Fabio (Pinco11)
TATSUMI PRIME IMPRESSIONI
Incuriosito dall’estetica molto particolare mi sono accostato ad Essen al tavolo della Adam’s Apple (già produttrice del fortunato Planet Unknown e sono stato attratto, qual falena dal fuoco, dalla loro ultima ideazione, ossia Tatsumi (di Jeremy Rozenhart, per 1-4 giocatori, 30-45′, 8+), uno scenografico astratto con ambientazione legata a draghi ed elementi.
Titolo dalla difficoltà contenuta (stimata su BGG in 2.0, quindi poco sopra ad un Azul che ha 1.79 ), mescola logiche di raccolta set con altre da puzzle game.

TATSUMI IN POCO
Al centro del tavolo si piazza la ‘scacchiera’, ossia un contenitore di plastica trasparente, che ospita una griglia 5×5 di caselle riempite da dischetti in legno in 4 colori (sui bordi si collocano le tessere tempio e le carte effetto). Ognuno sceglie un colore, riceve la propria scheda (esagonata, divisa in spazi ‘esagonali’, destinati ciascuno ad ospitare un dischetto), nonché il proprio segnalino drago e si parte.
Al proprio turno il giocatore muove il proprio drago (come fosse una regina degli scacchi, raccogliendo il dischetto della casella di partenza) e poi sceglie se RACCOGLIERE altri due dischetti o CONSEGNARLI.
I dischetti raccolti vanno inseriti sul lato della propria scheda (che ne ospita di tre colori diversi). Quelli consegnati (cosa possibile solo in caselle speciali a bordo scacchiera e solo se la scheda ‘tempio’ adiacente richiede la combinazione di colori che abbiamo) sono invece piazzati sulla propria scheda personale, facendoci ottenere punti.
Alcune regole legate al piazzamento richiedono di porre attenzione, in logica puzzle game, all’ordine e colori per massimizzare i punti, così come è possibile ottenerne altri consegnando nel momento giusto, attivando così gli effetti di una carta ‘evocazione’ (una consegna su due lo permette).
La partita termina quando un tot di spazi sono vuoti: si attribuiscono i bonus finali e chi ha più punti, vince.

COME SI PRESENTA TATSUMI
Siamo di fronte ad un titolo che ha puntato moltissime delle sue fiche proprio sull’estetica e sotto questo profilo non posso che dire che la scommessa sia stata vinta. Io stesso lo ho notato proprio avendolo visto sul tavolo e non esito a dire che il confezionamento sia stato azzeccato, a partire dalla scacchiera trasparente, passando per i dischi in legno e per i draghi a loro volta sagomati.
Tutto poteva essere proposto in una versione ‘cheap’ ed il gioco avrebbe funzionato anche solo impilando delle tesserine tonde una sull’altra, ma l’effetto scenico ha la sua importanza (lezione che Splendor ha insegnato).
Per il resto la grafica è a sua volta coerente, l’ambientazione risulta poco più che cosmetica ed il manuale è abbastanza stringato, ma adeguato.
COME GIRA
Tatsumi si basa su poche regole di base, che si spiegano abbastanza rapidamente. Quelle legate al movimento sono immediate, mentre il metabolizzare le logiche di piazzamento e (soprattutto) quelle legate ai bonus delle carte evocazione richiede probabilmente almeno una partita.
I primi passi da compiere sono intuitivi, in quanto per i primi 2 o tre turni si vanno solo a raccogliere dischetti dei due o tre colori che si sono adocchiati, in vista della prima consegna. Quindi si cerca di andare a coprire più spazi possibili sul bordo della propria scheda (servono per dare punti in corso di partita) per massimizzare i punti da piazzamento.

Il passo successivo è poi quello di capire il timing delle consegne, cercando di lasciare agli altri l’attivazione del lato che fa restituire 4 pezzi, per poter invece fruire di quello che ne consente 3, ma che in cambio produce un effetto bonus (in genere con punti attribuiti). Qui risiede parte dello spessore del gioco, ossia nella necessità di inquadrare da inizio partita la combinazione di carte evocazione a disposizione (ce ne sono 16 diverse nella scatola).
SENSAZIONI
Tatsumi offre la giusta varietà di cose da controllare per risultare intrigante, ma senza eccedere, così da rimanere nel range di difficoltà giusto per rimanere fruibile ad un ampio pubblico, aiutato in questo anche da una componentistica davvero attraente.
Quanto alla profondità della riflessione, diciamo che di cose da valutare ce ne sono a sufficienza ma, ancora, senza eccedere, per cui alla fine lo spessore strategico si percepisce, ma senza che le nostre CPU debbano mai andare in surriscaldamento. Escludendo i pensatori seriali, dunque, non si presentano in genere problemi di paralisi da analisi.

Dall’altro lato, chiaramente, chi sia in cerca di qualcosa di più sfidante potrebbe trovare il tutto forse sin troppo semplice, ma nella scatola sono offerte anche delle schede addizionali, che prevedono regole di piazzamento più stringenti, utili ad aumentare la complessità del lato ‘puzzle’ del gioco, così da fornire la possibilità di confrontarsi un qualcosa di più ‘sodo’ da masticare.
Manca ancora, probabilmente, l’eleganza tipica della meccanica di punteggio di un Azul e di sovente, con giocatori esperti, possono crearsi momenti di ‘impasse‘, legati all’attesa nelle consegne (per non regalare agli altri occasioni), ma nell’insieme il tutto gira sufficientemente bene.
CONCLUSIONI
Tatsumi è un simpatico astratto dotato di una componentistica ben studiata ed incentrato su logiche di collezione set e da puzzle game. Intrigante il giusto, merita un’occhiata.
Si ringrazia l’editore per la copia di review concessa.
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