scritto da Bernapapà
Reiner Knizia è uno dei più noti autori del panorama ludico mondiale, con alle spalle quasi trent’anni di carriera ed un numero astronomico di giochi ideati (BGG ne riporta quasi 600…).
Il suo capolavoro indiscusso è sicuramente Tigri ed Eufrate, rivisitato lo scorso anno con Babylonia, ma di lui sono interessanti anche El Dorado, Samurai, Ra e tanti altri.
Una delle meccaniche a lui più gradite è il piazzamento tessere, che ci ripropone in questo nuovo gioco, Forbidden City, edito dalla Jumbo, distribuito in Italia dalla GateOnGames.
Il gioco è pensato per un pubblico molto vasto (8+), da 2 a 4 giocatori, per una mezz’oretta di gioco, senza alcun testo nel gioco.
Basato su dinamiche di maggioranze, rivela una componente piuttosto esplicita di interazione, legato ad una celata dinamica di ricalcolo dei punteggi che lo rende un gioco affatto banale, da comprendere appieno dalla seconda partita in poi.
Se vi ho incuriosito a sufficienza, seguitemi…
L’AMBIENTAZIONE
Come talvolta accade nei giochi del nostro autore, l’ambientazione risulta talvolta un po’ posticcia, ma in questo caso viene espressa soprattutto dall’impatto visivo del gioco.
Siamo catapultati nella Cina Imperiale sotto un fantomatico imperatore Wei Zu Yang, e saremo chiamati, coma funzionari, a ottenere la maggiore influenza andando a chiudere le stanze della città proibita, contendendosi con gli altri funzionari le stanze più ampie e la presenza dei draghi imperiali.
I MATERIALI
Nella scatola, di opportune dimensioni, troveremo una costruzione in cartone tridimensionale che rappresenta il centro della Città Proibita, posizionata al centro della base quadrata, double face, che rappresenta la base di partenza per il piazzamento tessere.
Da un lato abbiamo terreni neutri che non saranno conteggiati, mante dal lato opposto, abbiamo già la suddivisione in 4 stanze colorate, che forniranno punti per coloro che riusciranno a chiuderle.
Ogni giocatore sarà dotato di 24 tessere quadrate (30 per il gioco a 2), rappresentanti stanze nei tre colori (bianco, verde e rosa), attorniate talvolta da muri perimetrali, con o senza porte di ingresso.
Su alcune di queste stanze è riportato il disegno di un drago, mentre su altre sono riportati da uno a tre funzionari, nel colore del giocatore.
Alcune tessere rappresentano due diverse stanze, separate da un muro diagonale, con porta di passaggio fra le due.
I punti sono rappresentati dai soldi (yen) nella loro caratteristica forma con il buco in mezzo, nei tagli da 1, 2, 10 e 20.
Dal punto di vista scenografico, il palazzo tridimensionale fa la sua figura, mentre per le tessere, di robusta fattura, sono sufficientemente scarne: è stata evidentemente preferita la chiarezza di gioco, rispetto ad altre produzioni che, rincorrendo l’estetica, hanno prodotto giochi quasi ingiocabili.
LE REGOLE
Le regole sono estremamente basiche: ognuno riceve la propria pila di tessere che rimangono coperte: al proprio turno, si pesca una tessera, la si posiziona ortogonalmente alla tessera base o ad altre tessere già piazzate, seguendo le regole di posizionamento.
Nel caso in cui venga chiusa una stanza, si calcola il punteggio della stanza stessa e delle stanze adiacenti, e si assegnano i soldi al giocatore che detiene la maggioranza di consiglieri nella stanza appena chiusa; il secondo classificato ottiene la metà del punteggio, mentre se c’è parità fra due giocatori, entrambi ottengono la metà del punteggio; con 3 o 4 giocatori in parità nessuno ottiene nulla.
Il gioco termina quando tutti i giocatori hanno in mano due tessere;, che saranno scartate ottenendo 2 monete per ogni consigliere e 3 monete per ogni drago presenti sulle tessere scartate.
Il più ricco sarà il vincitore del gioco.
Ma veniamo alle regole di piazzamento, anch’esse sufficientemente semplici: l’unico divieto è unire due tessere di colore diverso, non separate da almeno un muro.
Una stanza risulta chiusa quando è completamente attorniata da muri, con o senza porte, che siano o propri o delle stanza attigue.
Il punteggio per ogni stanza chiusa è dato dalla somma del numero di tessere di cui è composta la stanza, cui si sommano tre punti per ogni drago presente nella stanza stessa.
Una stanza è considerata attigua se è presente una porta che comunica con la stanza chiusa; il punteggio delle stanze attigue si effettua nello stesso modo della stanza chiusa, e si calcola anche se la stanza attigua non è chiusa.
LE IMPRESSIONI
Premetto che per ridurre il fattore aleatorio, l’ho giocato con un piccolo buffer di due tessere, in modo da poter decidere quale delle due giocare al proprio turno.
Detto questo, la semplicità della meccanica non deve trarre in inganno, pensando che il gioco sia un semplice gioco di maggioranze, dove si va a fare sportellate con gli avversari per accaparrarsi le stanze da chiudere più remunerative.
Perché il nostro autore ha messo quella regoletta, per cui alla chiusura di una stanza, si riassegnano anche i punti delle stanze attigue.
E allora cambia tutto, perché rimane necessario concentrarsi sull’espansione delle stanze, andando a cercare di contrastare le maggioranze, ma ancora più determinante diventa riuscire a chiudere con maggioranza stanze anche molto piccole, ma che hanno adiacenze, meglio se molte, con stanze importanti: in quest’ottica il vincitore non sarà chi è riuscito a chiudere le stanze più remunerative, ma chi è riuscito a ottenere più punti con le adiacenze, che sono molto più semplici da “controllare”.

Per questo diventa fondamentale il posizionamento delle porte che può aprire o chiudere i giochi.
Importante anche il fatto che, attraverso il muro, è quasi sempre possibile intralciare le mire espansionistiche di un avversario se per caso in quel turno non si hanno a disposizione tessere con i propri funzionari.
Giocandolo, quindi, ci si rende conto che il fattore aleatorio è ovviamente presente, ma che lo si può dominare in modo molto efficace, cercando utilizzare al meglio le proprie chances.
E’ quindi giocabile sicuramente anche da parte di un pubblico molto giovane, ma se la tavolo è presente uno stratega più scafato, non ci sarà competizione: in altre parole, è un gioco che necessita di una buona dose di capacità riflessive.Sia chiaro, questo non lo trasforma assolutamente in un cinghiale, ma non lo annovererei fra i giochi “per bambini”.

Da un certo punto di vista potrebbe essere interpretato coma una rivisitazione di Carcassonne, ma a mio avviso questa particolarità delle stanze adiacenti lo rende meno immediato da giocare con consapevolezza.
Non aspettatevi comunque un qualcosa di particolarmente innovativo: di maggioranze e piazzamenti tessere è pieno l’universo ludico, ma se vi capita di farci un giro, ci sta che ne possiate apprezzare questo retrogusto inaspettato, che forse si apprezza di più, come detto nell’introduzione, dalla seconda partita in poi.
Si ringrazia la GateOnGames per la copia di review concessaci.