Fabio (Pinco11)
BARCELONA – PRIME IMPRESSIONI
In Barcelona (edito da Board and Dice, ideato da Dani Garcia, 1-4, 60′-90′, 14+) ci troviamo a vestire i panni di ideali costruttori che sovraintendono alla espansione avvenuta nella città iberica nella metà del XIX secolo.
Cinghialino di stazza limitata (difficoltà percepita su BGG in 3.36 su scala 5, quindi qualcosa sotto il 3.64 di Agricola), siamo di fronte ad titolo che richiede di piazzare ad ogni turno sapientemente i propri dischetti lavoratore in uno degli incroci della nascente città, per poterne conseguentemente sviluppare gli edifici e svolgere le corrispondenti azioni.

BARCELONA IN POCO
Ogni giocatore riceve una scheda personale, sulla quale trovano alloggio una quantità di tessere/dischi che saranno piazzati nel corso della partita sui tabelloni, restituendo benefici di vario tipo. Al centro del tavolo invece ecco un tabellone che reca il disegno di una griglia quadrettata (con un bel vialone diagonale al centro) ed un secondo tabelloncino a sua volta a grigia.
L’idea è quella che al proprio turno il giocatore vada a piazzare i due dischetti lavoratore disponibili – insieme, impilati – (a fine turno se ne pescheranno due di ricambio) ed esegua le due azioni (o tre) corrispondenti alla riga e colonna prescelta (ed alla diagonale centrale, in caso). Segue quindi la costruzione (o sopraelevazione) di un edificio, che a sua volta restituisce bonus vari.
Il tutto si ripete sino al verificarsi di alcune condizioni di fine partita, con le classiche attribuzioni finali di punteggio, sulla base di quanto si è costruito e degli obiettivi perseguiti e raggiunti.

COME SI PRESENTA BARCELONA
Nell’insieme la componentistica rientra nel novero del classico ‘adatto allo scopo‘, senza eccessi di sorta. I materiali annoverano infatti componenti in legno ed in cartoncino, che svolgono il loro ruolo senza impressionare. Il colpo d’occhio è garantito, anche se il tutto non risulta granché scenografico.
Quanto all’ambientazione direi che essa risulta sovraimpressa senza troppo trasporto (aldilà della astratta rispondenza del tabellone alla pianificazione cittadina) ed il riferimento avrebbe potuto efficacemente essere anche a diversa città, senza che nessuno battesse ciglio.

COME GIRA
La struttura di fondo è piuttosto semplice, in quanto l’idea è che al proprio turno si scelga, semplicemente, un incrocio libero e si piazzino lì i propri due gettoni lavoratore, attivando così le due/tre azioni corrispondenti e la costruzione dell’edificio. Le azioni a loro volta sono incentrate sul riempimento di spazi sul tabellone (ideali strade, lunghe e corte, incroci o pavimentazione), sul prelievo di risorse o sul conseguimento e potenziamento di obiettivi ed a quelle ‘base’ si aggiunge poi quella speciale legata al movimento del tram (che permette di ottenere punti extra ed una azione bonus).
Diversamente da quanto siamo abituati a vedere nei classici gestionali, qui l’attenzione del giocatore è in larga parte focalizzata sull’ottenere il massimo risultato dal singolo piazzamento, studiando adeguatamente il tabellone, alla ricerca della migliore opzione che lo stesso possa offrire in quel momento. Limitata è la costruzione di ‘motori produttivi’, in quanto di fatto non si possono ‘potenziare’ gli effetti delle azioni, ma solo predisporre piccole occasioni di rendita (piazze) o lavorare sugli obiettivi che si vanno ad acquisire e potenziare. La natura di Barcelona è quindi squisitamente tattica, rimanendo le strategie a lungo termine decisamente sullo sfondo.

SENSAZIONI
Da una parte Barcelona restituisce una simpatica brezza di novità, almeno nella parte in cui il gioco si focalizza sul piazzamento secco e sul conseguimento dei migliori effetti (in larga parte) immediati ed offre un buon livello sfida. Dall’altra presta il fianco al problema della paralisi da analisi, in quanto il tabellone deve essere riesaminato ogni volta, visto che il turno precedente cambia sempre le opzioni disponibili (di piazzamento e costruzione), nonché ad una quota di ripetitività legata alla struttura stessa del tutto.
PARAMETRI VARI
Vado a teorizzare che forse il formato migliore sia quello a tre giocatori, per avere la giusta varietà, limitando i tempi di attesa, effetto che è massimizzato in due. In quattro, invece, soprattutto se al tavolo avete dei ‘massimizzatori’, c’è il rischio dell’ “attendere prego”, mentre chi è di turno scorre il foglio elettronico delle opzioni disponibili e relativo output.
L’interazione è ovviamente solo indiretta e non ho riscontrato (nel multiplayer) casi significativi di azioni svolte esclusivamente per togliere opzioni agli altri.
La longevità è astrattamente garantita dalla varietà di obiettivi e di setup iniziale (della griglia), anche se una quota di ripetitività si può avvertire
L’accoglienza riservata a Barcelona dagli utenti è stata, infine, decisamente buona, assestandosi le sue valutazioni, al momento, su un valido 7.8 di voto medio su BGG.

CONCLUSIONI
Barcelona propone la sfida, in salsa di gestione azioni e piazzamento, di saper cogliere di turno in turno le migliori occasioni offerte dal tabellone e la vittoria si costruisce qui con estrema gradualità, lottando punto su punto per l’intera partita. Interessante, anche se non sconvolgente.
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