Procione (Interesse Ludico)
primi due film
(meritatissimo, sono due tra i migliori film d’azione di tutti i tempi –
NdPanda)
è stata un’ombra pesantissima per i sequel, tanto che si può dire che dopo tre
film/tentativi ogni nuovo film riparte sostanzialmente da Terminator 2. Questa
ombra di sfiga si è spinta fino al mondo dei giochi in scatola, tanto che il
Kickstarter originale
di Terminator Genisys: Rise of the Resistance non ha avuto successo.
Per fortuna però Wyrd Edizioni ha avuto il coraggio di localizzarlo e
distribuirlo in Italia (e
il loro Kickstarter
ha avuto tutt’altro esito), puntando su un cavallo che non è certamente dato
per favorito nel genere, dato che la competizione è bella agguerrita. Coraggio
o Spavalderia?
È proprio sicuro sia il mio pacco?
Questo abbiamo chiesto al signor Poste Italiane
(qual è il nome e quale il cognome? – NdPanda)
quando abbiamo ricevuto il pacco dall’editore (che ha gentilmente concesso la
copia recensore in analisi). Nessun errore: tutto il materiale di Terminator
Genisys
(lo abbiamo già detto che è un nome stupido per un film? – NdPanda)
è contenuto in una scatola dalle dimensioni standard
(le stesse di Ticket to Ride per intenderci – NdPanda)
e se questo da un lato è un bene per i nostri scaffali, dall’altro richiede un
po’ di manualità per riporre tutto adeguatamente
(anni di Tetris sul Game Boy aiutano – NdPanda).
Le miniature sono in plastica morbida, poco resistenti, ma ben dettagliate, a
metà tra la media CMON e FFG. Di contro, sono in buon numero e se non sapete
nulla di pittura e volete iniziare da qualche parte, l’occasione è ghiotta:
basta un colpo di primer nero e di vernice metallizzata spray per ottenere un
effetto molto gradevole
(se ci riesci tu… – NdPanda).
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John Connor sulla sua scheda personaggio, 3 punti vita, al quarto sei a terra |
Il resto dei materiali invece è senza alcun dubbio di ottima fattura: le
plance, sia personaggio che terreno, sono ben spesse, stessa cosa per i token.
I dadi, di primo acchito piccoli, si rivelano perfetti per il gameplay. Le
carte sono plastificate in maniera davvero ottima, tanto che non le abbiamo
nemmeno imbustate
(e io imbusto tutto, anche il procione e la sua collezione di tappi di
bottiglia di succhi di frutta – NdPanda). Regolamento e libro delle missioni
(il missionario quindi – NdPanda) sono
chiari e scorrono fluidi, da segnalare però presenza di typo e
alcune imprecisioni derivate dal manuale inglese originale (a questo proposito vi consigliamo di scaricare l’errata
in italiano da BGG
cliccando qui).
“Vecchio, non obsoleto”
Il gioco riprende la prima parte del film, rievocando il momento in cui
il condottiero John Connor e i suoi compagni di resistenza,
Kyle Reese, Alex e Guardian, quest’ultimo un terminator 800 riprogrammato, tentano di approdare nella
sala della macchina del tempo per sventare l’ultimo disperato tentativo di
Skynet di dominare l’umanità. Terminator Genisys: Rise of the
Resistance è un american collaborativo da 1 a 4 giocatori, che propone una
campagna che si snoda attraverso sette missioni (giocabili anche al di
fuori della campagna, in tal caso si applicheranno le regole
Schermaglia), che rievocano egregiamente la serie di riferimento. La
composizione del turno è abbastanza semplice: (fase 1) si decide
assieme chi è il giocatore di turno, quel giocatore agisce tirando i suoi dadi
e utilizzandoli uno alla volta (fase 2), poi muove i suoi nemici
(fase 3) e si innescano gli effetti di fine round (fase 4). I turni si
susseguono finché non viene raggiunta la condizione di vittoria o di
sconfitta, come spiegato nella descrizione della missione.
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| Il manuale vi dirà quanti e quali segnalini Waypoint utilizzare |
Le tessere terreno formano una mappa a esagoni, suddivisa in zone, e se
una di queste contiene un segnalino Waypoint, non appena un personaggio
mette piede in uno dei suoi esagoni innesca un evento (probabilmente) e il
progredire della trama (sicuramente). Ben presto dall’esterno, in pieno stile
Zombicide,
spunteranno nemici ovunque e maledirete ancor più presto i dadi designati
ai rinforzi nemici. Altri elementi della mappa includono ostacoli da uno o due esagoni, che
fungono da coperture per i nostri eroi e contemporaneamente possono
essere anche casse di rifornimento o porte da abbattere, nonché – se la missione lo
prevede – terminali con cui interagire e camion con cui facilitare la fuga e
l’abbattimento di dannati cyborg. I personaggi muovono, attaccano, curano e
interagiscono con elementi dello scenario: fin qui tutto è molto “standard”
per il genere dei dungeon crawler, quindi adesso proveremo ad accendere
il vostro interesse elencando cosa rende emozionante il gioco.
Il dado è una scienza esatta
Tutto funziona tramite lancio di dadi, non certo una novità per un american,
ma
tutte le azioni passano attraverso la meccanica di assegnazione dei 4 dadi
per ogni giocatore, cosa già meno comune. Ogni plancia personaggio ha un minimo di 4 spazi azione
(2 movimenti, 1 interazione e 1 cura) in cui inserire i dadi e ovviamente il
risultato del dado garantisce l’efficacia e in alcuni casi la riuscita
dell’azione. Troviamo spazi azione anche sulle carte arma e classe, oltre a
trovare azioni aggiuntive in alcune schede personaggio. Questo aggiunge
profondità tattica, chiedendosi di volta in volta se è meglio usare risultati
bassi per le armi (e sperare in un risultato positivo dei dadi di attacco,
sempre a 6 facce, ma diversi da quelli dei giocatori) oppure risultati alti (e
scongiurare la cattiva sorte, attivando l’abilità dell’arma di poter rilanciare
i dadi grazie a un 6, ad esempio).
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Il pugno e il teschio innescano abilità difensive e offensive rispettivamente |
Ovviamente esistono fattori che mitigano l’alea, senza far sconfinare l’azione
nel campo della noiosa prevedibilità. Il metodo più semplice è l’utilizzo di
segnalini rango che permettono i rilanci, anche se normalmente ogni
segnalino rango ha un solo utilizzo a partita. Con l’esperienza, si riesce a
coordinare i vari personaggi e a utilizzare in maniera sinergica le varie
abilità. In questo senso,
il gioco scala ottimamente qualsiasi sia il numero di giocatori (vedi il paragrafo successivo), ma è consigliabile usare più personaggi,
almeno 3, per avere un buon ventaglio di abilità da combinare. Alex è il
personaggio ideale per interagire coi terminali e guadagnare tempo in
determinate missioni, Guardian abbatte più nemici, Kyle Reese è veloce e può
andare in avanscoperta e John Connor para colpi destinati ai suoi compagni e
guarisce. Altre abilità fornite dalle carte classe si rivelano poi utilissime
in mano al giocatore e al personaggio giusto. Insomma la sinergia del party è
indispensabile per il genere e Terminator Genisys non fa differenza
(per fortuna! – NdPanda).
Nemici di latta
Il motivo per il quale il gioco scala bene è lo spawn dei nemici. Durante il
setup infatti va preparata la riserva dei nemici,
creando per ogni giocatore una fila di nemici, i quali riceveranno una
basetta dello stesso colore del giocatore. Alla fine del proprio turno, il
giocatore tira dadi rinforzi e il risultato indica da quale ingresso entrano
i nemici che agiranno, insieme a quelli dello stesso
colore già presenti sulla mappa. Questa meccanica del pool di nemici declinati per giocatore garantisce che l’azione sia sempre viva (a ogni turno entrano in gioco nuove
miniature) e aggiunge profondità. Sapendo infatti quali nemici muoveranno e
quali no, quali entreranno in gioco prima o dopo, si può ragionare su quali
conviene fare fuori e quali lasciare sulla mappa, creando insomma una gestione
di priorità.
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| Esempio di pool dei nemici |
Contrariamente ai nemici comuni, i boss agiranno a ogni turno,
costituendo così una minaccia maggiore, essendo anche dotati di comportamenti
diversi dal solito “avanza verso il giocatore più vicino fino a quando può
attaccarlo”, elencati nella propria carta logica. Il
T-1000 è un nemico inarrestabile, che va tenuto a bada ogni singolo turno, altrimenti son dolori. E il modo in
cui agisce è assolutamente fedele alla controparte hollywoodiana, aderenza
alla serie che si riscontra anche nelle altre meccaniche, nella storia e nei
materiali.
Ultimo ciak
Terminator Genisys: Rise of the Resistance è davvero un gran gioco.
L’originalità non consiste nella novità delle meccaniche, già presenti
altrove, ma nel metterle assieme per proporre una campagna fortemente
ambientata nella saga di Terminator. Si tratta di un gioco
perfetto come introduttivo agli american, per via della sua eleganza,
ma che diventa subito tosto.
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| Ecco come può presentarsi la prima missione dopo qualche turno |
Se la prima missione è molto generosa, già dalla seconda diventa palese
l’importanza delle coperture per non diventare carne da macello in breve
tempo
(tanto mandiamo il procione in avanscoperta – NdPanda) e questo nonostante i dadi di attacco abbiano solo due facce negative su
sei. Molto apprezzabile anche il fatto che i giocatori senza più punti vita
giochino ugualmente, utilizzando solo dadi con il risultato “1”, a simulare
perfettamente la condizione di un soldato colpito e a terra, che tenta con le
ultime forze rimaste di essere ancora utile alla squadra.
Ovviamente ci sono anche dei lati negativi, oltre ai già citati typo. Il primo
turno è poco dinamico in alcune missioni, in assenza di nemici non c’è molto
da fare (se non muovere) e qualche dado avanza. Il setup è un po’ macchinoso,
dovendo posizionare tante basette sotto le miniature (consigliabile lasciarle
inserite a partita conclusa, facilita tantissimo la preparazione della prossima
partita). Forse pecca un po’ di varietà (un paio di nemici comuni in più non
avrebbero guastato) e magari anche di quantità (sette missioni sono forse un
po’ sotto la media per i giochi del genere, anche se non necessariamente),
ma
sul profilo della qualità tutte le missioni sono assolutamente brillanti e
belle da giocare,
soprattutto le ultime due, dove i nemici popoleranno la mappa come fosse terra
natìa.
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| In alcune missioni avremo degli alleati da controllare |
La campagna non è pesante da “conservare”, dato che da uno scenario
all’altro generalmente si guadagnano carte classe o segnalini rango e si
conserva il proprio equipaggiamento
(bastano delle bustine ziplock o una bella foto con il pandacellulare
– NdPanda).
A proposito, ma penso lo abbiate già intuito, Terminator Genisys è uno di quei
giochi american dove il 90% dell’azione consiste in innumerevoli lanci (e
rilanci) di dadi e sparatorie furiose,
pieno di momenti da batti cinque, ideale per pomeriggi ludici
coadiuvati da snack e birra. Le tre caratteristiche principali del gioco
(posizionamento dadi, spawn e azione dei nemici secondo il colore dei
giocatori, il turno dei giocatori deciso di volta in volta e non
predeterminato in senso orario a partire dal primo giocatore) combinate danno
vita a un gioco ricco d’azione in cui le decisioni vanno pesate attentamente.
Nonostante sia possibile equipaggiare 2 armi e una granata
contemporaneamente
(e credeteci, è un toccasana – NdPanda),
per la legge dei grandi numeri (e il grande numero qui è il numero dei
nemici), la sopravvivenza è sempre in discussione.
Il terrore del giocatore, dinanzi a titoli su licenza, è sempre quello di
trovarsi davanti a un gioco in cui l’impegno profuso per ottenere la licenza
sia inversamente proporzionale a quello dedicato allo sviluppo e al playtesting.
Non è questo il caso:
Terminator Genisys: Rise of the Resistance è ben studiato, sia per
ambientazione che per piacevolezza delle meccaniche, il suo gameplay è
semplice (si spiega velocemente), ma profondo, e qui si spara tanto, ma mai a
casaccio.
Se siete appassionati della serie l’acquisto è quasi d’obbligo, se cercate un
american più facile da intavolare di tanti titoli più famosi, ma comunque
appagante, prenderlo in considerazione è una scelta ben ponderata. E in tal
caso, vi lasciamo col solito link a Egyp.
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