Daniele Sanna
“Io ti conosco!… Sapevo di conoscerti! Sapevo di conoscerti! Sapevo di conoscerti! Ma non puoi essere tu. Noi ti abbiamo buttato dalla finestra! Non si torna dal mondo dei morti. Questo è il mondo dei vivi, non si torna dal mondo dei morti. Ti abbiamo ucciso! Non puoi essere vero! Non si torna dal mondo dei morti! Non si torna dal mondo dei morti!” (T-Bird a Eric Draven, Il Corvo)
“Chi di Spada Ferisce” è un gioco di ruolo a singola sessione di Jack Harrison, senza dadi e senza master, per 2/4 giocatori. Finanziato nel Marzo di quest’anno dopo una fortunata campagna Kickstarter, non solo è già stato consegnato ai backers ma l’editore nostrano NessunDove, in partnership con Dreamlord Games, ne ha curato l’edizione italiana, uscita durante il Lucca Comics and Games di Novembre.
Tempistiche dunque vertiginosamente rapide…ne sarà valsa davvero la pena, considerato anche lo stato di sovrabbondanza dell’editoria italiana del gioco di ruolo? Scopriamolo assieme…

Premesse del gioco
“E chi siete dunque?” “Sono colui che avete venduto, denunciato, disonorato; sono colui al quale avete prostituito la fidanzata; sono colui che avete calpestato per fare fortuna; sono colui al quale avete fatto morire il padre di fame; sono colui che vi aveva condannato a morire di fame e che invece vi perdona, perché egli stesso ha bisogno di perdonare: sono Edmond Dantès!“ (Il Conte di Montecristo)
Direttamente dal retro della scatola di gioco:
“Chi di spada ferisce” è un gioco di narrazione ispirato alle grandi storie di vendetta come “Il conte di Montecristo”.
Decennio dopo decennio, racconterete la rivalsa di un’anima innocente su coloro che l’hanno tradita. Tutto dalla prospettiva degli antagonisti.
A turno pescherete una carta e risponderete alle domande sulla vostra vita scellerata, aggiungendo foglietti e fili a una bacheca fino a creare una fitta trama di scandali e malefatte.
È in questa stessa rete che cadrete tutti quanti, non appena la Spada, la prima vittima dei vostri crimini, tornerà sulla scena e finirà di ricostruirla.
Divertitevi a tirare le fila della vostra rovina!
Durata
“Negli affari non ci sono amici, solo soci” (Il Conte di Montecristo)
“Chi di Spada Ferisce” è indubbiamente un gioco one-shot, ma la durata della vostra partita potrebbe oscillare parecchio tra la serata singola e un paio di sessioni, anche lunghe. Questo perché, come vedremo più avanti, esistono più modi per giocare le varie scene che inanellerete a turno durante la vostra giocata, la cui lunghezza varierà in funzione di quello che adotterete maggiormente.
Gioco one-shot, dicevamo: ma se è virtualmente impossibile plasmare una campagna (anche breve) data la natura stessa della fiction di riferimento e le meccaniche usate dal gioco, è altresì vero che la rigiocabilità de “Chi di Spada Ferisce” è decisamente buona. Certo, rimarremo sempre dalle parti della revenge story “1 vs many” (e potenti), ma questo perché si tratta di un titolo fortemente focalizzato: grazie a vari fattori infatti nessuno dei Cospiratori, Spada o persino ambientazione sarà mai due volte la stessa.
Manuale
“Ah, che calma. A quest’ora la città doveva essere un immenso rogo. Il cielo rosso acceso” (Top Dollar, Il Corvo)
La lussuosa scatola di gioco, dalle dimensioni decisamente contenute, racchiude il motore de “Chi di Spada Ferisce”, ossia un mazzo di carte formato tarocco. A queste si accompagnano 3 mini-libretti, rispettivamente il Regolamento, le regole per il Preludio e gli Esempi di gioco.
Le carte si presentano di buona fattura, non telate ma di dimensioni generose: ne consigliamo l’imbustamento, anche perché la maggior parte di esse andranno ben mischiate all’inizio di ogni partita.
I due libretti restituiscono un buon feeling al tatto nonostante le dimensioni davvero ridotte, prediligendo l’estrema portatilità del tutto – la scatola riesce infatti a contenere agevolmente carte imbustate e manuali
“Chi di Spada Ferisce” si presenta ai giocatori con un graphic design essenziale ed elegante, nel suo nero e oro in campo porpora. Le tre minacciose e ieratiche figure in copertina sembrano provenire direttamente dalla tragedia greco romana, conferendo al prodotto una solenne gravitas grazie alla loro stilizzazione e all’azzeccata scelta cromatica.

Ritroviamo la stessa combinazione di colori sulle 20 carte che raffigurano altrettanti profili – utilissimi per meglio definire nel vostro teatro della mente i personaggi che popoleranno le vostre giocate. Profili sufficientemente dettagliati da essere unici ma abbastanza generici da poter essere inclusi in praticamente qualsiasi setting, grazie ad un mirabile design per sottrazione che finisce per arricchirne la suggestione.

Ultimi ma non ultimi, i 4 mazzi che userete durante la partita, uno per ogni atto di gioco. 4 diverse immagini per il loro dorso e 4 diversi colori, uno per atto. Nessuna immagine sul fronte delle carte – solo il testo che vi servirà per giocare. Personalmente trovo tale scelta azzeccassima per evitare di suggerire alcunché ai giocatori che non sia un vago mood per l’atto in corso, creato appunto dalla sinergia tra colore e immagine del dorso.

Accessibilità
“Che cosa è la morte per me? Un grado di più nella calma, e forse due nel silenzio.“ (Il Conte di Montecristo)
“Chi di Spada Ferisce” è costruito su poche regole, che disciplinano il flusso di gioco e scandiscono le varie scene dalle quali il gioco è formato. Le loro meccaniche sono da leggersi in diretta, all’inizio della partita, passandosi di mano il libretto del Regolamento, cosa che non vi porterà via più di 15 minuti.

Non saranno necessarie riletture del manuale, un pò appunto per l’estrema semplicità delle regole e un pò per l’ottima chiarezza espositiva e organizzativa delle stesse. Cosa fare, come, quando e in che modalità vi sarà chiarissimo si da subito.
La creazione di Cospiratori, Spada, ambientazione, complotto e così via è altrettanto ben condotta – vi basterà infatti seguire passo passo il libretto del Preludio e rispondere alle domande che mano a mano esso vi porrà, tenendo traccia di risposte e relazioni su una lavagnetta, un grosso foglio, una bacheca con post-it, etc. La cosa potrebbe portarvi un pò di tempo, diciamo circa 1 oretta (ma potenzialmente anche di più), ma i più frettolosi di voi possono scaricare 3 diverse ambientazioni già pronte qui: https://nessundove.it/chidispadaferisce/. Attenzione però a non sottovalutare uno dei worldbuilding più interessanti e meglio guidati che abbia giocato di recente…spendeteci quel minimo di tempo ed energie e vi garantisco che non ve ne pentirete.

Ultimo ma non ultimo, due parole sul manualetto degli Esempi di gioco: come sempre un esempio ben fatto vale più di mille spiegazioni teoriche, e leggendolo fugherete qualunque possibile dubbio che potreste aver avuto durante la lettura del manuale o la creazione del Preludio. Sono infatti davvero bene esemplificati i 3/4 modi per giocare una scena di “Chi di Spada Ferisce”, dal più rapido e telegrafico (ma mio preferito, come vedremo dopo) al più ampolloso e ricco.

Temi
“Pazzo che fui – disse egli – A non strapparmi il cuore il giorno in cui giurai di vendicarmi!“ (Il Conte di Montecristo)/
Siete i Cospiratori, membri di un’élite potente e oppressiva. Avete congiurato contro un innocente, una persona migliore di voi, per invidia, sete di ulteriore potere, malizia o altro di parimenti poco simpatico. Siete brutte persone. Brutte brutte. Quanto brutte, e quanto saranno brutti gli atti che avete commesso e commetterete, lo decidete voi.
“Chi di Spada Ferisce” tratta di vendetta, potere, tradimento. Potete spingere l’acceleratore su quanto scellerati siano i Cospiratori a piacimento, regolando la pesantezza della giocata in base al gusto e alla sensibilità del vostro gruppo e potenzialmente sfociando un un rating R con molta agevolezza, ma il gioco supporta parimenti tematiche più leggere e prosaiche – fermo restando quanto detto sopra. E’ pur sempre un gioco sulla vendetta, in fin dei conti.

Meccaniche
“A meno che non muoia, sarò sempre ciò che sono.“ (Il Conte di Montecristo)
A turno girate una carta dal mazzo dell’Atto che state giocando (in ordine Ceneri, Trame, Tranelli e Spade) e rispondete alla relativa domanda, al limite aggiornando lavagnetta/bacheca/post-it se necessario.
Tutto lì. Davvero.
Alcune volte la carta vi chiederà di rispondere come se foste la Spada, la maggior parte delle volte invece risponderete impersonando il vostro Cospiratore. Se non avete idea su cosa rispondere o se pensate che sarebbe meglio che un altro Cospiratore risponda alla domanda che avete estratto, passate la carta a lui. Davvero, fatelo, funziona alla grande – lo stesso manuale di gioco vi prega di essere “generosi” durante una partita. Spietati e senza cuore come cospiratori (o forse no?), generosi come giocatori. Se proprio non vi si accende nessuna lampadina, e nessuno al tavolo ha suggerimenti utili, scartate la carta e proseguite con il giro.
All’inizio di ogni atto, risponderete tutti ad una domanda preliminare. Durante il 4 atto la Spada, della quale avrete tessuto le trame del ritorno in barba alla vostra evidentemente fallimentare cospirazione iniziale, calerà su di voi, inesorabile: le domande saranno sempre più chiuse e claustrofobiche, gravide di conseguenze definitiva per i vostri cari cospiratori – ma tanto scommetto che già loro stessi avranno cercato di pugnalarsi a vicenda più e più volte, prima che ci pensi la Spada in maniera definitiva. D’altronde abbiamo detto che sono brutte persone, no?
Quando deciderete che ciò accadrà, risponderete ad un’ultima domanda. Quando tutti avrete risposto a quest’ultima domanda, avrete ancora un breve epilogo, guidato dal manuale del Regolamento.

Crunch level
“Morirete tutti quanti!” (Eric Draven, Il Corvo)
Tutto qui dunque?
Tutto qui. Ma…
Se ovviamente il livello del crunch è tendente al nullo, è estremamente importante rimanere sempre sul pezzo delle risposte da dare alle carte, e del come darle.
Lo scrivo chiaramente, così da non poter essere frainteso:
NON PRE-NARRATE
Non fatevi una vostra idea alla quale piegare le risposte da dare alle carte. Mai. Lasciate sempre che siano le carte a condurvi nella narrazione – anche se vi siete fatti un film nella vostra mente che pensate sia troppo figo e la risposta a quella carta che avete appena pescato vi vien fuori così banale: date quella risposta banale. Piuttosto passate la carta o in estrema ratio, scartatela.
Fidatevi delle domande, del loro intreccio nei vari atti previsto dal game designer e delle risposte de vostri compagni al tavolo – lasciatevi sorprendere da esse. Nei giochi di questo genere la maggior parte del (buon) design è dato dalla bontà delle domande, e quelle di “Chi di Spada Ferisce” sono eccellenti – oltre ad essere splendidamente focalizzate.

Quindi: gioco dalle meccaniche facili? Assolutamente. Ma non prendete sotto gamba il rimaner fedeli al vostro compito, ossia rispondere alle domande.
Due parole finali sul come rispondere: il manuale prospetta vari stili, dalla risposta telegrafica in terza persona e a volo d’uccello, alla scena dettagliata giocata vera e propria, con tanto di parti distribuite tra gli altri giocatori al tavolo. Ovviamente più la scena è dettagliata e più sarà lunga, e considerate che gli atti 1/2/3 hanno 14 carte, il 4o (dato che il quando la Spada calerà sul vostro Cospiratore viene deciso da ogni giocatore per se) da un minimo di 1 a giocatore ad un massimo di 14 – più domanda finale ed epilogo.
Sono tante carte. E so che la tentazione potrebbe essere quella di toglierne (io stesso ho provato), ma il gioco, pur continuando a funzionare molto bene, funziona però meno bene di come dovrebbe – percepirete che vi mancheranno dei passaggi, delle connessioni. Ogni gruppo e ogni giocatore è libero di scegliere quanto indugiare su ogni carta, ma il mio consiglio è indugiate solo quando proprio sentite di non poterlo non fare. In tutti gli altri casi, più rimanete short and sweet meglio è: la partita avrà una durata complessiva umana (due ore e mezza / tre), il flusso delle vostre risposte andrà a creare una narrazione ininterrotta all’interno della quale si innesteranno alcune scene madri. My two cents, ovviamente.

Coerenza
“In politica, caro mio, lo sapete quanto me, non ci sono uomini, ma idee; non sentimenti, ma interessi; in politica non si uccide un uomo: si elimina un ostacolo, ecco tutto.“ (Il Conte di Montecristo)
Estrema, grazie all’elevatissimo grado di focalizzazione delle domande sul tipo di fiction proposto e al giusto spazio di manovra presente che non ne inficia la rigiocabilità. Che i vostri Cospiratori siano davvero tiranni senza cuore o vittime loro stessi degli eventi, che la vostra Spada sia un nobile benefattore o un feroce vendicatore, la vostra storia di vendetta sarà sempre degna del miglior Eric Draven.
Sistemi di sicurezza
“Sto tornando da te Shelly” (Eric Draven, Il Corvo)
Il gioco non prevede sistemi di sicurezza specifici – d’altronde come indicato non vengono inevitabilmente trattate tematiche potenzialmente pesanti se non quelle tipiche dei romanzi di genere. Il manuale punta i giocatori ad un dialogo aperto sia prima che durante la partita circa gli elementi da escludere (a priori o posteriori) perché percepiti da qualcuno al tavolo come inopportuni. Generosità, ricordate?
Cosa fa bene…
“Ho qualcosa da regalarti, qualcosa che non voglio più… Trenta ore di sofferenze!!! Tutte insieme!!! Tutte per te!!” (Eric Draven, Il Corvo)
“Chi di Spada Ferisce” porta “Il Conte di Montecristo” o “Il Corvo” al vostro tavolo da gioco in maniera semplice, elegante, ficcante e con un’ottima componente materica. Vedere la vostra bacheca/lavagnetta crescere e popolarsi di volti ed eventi sarà un piacere per gli occhi e l’animo mentre gusterete la decadenza dei vostri Cospiratori e la irrefrenabile ascesa della Spada.
Il gioco gira perfettamente sia in 3 che in 4 giocatori. Non l’ho mai provato in 2: non vedo perché non dovrebbe non funzionare con tale player count, anche se non mi convince tanto la sovrabbondanza di carte legata al basso numero di teste, senza contare che esistono GdR sicuramente più performanti per i due giocatori in quanto magari costruiti ad hoc.

…e cosa potrebbe fare meglio
“Ho sempre avuto più paura di una penna, di una bottiglietta d’inchiostro e di un foglio di carta che non di una spada o di una pistola.“ (Il Conte di Montecristo)
Nonostante la già citata più che buona rigiocabilità, ad ogni partita vedrete sempre quasi tutte le carte – solo alcune carte del 4o atto potrebbero non venir fuori nel caso in cui i giocatori optino per una dipartita dei loro cospiratori precedente all’esaurirsi del mazzo. Il fatto che in successive giocate le carte ricevano risposte da giocatori diversi in contesti di ambientazione e congiure diverse garantisce una buona variabilità, tuttavia il mio lato più boardgamistico si chiede se non sarebbe stato possibile per il designer creare dei pacchetti di carte addizionali da montare su un core del gioco magari più snello di quello attuale, in modo da garantire coerenza di design assieme a maggior varietà di situazioni mantenendo però una durata complessiva invariata.
Ci tengo a non essere frainteso: probabilmente quanto sopra non è percepito come necessario neppure da me e il prodotto attuale non si configura assolutamente come un “gioca e butta via”, tutt’altro – sarebbe solo stata una piacevole aggiunta ad un gioco già ottimo.
Questo gioco fa per te se:
“Eric: Non è una buona giornata per i bambini cattivi, eh, Skank?
Skank: Non sono Skank. Skank è sotto terra. Skank è morto!
Eric: Hai ragione!” (Il Corvo)
vuoi dimostrare a qualche amico/parente che i giochi di ruolo possono essere fighi e “colti” allo stesso tempo;
ti serve un gioco one-shot e vuoi un regolamento super leggero (“defatigante”) coniugato ad una sicura riuscita al tavolo;
non credevi che fosse possibile giocare un gioco di ruolo tramite solo un mazzo di carte, e neppure da gioco;
desideri aggiungere una bella scatola pregiata alla tua collezione di tomi da 3000 pagine sui decotti di erbe rosse della Costa della Spada nord-ovest;
Sei convinto che non possa piovere per sempre.

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