Quando F/B!O ha scoperto che ero fan della Trilogia di
Ritorno al Futuro mi ha proposto di ricevere la copia del gioco per
scriverne delle impressioni. Quando me lo ha detto gli occhi hanno
cominciato ad assumere quella forma di triangolo con gli archetti, come si
dice… ah sì, a cuoricino! Poi la mente è andata a quelle serate di fine
anni ’80, quando Italia 1 era Italia 1 e quando i film in prima serata
cominciavano – udite udite – alle ore 20:30. Che ricordi. All’epoca non ero
un grosso frequentatore di sale cinematografiche e quando un film usciva in
sala, dopo circa un anno potevi vederlo sul piccolo schermo. Oltre alla TV
c’erano poi le cassette, le videocassette, insomma, i VHS. So che per molti
questi sembrano codici o parole senza senso, ma vi assicuro che c’è stato un
tempo in cui il WWW non esisteva e, se esisteva, era solo perché qualcuno
aveva scritto male l’acronimo del WWF. Un tempo in cui il “tempo” scorreva
molto più lentamente di oggi, un tempo in cui dovevi combattere con la presa
SCART per avere una qualità (?) video decente, perché c’era una cosa che si
chiamava videoregistratore, il quale non sempre colloquiava bene con il
televisore. Il videoregistratore aveva poi delle cose che (mi dicevano) si
chiamavano “testine” che dovevano essere pulite con una videocassetta ad hoc
pregna di un liquido pulente, più efficace dell’acetone che usava mia madre
per togliere lo smalto dalle unghie: l’acetone puzzava e lasciava chiazze di
smalto, il liquido pulisci-testine no, era perfetto e quando mettevi la
“cassetta” era tutta un’altra visione dopo. È così che, personalmente, sono
riuscito a vedere il secondo e il terzo capitolo della trilogia.
in cui Marty riceveva la lettera di Doc dal passato, c’erano addirittura
degli spezzoni del terzo con cavalli e DeLorean circondati da nuvole di
polvere nel lontano West. Meno male che un mio ex compagno delle medie di lì
a poco mi avrebbe prestato una cassetta “non proprio originale” con il tanto
atteso ultimo capitolo, dandomi la possibilità di esclamare, nel caldo
abbraccio del divano anni ’70 dei miei, GRANDE GIOVE!
ancora alcune cose, anzi, ancora alcune curiosità sui film da scrivere,
passerò a parlarvi del gioco, di come gira e di com’è riuscito, se ci è
riuscito, a restituire in partita la mitica ambientazione
grangioviana.
il post, ho deciso di scrivere comunque tutte le curiosità che conosco
alla fine.
Ci troviamo di fronte a un puzzle game puro, non “duro e puro” come
avevo impropriamente scritto nella
pillola, perché abbastanza facile da affrontare senza alcun vero e tosto
scervellamento da innescare. Il principio base del gioco è quello di
risolvere eventi, raccogliere oggetti e riportare questi ultimi in
determinati luoghi nella specifica linea temporale di appartenenza. Ogni
giocatore, con la sua DeLorean, parte dalla Torre dell’orologio
corrispondente al suo colore (e quindi al suo anno): in 2 giocatori si
affronteranno tre eventi ad ogni turno, in 3 giocatori cinque eventi e in 4
giocatori otto eventi.
Il tutto si svolge attraverso sei semplici passaggi:
-
si pescano carte evento, che si vanno a piazzare nei luoghi indicati e
nell’anno indicato oppure vanno a modificare, temporaneamente, le azioni; -
si lanciano i dadi, che riportano icone diverse, le quali innescano azioni
diverse (coppie uguali, invece, varranno come un dado jolly); -
si svolgono le azioni, che permettono di spostarsi da un anno all’altro,
da un luogo all’altro, di risolvere gli eventi, di eliminare malus o di
spostare il fastidioso Biff; -
si sposta in avanti il segnalino Outatime, che, alla fine del tracciato,
determinerà il fine partita con la sconfitta; -
si aggiungono gettoni paradosso, che rappresentano malus per le condizioni
di vittoria; - si passa il segnalino primo giocatore.
che hanno fatto da scenario alle storie raccontate dai film, all’interno dei
quali si sposteranno le nostre DeLorean (in quattro colori per ognuno dei
quattro giocatori).
Lo sviluppo delle azioni è molto lineare e il downtime è davvero
ridotto, visto che, durante la fase delle azioni, ogni giocatore ha a
disposizione solo quattro dadi che possono tradursi in quattro o meno
azioni. Meno, perché coppie di dadi con lo stesso simbolo potrebbero essere
impiegati quale singola azione jolly o semplicemente perché si potrebbe non
riuscire a compiere le azioni suggerite da tutte le facce dei dadi. La
risoluzione degli eventi è molto semplice: basterà “spendere” le facce di
dadi con gli stessi simboli presenti sulle carte. Una volta risolti gli
eventi si pescheranno oggetti che bisognerà conservare e portare, nei turni
successivi, nel luogo e nell’anno indicato. Si vince la partita quando tutti
gli oggetti presenti in gioco (il numero varia a seconda del livello di
sfida prescelto) sono stati riportati nel loro anno di appartenenza,
ripristinando così il giusto continuum spazio-temporale.
per famiglie, anche neofite, che cercano un gioco facile da
intavolare, ma non per questo banale.
hanno riportato, con più di un sorriso, alle tematiche sviluppate nei tre di
film.
Innanzitutto, durante il proprio turno, un giocatore può scegliere di
piazzare un dado che ancora non ha speso sul luogo in cui si trova la sua
DeLorean, permettendo, in un turno successivo, a qualunque altro giocatore
che si trovi in quel luogo-tempo o nello stesso luogo in un anno futuro (non
certo nel passato) di spendere questo cosiddetto “dado ondulatorio” per
risolvere le proprie azioni. Sta cosa mi ha fatto pensare subito a quando
Doc lascia la DeLorean nella miniera, nel passato, per farla ritrovare a
Marty nel futuro… figata! L’altra dinamica di gioco che mi ha riportato al
tema del film è quella legata al momento in cui due DeLorean si incontrano
su di una stessa casella, in uno stesso preciso luogo. Le DeLorean hanno
colori diversi, perché appartengono a linee temporali diverse e anche qui,
come nei film, non è un bene che un “me” del passato incontri un “me” del
futuro (o viceversa), quando questo accade si accelera il fine partita,
verso la sconfitta, con l’avanzamento di due spazi del segnalino Outatime.
Le configurazioni con cui l’ho provato sono state in 2 e 3 giocatori e ho
valutato che la difficoltà sia bene o male la stessa. In 4 immagino possa
essere un poco più impegnativo, perché gli eventi diventano, in pratica, due
per ogni giocatore. Anche se si coprono tutte e quattro le linee temporali,
questo potrebbe non servire con un tiro di dadi poco utile ad affrontare gli
eventi presenti sulla nostra linea. Alla fine il titolo
mi è piaciuto. Mi sono piaciuti i materiali con le DeLorean in
plastica, i dadi custom e le carte con un accattivante ed essenziale
artwork (chiedo a chi è più esperto di grafica se la scelta
stilistica, senza volto, abbia un nome specifico). Mi è piaciuto il
collegamento continuo col tema dei film: si va avanti e indietro all’interno
degli anni e tra i diversi anni, sempre in cerca di una soluzione ai
problemi, un po’ come succedeva ai protagonisti della trilogia. Mi è
piaciuta la linearità e la semplicità di applicazione delle regole, chiare e
facili da interpretare, senza alcun bisogno di consultare il regolamento una
volta letto. Un difetto che posso trovare però è legato proprio alla
semplicità del titolo e alla fascia di età a cui si rivolge. Quel 10+ è
molto azzeccato, talmente azzeccato che pensare di proporlo a ragazzi più
grandi, non fan della serie (ammesso che esistano!), diventa difficile. Se
mi è concesso fare un paragone con la cucina, è come un piatto di pasta
cucinato bene, con materie prime buone, ma che non ti lascia sazio.
fan della serie: compratelo a occhi chiusi già solo per guardarvi le carte
con le scene che rappresentano.
approcciarsi ai giochi da tavolo con l’uso dei dadi e con il concetto dello
spostamento e della risoluzione delle azioni.
anche il video di unboxing che ho caricato sul nostro canale
YouTube.
velocità e l’immediatezza dei contenuti video, si merita senz’altro qualche
curiosità:
-
la prima Jennifer, Claudia Wells, non ha partecipato alle riprese del
secondo e del terzo film a causa dei problemi di salute della madre; -
nel primo capitolo Doc Brown è stato doppiato da Ferruccio Amendola (per
anni voce storica di De Niro e Pacino) e Marty McFly da Teo Bellia (voce
di Tom Tucker de I Griffin negli episodi e di Stewie Griffin per la sola
sigla de I Griffin); -
per gli altri due capitoli Doc è stato doppiato da Dario Penne (voce
italiana di Anthony Hopkins) e Marty da Sandro Acerbo (voce italiana di
Brad Pitt); -
la scena delle mutande firmate in cui Marty si presenta alla madre del
passato come Levi Strauss è un adattamento italiano, perché l’originale
portava Marty a farsi chiamare Calvin Klein che, in Italia, non avrebbe
reso essendo, all’epoca, una marca non ancora diffusa nello
stivale; -
il primo film è stato girato prima quasi tutto con un altro attore
protagonista, Eric Stolz, e non con Michael J. Fox (incredibile!) per poi
essere rigirato, almeno per le sole scene con protagonista Marty. Questo
perché in fase di post produzione e montaggio ai produttori la prova del
protagonista non aveva convinto nell’insieme.
cambio di “prime impressioni” intellettualmente oneste.
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