
“Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare,
ma per noi che sappiamo, anche la brezza sarà preziosa.”
[Rainer Maria Rilke]
E proprio il vento è il protagonista della recensione odierna sulle pagine del nostro blog. Anzi, non uno, ma ben cinque Spiriti del Vento diversi, ognuno con i suoi super poteri. Ma bando alle ciance: scoperchiamo la minuscola scatola 12×12 cm come fosse il temuto vaso di Pandora ed entriamo nel mondo di ZEFIRIA!

Benvenuti nella sontuosa “Città dei Cieli” formata da 25 isole fluttuanti che un cataclisma ha scombinato e messo sottosopra. Ci troviamo davanti a un gioco cooperativo che terrà occupati 1-4 giocatori dagli 8 anni in su per circa 30 minuti a partita.
ZEFIRIA è un progetto tutto italiano: gli autori Simona Greco e Marco Rava sono affiancati dalla meravigliosa matita di Elisa di Virgilio; lo sviluppo grafico è a cura di Joco Game Studio, mentre la pubblicazione è opera di Playagame Edizioni, che ringraziamo per la copia demo concessaci in anteprima.
Partiamo da qualche dato oggettivo. ZEFIRIA è un puzzle game le cui meccaniche principali sono i punti azione da gestire a ogni turno e la costruzione – o, meglio, ricostruzione – di un preciso pattern per poter ottenere un punteggio dignitoso collaborando con i nostri compagni d’avventura. Come accade in numerosi altri giochi cooperativi, non si vince né si perde in modo “classico”. A fine partita, i giocatori ottengono un punteggio e controllano sul regolamento quanto sono stati bravi… o non bravi nel risolvere il puzzle. E voi sarete Spiriti del Vento Leggendari o inutili spiritelli della brezza?

I materiali
Nonostante le sue dimensioni ridotte, la scatoletta di ZEFIRIA contiene tutti i materiali per un’esperienza di gioco soddisfacente. Gli Spiriti del Vento sono rappresentati da cinque pedine di plastica semi-trasparente. Di plastica – rossa e viola – sono anche le 13 gemme della città di Zefiria. Le 48 carte che costituiscono il cuore del gioco sono di buona qualità: telate e di un bel formato quadrato 8×8 cm… che gli imbustatori seriali possono anche proteggere, se lo desiderano. La scatola contiene due regolamenti, uno in italiano e uno in inglese, completi di esempi, descrizioni degli Spiriti e spiegazione delle varie modalità di gioco.
Per vedere con i vostri occhi tutto il contenuto, vi rimando al mio video di unboxing sul nostro canale YouTube.
Ambientazione e scopo del gioco
Zefiria viene definita “bellissima Città dei Cieli” e l’artwork fa di tutto per farla aderire a questa descrizione. E lo fa egregiamente, direi. Colori pastello, tratti di matita ariosi, disegni a metà tra il fantasy e l’onirico: alcune isole mi ricordano le case di Hobbitville di tolkieniana memoria, mentre altre sembrano vere e proprie dépendance del Castello Errante di Howl. Si tratta di uno stile che apprezzo molto e che, secondo la mia scala di valutazione ludica, fa guadagnare punti anche a un gioco così piccolo e apparentemente semplice.
Come già detto, si tratta di un puzzle game da risolvere tutti insieme. L’obiettivo consiste nel riuscire a sistemare le 25 isole che formano Zefiria in ordine crescente in un numero preciso di turni che varia a seconda delle persone sedute al tavolo.
Come si gioca
Ciascun giocatore controlla uno dei cinque Spiriti del Vento – Austro, Borea, Etesia Jugo e Skyron – caratterizzati da un preciso potere “di Volo” e “di Soffio”.
Il potere di Volo non è altro che il modo in cui gli spiriti si spostano tra le isole: c’è chi sfrutta i simboli uguali, chi si muove in diagonale, e così via. Il potere di Soffio è invece il modo in cui ciascuno spirito sposta fisicamente le carte sulla griglia per provare a metterle nell’ordine corretto: c’è chi sposta le isole dello stesso colore, chi muove solo le carte adiacenti, e via di seguito.

In ogni turno, i giocatori hanno a disposizione 4 o 5 punti azione per muoversi e/o spostare le isole.
Il cuore di ZEFIRIA sta proprio in questo: riuscire a collaborare bilanciando i poteri degli Spiriti in gioco e agendo in maniera sinergica per ristabilire l’ordine dal caos prima della fine dei round previsti. Non è un’impresa così semplice come sembra… D’altronde, per diventare Spiriti del Vento Leggendari dovremo pur fare qualcosa di fantasmagoricamente meraviglioso, o no?
Per vedere il flusso di gioco in meno di un minuto, vi rimando al mio video-trailer Zefiria in 60” appena uscito sul nostro canale YouTube.
Considerazioni oggettive
ZEFIRIA è indubbiamente un bel rompicapo da risolverere che può sia soddisfare i giocatori esperti sia incuriosire chi per la prima volta si avvicina ai titoli collaborativi. In entrambi i casi, vi terrà incollati al tavolo fino alla risoluzione del puzzle, vi farà sentire dei fenomeni se riuscirete a venirne a capo, ma vi pervaderà di un senso di impotenza se invece avrete ottenuto un punteggio mediocre. Ma tranquilli: le partite durano talmente poco che potrete subito riprovarci.

L’artwork è uno dei punti forti di questo titolo: i disegni sono indiscutibilmente bellissimi da vedere e questo non può che contribuire all’esperienza di gioco nel suo complesso.
È innegabile che già durante il setup i giocatori più sgamati si facciano due calcoli e capiscano che i tentativi a disposizione per risolvere il puzzle variano in base al numero di giocatori: in quattro si hanno un totale di 16 turni per riordinare le 25 carte; in tre giocatori i turni sono 15; in due se ne hanno 12; in solitario si hanno tra i 10 e i 14 turni.
A un primo sguardo sembrerebbe un’impresa più semplice in quattro, visto che si hanno più turni nel complesso. In realtà, mettere d’accordo quattro teste non è affatto semplice e, paradossalmente, si rivela quasi più efficace giocare in meno persone, anche se con meno turni totali. Personalmente ho ottenuto i risultati migliori nelle partite in solitario e i peggiori giocando in quattro, dove ognuno cercava di convincere gli altri della bontà della propria strategia senza realmente concentrarsi sul bene comune.

La mia personalissima opinione
Ho cominciato ad apprezzare i collaborativi solo negli ultimi anni. Fino a prima dello scoppio della pandemia non ne avevo nemmeno uno stabilmente nella mia ludolibreria. C’è un motivo, naturalmente: vuoi per gli anni di esperienza ludica e vuoi anche per carattere, sono una giocatrice alpha. Pertanto, tendo a dire sempre la mia, a mostrare i difetti delle strategie altrui se non mi convincono e a voler un po’ decidere per tutti. ZEFIRIA porta a galla, volente o nolente, queste mie caratteristiche.

Provo una soddisfazione immensa nel trovare a tutti i costi la strada migliore per risolvere il puzzle e ci rimango male se poi non ottengo un buon punteggio. Devo legarmi mani e bocca per non muovere le carte al posto dei miei compagni o per non esplicitare il mio pensiero su questa o quella mossa. Questo gioco è secondo me talmente “ciccio” in termini di sfida, che quasi preferisco gustamerlo da sola. E infatti le partite più belle sono quelle che ho fatto in solitario. Ancora meglio quando ho scelto gli spiriti al buio, così ho dovuto anche capire come farli interagire al meglio invece di andare in automatico.
ZEFIRIA è in fin dei conti un gioco dal peso medio-leggero che però può diventare un mattone se i giocatori soffrono di paralisi da analisi. Quando al tavolo ci sono persone che cercano di prevedere le mosse degli 8 turni successivi di tutti prima di muovere, vi assicuro che i tempi possono allungarsi anche se in media le partite sono molto rapide. La paralisi potrebbe intaccare anche il flusso di gioco: studiato per essere snello, potrebbe incepparsi se qualcuno insiste per metterci del proprio. Ogni riferimento a me stessa è puramente casuale. LOL.
Essendo un collaborativo, l’interazione dovrebbe essere il motore di ZEFIRIA, sempre se “qualcuno” non vuole fare sempre tutto da sola. Ogni altro riferimento a me stessa è puramente casuale.
Ho già accennato indirettamente alla scalabilità: secondo me, meno persone ci sono al tavolo, più ci guadagnano la strategia e le possibilità di vittoria. Naturalmente il gioco scala con qualsiasi numero di giocatori e, ripeto, il numero diverso di turni per risolvere il puzzle non influisce. Ciò che impatta il gioco è in realtà il numero di pedine presenti fisicamente sulle carte: più giocatori vuol dire più isole che non si possono sorvolare o spostare, quindi ecco che aumenta la difficoltà del puzzle nonostante si abbiano più turni. Tutto perfettamente bilanciato.

Tattica o strategia? “Ma riesci a chiedertelo anche per un giochino così piccolo?”, direte voi. Beh, sì. I poteri degli spiriti in gioco sono per me il cuore del puzzle. Avere in campo contemporaneamente Borea e Jugo – che hanno poteri di Volo e di Soffio speculari, che sfruttano i colori e i simboli delle isole – non è come dover gestire Austro, il cui potere è limitato a una fila e una colonna di carte alla volta. Credo che Etesia sia senza dubbio la più malleabile, mentre su Skyron non mi esprimo: non ho mai ottenuto un punteggio dignitoso con lui, devo veramente capirlo meglio.
Fatta questa premessa, ZEFIRIA oscilla tra la tattica e la strategia in base a chi è in gioco. Etesia mi aiuta sempre a gestire gli errori degli altri, quindi può reagire in termini di tattica. Con Borea e Jugo bisogna invece fare un minimo di strategia: è pericoloso procedere a sistemare le isole per file di colore, perché si rischia di rimanere bloccati e non sapere più dove andare o cosa muovere.
I criteri di variabilità e rigiocabilità ottengono per me un punteggio molto alto. Le isole vengono messe giù a caso durante il setup e questo garantisce una sfida sempre diversa. Ancora di più se altrettanto a caso si scelgono gli Spiriti del Vento. ZEFIRIA è davvero un rompicapo potenzialmente infinito.

Perplessità
Per una volta questo paragrafo sarà molto corto. Il gioco mi è piaciuto davvero moltissimo e dopo diverse partite posso dire di non aver trovato difetti evidenti e di essermi sempre divertita.
Ho solo due perplessità riguardo a ZEFIRIA. La prima riguarda l’età dei giocatori che compare sulla scatola. Il puzzle non è affatto facile come sembra e non credo che i bambini di 8 anni – mettiamo anche che siano figli di gamer – abbiano doti di visione spaziale e strategica così sviluppate da risolverlo. Certo, possono “collaborare” con mamma e papà e imparare da loro, ma le decisioni le prenderanno comunque i genitori… Forse avrei osato un 12+.

La seconda e ultima perplessità riguarda la Modalità Tempesta. Non vi avevo ancora accennato. Questa modalità aumenta la difficoltà del rompicapo, introducendo carte che “scombinano” le isole ulteriormente durante la partita e gemme che possono fornire mosse extra ai giocatori. La mia domanda è… era necessaria? Secondo me ZEFIRIA è bellissimo così. La sfida è sempre intrigante ed è già abbastanza complicata con la modalità base. Perché inserire un altro elemento che non fa che aumentare il livello di stress e frustrazione?
In conclusione…
A me questo gioco piace un sacco e dopo averlo fatto provare agli amici che me lo chiederanno, credo che lo giocherò per lo più in solitario e lo terrò come brain-burner personale, un po’ come se facessi la settimana enigmistica: ginnastica salutare per il mio cervello.
E voi? Beh…

😍 adorerete ZEFIRIA se volete un collaborativo portatile e breve che sia anche “piacevolmente zuccheroso” da vedere, e il fatto che potreste ottenere punteggi pessimi non vi spaventa bensì stimola;
😒 non vi dirà molto e probabilmente non farà per voi se subite i giocatori alpha, non amate i puzzle game e vi deprimete dopo un tentativo andato male. Credetemi, ce ne saranno di peggiori!
Un grazie speciale a Chiara e Riccardo per aver giocato con me a ZEFIRIA e, soprattutto, per avermi sopportato durante le mie elucubrazioni.
Vi ricordo che il gioco è disponibile in preordine e sarà acquistabile dal 12 settembre 2022.
“Chi viaggia ha scelto come mestiere quello del vento.”
E con questa bellissima frase di Fabrizio Caramagna, vi saluto. Alla prossima ventata di aria fresca e… GAME ON!

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