Fabio (Pinco11)
HAMLET – PRIME IMPRESSIONI
Nel lontano 2022 esce Hamlet: The Village Building Game, ideato da David Chircop ed edito da Mighty Boards (1-4 giocatori, 25′-100′, 14+, in edizione italiana Cranio Creations). All’epoca ottiene un buon riscontro di pubblico e solo per mera combinazione lo noto ad Essen solo l’ultimo giorno, quando gli acquisti sono già stati fatti e resta quindi vagamente in wishlist, sino a quando il buon Berna, in vena di dare una mano nella costruzione del villaggetto medievale protagonista del gioco, lo acquista grazie a qualche occasione e ce lo mette sul tavolo.
I numeri lo danno come peso medio (2.93) e con un tempo di gioco contenutissimo, che però alla prima esperienza, classicamente, tra una spiegazione e l’altra, si gonfia come una spugna.

HAMLET IN POCO
Si inizia assemblando l’area di partenza (il gioco prevede la costruzione, modulare, del villaggio, aggiungendo ad essa le varie tessere edificio che si costruiranno) ed ognuno riceve la propria dotazione di partenza. L’idea del gioco prevede il classico svolgimento, a turno, di azioni, sfruttando allo scopo i meeple lavoratore disponibili sulla plancia. Essi possono fare diverse a seconda di dove si trovano e, sintetizzando, possono essere fruiti per far produrre risorse agli edifici, per ottenere effetti (tipo, comprare omini/muli, acquisire tessere edificio o comprare merci), per costruire strade ed edifici.
Tra i vari concetti di fondo da considerare c’è l’idea che gli edifici, una volta costruiti, sono fruibili da tutti (così come le risorse prodotte, che restano in loco) e che quando si devono utilizzare risorse, esse devono essere spostate idealmente, grazie ad una rete di muli, dalla casella in cui si trovano a quella dove devono essere fuite. Per il resto abbiamo una logica alla Carcassonne che impone di rispettare le intuitive regole di adiacenza degli elementi di paesaggio (tipo le strade) tra lati delle tessere confinanti. La partita termina quando la chiesa al centro del villaggio è costruita (facendo diventare ‘cittadina’ il paesello di partenza) e si calcolano i punti.
COME SI PRESENTA HAMLET
Messo sul tavolo il gioco la sua figura la fa, tra tessere colorate e meeple di legno ed alla fine, onestamente, la giocabilità (pensando ai materiali) è adeguata. Qualche riserva mi resta per le dimensioni (piccole piccole) delle icone sulle tessere edificio e per la grafica, che non è che aiuti tantissimo nella leggibilità degli elementi di paesaggio. Nell’insieme, quindi, un design fin troppo coloratoso.
L’ambientazione è cosmetica, ma gradevole e resa dagli edifici costruiti.

COME GIRA
Hamlet di per se non inventa troppo, perché chi abbia già giocato a Keyflower (e seguiti) avvertirà una certa somiglianza, ma rivolta quei concetti (a partire dalla tessere multiforma) a sufficienza per avere un gusto del tutto proprio. All’inizio i turni fluiscono velocemente, grazie alla presenza in mappa di poche cose, ma poi, gradualmente, gli effetti che si riescono a produrre in un turno aumentano, grazie ai nuovi lavoratori che si acquisiscono e di conseguenza anche i tempi di attesa tendono ad allungarsi.
C’è una sufficiente varietà di edifici per cambiare il paesaggio di partita in partita, ma la cosa che colpisce di più, almeno nelle prime esperienze, è la peculiarità del sistema alla Kibbutz che è proposto, con risorse prodotte da te, ma lasciate disponibili per chi ne avesse bisogno ed edifici, strade e ponti che una volta realizzati, sono poi buoni per tutti. Se sei di quelli che puntano a costruirsi un motorino solo per te, resta a casa e lascia perdere ..
SENSAZIONI
Nell’insieme girare il tutto gira ed il risultato finale può essere apprezzabile. Di fatto, però, vuoi la mancanza di un senso di novità assoluto, vuoi le scelte non brillanti sulla grafica / componenti, alla fine Hamlet, da che all’uscita sembrava essere una stella nascente (aveva tirato su 500.000 euro su kickstarter), non è riuscito a fare breccia nel cuore degli appassionati del genere, attestandosi al momento, su BGG, su di un poco soddisfacente 6.9 di voto medio.
Gestione risorse, costruzione reti, gestione azioni sono qui declinati correttamente, quindi lo spazio per il gradimento degli appassionati del genere in effetti c’è e qualcuno al tavolo lo ha apprezzato, ma nel contempo, tra le millemila proposte di oggi, forse può anche perdersi nella massa.

CONCLUSIONI
Hamlet è un simpatico gestionale di peso medio, incentrato su gestione azioni, lavoratori e costruzione reti. Si colloca nella traccia della serie Key di Breeze, proponendo alcune interessanti idee, anche se forse manca della scintilla richiesta per il salto di qualità finale.
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