Dopo aver giocato diverse partite ad Hadrian’s Wall, ho voluto idealmente completare la mia esperienza di roll and write cinghialosi provando anche il suo predecessore Rome & Roll, uscito lo scorso anno ed edito dalla PSC, con una utile edizione italiana (il gioco è dipendente dalla lingua, contenendo testo sulle carte) della Giochix (per 1-4 giocatori, 60-90′, 14+), messomi a disposizione dall’amico Sergio.
Qui ricopriamo il ruolo di altrettanti maggiorenti romani, incaricati di ricostruire la Città Eterna dopo l’incendio che il larga parte la distrusse ai tempi di Nerone e dovremo districarci, nel farlo, nella abile gestione delle risorse disponibili, nella riconquista delle colonie ribelli e nella corruzione dei consiglieri.
Ogni giocatore riceve ad inizio partita una plancia personale, cancellabile, nonchè un pennarello del proprio colore, che utilizzerà sia per tenere traccia delle proprie risorse e risultati ottenuti (annotandoli in apposite tracce), sia per disegnare polimini (edifici), croci e righe (nelle colonie) nella plancia centrale quadrettata che rappresenta Roma e le sue colonie.
Ad ogni turno vengono tirati i dadoni colorati e ciascun giocatore, ad esito di un draft, ne ottiene un paio. Segue quindi la fase delle azioni, nella quale i dadi vengono utilizzati per compiere due, a scelta tra il costruire, che è la più significativa ed implica il disegnare un polimino della forma dell’edificio prescelto nella griglia quadrattata comune (attivando così gli edifici confinanti ed ottenendo eventualmente un senatore bonus), l’interagire con e colonie (conquista o espandi), nel commerciare (converti merci in denaro), tassare (ottieni merci dalle tue colonie) o reclutare legioni.
Il gioco procede in questo modo sino a quando i giocatori non abbiano raggiunto un tot di punteggi di rilievo nelle proprie tracce ed in vincitore è chi abbia ottenuto più punti sommando i risultati delle tracce (alcune al 100%, altre al 50%), degli edifici e dei consiglieri.
La componentistica è stata oggetto, nei commenti lasciati dagli utenti su internet, delle maggiori critiche rivolte verso questo titolo, risultando poco ergonomica.
L’idea di fondo è qui quella di fare a meno dei blocchi di carta tipici dei tira e scrivi, sostituendoli con plance lucide e pennarelli cancellabili colorati, tuttavia il risultato finale è perfettibile, in quanto i colori dei pennarelli non sempre si distinguono benissimo sul fondo non sempre bianco della plancia centrale e gli edifici sono identificati dalle rispettive iniziali, che giocando si memorizzano facilmente, ma che alle prime partite tanto immediati non sono.
L’effetto complessivo della plancia, quindi, non è troppo soddisfacente, mentre le carte sono di buone dimensioni e gradevoli, ma a loro volta il testo contenuto non è scritto troppo grande, non giovando ciò al colpo d’occhio in corso di partita.
Il primissimo impatto con il gioco non è dei migliori, tra un manuale che ti esprime tutti i concetti ma che devi rileggerti 2-3 volte prima di entrarci dentro, tra i problemini di ergonomia ed il fatto che la spiegazione ti porta via una mezz’oretta, alla fine ti approcci alla partita con poche speranze ed un filo di pessimismo.
Poi, giocando, cogli come alla fine le basi siano tutto sommato semplici, più di quanto il 3,26 su 5 di difficoltà (su BGG) ti trasmetta, visto che le azioni da compiere sono solo sei (anche se qualcuna è un attimo articolata, in dieci comodi passaggi) e diverse di esse, se non ti esce il relativo simbolo sul dado, non le puoi svolgere. Il tempo di riflessione, quindi, lo spendi un poco nella fase di draft, ma per il resto è ragionevole che la partita fili via più liscia di quanto tu potessi pensare, proprio perchè in diverse occasioni le scelte sono contenute.
Nel corso della partita, poi, cerchi di costruirti i classici motori produttivi, ma qui le cose sono meno automatiche del solito, sia perchè gli edifici sulla mappa si attivano quando qualcuno ci costruisce intorno, sia perchè per le colonie vige in buona parte (salvo la tassazione) sul principio che il promo che arriva meglio alloggia, per cui l’interazione in diversi passaggi, a partire dal draft ma non solo, si sente più di quanto un tira e scrivi ci facesse pensare.
Qualche profilo di non giavvisto, quindi, emerge e questo è un bene.
Quando hai finito di giocare, poi, ti fermi a riflettere sulla potenziale longevità e cogli come in effetti la presenza di numerose carte edificio (tra le quali se ne seleziona solo un tot a partita) consenta di ottenere dei setup completamente differenti ed una discreta rigiocabilità nel medio termine. Nel contempo leggi della variante solitario, che è un pelino elaborata ed un poco forzatina, ma che esprime la misura di quanto, sotto il profilo del game design, ci si siano impegnati.
Alla fine il gioco, quindi, c’è, ma, come accennato nelle opinioni sui componenti, è stato un poco ammazzato, anche nelle valutazioni su BGG (dove gode in un poco soddisfacente 7,1 di voto medio) proprio dalla scarsa ergonomia dei materiali (che si traduce in difficoltà nel colpo d’occhio, come nella plancia centrale, ma anche nel tener conto dei materiali utilizzando allo scopo le iniziali che ti sei scritto in apposite caselline).
Volendolo confrontare con Hadrian’s Wall azzardo a dire quest’ultimo avrebbe beneficiato di un paio di idee di Rome & Roll, come la presenza di uno schema comune (che dona interazione) e/o di edifici variabili di partita in partita, grazie alle quali avrebbe potuto davvero salire nell’Olimpo. Nel contempo però Hadrian’s Wall ti fa vedere come la presenza di componenti aggiuntivi e di plance in carta riccamente illustrate rendano il giocare un piacere e non una fatica.
Rome & Roll è un cinghialino tira e scrivi che propone diverse ideuzze interessanti e una buona rigiocabilità, grazie a un setup iniziale variabile. Bene anche sotto il profilo dell’interazione e per la presenza di un articolato solo mode, il gioco inciampa però sul piano dei materiali, decisamente poco ergonomici, che non agevolano il colpo d’occhio. Per questo motivo è stato accolto meno bene di quanto probabilmente il gameplay gli avrebbe invece fatto meritare.
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