Psalm merita di essere giocato perché offre qualcosa che molti skirmish moderni inseguono senza raggiungerlo del tutto: identità. Ha regole snelle, una campagna capace di creare attaccamento alla propria banda, un’estetica fortissima e un tono unico che unisce horror, ironia e disperazione. Inoltre è accessibile sul piano hobbistico: essendo miniature agnostic, non obbliga ad acquistare una linea ufficiale e anzi incoraggia conversioni, creatività e kitbashing.
Rispetto ad altri giochi del suo genere, non vince per equilibrio assoluto o profondità simulativa, ma per atmosfera e capacità di produrre racconti. Ogni partita lascia qualcosa: una cicatrice, una reliquia, una morte stupida, una fuga gloriosa. Se si cerca uno skirmish narrativo, feroce e pieno di personalità, Forbidden Psalm non è solo una valida alternativa a titoli più noti: è uno di quei giochi che riescono a farsi ricordare.
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