White Winston
La regina Elisabetta II è morta. Evviva il Re.
Una volta il mio professore di italiano delle superiori (filosofo, storico e pure linguista) ci disse che il popolo italiano, secondo lui, non ha mai abbandonato l’idea della monarchia, trattando e considerando di fatto il Presidente della Repubblica come un moderno (nel senso del ruolo) re. Non a caso, ricorderete tutti come spesso Napolitano veniva addirittura chiamato, quasi con affetto, “Re Giorgio”.
Vi dico la verità, con tutti i “se” e i “ma” del caso, io condivido un po’ il suo pensiero. Ancora oggi, quando parla il Presidente Mattarella, lo ascoltiamo alla maniera con la quale gli inglesi ascoltano il discorso del neo-Re Carlo III. È una figura rassicurante, quasi paterna (più nonno che padre), che unisce e non divide, che parla a tutti e rappresenta tutti. Sentiamo il sincero bisogno di una figura del genere, dove rifugiarci ogni volta che la politica ci schifa, ogni volta che cerchiamo l’incarnazione del nostro tricolore, un individuo sul quale poter giurare che farà tutto il possibile per il bene della Nazione.
La differenza sostanziale è però che il Presidente della Repubblica viene eletto, e come tale viene scelto in base alle sue caratteristiche, non può essere uno qualunque. Il Re invece viene investito in base alla linea genealogica, in base al suo sangue, che non è rosso, ma… blu. Ed è proprio questo l’unico aspetto a legittimarlo. Ecco, questo mi stona davvero terribilmente. 70 anni con una regina che ha saputo ricoprire il suo ruolo in maniera davvero ammirevole, potrebbero diventare 70 anni di assoluta inadeguatezza, in maniera del tutto arbitraria e casuale. Veramente nel 2022 pensiamo ancora che il sangue blu sia sufficiente a rendere una persona qualsiasi, una delle figure più importanti di una Nazione? Cos’ha in più il Re? La storia che gira intorno alla sua famiglia, il fascino, gli intrighi, le cerimonie, le usanze,… ma davvero abbiamo bisogno di tutto ciò? Non basta “Chiara Ferragni & partners” per soddisfare la sete di gossip, scandali e quant’altro?

NO PASARAN!
È un gioco euro di Trevor Benjamin, David Thompson (Undaunted: Normandy, Undaunted: North Africa, War Chest) e Roger Tankersley, esclusivamente per 1 giocatore, durata 20-40 minuti, edito nel 2022 da Salt & Pepper Games e localizzato da Studio Supernova.
Attenzione, perché l’edizione inglese (se per caso volete cercarlo su BGG) ha un nome diverso: Resist! L’editore italiano ha scelto invece, in maniera coerente con l’ambientazione, di mantenere il titolo uguale allo slogan che utilizzò Dolores Ibárruri, in un messaggio ai soldati al fronte durante la guerra civile spagnola, per incitare a combattere contro le truppe del generale Franco (“No Pasaran!” – “Non Passeranno!”).
L’ambientazione di questo piccolo e tattico solitario, a base di carte, gestione mano e deck-building, è infatti proprio il periodo dopo la guerra civile spagnola del 1936, che vide contrapposte le truppe del generale Franco, di stampo fascista (che risultò purtroppo vittorioso), e la resistenza fedele alla Repubblica, formata dai cosiddetti maquis.
“Ma White Winston, i maquis non erano anche i membri della resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale? Lo avevi scritto te parlando del celebre solitario omonimo!”
Miei cari saputelli, esatto. Con lo stesso termine sono state chiamate entrambe le resistenze (forse la seconda prese il nome dalla prima?), accomunate evidentemente da ideali e un nemico molto simili.
Ho scritto anche troppo… vediamo come si presenta No Pasaran! e come gira questo titolo intriso di ambientazione storica.

GRAFICA E MATERIALI
Scatola piccola e compatta e, ciò nonostante, di dimensioni esagerate per il suo contenuto. No Pasaran! Infatti presenta davvero pochi componenti: 2 regolamento e 2 mazzi di carte. In ogni caso, l’editore ce l’ha messa davvero tutta per non far rimpiangere una dotazione maggiore (che evidentemente non sarebbe servita a niente in questo caso) confezionando la scatola in maniera impeccabile, con un inserto interno disegnato, e delle carte telate di formato molto grande (belle ma scomodissime per chi imbusta!).
Quello che riempie lo sguardo e appaga sono però gli splendidi disegni di Albert Monteys, così fumettosi, eppure così centrati sull’ambientazione. Troppo spesso vediamo infatti grafiche fumettose, che invece di esaltare un’ambientazione la sviliscono, la appiattiscono. Qui siamo all’opposto: la grafica è contemporanea, ma allo stesso tempo rispettosa e legata alla narrazione che le sta dietro. Bravissimo!!!

REGOLAMENTO
Il regolamento è piuttosto lineare (che non fa rima con banale) e sicuramente ben scritto, con tanto di FAQ nelle ultime due pagine.
Il gioco si articola in più momenti, ciascuno caratterizzato da scelte tattiche che avranno un forte impatto sulla riuscita della partita.
Si comincia con un draft di carte dove lo scopo è creare due mazzi, il primo dei maquis, dal quale pescheremo ogni volta la nostra mano di 5 carte, e il secondo delle reclute, dal quale attingeremo qualche volta nel corso della partita per rimpinguare le schiere della resistenza.
Il gioco vero e proprio si volge su 2 fasi: pianificazione e attacco. In entrambe, potremo giocare un qualsiasi numero di maquis dalla mano, risolvendone gli effetti indicati su ciascuno (sono praticamente tutti diversi). La seconda scelta, forse la più importante, sarà quella di come giocare i maquis, se nascosti o rivelati. Nel primo caso la loro efficacia sarà sempre inferiore rispetto al secondo; lo status di “rivelato” costringerà però il maquis a uscire dal mazzo a fine round (una specie di utilizzo one-shot).

Nel mezzo a queste due fasi, dovremo scegliere ogni round la missione da affrontare. Questa si porterà dietro, oltre ad un valore intrinseco di punti difesa, anche un potere speciale e un certo numero di soldati nemici, ciascuno con un valore in punti difesa e un potere specifico. Lo scopo nella fase di attacco sarà sempre quello di comparare infine il proprio valore di attacco con quello dei soldati e della missione scelta, cercando di eliminarne un maggior numero e allo stesso tempo di adempiere alla propria missione (ogni missione genera punti a fine partita).
Ultima fase è quella della scelta se continuare, pescando una nuova mano di carte e intraprendendo una nuova missione, o fermarsi, contando i punti vittoria accumulati. Si perde ogni volta che si accumulano 2 missioni non risolte, oppure quando si pesca una mano di sole spie (classiche carte “peso morto” nel nostro mazzo), oppure quando muoiono 5+ civili in conseguenza di soldati lasciati in vita o poteri speciali di alcune missioni.

IMPRESSIONI
Innanzitutto una premessa: mi fa davvero molto piacere come ormai quasi tutte le case editrici abbiano aperto i loro cataloghi ai giochi esclusivamente solitari. Da Maquis, a Under Falling Skies, passando per Orchard (e ce ne sono anche altri…), ormai il gioco solitario nativo non è più un tabù, e questo è un bene, soprattutto in ottica di sviluppo di futuri titoli.
Date le sue meccaniche molto legate ai numeri, No Pasaran! sarebbe potuto uscire tranquillamente come un gioco astratto, o comunque poco legato all’ambientazione, come tanti altri. Invece, ogni singolo dettaglio del gioco sembra esser stato pensato per ricreare la storia di fondo. Dai civili morti che non possono superare un certo numero (ma che in casi di necessità non potrete fare a meno di sacrificare), al doppio ruolo di ribelli nascosti e rivelati che ciascun maquis è costretto a recitare, alle reclute che via via si potranno unire alla resistenza, alle spie franchiste infiltrate nelle vostre fila, al meccanismo che vi obbligherà a un certo punto a chiudere la partita con un buon punteggio, pur non avendo sconfitto le truppe di Franco (che infatti storicamente non vennero sconfitte).
No Pasaran! è semplicemente un gioiello da questo punto di vista (e non solo) e, se non vi basta, c’è anche un libretto, che vi consentirà di creare delle partite basate su scenari storici.

Passando al gameplay, ogni volta che parliamo di deck-building, è difficile, o quasi impossibile, non dare peso alla fortuna nella pesca delle carte. Detto questo, No Pasaran! è comunque sufficientemente pieno di scelte tattiche interessanti, da poter impressionare qualsiasi giocatore e appassionarlo nella sfida. Il gioco è rapido e veloce, i maquis a disposizione, con i loro duplici volti nascosti/rivelati, sono tanti e vari e anche le missioni sono sufficienti a rinfrescare ogni volta la sfida. Vedrete come scegliere ogni volta come giocare un maquis (potere debole e lo tengo nel mazzo o potere forte e lo elimino dal gioco?), in quale fase, quale missione scegliere, quali soldati lasciare in vita e quali compromessi fare per poter continuare la partita, non sarà affatto facile e creerà un mix piuttosto avvincente.
Mi raccomando, non sottovalutate la fase di draft iniziale per comporre i due mazzi (nascosti e reclute)… è fondamentale ed è il momento più strategico del gioco! Così come fondamentale è capire quando conviene non forzare la mano e lasciare qualche soldato in vita (almeno 1 civile a partita mettete in conto di perderlo), magari senza subire troppe conseguenze.

CONCLUSIONI
No Pasaran! è davvero un piccolo gioiello grafico, di ambientazione e di gameplay, che per niente al mondo mi lascerei scappare. Divertente, appagante, sufficientemente sfidante e complesso, sarà in grado di trascinarvi, in poche decine di minuti, nelle file della resistenza contro le truppe di Franco.
Chiaro che parliamo pur sempre di un giochino compatto… ma rispetto ad esempio anche al gioco Maquis, qui sono stati fatti alcuni passi in avanti nella direzione della longevità e della varietà, che erano forse i talloni di Achille del celebre piazzamento lavoratori solitario sulla resistenza francese, inserendo gli scenari e aumentando la difficoltà in genere.
Come tutti i “puzzle game” di questo tipo, una volta risolti perdono di appeal… ma prima che riusciate ad ottenere una vittoria leggendaria, ovvero vincere tutte e 10 le missioni in fila, potrebbe passare molto ma molto tempo!
In un’ipotetica classifica sui solitari compatti, lo porrei quindi certamente sopra Maquis, ma sicuramente sotto Under Falling Skies, che per profondità e concatenazione di partite, era riuscito a portare il genere a un livello davvero altissimo.
In ogni caso, dato anche il prezzo davvero contenuto, vi consiglio a occhi chiusi questo titolo: sono certo che vi conquisterà col suo gameplay e la capacità di narrare una storia, pagina triste della storia Spagnola della prima metà del ‘900.
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Si ringrazia l’editore per la copia recensore, fornita in cambio di una recensione imparziale e intellettualmente onesta.
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