[Opinioni a confronto] Splendor

scritto da Fabio (Pinco11)


Lo avevo notato scartabellando su internet, come al solito alla ricerca (ma sono oramai malato di novità?) di qualcosa di sinora ‘dimenticato’ di cui parlare. Lo avevo preso assieme ad altri titoli (Glass Road, Pagoda, Limes, Asgard, Kohle e Kolonie), quasi per chiudere con un ulteriore titolo light da abbianare ad un paio di cinghialozzi dai quali mi ero lasciato trascinare.
E’ attualmente il gioco che ho più prestato (e forse l’unico che mi sono sempre premurato di farmi restituire) e che mi è stato più richiesto (.. visto che tanto poi li dai via tutti, i giochi, … sappi che quando ti stufi Splendor te lo prendo io ..) dagli amici in prenotazione.
E’ il gioco che mi ipnotizza con il clic clac delle fiches sul tavolo.
Sto parlando di Splendor, di Marc Andrè, edito dalla (sinora) sconosciuta o quasi Space Cowboys, salito prepotentemente agli onori della cronaca grazie al suo inatteso ingresso nella terna dei candidati al prestigioco Spiel des Jahres tedesco. Do nel contempo atto ai ragazzi della Asterion di essere stati lungimiranti nel ‘pescare’ questa piccola perla in tempi non sospetti, proponendolo proprio di questi tempi in vendita sotto il loro marchio in Italia.

Quale miglior titolo, quindi, per proseguire la nostra serie “Opinioni a confronto”, se non proprio lui?

Per chi ancora ne sapesse poco per prima cosa rinvio alla recensione che ne aveva scritto il nostro Berna (qui la trovate), stabilmente nella top 10 degli articoli più letti del periodo, ma qualche dettaglio, per chi non avesse voglia di leggersi tutto, lo fornisco.
Si tratta di un titolo decisamente semplice e dalla breve durata, tanto da farne il filler ideale per le serate più impegnative.
Come funziona?
A livello pratico abbiamo un set di carte stese sul tavolo, ciascuna delle quali reca un colore (ce ne sono 5, bianco, rosso, verde, blu e nero) di riferimento, un costo per acquistarle (in fiche , con specifica dei colori richiesti: es. 1 rossa e 2 verdi; 4 rosse ; 2bianche, 3 verdi e 3 blu e così via…) e (non sempre) un valore in punti vittoria.
Ci sono poi parecchie fiches (il loro numero è variabile a seconda dei giocatori, il massimo, nel gioco a 4, è di una quarantina, divise nei 5 colori base e nel giallo, che fa da Jolly), che rappresentano le merci di scambio utili per l’acquisto delle carte.
Al proprio turno, semplicemente, ognuno può o prendere fiches (tre di colore diverso o 2 dello stesso colore), o prendere (riservandosene l’acquisto per il futuro) una carta ed una fiche jolly o comprare una carta. 

In pratica nella maggior parte dei turni si prendono fiche, che poi si usano per comprare le carte e metterle di fronte a se: le carte, una volta giocate, forniscono (oltre a punti vittoria), anche un bonus -1 del suo colore sul costo di acquisto di carte successive, per cui, nel giocare, ci si costruisce, mano a mano, un piccolo ‘motore produttivo’.

Il gioco prosegue alternandosi sino a che qualcuno non raggiunga 15 punti, ponendo fine alla partita. Annoto, per chiudere questa sintesi delle regole, che quando si possiedono determinati set di carte (es. 3 rosse, 3 bianche e 3 verdi …), si ottengono anche dei bonus (tessere nobile), variabili da partita a partita.
Passiamo alle valutazioni

Ok, come introduzione direi che ci siamo ed ora non resta che passare ai nostri giudizi.
Parto io: come immaginerete sono tra gli entusiasti … 😉
Fabio: 
Un gioco davvero intelligente ed ottimamente realizzato, che incarna tutto ciò che serve per farsi notare. le carte sono riccamente illustrate (tanto che in alcune di esse a colpo d’occhio si rischia di perdere la visione del colore ‘di fondo’, ma con la pratica non si nota più …) e, soprattutto, è stata compiuto l’azzardo (rivelatosi vincente), di investire sulla presenza di fiches pesanti con sopra incollati degli adesivi. L’effetto scenico è di quelli grandiosi (per me) e, ribadisco, non ho trovato sinora nessuno che, alzatosi dal tavolo, mi abbia detto di non aver apprezzato. E’ chiaro che il gioco poteva essere realizzato con un semplice mazzo di carte doppio, ma probabilmente non se lo sarebbe filato nessuno.

Ottimi i componenti:

Quanto alle meccaniche devo dire che alla estrema facilità delle regole non corrisponde affatto una banalità del gameplay, anzi! Nel giocare (sono a circa una trentina di partite) si passa infatti da una prima fase, nella quale ci si sofferma nel costruire un ‘motore’ produttivo ampio, ad una seconda, nella quale ci si concentra più nella ricerca di alcune carte di alto valore e su pochi colori.
Nello stesso modo mentre all’inizio si ritiene che il gioco sia una corsa di tanti giocatori che giocano da soli per arrivare prima degli altri, rapidamente si comprende come si possa e si debba giocare sugli altri, sia nella presa delle carte da riservarsi, sia nello stoccaggio di fiche di certi colori (per bloccare il gioco) e l’interazione sia forte.
Nel complesso uno dei titoli migliori dell’anno, facile, veloce, dai bei componenti, proponibile a tutti. Non ho riserve significative verso di esso 😉

TeoOh!: 
Un gameplay molto fluido e un regolamento facilmente apprendibile (prendi gettoni o dai gettoni!) che chiede una mezz’ora massimo di tempo per una partita a 4 giocatori. Presenta una discreta dose di interazione indiretta, che consiste nel prevedere la mossa dell’avversario e anticiparlo… oppure cambiare velocemente target per non rimanere a bocca asciutta. E’ possibile però decidere di giocarlo più “solitario”, rendendolo quindi godibile anche per chi si trova alla sua prima esperienza di gioco.
Graficamente ed esteticamente il gioco prende un bel voto: le immagini sono ben disegnate, i simboli chiari, i gettoni sono soddisfacenti in mano e la scatola con gli spazi già divisi. Intorno ad esso si è creato un po’ di buzz proprio perchè tale scelta estetica risulta meramente “allodolica” (esso è chiaramente un astratto, sotto nemmeno troppe mentite spoglie), ma il mio punto di vista è che fa ciò che promette: partita veloce e target family.
Per il resto… se fosse stato un mix di carte bianche con numero grosso e una manciata di cubetti, probabilmente se ne sarebbe parlato solo come di un underdog piacevole, ma che sarebbe stato difficile da far digerire agli inesperti come titolo introduttivo.

Agzaroth:
Splendor parte con l’intenzione di presentare un gioco con ottimi materiali. Impresa riuscita a metà. Di ottimo ci sono le fiches (complete di adesivi già attaccati e più pesanti delle classiche da casinò) e basta. Il divisorio non è adatto ad ospitare le carte imbustate (e vanno imbustate perché sono fragili e difficilmente mescolabili) e sul cartone delle scatola hanno risparmiato: la mia si è aperta completamente, nel coperchio, su uno del lati corti. Ambientazione posticcia (è praticamente un astratto), regole molto semplici e ben spiegate, ottima scalabilità da 2 a 4 giocatori. Dopo diverse partite pecca un po’ di rigiocabilità, ma un giro lo si fa sempre volentieri.

Non è particolarmente innovativo rispetto al passato, ma la meccanica è sviluppata molto bene, costituendo un ottimo mix tra programmazione strategica, adattamento tattico ed interazione con gli avversari (mai troppo pesante me sempre presente).
Ha il pregio di spiegarsi in pochi minuti e far entrare subito tutti in partita, senza rinunciare a una buona profondità, relativamente alla fascia per la quale è stato pensato. Può essere un ottimo introduttivo per babbani o un ottimo filler di fine serata per esperti.

Probabilmente avrei preferito una edizione più economica di sole carte, ma molti considerano le pesanti fiches il vero valore aggiunto del titolo. Io mi sento comunque di consigliarlo per quello che dà come gioco: nel mio gruppo ha avuto un grande successo.

Nero79:
Faccio forse un po’ la voce fuori dal coro ma a me Splendor non ha particolarmente divertito (e mi rendo conto che ciò può risultare scioccante considerato il livello dei titoli che recensisco di solito) e l’ho trovato abbastanza scialbo nonostante il tentativo di abbindolarci con le fiches carine, le illustrazioni e la scatolona.
Se è vero che si spiega in un attimo e sembra perfetto come gateway game per chi vuole far avvicinare qualcuno al mondo dei giochi da tavolo, (è infatti per questo che si è meritato la nomination allo Spiel des Jahres di quest’anno), io riesco a vederlo soltanto come un esercizio di stile abbastanza arido, utile magari in un corso di game design per spiegare che cosa si intende per “costruire un proprio motore di gioco”.

Sulla stessa linea gli ho preferito Bâtisseur che, alla metà del prezzo e con una scatola molto più portatile, offre emozioni piuttosto simili…
In particolare non ho gradito come (in modo del tutto aleatorio) un giocatore potrebbe trovarsi a completare gratuitamente le nuove carte che vengono pescate e aggiunte al display migliorando il proprio motore e/o avvicinandosi al traguardo dei 15 punti senza spendere risorse mentre un altro particolarmente sfortunato per ottenere la stessa cosa deve magari spendere delle risorse o scervellarsi per non trovarsi a rinunciare a pescare delle gemme perché ha troppe gemme in mano.

La partita è comunque abbastanza veloce da poterlo sopportare se mi viene proposto e il gioco scala bene in relazione al numero di giocatori ma dovendo scegliere un acquisto per me o un regalo da fare ad un neofita del gioco da tavolo, mi indirizzerei su  altri titoli.

Spartan:
Materiali: Più che buoni: carte buone e fiches dalla consistenza simile a quelle del casino’. Buona la grafica e ottima la divisione interna della scatola. Ambientazione: Quasi nulla : il gioco e’ praticamente astratto. Regolamento: Semplice, immediato.
Scalabilita’: Più che buona: nessun problema o vincolo legato al numero di partecipanti.
Rigiocabilita’: La casualita’ delle carte porta al gioco una significativa longevita’ . Strategia e tattica trovano il giusto spazio e l’interazione e’ palpabile. La durata contenuta ne favorisce l’utilizzo in qualsiasi frangente di una serata ludica.
Dulcis in fundo : la versione italiana e’ reperibile a meno di 30 euro, un prezzo ragionevole se si considera il contenuto. Giudizio complessivo : più che buono : una ludoteca non puo’ esserne sprovvista.


Bernapapà:
Il gioco ha tre elementi che lo rendono particolarmente appetibile:
la consistenza dei materiali, la semplicità del gioco e la durata
limitata
. Questi elementi lo rendono un must per tutti i
possessori di ludoteche che vogliano definirsi tali. Su i materiali
si è già detto molto e concordo con chi dice che, se fosse stato un
gioco di carte, non avrebbe tutto questo appeal; io volevo
concentrare l’attenzione sull’entusiasmo che suscita il gioco nei
non-giocatori. Sicuramente la semplicità delle regole aiuta a
introdurre le persone, e a farle giocare a qualcosa che “non sembra”
un gioco da tavolo.
Inoltre credo che il gioco abbia la qualità di far sentire i
giocatori come possibili vincitori fino alla fine: si presta infatti
a differenti livelli di “abilità”, per cui i più bravi vinceranno
spesso (indispensabile giocare sui possibili obiettivi degli altri),
ma i meno bravi proveranno comunque a tentare la loro strategia in
solitario, ottenendo comunque soddisfazione dalla partita giocata. E
la durata limitata porta proprio a rivolerlo giocare subito, o
magari a tirarlo fuori quando si ha poco tempo. Da avere
assolutamente.

Per chi fosse interessato, lo si può trovare su Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it.it


— Le immagini possono essere tratte dal sito della casa o dal manuale del gioco.. Tutti i diritti sul gioco appartengono all’Autore ed alla Casa editrice (Space Cowboys). Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. — 

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