simarillon (Davide)
Cool School, ecco il nome dell’ultima linea Djeco dedicata ai più piccoli, il primo titolo che recensisco di questa linea è P’tit Market, opera di Babayaga (abbiamo già recensito diversi loro giochi Djeco, come per citarne un paio, probabilmente i migliori, ArchiChato e Méchanlou), con le illustrazioni di Oliver Latyk. Girando per il supermercato dovremmo essere i più veloci a completare la nostra lista della spesa.

CONSIDERAZIONI PERSONALI / IMPRESSIONI
Certe volte, dalla sola lettura delle regole, riesci a farti un’idea molto chiara del gioco, che poi si conferma al momento di intavolare il gioco; se poi hai una certa esperienza questo può capitare anche un po’ più spesso. Leggendo le istruzioni di P’tit Market ho subito pensato a Monopoly e l’evidenza dele diverse partite giocate, come ho anticipato, mi ha dato ragione. Le sensazioni sono state confermate innanzitutto dalle carte che si pescano e che un po’ possono ricordare quelle degli imprevisti/probabilità, ma, soprattutto, dal fatto che al completamento di ogni giro i giocatori ritirano 5€ e, per finire, proprio in alcune piccole modalità di gioco che scopriremo in seguito.

La parte più interessante del gioco è nel decidere, quando entrati in un negozio e avendo la disponibilità economica, se comprare o meno l’articolo del negozio. In realtà la risposta dei più piccoli va sempre verso l’acquisto, ignorando quello che potrebbe essere il vantaggio che ci possono fornire le carte pescate con lo sconto su un certo tipo di categoria merceologica. Il ragionamento non è immediato e, per esperienza, ho sempre visto preferire l’acquisto immediato in caso di possibilità.
P’tit Market ha il pregio di ‘insegnare a contare’ e di dare un valore agli oggetti, anche di uso comune, facilitandoci in questo il compito di far capire ai nongrandi questo concetto e che tutti gli oggetti hanno un costo.
Qualche piccolo problemino
Pensando a chi ne sono i fruitori mi sembra manchi un po’ di interazione tra i giocatori e che il gioco vada quasi avanti con ‘il pilota automatico’. L’interazione è, soltanto, nella corsa a che completa per primo la propria lista della spesa e questo aspetto può avere sia i suoi pregi sia i suoi difetti.
Rispetto al tipo di esperienza che fa vivere, e anche in ragione della tipologia di gioco, può risultare essere un po’ lungo il tempo di gioco, dal momento che il dado potrebbe portarci a muoverci sul tabellone, ma mai verso quelle caselle che ci servono per completare la nostra lista della spesa. Forse, idea che ho avuto con l’accumularsi delle partite, si poteva pensare anche ad una casella dove, a certe condizioni (tipo scambio) fosse possibile reperire qualcosa della nostra lista della spesa, il problema è comunque mitigato dalle due carte che si possono pescare e che ci portano nel negozio che desideriamo.

Da quanti anni?
Il gioco si presente come 5+ e direi che l’indicazione è corretta (e forse addirittura un filo ottimistica). A cinque anni tutti i bambini sanno fare i primi calcoli e conoscono i numeri almeno quelli prima della decina. Non servono altre abilità particolare e, pertanto, mi sento di condividere quasi completamente l’indicazione che ci viene fornita dall’editore, segnalando che si potrebbero avere piccolissime difficoltà in caso delle sottrazioni per il pagamento del giusto importo.
COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Personalmente aggiungo questo paragrafo perché ritengo importante ricordare che il gioco è fondamentale nel percorso di crescita del bambino e che ”se lo vuoi, non è in saldo” dal Principio di Finman sui saldi, dello scrittore americano Arthur Bloch.
Ecco quindi in elenco le cose che Letizia ha imparato giocando a P’tit Market:
- i concetti, semplici, di addizione e sottrazione;
- a riconoscere le differenti categorie merceologiche;
- ad iniziare a riconoscere il valore dei soldi e attribuire un prezzo alle cose e che cose simili possono avere prezzi differenti;
- a conoscere un concetto come lo sconto;
FINO A QUANDO CI POSSO GIOCARE
Il gioco è davvero molto, molto semplice, proprio questa sua semplicità lo fa essere appetibile non oltre il ciclo delle scuole elementari. Tutto, dai materiali alle illustrazioni alle modalità di gioco porta a confermare quello che abbiamo appena scritto e poi la scatola è davvero onesta e, come diverse volte mi è capitato di leggere nei giochi Djeco, c’è il limite massimo di gioco, che nel nostro caso è di 10 anni.

PERCHE’ GIOCARE CON PAPA’ MA SOPRATTUTTO CON MAMMA
Tutti i giochi è bello giocarli con mamma e papà, ecco qui i motivi in più per giocarli insieme.
Così impariamo che al supermercato la spesa la dobbiamo fare in fretta e cercando (aspettando?) gli sconti e poi perché così la spesa la fa anche mamma, visto che è sempre papà che va all’IperCoop … e io gli vado dietro.
I MATERIALI
La scatola, di forma quadrata contiene:
- il tabellone;
- quadro pedine, di legno, di buone dimensioni, nei colori azzurro, rosa, giallo e verde;
- quattro liste della spesa in cartonato molto spesso;
- un dado;
- ventisei carte azione di ottima grammatura;
- ventiquattro gettoni borsa, quattro per ogni categoria merceologica (giocattoli, libri, vestiti, fiori, dolciumi, cibo);
- trentadue gettoni soldi, divisi in tagli da 1€, 2€ e 5€.
Ho girato anche un video di Unboxing per far conoscere i materiali, che come spesso accade parlando di Djeco sono a livelli qualitativi alti. Qui potete vedere il nostro unboxing:
IL GIOCO … OVVERO ECCOVI LE REGOLE
Qui potete trovare un video in cui io e Letizia proviamo a spiegarvi come si gioca:
Per quanti non ci hanno capito nulla riassumo, velocemente, le regole. I giocatori per vincere devono completare la propria lista della spesa, e, per fare questo, tirando il dado girano per il supermercato e se finiscono nel negozio corretto ed hanno la disponibilità economica possono acquistare l’oggetto presente in lista, che verrà da adesso rappresentato dal gettone borsa posto sulla plancetta-lista personale (non si possono mai acquistare due oggetti dello stesso tipo).
Nel caso non si voglia, o non si possa, comprare nel negozio in cui si è arrivati si pesca una carta azione, con effetti che vanno dallo sconto in caso di acquisto di una carta tipologia, all’ottenimento monete, passando per il potersi dirigere nel negozio che si vuole, piuttosto che il buono omaggio che permette di non pagare le caselle sul tabellone che hanno un costo e si riferiscono a attività extra (ad esempio l’acquisto di un gelato o un giro sulle giostrine).
Si ringrazia l’editore per la copia recensore fornita in cambio di una recensione imparziale e intellettualmente onesta.
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