[Boardgame World] Red Glove

scritto da

Simarillon (Davide)
Oggi abbiamo la fortuna di sentire (almeno metaforicamente) la voce di Federico Dumas, General Manager di Red Glove, e Simona Lombardo, Responsabile Commerciale della stessa Red Glove.

Simona e Federico sono due persone molto competenti e molto schiette, che dicono sempre cose interessanti e sono alla guida di un’azienda storica sul mercato italiano.
Abbiamo provato a farci raccontare qualcosa su Red Glove, sulle sue specificità, sul mercato del gioco in generale e, per finire, qualche perla sul futuro.

1. Federico, Simona, potete presentarci Red Glove e dirci quale pensate sia il vostro punto di forza, ovvero ciò che vi distingue dagli altri sul mercato?
Simona: Red Glove è una casa editrice di giochi di società (per chi non lo sapesse…), ci spingiamo a dire che siamo una delle aziende “leader” di settore in Italia. Attualmente abbiamo sede in Carrara, nel nord della Toscana, e abbiamo un catalogo composto all’80% di giochi da noi direttamente editati.
Il nostro punto di forza? Crediamo che i giochi Red Glove abbiano un “gusto” differente da quelli di altre realtà operanti sul mercato, un gusto molto più “italiano”. Sono giochi divertenti, scanzonati, con buone componentistiche e un ottimo prezzo al pubblico. Tutti ingredienti che compongono la ricetta Red Glove e che la rendono un piatto sorprendente.

2. Qual è il principale target dei vostri giochi?  A che tipi di giocatore vi rivolgete? 

Simona: Il nostro target è ampio. Partiamo dai primi giochi di società per l’infanzia (i tre porcellini, grandi eroi in pigiama), il cui intento è insegnare al bambino a partecipare a un gioco collettivo, passando poi per i giochi per bambini, magari seguiti da un genitore (come Nascondino, La Casa Stregata, L’Isola del Tesoro). Continuiamo con i giochi per famiglia (quindi ragazzi con genitori, come Super Farmer, Australia Outback), concludendo con gli young adults e i giocatori adulti occasionali (Vudù, Doodles, Rush & Bash). Con il brand Tesla Games, da noi distribuito, arriviamo a raggiungere anche i giocatori “hardcore”.

3. Siete in questo mercato da molti anni, 12 mi pare: nel tempo come si è evoluto il settore e il vostro catalogo?
Federico: Un po’ di più. In realtà, siamo da 14 anni sul mercato, faremo 15 anni nel 2021. Ci sono voluti diversi anni prima che trovassimo la nostra giusta dimensione, così come lo stesso mercato del gioco ha necessitato di molti anni per raggiungere una dimensione stabile. Abbiamo iniziato con giochi di ruolo con target giocatore molto elevato (parliamo di Rolemaster) per poi passare ai giochi da tavolo per occasionali e giocatori. Abbiamo distribuito vari marchi in Italia fino a 8 anni fa, quando abbiamo preso la scelta di pubblicare giochi di nostra produzione e ridurre sensibilmente le localizzazioni. Una scelta difficile, ma che ha dato, e sta dando, grossi risultati.

4. Come vedete il futuro dei giochi da tavolo, sia a livello globale che in maniera più specifica per quanto riguarda l’Italia? Ha colmato il suo gap con altri paesi europei?
Federico: Dal punto di vista del mercato specializzato, crediamo che l’Italia abbia colmato il suo gap 3 anni fa. Ormai quasi tutti i titoli degni di nota hanno una pubblicazione italiana localizzata e, se non l’hanno, compare un nuovo editore con la localizzazione in mano. Dal punto di vista del mercato più ampio, chiamiamolo mass market, abbiamo molto da lavorare, ma non siamo nemmeno i peggiori: ci stiamo muovendo bene, anche se il nostro mercato continua ad essere un mercato frammentato, in cui il grosso dell’editoria è composta da localizzatori e il localizzatore ha più difficoltà a raggiungere il largo pubblico e a lavorare con grandi realtà distributive.

5. Quali sono i vostri giochi in particolare che raccomanderesti ai nostri lettori? “Tutti” non è valida come risposta!!!
Simona: Be’… Sicuramente Vudù. Ormai il gioco ha riscosso così tanto successo che non ha senso non averlo in collezione. Tra i giochi più recenti, posso suggerire Doodles, un party game molto divertente, adatto soprattutto a chi non sa disegnare, o Tortuga Gourmet, che è un veloce gioco di carte per tutta la famiglia. Se invece penso ai più piccoli, penso a Cenerentola [a breve ne troverete la recensione sul blog – NdR] o a L’Isola del Tesoro.

6. Avete nel catalogo un super-classico come Super Farmer e in generale avete giochi che sono a catalogo da moltissimi anni (mi viene in mente Vudù). Qual è il segreto perché un gioco possa rimanere così tanto sul mercato e confermare il suo successo?
Federico: Se ti rivelassi il segreto, poi dovrei ucciderti… Scherzi a parte, credo che entrino in gioco quattro fattori.
Il primo fattore è sicuramente dato dalle scelte editoriali: si possono fare scelte che inseguono la “moda” originando giochi che vendono velocemente nel momento dell’impatto sul mercato, ma che, raramente, tengono il passo con i tempi, oppure si possono scegliere giochi evergreen con ambientazioni/meccaniche che non sono soggette a moda, rischiando di vendere meno al momento dell’ingresso sul mercato, ma di rimanere a lungo in esso.

Il secondo fattore è la cura che abbiamo per i nostri giochi e la continua ricerca che facciamo per produrli. Per esempio, L’Isola del Tesoro (editato nel 2013 e sul mercato ormai da 7 anni), ha avuto sia un restyle grafico completo che alcuni ritocchi al regolamento e ha cambiato 3 fornitori di materie prime. Nel tempo, bisogna riuscire a mantenere il gioco agli standard che richiede il mercato e ricercare costantemente nuovi fornitori per mantenere sia il prezzo sia la qualità dei prodotti allo standard Red Glove.
Il terzo fattore è sicuramente il pubblico di riferimento. Chi lavora con collezionisti è sempre alla ricerca di “materia nuova”, perché il suo cliente è sempre affamato di novità. Chi, come noi, lavora con il largo pubblico non ha bisogno di ricercare costantemente nuovi giochi, bensì ha bisogno di nuovi giocatori, famiglie, ragazzi a cui presentare i giochi. Senza arroganza, possiamo dire che parte dell’allargamento del mercato degli ultimi anni è merito anche nostro: la nostra continua ricerca di nuovi punti di incontro con possibili futuri giocatori ha creato un’affluenza continua di nuove leve al mercato.
Il quarto fattore è la nostra indipendenza. Essere editori permette di non essere soggetti alle regole delle localizzazioni e quindi seguire ogni gioco con maggiore cura e renderlo disponibile nel mercato nei tempi richiesti e non viceversa. Inoltre, non siamo costretti a seguire per forza le mode del momento localizzando il gioco X o il gioco Y. Sono due lavori differenti, ma posso assicurarvi che da un localizzatore difficilmente troverete long sellers, anche perché, spesso e volentieri, il localizzatore lavora più sulla richiesta già presente nel pubblico (va a soddisfare la richiesta di un particolare gioco in lingua italiana) rispetto a creare un gioco da zero e quindi ricercare e creare una nuova fetta di giocatori a cui proporlo.

7. E al di fuori del vostro catalogo quale gioco avreste voluto produrre voi? C’è qualche gioco che vi è passato davanti vi siete lasciati sfuggire e poi è diventato un best seller?
Federico: Da quando abbiamo fatto la scelta di quasi editoria pura, direi di no, ma, come localizzatori, ce ne è sempre stato uno che non siamo riusciti a produrre. Si tratta di una localizzazione, un gioco che scoprimmo in associazione molti anni fa, direi agli albori della Red Glove. Il gioco si chiama Burg Appenzell ed era edito da Zoch Spiele. Un bellissimo gioco per bambini (5-6+), interessante anche per adulti alla ricerca di un gioco semplice e divertente… Non siamo mai riusciti a strappare un contratto… Se non quest’anno quando abbiamo chiuso a Norimberga 2020 e lo vedrete, probabilmente, nei primi mesi del 2021 in versione italiana. Chi la dura la vince!

8. Ci puoi  anticipare qualcosa di particolarmente “gustoso” per i nostri lettori? Cosa ci sta preparando Red Glove?
Federico: Ormai siamo quasi a fine anno, ma abbiamo ancora due
novità in uscita che arriveranno prima del 2021. Per i più piccoli
arriva la riedizione de La Casa Stregata. Nuove meccaniche, nuovi
materiali e una sorpresa divertente: un gioco che brilla al buio
per le vostre serate di Halloween. Per tutti invece arriva
Polywords, un nuovo party game dove le parole più semplici sono le
più geniali. La Casa Stregata è prevista per fine ottobre e
Polywords per fine novembre.

9. Siete dei giocatori? Quali giochi vi piacciono? Come conciliate il gioco come hobby/passione e come professione?
Simona: Noi siamo giocatori onnivori. Giochiamo veramente a tutto, dai giochi più semplici ai più complessi. Crediamo che la passione, nel nostro settore, sia una leva fondamentale senza la quale non potremmo andare avanti. Se dobbiamo dirla tutta, abbiamo una leggera tendenza a preferire german cinghiali quando giochiamo con amici coetanei, ma non disdegniamo effettivamente nulla (l’altro giorno al mare giocavamo sulle sdraio a Dolly Crush con alcuni bambini, divertendoci forse anche più di loro). Quindi, fortunatamente, non dobbiamo conciliare nulla! 😀

10. L’ultima possibilità per dire quello che volete ai nostri lettori:
Vogliamo ricordare a tutti che il gioco di società è un momento di aggregazione, un momento piacevole da condividere con altri. Ultimamente notiamo un’involuzione del giocatore, alla ricerca smodata dei giochi con versione in solitario o al massimo per 2. Non leviamoci il piacere di condividere il divertimento: il gioco di società è condivisione, lo dice anche la parola stessa. Vanno bene le collezioni e le grandi librerie piene di giochi, ma valgono poco se non abbiamo persone con cui condividerli.

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