scritto da Fabio (Pinco11)
Il buon Pfister rappresenta, negli ultimi anni, un punto fermo per gli amanti del cinghiale, per cui non ho potuto sottrarmi, anche a questo giro, al fascino della sua ultima creatura, ovvero Boonlake, per 1-4 giocatori, con tempo medio a partita di 40′ a giocatore, 14+, indipendente dalla lingua, edito da Dlp e Capstone.
Siamo qui chiamati a calarci nei non meglio identificati panni di altrettanti esploratori e colonizzatori impegnati a scoprire la landa abbandonata di Boonlake, contendendoci i migliori pascoli e costruendo il più rapidamente possibile l’insediamento più efficiente.
Il target del gioco è quello dei core gamer (vanta, quanto a difficoltà, un 3,81 su base 5) e le meccaniche sono quelle del gestione azione e risorse, con una forte componente legata all’uso di numerose carte azione.
IL GIOCO IN POCO
Premetto che i concetti base del gioco sono relativamente semplici, ma che sono presenti diverse regolette che contribuiranno nella prima spiegazione del gioco a rendere il tutto non esattamente intuitivo.
Ognuno riceve una propria plancetta personale, nella quale trovano posto, alla Terra Mystica, gli edifici da piazzare nel corso della partita.
Al proprio turno il giocatore procede a scegliere una delle sette strisce azione disponibili ed esegue l’azione (o azioni) da essa indicate. Tutti i giocatori, lui compreso (salvo in caso, in cui è escluso) eseguono poi (alla Puerto Rico) una azione extra, sempre indicata dalla striscia azione. A fine turno il giocatore che ha compiuto la scelta avanza la sua barchina sul percorso fiume, di un numero massimo di caselle indicato dalla plancia (sono premiate le azioni scelte meno frequentemente).
Tra le azioni disponibili ve ne sono alcune che consentono di esplorare la plancia centrale, arricchendola di nuovi esagoni utili all’insediamento, di piazzarvi sopra omini, di evolverli in casette o maxicasette, di collocare mucche e, soprattutto, di giocare carte, le quali rappresentano il vero motore del gioco.
Ogni carta ha infatti (in alto a sinistra) un costo in risorse per essere giocata (le risorse, tranne i vasi, non sono presenti materialmente, ma si presuppongono possedute in base ad un piccolo meccanismo sul quale qui sorvolo) e rende, di conseguenza, i classici effetti immediati, permanenti o a fine partita.
L’idea è quella che la partita si sviluppi attraverso quattro macroturni, ciascuno con la propria attribuzione di punti, che scattano quando vengono raggiunte le quattro caselle diga poste sul percorso del fiume. A fine match segue poi l’attribuzione di qualche punto extra.
Arricchisce il tutto la presenza del classici obiettivi comuni da soddisfare e di regola specifiche per il gioco in solitario.
COME SI PRESENTA
Sintetizzo dicendo che, quanto a componenti, siamo di fronte al classico adatto allo scopo. Il rapporto qualità – prezzo (il gioco viaggia sui 60-70 euro) è quindi solo sufficiente.
Abbiamo infatti un tabellone esagonato, colorato il giusto, ma abbastanza anonimo, con una manciata di segnalini in legno, a loro volta gradevoli, ma molto standard. La grafica è affidata al solido e solito Franz Klemens, per cui abbiamo una iconografia abbastanza chiara (le primissime partite, in verità, qualche dubbio lo lasciano, ma è dovuto alla peculiarità degli effetti), pur senza voli pindarici.
L’ambientazione, infine, è del tutto inesistente (“Finally, you have arrived at Boonlake. The abandoned region along the shore of the lake of the same name almost seems uninhabited; there is only a small group of people, watching over nature and trying to develop life according to their own ideas. … On your turn, you have to choose one action, and all of you will benefit from it. Exploring, settling, breeding cattle, hiring, modernizing, building, sailing… “), avendo l’editore curiosamente scelto di lasciar perdere in assoluto, non svolgendo nemmeno un blando tentativo di dare uno sfondo credibile al gioco.
COME GIRA
Le regole di base del gioco non sono complesse e le azioni non prevedono neppure lo svolgimento di tot comodi passaggi come accade, per esempio, in molti Lacerda, ma sono presenti nel contempo diverse regolette ed effettini, che difficilmente riuscirete a metabolizzare tutti insieme nella spiegazione iniziale.
Di conseguenza la prima partita va via normalmente solo per ambientarsi nel contesto del gioco e prendere coscienza di ciò che può servire o meno. Diverse cose, per altro, sono poco intuitive, come è prevedibile che sia nel contesto di un gioco senza ambientazione, per cui un attimo di pratica per poter capire come orientarsi ci vuole ed è bene lasciarsi un attimo andare, nei primi turni, a fare cose, senza starci troppo a pensare sopra, altrimenti non finirete più di giocare.
Altra cosa che si capisce giocando è che Boonlake non aderisce al trend recente di contenere i tempi di gioco, ossia, detto in parole povere, è assai lungo ed in quattro giocatori alla prima partita farete fatica, se qualcuno non prenderà di mano a correre di principio per far finire la partita nel percorso del fiume, a chiudere in meno di tre ore piene di gioco, che in presenza di pensatori seriali si prolungheranno facilmente oltre.
La prima cosa che per certi aspetti vi stupirà, nel totalizzare punti in corso di partita, è il fatto che la colonizzazione della mappa non porta, di per se, poi tutti quei punti che uno si attenderebbe, tanto che una tattica vincente può consistere anche nel disinteressarsi (o quasi) a lungo di ciò che ivi accade, per concentrarsi piuttosto nel giocare carte a nastro, focalizzandosi sugli effetti che esse producono, immediati, permanenti o di fine partita che siano. Anche gli obiettivi (quelli che si contano alla fine di ogni macroturno) richiedono astrattamente una certa attenzione, ma restituiscono a loro volta pochi punti (una quindicina a fronte degli oltre 200 che potrete portare via a fine partita), altra cosa controintuitiva.
A fine match, quindi, vi ritroverete ad aver giocato davvero una manata di carte ed il bello del gioco (oltre che la strada per la vittoria) sta, in ultima analisi, proprio lì, ripercorrendo l’autore in Boonlake la medesima strada già avviata in Newdale e portata poi avanti con Maracaibo.
Se siete fan dell’autore ed avete già apprezzato i suoi precedenti lavori, quindi, sappiate che qui siamo, appunto, nella scia del gioco ambientato nei Caraibi, per cui se quest’ultimo è tra i vostri preferiti, anche Boonlake ragionevolmente non vi deluderà, mentre se l’uso di carte che avevate visto là vi sembrava già un pelo eccessivo, potrete forse anche lasciare perdere questa sua nuova esplorazione nella terra delle carte ad azione.
La costruzione del classico motore di gioco avviene così in parte (non predominante) cercando di aumentare i valori delle astratte produzioni delle quattro risorse, cosa che potrete ottenere anche con l’esplorazione, ma per il resto vi dovrete dedicare o alla colonizzazione o, più facilmente, a combinare carte su carte, costruendovi magari una serie di agevolazioni per lo svolgimento delle azioni che vi risultano più congeniali o che volete nella specifica partita esplorare.
La variabilità del gioco sta quindi, in ultima analisi, nella varietà della carte progetto, che sono ben 165, visto che in ogni match dovrete in sostanza confrontarvi con ciò che la sorte vi avrà portato in mano e fare di ciò il meglio, sfruttando, per tenere sotto controllo l’alea, la possibilità di liberarsi di carte per denaro, le azioni che consentono di inzepparsi la mano di carte ed il fatto che il gioco è abbastanza lungo da permettere di buttare via qualche azione prendendosi tempo per pianificare il futuro.
Sulla scalabilità devo dire che in quattro le partite diventano un pelo lunghette, per cui tenderei a preferire la versione a 3, per vedere scorrere il tutto un pelo più velocemente (o addirittura il testa a testa).
Preciso però che qui la valutazione è per me strettamente legata al fatto che il miglior gioco di Pfister è per me senza esitazione Great Western Trail e Maracaibo non mi ha lasciato poi tutta questa voglia di esplorare il mazzotto di carte che a sua volta portava in dote. L’amico Sergio, invece, ha sequestrato a casa sua la copia del gioco che avevamo preso insieme (e che comunque penso stia bene dove sta) e di conseguenza ha accolto con grande entusiasmo la novità di Boonlake.
Su BGG il gioco gode al momento di un buon 7.9 di voto medio, che soggettivamente potrà per voi tendere più all’8 abbondante (se siete stati ammaliati da Maracaibo) o più verso un confortevole 7.5 se invece delle carte ad effetto ne avete un attimo abbastanza.
CONCLUSIONE
Boonlake è un Pfister a tutto tondo, che si colloca a pieno titolo nella scia del percorso evolutivo che l’autore sta seguendo e che lo ha portato, nel tempo, a concentrarsi per i propri cinghiali sull’uso di carte ad effetto/azione.
Mescola efficacemente, all’interno di un meccanismo ben funzionante e ben oliato, diverse cose conosciute, ponendosi quale successore spirituale di Maracaibo. Piuttosto sul lunghetto quanto a durata, rappresenterà un must per chi abbia amato tale titolo, mentre ingolosirà un attimo meno chi dei precedenti Pfister apprezzava piuttosto più asciutte logiche di fondo e la costruzione di più lineari motori di gioco.
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