scritto da Figlio di Griffin e da tutti gli impressionanti
agli amanti di giochi con tabelloni e colori brutti.
Questa settimana
abbiamo indagato luoghi antichi e vecchi, abbiamo visitato città ricche e
popolose, abbiamo letto storie da sogno, abbiamo scavato e scavato e – alla
fine – ci siamo portati a casa una serie di oggetti preziosi, attraversando le strisce pedonali a piazza Tienanmen.
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| Arkham Horror: Il gioco di carte |
Complice l’uscita del libro La Collera di N’kai, frutto della collaborazione tra Aconyte Books e Asmodee Italia, mi è venuta la voglia di provare un gioco di ambientazione lovecraftiana. Un mio amico aveva giusto questo, provato un’unica volta in solitaria. Grazie a un’ora in più di coprifuoco ci organizziamo per una partita allo scenario tutorial L’Adunanza, che utilizza investigatori e mazzi prefissati: Roland Banks per lui e Wendy Adams per me. L’agente federale, più fisico, finirà schiantato dagli orrori, mentre la monella, più mentale, morirà per le troppe ferite. La partita è stata comunque soddisfacente: siamo riusciti ad arrivare al mostro finale e sarei piuttosto rimasto deluso da una vittoria al primo colpo, ma soprattutto la cosa migliore è l’atmosfera fedele alle opere che le meccaniche riescono a ricreare. Avendo letto tutto quello che il solitario di Providence ha scritto, era un aspetto a cui tenevo molto… e pazienza se i token del caos ti buttano là un -8 ogni volta che possono.
ripasso regole)
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| Maharaja |
Prima partita al nuovo (si fa per dire, la prima edizione è del 2004) gioco
del duo Kiesling-Kramer, revisionato e restaurato da Simone Luciani e Cranio
Creations e portato in retail dopo una campagna Kickstarter precisa,
puntuale e rispettosa delle aspettative (è importante sottolinearlo, visti i
precedenti). La meccanica di maggioranze non fa mai rima con “solitario” e,
pur quanto l’automa sia di buona fattura (porta le firme di Turczi e
Luciani), dopo anche solo una partita, posso già dire che la configurazione
in solo probabilmente non è la migliore. Il gioco c’è e si percepisce, sia
dal punto di vista delle meccaniche, che delle dinamiche al tavolo che si
vengono a creare, e le aggiunte di questa edizione sembrano tutte molto
azzeccate e in grado di riattualizzare un gioco piuttosto datato per
concezione. Naturalmente parliamo di un peso medio, che però nelle mani di
giocatori smaliziati ha delle potenzialità per rivelarsi comunque profondo e
bastardo nell’interazione (indiretta, diretta e anche incisiva!). Diciamo
che, dopo la prima partita, non è scoccato il colpo di fulmine. Questo non
vuol dire che non mi sia rimasta la voglia di reintavolarlo… anzi, posso
preannunciarvi che prossimamente sarà oggetto di approfondimento per Solo sul mio tavolo. Nel frattempo, spero di riuscire a farlo girare anche in 3-4
giocatori per capire il meglio che può dare nella sua configurazione ideale.
spiegazione
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| Tales of the arabian nights |
Grazie a un amico che ha venduto parte della sua collezione – e che
ringraziamo sentitamente – abbiamo finalmente provato questo gioco storico,
anzi vintage (perché dietro a ogni gioco vintage ci sono illustrazioni
orrende? Nel 1985 in edicola c’erano Uncanny X-Men e Crisi sulle terre
infinite! – NdPanda), sfruttando l’occasione della rimpatriata con un amico
di giocate (e che rosica tanto, perché non ha più un gruppo di gioco come
il nostro. La vita è crudele – NdPanda). Il gioco si spiega abbastanza
velocemente, senza lasciare particolari dubbi, e nel giro di pochi minuti
siamo personaggi delle fiabe, pronti a vivere mille peripezie dal sapore
orientale. Leggendo paragrafi su paragrafi dal megalibro da 20 chili, le
nostre vite si sovrappongono a quelle immaginarie (chi si ritrova sposato
controvoglia, chi diventa zoppo non appena messo il naso fuori Baghdad) e
quando il panda viene gettato in cella per ben due volte realizzo quanto
vorrei che la vita vera somigliasse più al gioco (indovina chi dorme sul
balcone stanotte? – NdPanda). Prevedibilmente dato l’età, il gioco presta il
fianco a molte ingenuità inammissibili per gli standard odierni: la
fortuna pesa, la durata è eccessiva, alcune abilità sono decisamente più
utili di altre e alcuni status sono troppo pesanti. Insomma se volete un
gioco come questo, ma bilanciato meglio e con più gameplay, oltre che più
facile da trovare, virate su
Near and Far
o aspettate la pubblicazione di
Sleeping Gods, sempre da parte di
Ryan Laukat
e dV Giochi in Italia. Se invece volete semplicemente divertirvi, allora
anche Tales of the arabian nights, con il suo incredibile libro dei racconti, è
un valido esponente delle serate ad alto tasso alcolico (anche senza
alcool – NdPanda).
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| Carcassonne: Corsa all’Oro |
Abbiamo un’oretta di tempo prima di cena e decidiamo di riempirla con un
grande classico del piazzamento tessere in una delle sue molteplici vesti.
Della serie “Around the World” questo è il
Carcassonne
che mi piace di più. Sarà per l’ambientazione western, sarà per i meeple
con il cappello da cowboy, ma tutto ciò che è vagamente country mi attira,
non c’è storia. La partita, invece, è da dimenticare. Mescoliamo le
tessere talmente bene che nella prima metà del gioco escono tutte le
miniere, nella seconda metà le ferrovie. Costretti entrambi a massimizzare
ciò che viene fuori, il mio avversario riesce però ad accaparrarsi un
numero incredibile di segnalini pepita. Qualche colpo basso ce lo tiriamo:
gli metto una doppia locomotiva sui suoi binari per evitare che raddoppi
il punteggio e lui si aggancia a una mia miniera enorme costringendomi a
dividere i tanti segnalini pepita. Riesco almeno a prendere possesso di un
paio di bei campi pieni di tende di nativi e cavalli selvaggi. Alla fine lo supero ai punti effettivi di 14 lunghezze. Ma mancano da contare ancora le
pepite tenute a testa in giù fino a quel momento. Risultato: il mio
avversario mi massacra di 45 punti. Eh già, dimenticavo quanto in questo
Carcassonne il fattore F abbia in certo peso. Però mi piace lo stesso, lo
ammetto. Lo trovo molto in linea con l’ambientazione. D’altronde, non è
che tutte le miniere possono essere piene d’oro allo stesso modo, ci sono
anche quelle con sole pietre. Pazienza, avrò altre fortune nella vita.
Come dice Jovanotti, “ho le scarpe piene di sassi […] ma gli occhi pieni
di te”.
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| Jaipur |
Jaipur è uno dei ristretti giochi a cui posso vantare più di 100
partite. Ci sono momenti in cui prenderei la scatola e la butterei nel
camino e altri in cui, invece, giocarlo mi diverte… e no,
non dipende dal fatto se vinco oppure perdo. In questo gioco dovremmo
essere abili mercanti nel vendere le merci, dalle più pregiate come
diamanti e oro alle più comuni come spezie e cuoio, passando per
l’argento e per i tessuti, per sperare di diventare il mercante
accreditato del Maharaja. Le merci si possono vendere al mercato
(premianti sia il fatto di essere il primo a vendere un tipo di merce
sia il fatto di creare set numerosi dello stesso tipo di merce) oppure
barattare in cambio di cammelli o di altre merci, considerando che si
devono sempre barattare minimo due carte e si ha il limite di sette
carte merce in mano. Quando finiscono le disponibilità di vendita di tre
tipi di merci la manche termina e il giocatore con più cammelli riceve
un gettone cammello del valore di 5 rupie. Si contano le rupie per
le merci vendute: chi ne ha di più riceve un sigillo di eccellenza, al
secondo sigillo ricevuto la partita termina. Odio questo gioco, perché ci
sono momenti in cui davvero puoi essere il “migliore del mondo”, ma se
il tuo avversario ha molta fortuna non potrai contrastarlo in nessun
modo, anche la partenza può essere molto squilibrata e ci sarà sempre
quel senso di “non arriverò mai a raggiungere il punteggio già
incamerato dal mio avversario”, come da metà di una manche si può arrivare
stancamente alla fine sapendo già di averla persa. Molto belli sia il
twist del premiare la vendita iniziale delle merci e comunque di
decrescerne progressivamente il valore, soprattutto nelle più comuni, sia
quello di premiare i set di merci vendute con un gettone premio di un
valore non predefinito, che lascia un minimo di dubbio sul punteggio
all’avversario, pur avendo un’indicazione di massima. Le carte,
fortunatamente, non sono i dadi e nelle ultime 10 partite posso vantare
un’ottima percentuale di 8 vittorie, compresa questa!
[F/B!O P.] Tiananmen Square: The Unknown Protester • 2 giocatori • 8+ • 5-10′ • giocato ovviamente in 2 • 3′ con spiegazione
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| Tiananmen Square: The Unknown Protester |
Oggi 5 giugno cade il 32° anniversario dei fatti, per cui decido di far conoscere il gioco – e la Storia che c’è dietro – alla mia bimbella. Ambra veste la giacca e la borsa della spesa del rivoltoso sconosciuto, mentre io mi metto alla guida della colonna di carri armati Tipo 59: è pleonastico aggiungere che ha vinto lei. Per capire meglio l’ambientazione siamo andati a cercare qualche video su YouTube (se provate a farlo su Baidu, il principale motore di ricerca cinese, non otterrete alcun risultato pertinente). Quello che colpisce sempre me è l’eroismo dello studente e la sua capacità di riuscire a contrastare un nemico più grande di lui con la resistenza passiva. Per Ambra è scontato, perché “papà, non si investono le persone!” Quello che ha stupito lei è che un governo reprima brutalmente il suo stesso popolo. Anche questo fa riflettere.
Nei video di questa settimana abbiamo (come sempre) il sorriso della
Vale, le mani di Fabio e il sopracciglio alzato di Luca per tre
disinscatolamenti.
il sarcofag… volevo dire la scatola di Tutankhamun, scatola
che fungerà anche da segnapunti (guardare per credere!).
di aprirci la scatola di questo
City Builder: Ancient World, figlio di un KS
canadese, ci darà una lezione di pronuncia inglese
(ascoltare per credere!).
mostra i componenti di La festa delle perle, dove –
ovviamente – ci saranno tante perle con cui giocare, anche prima
di giocare!
chiacchierata, stavolta, sul pruriginoso problema delle strategie dominanti, che rischiano di togliere fascino a titoli comunque
validi e ben strutturati.
La scorsa settimana FILIPPO ZANETTI è stato rapidissimo nel
capire che con “17 non è una disgrazia se a ricevermi sarà Sua Grazia” mi riferissi a Kingsburg (anche se vi avevo anticipato
che per chi conosceva il gioco sarebbe stata una passeggiata
trovare la soluzione).
Stavolta proverò a essere un po’ più ermetico lanciandovi…“solo un terzo di un tempo passato”.
Commentate, commentate, commentate!
A domenica prossima!
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