Fabio (Pinco11)
HOUSE OF CATS – RECENSIONE
Metti insieme William Attia (Caylus) e Kristian Amundsen Ostby (Revive, Santa Maria, Tucana), la volontà di dar vita ad un rolla e scrivi non troppo pesante ma frizzantino, aggiungici un vago tema ‘costruisci stanze piene di topi e gatti’ (?!) ed ecco a voi House of Cats (Aporta Games, 1-6 giocatori, 15-20′ a partita, 10+).
Le logiche sono quelle dei rolla e scrivi classici, con un coefficiente di difficoltà molto contenuto e quindi un target ampio, con la peculiarità, però, che nella scatola sono contenute 4 diverse mappe, con la possibilità, quindi, di calibrarne la scelta sulla base della esperienza dei giocatori.

HOUSE OF CATS IN POCO
Si sceglie quale mappa giocare ed ognuno riceve il proprio classico foglio, che rappresenta una ideale pianta quadrettata di una casa, con prestampati alcuni numeri (nella prima mappa, mentre nelle successive si tirano tre dadi per riempire tre spazi iniziali) ed una matita (o penna). Ad ogni turno si tirano i 4 dadi (che raffigurano numeri da 2 a 5, un gatto ed un topo) ed ogni giocatore, indipendentemente dagli altri, sceglie tre dei risultati usciti e li scrive, in tre caselle adiacenti.
Lo scopo del gioco è quello di completare gruppi di tot caselle adiacenti con lo stesso numero, realizzando così una ‘stanza’ (che si ottiene connettendo due ‘2’, tre ‘3’ e così via), cosa che attribuirà punti a fine partita e che concederà un utilizzo di un potere speciale (ad inizio partita si selezionano 4 poteri, uno per stanza, da utilizzare in quel match). A loro volta i gatti ed i topi attribuiranno punti sulla base di regole diverse a seconda della mappa. La partita termina quando uno dei presenti completa la propria scheda.
COME SI PRESENTA HOUSE OF CATS
Siamo di fronte ad un classico rolla e scrivi, che ha come componenti il blocco delle schede giocatore, un set di 4 matitine, 4 dadi ed una manciatina di schede ‘poteri’, quindi niente di strabiliante. I dadi sono plastici, ma semitrasparenti, quindi gradevoli a vista e tatto, mentre le matitine sono standard.
Assai positivo è il fatto di avere a disposizione 4 mappe diverse, cosa che giova alla longevità e consente di graduare la difficoltà sulla base del tipo di sfida che si vuole affrontare, mentre per il resto i componenti rientrano nell’usuale ‘adatto allo scopo’.
L’ambientazione si avverte unicamente per la presenza, tra gli oggetti da disegnare, di gatti e topi, quindi è del tutto cosmetica: aggiungo di mio che i topi finiscono per essere assai più dei gatti, cosa che potrebbe far diventare il gioco più correttamente un “House of mice” 😉

COME GIRA
House of Cats è un titolo nel quale gli autori hanno compiuto una scelta di campo ben decisa, puntando su immediatezza e semplicità, tanto che la difficoltà è percepita dagli utenti di BGG in 1.5 (grosso modo quella di un Next Station London) e, per la prima mappa (semplificata) è probabilmente un paio di decimali più bassa. Tira i dadi, scegli i valori e scrivine tre adiacenti. Punto. Lo spieghi in un minuto, facendo anche degli esempi. Il secondo minuto lo passi per spiegare come ‘chiudi’ le stanze (due caselle adiacenti con dei ‘2’, tre caselle con dei ‘3’ e così via) ed il terzo a descrivere i 4 effetti che puoi attivare se completi le stanze e sei pronto a partire.
Lo scopo primario resta quello di completare stanze con numeri più alti possibili, ma qui si innesta l’ideuzza, ossia quello che gli anglofili chiamano il ‘twist‘ del gioco, ovvero il concetto che ogni volta che completi una stanza ottieni una sorta di ‘gettone’ per l’uso di un potere speciale ed è la capacità di usare i giusti poteri al momento corretto che rappresenta la principale leva per scavare distacchi in punteggio tra i giocatori.

SENSAZIONI
House of Cats tende a girare bene, sin dalla prima partita, e proporre la mappa ‘1’ (magari con i poteri suggeriti per iniziare) è la scelta più corretta se al tavolo ci sono anche dei neofiti o se non si ha troppa voglia di ‘complicarsi la vita’ a fine serata. Si metabolizzano le meccaniche ed i punteggi rimangono in una forchetta tanto ristretta da far pensare che il gioco non abbia estrema longevità.
Il vero salto di qualità, però, lo si ha passando ai livelli 2 e 3, perchè qui iniziano a comparire un paio di regole addizionali sui punteggi (niente di drammatico, giusto sei righe in più da spiegare), che però donano al tutto quel pizzico di profondità extra che consente di agire, per i punti, sia sui poteri, che sul corretto piazzamento di gatti e topi, che nel primo schema sono relativamente poco valorizzati e che nei successivi tendono a diventare più importanti.
Il livello 4, infine, propone un concetto di ‘costruzione’ progressiva anche della mappa, che complica ulteriormente il tutto e che può affascinare chi abbia apprezzato il concept e sia alla ricerca di nuove sfide.
Il mix dei poteri per stanza è poi essenziale da comprendere in ogni partita ed il fatto che tutti usino gli stessi dadi tende a ridurre la rilevanza del fattore fortuna entro limiti accettabili.
Alla fine della giornata lo considero, quindi, un gioco validissimo, probabilmente né esageratamente innovativo, nè assolutamente imperdibile, ma solido e sufficientemente rigiocabile. Ha superato allegramente la barriera delle dieci partite in pochi giorni, per cui, pur non facendomi strappare alcuni dei miei (pochi) capelli residui, ha sollevato nei miei commensali la giusta dose di entusiasmo.
il nostro Gatto (di casa) è risultato interessato il giusto, visto il tema 🙂

CONCLUSIONI
House of Cats è un buon rolla e scrivi, rapido e dotato di un set di regole abbastanza semplice e lineare da affascinare un pubblico ampio. Grazie alle quattro mappe diverse contenute ed alla presenza di un set di ‘poteri speciali’ tra i quali selezionare i 4 da usare in ciascuna partita, propone diversi livelli di sfida, risultando alla fine fruibile ed interessante per un pubblico variegato.
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