Fabio (Pinco11)
One Small Step for (a) man, one giant leap for mankind. Questa la famosa frase di Neil Armstrong pronunziata nel porre piede sulla luna nel lontano 1969 ed alla quale fa riferimento il titolo del gioco di oggi, ovvero One Small Step, edito dalla Academy Games e localizzato da noi grazie alla Fever Games.
Ci caliamo qui nei panni dei direttori delle agenzie spaziali russa ed americana, impegnate a competere tra loro nella corsa verso lo spazio che animò gli anni ’60, cercando di emulare le gesta della NASA (per chi si vestirà a stelle e strisce) o dei loro competitor con falce e martello.
Siamo di fronte ad un cinghiale che nasce per due giocatori (anche se poi si propone di ‘dividersi’ le scelte e giocare a squadre, potendo portare il numero dei partecipanti a 4) ed è proposto alla attenzione dei fan dei gestionali di peso.

IL GIOCO IN POCO
La partita si articola in una serie di turni, che si ripete sino al raggiungimento di una delle condizioni di fine partita (arrivi sulla luna, è passato un certo tempo – scandito dalle carte evento, o un giocatore ha completato le proprie missioni personali).
Ognuno di essi si sviluppa nei classici “X comodi passaggi” riepilogati sulla compatta (ma utile) scheda giocatore.
Rinvio come sempre al sito della casa, dove potrete trovare il manuale del gioco, se desiderate maggiori info, ma procedo comunque a dare una rapida spolverata sulle logiche di fondo.
All’inizio di ogni turno per prima cosa si avanza di uno step ogni carta missione che si ha di fronte (ce ne sono 3 ed è vitale saper gestire il loro flusso) e si procede al ‘refresh’ di diverse cosette. Si passa poi alla pesca di due carte missione o evento, quindi segue la classica fase di piazzamento lavoratori negli spazi azione sulla plancia o sulle 4 carte evento pescate per quel turno.
Ad esito di ciò si ha la possibilità di attivare (spendendo risorse) le proprie carte personaggio e/o giocare carte evento.
Alla fine del turno le risorse faticosamente ottenute possono essere spese per soddisfare le condizioni (la logica è quella della raccolta set) indicate dalle missioni che sono nella nostra fase di ‘lancio’, ottenendo i bonus (o malus) corrispondenti.
A fine partita vincerà chi avrà maggiormente contribuito al progesso spaziale dell’umanità (punti vittoria) e quindi non necessariamente chi ha per primo raggiunto la luna (anche se chi lo fa ottiene dei bei bonus).

COME SI PRESENTA
Il punto forte di One Small Step risiede palesemente nella forte ambientazione, ben resa dalle meccaniche e dagli obiettivi di gioco. Sin dalla apertura della scatola, infatti, si respira letteralmente l’aria della corsa allo spazio e le illustrazioni sono ispirate o tratte a mani basse dagli archivi dell’epoca. Ogni carta è ispirata a persone o eventi accaduti e contiene anche un piccolo flavour text utile a calarsi ancor meglio in quella atmosfera.
Quanto ai componenti, siamo invece nel campo del classico ‘adeguato allo scopo’, che tende a crescere con la versione deluxe, che contiene anche i fighissimi ‘soldatini’ degli astronauti ed altre miniature. Parallelamente, invece, si storce un poco il naso di fronte alle nove diverse risorse, rese con gettoni di cartoncino un pelo anonimi, tutti tondi ed abbastanza simili, cosa che richiede a volte una certa attenzione nella fase di raccolta dei set. Curiosamente compatta, inoltre, risulta la sezione del tabellone (invece molto ampio) dedicata agli spazi azione.

PREMESSA – DISCLAIMER
Premetto che se riuscirete a calarvi nell’atmosfera del gioco non potrete che rimanerne conquistati, perchè un buon 50% del prodotto sta proprio nella scelta di campo compiuta di rendere One Small Step un vero e proprio gioco ‘celebrativo’ dell’epopea dello spazio.
Personalmente la prima cosa che ho fatto, mentre leggevo le regole, è stato il navigare su internet a scoprire che c’è ancora oggi una diatriba sulla presenza di un articolo che cambia leggermente il significato della catchphrase di Armstrong (‘un piccolo passo per l’uomo o per UN uomo’, con la ‘a’ inglese di ‘UN’ che non si sente nelle registrazioni). Parallelamente mi sono prefissato, nello scrivere l’articolo, di ricordarvi anche l’altra frase (seppur pronunciata fuori dell’orizzonte temporale coperto da One Small Step) storica che viene alla mente parlando di viaggi nello spazio, ossia il celeberrimo “Houston, we’ve a problem here“, pronunziata dal pilota di quell’Apollo 13 al quale fu dedicato l’omonimo filmone del 1995 di Ron Howard. Questo per dire che ‘non tutto va sempre come programmato’ e come la cosa sia riprodotta nel gioco, inserendo anche elementi di disturbo sotto forma di carte pericolo.
Avrete intuito come il mia approccio al gioco sia irrimediabilmente minato da un “bias” positivo (detto in italiano, parto già bendisposto) e quindi ve lo dico in chiave di disclaimer.

COME GIRA
One Small Step non è un gioco che compie un grande passo nella innovazione (scusate, ma non resisto a far questo tipo di battute), in quanto propone, in larga parte, mix di cose conosciute, che mescola con una certa sapienza. C’è un poco di carte ad effetti, un poco di costruzione di motore produttivo, tanto di raccolta set, ci sono carte obiettivo a sfare, una buona dose di gestione azioni e così via. Diciamo che più o meno tutto quello che un amante del cinghiale si attende, lo può grosso modo trovare, quindi il gusto complessivo del piatto sarà, ragionevolmente, quello che l’acquirente consapevole di questo gioco si attendeva e già questo è un bel risultato.

IL FLUSSO
La spiegazione delle regole, ad onta delle oltre 20 pagine di manuale, quindi, scorre piuttosto rapida (almeno se lo proponete ad utenti esperti), visto che molte cose vanno esattamente come ci attende e ben presto si entra nella logica che il gioco è, in buona parte, una corsa a completare il più rapidamente possibile un buon numero di missioni, ripercorrendo, in questo, l’ambientazione di fondo.
Sono presenti, lo sottolineo, diversi elementi aleatori e questa è forse una peculiarità per questa classe di titoli, visto che questo aspetto compare nel tiro dei dadi risorsa (prendi quella che esce, tra le tre di quel ‘colore’), nella pesca delle carte (missione e non solo), nelle tessere ricompensa, nelle carte pericolo e così via, ma la logica di fondo è quella della legge dei grandi numeri. In altre parole, se tiri il dado due volte, quello che esce va a fortuna, ma se lo tiri 50, alla fine la statistica tende ad aiutarti. Nel contempo tutto è proposto tenendo conto che nella corsa allo spazio degli anni ’60 (ed anche dopo) le cose a volte si inventavano lì per lì (vedi l’Apollo 13), sapendo che gli imprevisti, quando si esplorano settori nuovi e si va di corsa, sono sempre dietro l’angolo.
Il grosso del gioco, comunque, sta nella raccolta e riutilizzo di risorse e nel saper collezionare la giusta abbondanza di ogni cosa (chiamasi, tecnicamente, “ridondanza nei sistemi”) idonea per riuscire a completare praticamente ogni missione, senza doversi preoccupare troppo di che si pesca. C’è un che di farraginoso nel gestire pile di tondini risorsa, ma il gioco fluisce con sufficiente rapidità (è in fin dei conti un gioco per due ed i tempi di attesa sono contenuti) e spinge a cercare, nei turni avanzati, di completare diversi lanci nello stesso giro, ossia a raggiungere sempre i propri limiti.

PARAMETRI VITALI
Parto dalla scalabilità, per dire che il problema non esiste. Il gioco è per 2 e l’idea di renderlo per 3 o 4 è solo frutto di una piccola ‘fictio’, in quanto vi è proposto di giocare sempre con due team, dividendovi i compiti. Ci sono anche dei passaggi del manuale dedicati a come si risolvono i disaccordi (sceglie l’avversario …), ma in sostanza non è niente di troppo diverso da quando siete in 5 e dovete giocare ad un gioco che ha massimo 4 giocatori, ossia due giocano ‘assieme’. Quindi se giocate in 2, 3 o 4, il gioco prende tutto sommato lo stesso tempo. Un ottimista direbbe che One Small Step ‘scala perfettamente’ 🙂
Sulla longevità direi che la gran quantità di carte aiuta a cambiare le tattiche, soprattutto tenendo conto che quelle che si tengono (i personaggi) ruotano da partita a partita. Nel contempo c’è nella scatola anche una piccola espansione, che a sua volta spinge a rigiocare il tutto. E’ chiaro che dopo un tot di partite avvertirete un senso di dejavu, ma se ci arriverete, direi che il gioco avrà fatto il suo.
Alea? Presente, come spiegato, ma più che accettabile, perchè l’idea è che ‘devi programmare le cose per superarla’ e questo lo posso accettare, anche se sono un determinista e se proprio mi serve qualcosa che non arriva, il sistema per ottenerlo grosso modo si trova.
L’interazione, infine, è presente, anche se quella diretta è limitata (dai, regaliamogli qualche rischio ..), ma la natura di ‘corsa’ del gioco (per quanto non vinca necessariamente chi arriva alla Luna per primo) si avverte eccome.

CONCLUSIONI
One Small Step è un buon gestionale che mescola diverse meccaniche tipiche di questa classe di titoli. Il peso complessivo è quello di un cinghiale non di grossa taglia ed il gusto restituito dall’assaggio è deciso e convincente. Ottima l’ambientazione, ben resa. Per quanto non sia troppo innovativo e focalizzato fortemente sulla raccolta set, alla fine della giornata è un titolo da prendere in considerazione e più che commendevole è l’iniziativa dell’editore (Fever) che ne ha proposto la traduzione in italiano.
Ricordo che il gioco Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it e ringrazio l’editore per la copia di review concessa.
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