[Recensione] Boogeyman + Intervista all’autore

Sei bambini, una tata psicopatica e l’uomo nero. Tutti ingredienti che Netflix avrebbe usato per creare una serie di successo e che invece Antonio Ferrara ha a sapientemente mixato in un gioco da tavolo di stampo horror che, allo stesso tempo, strizza l’occhio al mondo dei party game. Quando mi hanno proposto di recensire Boogeyman per me è stato un vero e proprio colpo di fortuna in quanto avevo bucato la campagna kickstarter per poche ore e stavo aspettando che, come il suo predecessore, arrivasse sugli scaffali per poterlo acquistare. Vediamo quindi com’è andata questa esperienza e cosa ne penso di Boogeyman.

Attenzione: nell’articolo si fa più volte riferimento a Tales of Evil, il primo gioco della serie degli “Spencer”. Qualora non sappiate di cosa tratti vi rimando alla bella recensione degli Interesse Ludico.

Apriamo la scatola

La scatola è di dimensioni classiche e, come il suo predecessore Tales of Evil, i colori dominanti sono il bianco e il nero. Anche in questo caso, per rendere la confezione più accattivante, è stato scelto di trattare il bianco con un pigmento fluorescente renderla visibile anche al buio. 

Apriamo la scatola e come prima cosa ci troviamo davanti ad un grande poster, una locandina di un film sul Boogeyman con protagonisti i personaggi del gioco. Molto carino come “easter egg”, non c’è che dire. Al di sotto trovano spazio il manuale di istruzioni e quello dei finali, realizzato come se fosse un fumetto e che all’interno contiene tutte le prove che i nostri eroi dovranno superare per poter finire il gioco. A corredo token e segnalini di gioco, standee e miniature dei personaggi, un dado personalizzato anch’esso fluorescente ed una tonnellata di carte che saranno croce e delizia dei piccoli eroi del gioco. Il tabellone è molto grande e dai disegni accattivanti e splendidamente realizzati. I locali della villa sono stati riprodotti in maniera eccellente e all’interno delle stanze sono presenti tantissimi riferimenti ai più famosi film degli ultimi 30 anni. 

Come accennato, per quanto riguarda la realizzazione dei componenti e dei disegni niente da dire se non che è stata riposta la massima cura non solo nell’illustrazioni di tabellone e carte ma anche nella ricerca dei riferimenti a film cartoni della cultura Pop. Lo stile utilizzato è quello di Tales of Evil, fumettoso ma molto chiaro ed evocativo, pur trattandosi di un titolo completamente differente.

Setup e come me si gioca 

NdR: Qui farò quindi solo una panoramica delle regole per darvi un’idea del gioco. se volete il tutorial completo potete guardare il video in fondo al paragrafo

Boogeyman è un gioco per 1/6 giocatori che è possibile affrontare in quattro modalità differenti.

  • Solitaria: si possono comandare uno o più bambini contemporaneamente mentre Boogeyman e baby-sitter saranno gestiti dal gioco. 
  • Cooperativo: anche in questo caso i giocatori possono comandare uno o più bambini contemporaneamente mentre Boogeyman e baby-sitter saranno gestiti dal gioco. A differenza del precedente però i “bambini” avranno una carta missione personale da portare a termine (potrebbe nascondere un traditore)
  • Semi Cooperativo: In tutto e per tutto simile al precedente ma con la variabile della possessione. Il primo bambino che “sviene” diventerà colui che comanda il Boogeyman
  • Competitivo: Un giocatore comanda il Boogeyman e gli altri i bambini.
Il tavolo tutto “apparecchiato”…

Cominciamo quindi dal lungo setup (semplificato, per i dettagli leggere il regolamento). Dopo aver posizionato il tabellone e di aver scelto che modalità di gioco voler affrontare, ogni giocatore sceglie un bambino da interpretare e prende miniatura o standee, le rispettive caramelle, le carte stato di salute del bambino ed una carta missione personale che dovrà portare a termine per vincere la partita.

Si mischiano separatamente tutti i mazzi di carte, si dispongono a lato del tabellone e si posizionano i token raffiguranti Boogeyman e Baby-sitter sui rispettivi tracciati stress. In ogni stanza della Villa verranno posizionati due segnalini ricerca e sopra di essi i segnalini luce/buio. Tutti i bambini a questo punto pescano un gettone “stanza” (dove posizionare la propria miniatura) ed a seguire lo stesso verrà fatto con la Babysitter. Completa il setup il posizionamento di un token stanza sul tracciato del Boogeyman e la pesca di una carta missione di gruppo che indicherà le condizioni per poter far partire uno dei 25 finali della storia.

Passiamo ad una infarinatura del regolamento del gioco. Come detto, i giocatori interpreteranno dei bambini intenti a cercare in giro per casa gli oggetti necessari a portare a termine la missione di gruppo per sconfiggere il Boogeyman. Oltre a questo dovranno seguire le indicazioni riportate sulla carta missione personale segreta ricevuta durante il setup. Il difficile sarà farlo scappando dalle grinfie della pazza Babysitter che li insegue in giro per casa. Ogni round è diviso quindi in due parti, la prima durante la quale i bambini, in senso orario dal primo giocatore, effettueranno le proprie azioni e di riflesso quelle della Babysitter e la seconda, nella quale si attiva il Boogeyman. 

I bambini nel loro turno avranno a disposizione 3 azioni tra le seguenti:
1) Muoversi: spostarsi tra gli ambienti della casa

2) Rimuovere Luce/Buio: se sulla pila dei token ricerca c’è una lampadina devono rimuoverla effettuando una prova (carta). Le carte buio, ovviamente, sono più difficili e pericolose.

3) Ricerca: girare un token ricerca. Ogni token aggiuntivo vale come azione in più. Dopo la ricerca si pesca una carta ritrovamento.
4) Risvegliare bambino svenuto: In caso un bambino abbia perso i 3 segnalini status va risvegliato al più presto.
5) Rimuovere lucchetti: qualora siano stati messi sopra la pila segnalini ricerca

Giocare le carte oggetto, le caramelle, modificare il risultato di un dado o scambiarsi le carte sono tutte azioni gratuite.

Le azioni dei bambini produrranno quasi sempre un rumore che attirerà l’attenzione della Babysitter. Sotto i segnalini ricerca, infatti, oltre ai (pochissimi!) oggetti necessari per compiere la missione ci saranno dei token con dei numeri (oppure con un dado da tirare) che definiranno di quanti passi bisogna far avvicinare la tata al bambino che ha svolto la ricerca. In caso riesca a raggiungerlo o incroci nel suo cammino qualche altro bambino si dovrà effettuare una prova (carta) Babysitter e muovere il segnalino stress di una posizione. Se il tracciato stress dovesse includere una carta disgrazia, si dovrà girare istantaneamente. Le prove perse contro Babysitter e Boogeyman potrebbero far perdere segnalini status ai bambini fino a farli svenire di paura. In quel caso si sdraia la miniatura del bambino e si pesca una carta incubo che avrà effetti nefasti su tutti i bambini.

Appena tutti i bambini hanno svolto le loro azioni si attiva il Boogeyman. Si gira il token stanza sul suo tracciato e si posiziona sulla mappa la miniatura del Boogeyman che, istantaneamente, girerà la lampadina luce o aggiungerà un segnalino buio. Fatto ciò, si pesca un nuovo token stanza e si posiziona coperto sul tracciato di apparizione.

Se sul tracciato apparizione del Boogeyman dovesse esserci disegnata una carta evento questa dovrà essere svolta istantaneamente. Queste carte sono di tipo Fusion, cioè vanno a toccare la vita reale dei giocatori (ad esempio tutti i giocatori al tavolo devono mangiare della cioccolata per poter continuare a giocare senza perdere status).

Come nel caso della Babysitter, se dovesse comparire nella stanza di un bambino si effettuerà una prova (carta) Boogeyman. Se dovesse incontrare la Babysitter ne prenderà il possesso ed in quel caso si tira il dado e si determina il numero di passi che la babysitter dovrà effettuare in direzione del bambino più vicino.

Per terminare la partita i bambini dovranno trovare tutti i segnalini oggetto nascosti nelle stanze richiesti dalla missione di gruppo e portarli in una stanza pescata a caso dal mucchio dei token stanza. Quando il primo bambino con almeno un oggetto arriverà nella stanza avrà il potere di far partire il finale quando lo ritiene opportuno. Il finale, preso dal libro/fumetto nella scatola, è quello relativo alla stanza di ritrovo.

Cosa ne penso?

Da amante dell’horror non vedevo l’ora di mettere le mani su questo titolo. Quando ho aperto la scatola sono rimasto piacevolmente colpito dalla qualità realizzativa di tutto il gioco. Uno degli aspetti che maggiormente mi è piaciuto è stata la volontà di inserire all’interno di questo titolo riferimenti alla cultura pop degli anni 80-90-2000. Pescare carte con Rambo, I Puffi, La bambola assassina o veder disegnati sul tabellone l’ombrello di Resident Evil, l’ascia di Shining o la DeLorean DMC-12 di Ritorno al Futuro in un certo qual modo mette a proprio agio i giocatori perché rivedono e rivivono elementi che hanno accompagnato la loro crescita.

Il regolamento del gioco è molto lineare e meccanico anche se lascia un paio di dubbi interpretativi (che spero di aver dipanato tra questo articolo ed il video tutorial). Nonostante la mappa sia molto grande è difficile che durante le partite si presentino momenti di paralisi da analisi. Tutto scorre molto facilmente e velocemente rendendo godibili le partite che, nel mio caso, sono durate tutte più dell’ora indicata sulla scatola pur non tenendo conto dei 10/15 minuti necessari per fare il setup.

Rispetto al suo predecessore, basato su una storia di fondo da sviluppare, in Boogeyman abbiamo un approccio completamente differente. Il gioco è un “boardgame classico” e grazie alla varietà dei finali, alle carte missione ed ai compiti personali permette una grandissima rigiocabilità. Combinando tutti questi aspetti infatti è molto difficile che si presenti per due volte la stessa partita. E dato cha abbiamo citato Tales of Evil, nella scatola è presente una sua avventura aggiuntiva, il che fa capire quanto i due titoli siano in realtà interconnessi tra loro.

In Boogeyman è molto forte la componente aleatoria. A partire dalla pesca della missione personale o di gruppo, alle prove Luce/buio, agli scontri con Boogeyman e Babysitter, alla ricerca nelle stanze e soprattutto, nello svolgimento del finale, tutto si basa sulla fortuna/sfortuna o sul tiro di un dado.

Anche la più studiata “strategia di gruppo” può andare quindi a farsi benedire con una pesca sbagliata o l’apparizione nella propria stanza di uno dei due nemici. Per quanto questo possa far storcere il naso a chi, come me, è un “maniaco del controllo”, tutto però appare in linea con lo stile “family” del gioco.

D’altro canto infatti dobbiamo anche parlare di alcune scelte “anacronistiche” che allontanano il gioco dallo stile horror nudo e crudo per avvicinarlo al mondo dei Family/Party game. Se infatti le meccaniche e le ambientazioni possono far vivere le atmosfere di un titolo horror, la scelta stilistica dei disegni, l’alea di base e soprattutto l’aver inserito la componente Fusion spezza un po’ questa magia. Qualche carta Fusion l’ho trovata troppo votata al “party” per appartenere ad un gioco del genere. La tensione di un incontro col Boogeyman in un’occasione è stata completamente disinnescata da una prova che ci chiedeva di metterci a torso nudo per evitare la perdita di un punto status. Ciò nonostante il l’idea di “inserire i giocatori nel gioco” resta interessante.

Sarà stato il Fusion, saranno stati la realizzazione grafica e l’atmosfera generale del gioco, ma lasciatemi anche una ulteriore considerazione personale su un importante componente. Da amante degli american potete immaginare quanto io sia attento alla qualità delle miniature tanto che, in molte occasioni, mi sono impegnato anche a dipingerle. Ebbene, in Boogeyman le miniature le ho trovate “superflue”. Sia chiaro, sono belle e con un buon dettaglio ma, visto lo stile del gioco io ho sempre utilizzato gli stendee, più grandi e visibili su una mappa così “piena” di oggetti e dettagli.

Questi aspetti che ho appena descritto però non devono essere visti necessariamente come un difetto. Come dico sempre io “va sempre tutto contestualizzato”. Il gioco infatti in questo modo si rende fruibile per un ventaglio più ampio di giocatori, praticamente di ogni età, che hanno bisogno di un buon titolo “family” introduttivo nel genere horror.

Anche i giocatori più esperti, quelli come me per esempio che vivono di pane e Lovecraft, difficilmente storceranno il naso per giocare una partita a questo titolo se affrontato con il giusto stato d’animo e, soprattutto, con la giusta compagnia. È un gioco che non si prende sul serio e lo si capisce proprio dallo stile dei disegni, delle prove, del sistema Fusion e delle prove finali. Ho avuto modo di affrontare diverse partite a Boogeyman con giocatori occasionali in tutti i casi mi hanno restituito feedback molto positivi dell’esperienza di gioco. Ed anche per me in fondo è stata una buona esperienza. E’ un titolo gradevole da giocare, che mi è piaciuto dal punto di vista del regolamento e del flusso di gioco, veloce e non impegnativo a livello mentale e, soprattutto, che trova nella sua grande rigiocabilità il suo punto di forza.

Ed ora una bella sorpresa, ecco a voi un’intervista che l’autore del gioco, Antonio Ferrara, ci ha gentilmente concesso. Buona lettura e ci becchiamo quindi alla prossima recensione!

Ciao Antonio, grazie di essere qui con noi. Ti va di presentarti ai nostri lettori?

Ciao ragazzi sono Antonio Ferrara un ragazzino travestito da adulto che ha avuto la fortuna di poter lavorare con la fantasia.

Scorrendo i giochi che hai prodotto non posso non notare una certa affinità con la scelta di un’ambientazione che a me è molto cara. Sei partito dai miti di Cthulhu, sei passato per Venerdì 13 per poi arrivare al Boogeyman e alle atmosfere horror “anni 80”. Quali film o libri ti hanno ispirato per la creazione dei tuoi giochi?

Da ragazzino chiesi a mio zio un teschio di marmo, sai quello che stavano sui tavoli delle fattucchiere in tv nei primi anni ottanta, poi una sera da solo davanti la TV (mai lasciare i ragazzini di notte davanti alla TV vidi un film che cambiò per sempre la mia prospettiva delle cose. Il film era Venerdì 13. Ancora oggi sono ossessionato dall’assassino con la machera da hockey di Crystal Lake. Poi è stato tutto un crescendo. Giocavo a videogiochi horror, compravo libri horror (il King alla vecchia maniera mi segnato profondamente) e poi i film anni ottanta adolescenziali… insomma è stata davvero una decade fortunata per quanto mi riguarda.

A tal proposito, sei un giocatore? Qual è il tuo gioco preferito e quali hanno influenzato la tua carriera di boardgame designer?

Ovviamente sono un giocatore. Da ragazzino ero un grande giocatore e il mio primo gioco è stato Cluedo scatola gialla, ma fu Super Cluedo negli anni novanta che mi entusiasmò più di tutti. Poi vabbè uscì Hero Quest e tutto cambiò eheheheh… Da adulto (solo esteriormente) preferisco i giochi in cui si deve svolgere qualche missione, svelare un mistero o comunque i giochi che hanno una progressione.

Anche ad un primo sguardo i tuoi due ultimi giochi sembrano molto simili, in realtà hanno un approccio e sembra anche un target differente. Volendo fare un confronto tra i due, come li descriveresti in poche parole?

Tales of Evil è il gioco della mia vita. Dentro c’è tutto quello che avrei voluto che ci fosse in un gioco. Una grande storia, avventura, suspence, orrore, enigmi. Probabilmente Tales of Evil mi rappresenta come nessun’altro gioco. Boogeyman nasce dall’esigenza di raccontare la storia dell’uomo nero, ed ha più un approccio “family” quindi una sera magi una pizza e poi vai di Boogeyman! Tales è più complesso visto che al suo interno ha una campagna a scenari, ma nulla comunque di troppo difficile.

Una cosa che mi è piaciuta di Tales of Evil e Boogeyman è la presenza di “esperienze” extra gioco il sistema Fusion) che hai inserito all’interno delle partite. Come ti è venuta questa idea e come pensavi che potesse arricchire l’atmosfera del gioco?

Ti racconto un segreto. Tales of Evil non aveva il Fusion System fino all’ultima revisione, poi rileggendo i capitoli mi resi conto che (piccolo spoiler concedetemelo) che i personaggi con cui comunicavano i ragazzini del gioco potevano essere i giocatori seduti al tavolo. Ed è stato lì che si è aperto un mondo. Le persone adorano il Fusion System e anche io.

Parliamo delle campagne Kickstarter. Ti va di raccontarci come le hai affrontate, che difficoltà hai incontrato e quanto lavoro c’è dietro?

Quanto tempo e spazio ho? (ride a crepapelle). Kickstarter è una “creatura” complessa. Ci vuole l’idea giusta, tanta fortuna e un gruzzoletto di denaro da investire, senza questi tre ingredienti oggi vai poco lontano. Devi essere pronto a rischiare e tanto. Per la mia esperienza io ho fatto un salto nel buio e mi è andata bene, ma conosco tantissimi a cui è andata male.

Sempre riguardo all’esperienza KS, quale aspetto ti è piaciuto di più e quale di meno del lavorare su quella piattaforma?

Lavorare su Kickstarter a parte l’ansia perenne che ti genera è un’esperienza assolutamente travolgente. Ti confronti, parli con le persone sblocchi obbiettivi e se ti va bene ti permette di creare il gioco che avresti voluto creare con materiali veramente stupefacenti, ma è anche un gran sbattimento perché spesso preparare una campagna dignitosa ci vogliono anni. Nel senso dall’idea al progetto. Per Tales of Evil ci sono voluti 4 anni…

Quali consigli ti senti di dare a chiunque voglia lanciarsi nel mondo del boardgame design e quale canale suggeriresti di utilizzare per pubblicizzare i propri progetti?

Perché mi fai questa domanda? (ride). Io ho iniziato con Kickstarter con Stay Away nel 2014 poi sono passato all’editoria tradizionale pubblicando lo stesso Stay Away! E Last Friday con Pendragon, poi sono tornato al Kickstarter e sono diventato editore di me stesso. Il consiglio è crederci sempre e se l’editoria tradizionale ti ignora questo non vuol dire che il tuo gioco non sia valido. Devi solo avere il coraggio di andare su Kickstarter e metterti in gioco. Io l’ho fatto.

Hai qualche progetto che bolle in pentola ed in merito al quale ti puoi sbottonare per anticiparci qualcosa?

Stiamo ultimando di consegnare le copie di Boogeyman e se ci riusciamo per dicembre partiremo con il nostro nuovo progetto su Kickstarter che si chiama Stranger Tales che amplierà all’ennesima potenza le possibilità dei ragazzini di Tales Of Evil/Boogeyman. Poi ho un gioco di carte nel cassetto, ma gli manca la scintilla per brillare (la troverò stai certo che la troverò) e poi vorrei per un poco allontanarmi dall’orrore adolescenziale per dedicarmi a qualche creatura più matura…. Muahahahaha…

Ti ringrazio per la tua disponibilità e ti lascio la parola per salutare i nostri lettori, alla prossima!

Ciao ragazzi è stato un vero piacere a presto e vi raccomando non sempre lo scricchiolio nell’armadio è soltanto uno scricchiolio…

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