scritto sotto dettatura dell’AMICO LucaCiglione
simarillon (Davide)
I custodi del gioco
In pasticceria, la signora mi riconosce subito guardando la mia targhetta intagliata nel legno.
«Sei qui per il Giocaosta?»
Annuisco, e lei sorride. «Ho visto dei ragazzi fare la caccia al tesoro… si divertivano un sacco. Noi siamo contenti: è un turismo buono, rispettoso.»
E mentre bevo il mio cappuccino con succo ace dentro, penso che ha ragione. Qui il gioco non è un passatempo qualsiasi: è un filo invisibile che lega persone di ogni età, provenienza e carattere.
Gli studiosi lo chiamano kidadult, quell’adulto che non smette di giocare. Ma a GiocAosta questo termine non basta, perché in piazza Chanoux non c’è un solo eroe del gioco: sono tutti custodi.
Volontari e giocatori, fianco a fianco, superano il pregiudizio di chi vede il gioco come perdita di tempo. Scelgono di stare fisicamente insieme, di tessere legami reali in un’epoca in cui è più facile chiudersi dietro a uno schermo. Qui si vince all’ultimo respiro, si ride fino alle lacrime in un party game, si risolve un mistero attorno a un tavolo, si perde di misura e ci si stringe la mano lo stesso.
“Buongiorno LucaCiglione” così mi accoglie, con quella voce affettuosa e un po’ complice, il volontario di turno. È la diciottesima volta in due ore che passo al tavolo informazioni, con domande quasi sempre marginali. A volte davvero inutili. Ma lui non lo sa (o forse lo sa benissimo) che, in realtà, non cerco la risposta: cerco lui. Passo per salutarlo, per scambiare una battuta, per dirgli — senza dirlo — che sta andando tutto bene e che il lavoro che stanno facendo è grandioso. È un piccolo rito, un filo invisibile che si tesse tra chi gioca e chi rende possibile il gioco.
Sabato sera. Mezzanotte.
La piazza è illuminata da una luce morbida, quasi irreale. L’aria è fresca, ma nessuno sembra avere fretta di andare a dormire. Trecento prestiti sono ancora attivi. Mille persone, o forse più, sedute ai tavoli o in piedi, piegate sulle plance, immerse in mondi diversi eppure vicinissimi.
E poi, ovunque mi giri, c’è qualcuno che conosco.
La signora incontrata a Bologna, l’ultima Play, che mi riconosce senza esitazione. I signori di SalsoLudix a cui ho spiegato un gioco e che, ora, mi salutano come un vecchio amico. Il ragazzo di Acqui che si è trasferito e che passa per un saluto, come se fossimo compagni di banco.
Piccoli legami che resistono, anche se non ci siamo mai davvero frequentati. E in quella scintilla di riconoscimento c’è una specie di carezza invisibile: loro ricordano me, e io ricordo loro, attraverso una partita, un tavolo, un pomeriggio condiviso.
A Giocaosta, tutti sono custodi del gioco.
Non c’è un eroe solitario: lo sono i volontari che spiegano regole fino a perdere la voce, lo sono i giocatori che si siedono con sconosciuti, lo sono quelli che superano il pregiudizio o la paura e scelgono di ridere insieme a chi hanno appena incontrato. Ognuno, in un modo o nell’altro, tesse fili sottili che legano momenti, nomi, e storie.
E forse è questo il miracolo più grande: non le vittorie, non le classifiche, ma il fatto che in un mondo sempre più distratto qui ci si guarda negli occhi, si sta seduti allo stesso tavolo, si ride per le stesse cose.
GiocAosta è questo: una città che, per qualche giorno, parla la lingua comune del gioco. E tu ti accorgi che, senza nemmeno volerlo, sei diventato parte di quella storia che altri porteranno a casa e ricorderanno un giorno, magari sorridendo.
Forse è questo il segreto: a GiocAosta il tempo non scorre come altrove. Qui ogni istante è pieno di presenza, di occhi che si incontrano, di mani che mischiano carte. Qui si impara che il gioco non è un lusso, ma un modo di vivere meglio.
E quando arriva il momento di andare, non si dice mai “Addio”, ma sempre “Alla prossima”. Perché GiocAosta è il posto dove il gioco ti ricorda che la prossima volta è già in arrivo.





Giocaosta – I numeri della XVII edizione
Quest’anno GiocAosta ha superato ogni record: oltre 40.000 presenze in quattro giorni, 10.331 prestiti in ludoteca e più di 300 eventi sparsi in tutta la città, dalle piazze ai luoghi della cultura, fino agli angoli più insoliti. Il 73% dei partecipanti arriva da fuori Valle, e molti tornano anno dopo anno, trasformando Aosta in una vera capitale del gioco. Tutto questo è possibile grazie a una rete di oltre 400 volontari e più di 100 partner, che con passione e gratuità rendono la città un grande tavolo condiviso.
E quando ne parla anche ANSA, sei sicuro di aver fatto centro.






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