[Solo sul mio tavolo] Tainted Grail: la Caduta di Avalon

scritto da White Winston (Andrea P.)

Realtà virtuale o libertà artificiale (e apparente)?

Mai come in questi ultimi due anni, ricchi di chiusure, privazioni, e tempo speso entro le quattro mura domestiche, ci siamo ritrovati (tutti!) a utilizzare in maniera smodata gli smartphone. Tra la lettura di un quotidiano durante il lavaggio dei denti, un videogioco in pausa pranzo, o una scarrellata dei messaggi whatsapp sul trono del re, abbiamo sempre quei dannati marchingegni incollati alle mani. E, naturalmente, i social sono uno degli approdi più frequenti durante le nostre scorribande digitali. In qualche modo, possiamo addirittura dire, per colpa del Covid ma non solo, di aver trasformato e trasferito una parte della nostra vita all’interno di questi spazi virtuali. Un primo passo verso il metaverso.

Spazi dove i nostri click, like o scroll (o addirittura parola pronunciata!) vengono osservati, monitorati, registrati ed elaborati. Dove qualsiasi cosa ci venga proposta, è il frutto di complessi algoritmi, in grado letteralmente di imparare dal nostro comportamento ciò che ci piace, ciò che attira la nostra attenzione, ciò che stuzzica il nostro appetito mentale, spingendoci a compiere azioni che, direttamente o indirettamente, puntano sempre e solo ad un unico obiettivo: generare soldi.

Bolle di libertà

E in quest’ottica, i social (ma non solo) diventano delle bolle, all’interno delle quali le persone si sentono apparentemente libere da ogni costrizione (“libertà!!!”), ma dove in realtà qualsiasi cosa accade è il frutto di una razionale pianificazione, studiata per incontrare il nostro consenso; un condizionamento costante, continuo, profondo e assolutamente efficace, volto ad eliminare qualsiasi evento spiacevole, in favore di un’esperienza sempre e solo positiva, più lunga possibile. Una libertà apparente che si trasforma, quindi, in una vera e propria prigione mentale.

Influenzati, coccolati dal consenso, guidati in qualsiasi scelta, viviamo questa vita parallela, che niente può spartire con concetti come la libertà, mentre nella vita reale ci muoviamo come zombie ipnotizzati da quello che ormai è diventato un’insostituibile appendice del nostro corpo. Un primo importante passo verso un futuro “migliore”.

TAINTED GRAIL: LA CADUTA DI AVALON

È un gioco cooperativo di Krzysztof Piskorski e Marcin Swierkot, per 1-4 giocatori, durata 60-120 minuti, edito nel 2019 da Awaken Realms e localizzato nel 2020 da Giochi Uniti

Il gioco è stato realizzato in seguito a una campagna Kickstarter di grandissimo successo, che è riuscita a raccogliere quasi 5 milioni di sterline, piazzandosi al secondo posto tra le campagne della celebre casa editrice polacca, subito dopo il più recente Nemesis Lockdown.

L’ambientazione di Tainted Grail

L’Avalon Arturiana è sconvolta dall’Anomalia, una minaccia del passato malvagia ed inspiegabile, che sta fagocitando letteralmente porzioni del regno obliandole e cancellandole dalla realtà. L’unica arma per contrastare l’Anomalia sono i Menhir, antiche e gigantesche statue guardiane (misteriose tanto quanto il pericolo da cui proteggono gli abitanti) la cui presenza ed energia impedisce all’Anomalia di cancellare la regione su cui sorgono e si ergono.

Nel gioco impersonerete un gruppo di personaggi secondari che, chiamati in causa dagli eroi che erano partiti per salvare il regno, dovranno cercare le risposte agli enigmatici accadimenti che stanno sconvolgendo il loro mondo.

Il gioco è in realtà un gigantesco librogame open world, condito con una meccanica di gestione dei combattimenti/incontri molto peculiare (che definirei quasi euro), con una storia tanto coinvolgente quanto complessa.

Tempo fa lo aveva già recensito il nostro Simone e devo dire che il suo parere aveva contribuito non poco a farmi salire l’hype. Complice il fatto che a suo tempo non avevo fatto il pledge al Kickstarter (ancora non ero sicuro del potenziale di Awaken Realms), ho dovuto attendere la copia di un amico per metterci le mani (e la testa). Ecco a voi le impressioni dopo un’intera campagna giocata rigorosamente in solitario!

GRAFICA…

Il comparto grafico è davvero molto curato, tutte le carte sono splendidamente illustrate e nel complesso questo aiuta a calarsi nell’ambientazione in maniera perfetta (soprattutto il tabellone che si modifica strada facendo, formato da carte). Lo stile è perfettamente in linea con la storia, ovvero, un fantasy a tratti classico (Camelot), a tratti corrotto e oscuro. Davvero pregevole.

… E MATERIALI

Dal lato dei materiali, siamo di fronte ad un gioco che punta, una volta tanto, meno sulle miniature e più sulla la qualità della sceneggiatura, per evocare scenari e mondi fantastici. Ciò nonostante, se soprassediamo sulla scatola delle miniature-mostri acquistabile a parte durante la campagna e completamente inutile all’atto pratico (lasciatela perdere quindi), nel gioco base troviamo: le miniature dei personaggi (con annesse plance in cartone double layer), 3 statue Menhir (bellissimi!), una generica miniatura per gli incontri, una manciata di cubetti e una montagna di carte. Direi che non manca davvero niente e qualsiasi cosa in più (vedi miniature dei mostri sopra) sarebbe stata superflua ai fini del gioco. 

REGOLAMENTO

Il bello di arrivare secondi con le recensioni è poter avere un solido appoggio per evitare lo spiegone delle regole. Quindi, vi rimando alla recensione di Simone per la classica infarinatura generale.

Dal mio punto di vista, posso dirvi che il regolamento è chiaro ma non completamente esaustivo (soprattutto la parte dedicata alle compagnie l’ho trovata un po’ troppo sintetica, lasciando all’intuito molte situazioni poco chiare). Ciò nonostante, le regole si assimilano con estrema facilità.

Per quanto riguarda il solitario, non c’è molto da dire perché, come tutti i giochi cooperativi, nascono già predisposti per questa esperienza, senza regole aggiuntive di sorta. Il mio consiglio è forse di non giocare un solo personaggio, ma di partire subito con un party da due (magari con due personaggi con caratteristiche opposte), per sperimentare sinergie e aumentare le possibilità di esplorazione.

IMPRESSIONI

Prima di tutto una premessa: ho giocato Tainted Grail unicamente in solitario e vi invito a fare altrettanto. È un gioco davvero perfetto per tale modalità e, sebbene teoricamente arrivi fino a 4, per alcuni aspetti che andrò a analizzare sotto, secondo me non può andare oltre i 2 giocatori senza incorrere in tempi morti siderali. 

Cominciamo con l’inquadrare bene il gioco. Siamo di fronte ad un titolo formato da due anime, abbastanza diverse tra loro e con meccaniche dal flavour quasi opposto. 

L’anima american di Tainted Grail

Da una parte troviamo l’anima da librogame, sicuramente più american, che mette in piedi una storia pazzesca, ricca di particolari e assolutamente ben scritta, all’interno di un ambiente completamente open world, che ricorda quasi un videogame per la qualità della sua realizzazione. Tutto ruota intorno ad un comparto regolistico piuttosto snello, che si incastra perfettamente all’interno della dinamica tipica del genere, con il libro della storia scritto a paragrafi, con anche alcuni stratagemmi utili a evitare spoiler accidentali. In questa anima risiede tutta l’ambientazione del gioco, forte e potente, quanto coinvolgente e immaginifica, fatta di luoghi ancestrali, particolari evocativi e intrecci e situazioni articolate all’interno di una Camelot malata e a tratti oscura. Un vero gioiello da questo punto di vista, che ha riscritto i canoni del genere ibrido “gioco da tavolo – librogame”. Ineccepibile.

L’anima euro di Tainted Grail

Dall’altra, troviamo l’anima forse più euro del gioco, con il sistema di gestione dei combattimenti e incontri (diplomazia), fatto di deck building e concatenazione di effetti delle carte giocate. La meccanica devo dire che funziona bene e dà anche molta soddisfazione quando si riescono a sfruttare alcune combo tra le carte; il problema è, come quasi tutti quelli che l’hanno provato fanno notare, la tendenza a rompere un po’ il ritmo della narrazione. Infatti, queste finestre di gioco a volte sono anche piuttosto lunghe (10-15 minuti) e vi partecipano solo i giocatori coinvolti negli scontri. Tranquilli: giocando in solitaria riuscirete a bypassare totalmente questo evidente difetto.

Ciò nonostante, devo ammettere però che in alcuni momenti questi incontri sono stati pensati un po’ troppo fitti e frequenti. A mio avviso, se da una parte in solo si riesce a rimanere protagonisti del gioco senza tempi morti, dall’altra comunque la frequenza alta in alcuni momenti del gioco porterà comunque ad “averne abbastanza”, con la tendenza a voler passare oltre prima possibile per continuare con la storia. 

Nel complesso, devo dire che Tainted Grail è un titolo che mi ha proprio appassionato, facile da imparare ma molto difficile da risolvere, in termini di rompicapo narrativo. Essendo un open world, molto spesso dovrete esplorare parecchio prima di capire dove si trova un particolare oggetto o personaggio… e quando parlo di esplorare vuol dire raggiungere determinati luoghi e trovare la via giusta nei meandri dei paragrafi del libro delle storie. Al costo di pazienza, dedizione e tempo (parliamo di una cinquantina di ore di gioco complessivamente), Tainted Grail vi restituirà un’esperienza davvero unica e coinvolgente, che sono certo lascerà il segno.

CONCLUSIONI

Tainted Grail è la dimostrazione pratica di come si possa confezionare un gioco dall’anima american molto marcata (certamente più di quella euro), senza ricorrere necessariamente a tonnellate di costose miniature (qualcuno ha detto CMON???). 3 Menhir e una manciata di personaggi sono tutto ciò che servirà per dare quel senso di tridimensionalità al gioco; il resto è affidato a una grafica superlativa e ad una storia degna di un libro.

“Ma White Winston, parliamo quindi di capolavoro?”

Miei cari lupi solitari, no, non mi sbilancerei in tal senso. La fase dei combattimenti, a conti fatti, è un po’ slegata, anche se piacevole, e un capellino troppo frequente anche per il gioco in solitario, costringendo a numerosi “stop and go” che, soprattutto nelle fasi più concitate dei capitoli, se ne farebbe volentieri a meno. 

Ciò nonostante, è un grandissimo gioco, che ha sicuramente rinfrescato e ricalibrato le basi di un genere, quello dei narrativi, troppo spesso facilmente abusato, senza avere realmente il potenziale narrativo all’altezza delle aspettative. Tainted Grail, invece, ha una grande storia (degna di un libro, di quelli belli!) una grande ambientazione, un comparto grafico e di materiali superbo, e un regolamento snello e, allo stesso tempo, profondo. Non un capolavoro, ma poco ci manca. 

E ora mettiamoci comodi, in attesa che arrivi il prossimo ISS Vanguard (stessi autori, stessa casa editrice, stesso genere), il Tainted Grail dello spazio, che potrebbe arrivare laddove non è arrivato il primo…

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