Chiudete gli occhi per un istante e tornate indietro nel tempo con me. Siamo nei favolosi anni ’80. La TV manda in onda la pubblicità di quel gioco, Twister, dove un groviglio di adolescenti sorridenti si annodava in un puzzle umano. “Mano destra sul rosso! Piede sinistro sul verde!”. Era il divertimento fisico, della goffaggine che diventava risata. Quel gioco ne prometteva tantissimo.
Oggi, apro questa scatola e sento la stessa identica sensazione, ma tradotta per i nostri tempi (diciamocelo pure…è passata da un bel po’ l’età in cui era facile piegarsi all’indietro).

Dove le mani si intrecciano ed i disegni prendono vita
C’è un momento, in quella vecchia pubblicità, in cui tutto è un caos di arti incrociati. Ecco, anche se Disco Draw non ci chiede di incrociare i nostri corpi, saranno le nostre mani, i nostri pennarelli e le nostre abilità artistiche a incrociarsi su un unico, piccolo, inesorabile campo di battaglia…..che gira.
Il gioco, ideato Carlo Emanuele Lanzavecchia e sviluppato da Francesco Berardi, ha come motto “Il party game rotante dove si disegna (male) e si indovina (peggio)” che spiega benissimo il clima che si andrà a creare intorno al tavolo.
Il piccolo mondo nella scatola
I componenti sono ridotti all’osso. Ci sono le plancette segnapunti, i pennarelli colorati cancellabili, un mazzo di carte… non è certo un gioco di miniature da mille euro. È un party game, ed è meglio che sia così spartano perché quando si gioca in tanti diventa funzionale non avere troppa roba intorno.

E poi …
E poi c’è Lui. Il disco.
Devo confessarvelo: non provavo questa sensazione da quando, bambino, scartai la confezione del Simon. Ricordate? Quel disco nero con quattro pulsanti colorati che sembrava tecnologia aliena.
Beh, aprire Disco Draw e vedere il disco rotante – che potete alimentare a batterie o con un moderno cavo USB-C+battery pack – mi ha dato la stessa, identica scossa. È un pezzo di plastica ma è anche il centro di gravità del divertimento che stiamo per iniziare e lo si percepisce subito, come se emanasse vibrazioni.

Il party game rotante dove si disegna (male) … ovvero buttatevi nella mischia!!!
Il flusso del gioco è semplice. Si prepara il disco, si scelgono i gettoni turno in base a quanti si è al tavolo e si sceglie una velocità.
Poi, inizia la magia, che qui chiameremo “Fase 1: Disegnare“.
Ognuno pesca una carta e deve disegnare le parole indicate. La parte geniale? Lo si fa tutti insieme. Sullo stesso disco. Che gira.

La sensazione è indescrivibile. È un misto di panico e frenesia.
Parti per disegnare il tuo “gelato”, ma il disco si muove e la tua linea incontra la “barca a vela” che sta disegnando il tuo vicino. Il pennarello di un altro giocatore ti sporca la mano. Tu cerchi di schivarlo, ma così facendo trasformi il tuo cono gelato in uno scarabocchio astratto. Ti ritroverai in un attimo non più a disegnare bensì a combattere per pochi centimetri quadrati di superficie bianca.
Si ride. Si ride da subito, perché è impossibile prenderla sul serio. Stai letteralmente disegnando sopra le mani e le opere (già scarse) degli altri. È il caos motorizzato.
E poi, la pugnalata: il primo che finisce (o che si arrende alla follia) inizia un conto alla rovescia ad alta voce: “Dieci… nove… otto…”. Il panico si impenna. Devi finire la tua “Torre Eiffel” in tre secondi, mentre il disco gira e la mano di qualcun altro ci sta disegnando sopra un “polpo”.
Finito il tempo, ci si ferma. E si guarda l’opera.
[…]e si indovina (peggio) ovvero “Che cosa è quello? Davvero è un biscotto con il cioccolato?”
Ora inizia la “Fase 2: Indovinare”. A turno, si prova a indovinare uno (uno solo!) dei capolavori altrui. Qui il gioco rivela la sua anima gemella: “indovinare (peggio)”.
È un momento di archeologia artistica. “Allora… quella macchia verde e blu… è un… dinosauro che piange?” “No.” “Ok, e quella specie di spirale vicino alla mano che hai disegnato?” “Non è una mano, è un ‘guantone da boxe’!”
Quando qualcuno, per miracolo o per pura fortuna, indovina, la gioia è doppia: fanno punto sia chi ha indovinato sia il disegnatore. Se non si indovina, il disegno resta lì, un monito perenne alla nostra incapacità, pronto per essere indovinato da altri.
È una sensazione bellissima, un piccolo trionfo cooperativo in un mare di incomprensione.
Si procede così, un round dopo l’altro, finché qualcuno non raggiunge il punteggio prefissato e viene dichiarato vincitore. Ma, siamo seri, chi tiene davvero i punti?
Conclusioni
Disco Draw è una scusa per accalcarsi attorno a un tavolo, per sovrapporre le proprie mani, per ridere della confusione che si è creata insieme. È l’equivalente da tavolo di quando si prova a parlare tutti insieme e non si capisce più nulla.
Non è un gioco per artisti ma per chi è disposto a vedere la propria arte distrutta dalla rotazione e dai pennarelli altrui. È un gioco per chi cerca una scossa di pura ilarità che dura 30 minuti.

A chi è adatto? È un gioco rompighiaccio da tirare fuori quando c’è qualcuno di nuovo nella nostra compagnia. È adatto al gruppo che ha voglia di rumore. Parla alla famiglia che vuole un pretesto per darsi fastidio a vicenda con un pennarello.
Piacerà a chiunque creda che il bello di un gioco non sia capire le regole, ma non capire assolutamente nulla di quello che sta succedendo sulla plancia.
Disco Draw è un glorioso, rotante, magnifico disastro. Ed è bellissimo così.
Si ringrazia l’editore per la copia review.
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