Scritto in modo misterioso da
Battlemad
Una villa affacciata sul Mar Baltico.
Un luogo dimenticato, consumato dal tempo e dal vento, dove i muri sussurrano i frammenti di una tragedia passata.
Un’amicizia spezzata dalla guerra e il distruttivo fuoco dell’arte.
Mir’aat, di Michele Buonanno, con le illustrazioni di Erica Rossi, è un librogame deterministico in cui il destino del protagonista non dipende da dadi o punteggi, ma unicamente dalle scelte del lettore. Già vincitore del Concorso dei Corti 2025, Aristea lo pubblica in questa versione all’interno della collana Per Speculum, di cui fanno già parte 49 Chiavi e Oscura Carcosa.

Ambientazione
Al centro del racconto troviamo un dolore personale e silenzioso: un’amicizia distrutta dalla guerra, due destini che si cercano attraverso i resti di un passato mai chiuso. Ed è proprio grazie a queste vicende personali che il protagonista si ritrova, dopo la guerra, in questa villa abbandonata sul Baltico.
Siamo in cerca del nostro vecchio amico pittore, che si era qui rifugiato e poi misteriosamente scomparso. Al nostro arrivo troviamo una villa completamente abbandonata, sporca e piena di scarafaggi e altri insetti. Girando per le stanze troveremo molti quadri, alcuni inquietanti, e tanti oggetti di uso comune e non: riusciremo ad interagire con molti di essi e scopriremo, pian piano, i segreti della dimora.
Villa Adler diventa un organismo vivente, custode di ricordi e rimorsi, ma anche un labirinto simbolico in cui il protagonista, e con lui il lettore, deve perdersi per comprendere. Ogni scelta apre o chiude un varco, ogni pagina può condurre a rivelazioni o smarrimenti. Mir’aat non racconta solo una storia: ti invita a farne parte, a vivere il senso di smarrimento e di ricerca spasmodica della verità.

Meccaniche
Chi conosce il percorso di Michele, riesce a riconoscerne lo stile. Dopo 49 Chiavi e La Casa degli Automi, l’autore porta avanti la sua idea di librogame come esperienza di logica e intuizione, non di fortuna. In Mir’aat non ci sono dadi né tabelle di combattimento: c’è solo la capacità del lettore di osservare, ricordare e ragionare.
La villa stessa è un enigma: stanze, indizi, mobili e appunti si incastrano come in un puzzle. È un approccio che avvicina il libro alle avventure grafiche e ai giochi punta-e-clicca: la soluzione di un enigma apre le porte ad un altro.
Avevamo già avuto l’opportunità di saggiare l’esperta mano di Michele in 49 Chiavi: Mir’aat ci sembrerà essere una sua versione in miniatura, infatti. Il formato ridotto ben si adatta ai neofiti del genere: potranno qui prendere dimestichezza con i meccanismi del librogame, per poi sperimentare l’altra opera dell’autore. Per i veterani, o semplicemente chi ha già giocato a 49 Chiavi, Mir’aat risulterà essere una piacevole lettura di una sera.

Editorialmente parlando
Prima ancora della pubblicazione ufficiale, Mir’aat aveva attirato l’attenzione della comunità dei librogame: ha vinto il Concorso dei Corti 2025 organizzato da Librogame’s Land, confermando la forza del concept e la qualità della scrittura.
L’edizione Aristea ne amplia la narrazione, donandogli una veste editoriale curata e arricchendolo dell’arte di Erica Rossi. Stiamo comunque parlando di un piccolo volume, di 80 pagine e 85 paragrafi, del solito formato tipico dell’editore.
Il lancio, avvenuto a Lucca Comics & Games, è perfetto: un periodo, quello di fine ottobre, fatto di ombre e mistero, proprio come l’opera che avete tra le mani.

Sensazioni di gioco
Avevo già letto Mir’aat nella sua versione originale, e devo dire che il risultato finale è notevole: sono aumentate le interazioni possibili e sono stati aggiunti alcuni enigmi. A livello di paragrafi si è passati da 48 a 85! L’esperienza di gioco rimane contenuta, ma con un livello di interazione paragonabile a volumi molto più corposi.
La frase che troviamo ad inizio libro, “L’arte si nutre del sangue dell’artista” ci permette di comprendere, fin da subito, quale sarà il tema principale: un tema che ricorda in qualche modo Il Ritratto di Dorian Gray. Un artista che è disposto a tutto pur di avere successo e dipingere cose meravigliose e fin troppo reali.

Considerazioni finali
Potete leggere Mir’aat in un’ora o poco più: non vi toglierà troppo tempo, ma non riuscirete nemmeno a smettere di leggere. Lo stile narrativo di Michele vi attrarrà inesorabilmente, un enigma dopo l’altro, cercando di capire cosa è successo in quella casa e comprendendo, poco per volta, la realtà dietro le scelte forsennate del nostro vecchio amico.
Un libro da leggere in una serata, ma che vi permette di assaporare le meravigliose sensazioni già provate con 49 Chiavi.
Si ringrazia l’editore per la copia review
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