scritto da Meepleontheroad (Valeria)
“Le grandi profondità dell’oceano ci sono completamente sconosciute. Lo scandaglio non ha saputo raggiungerle. Che avviene in remoti abissi? Quali esseri abitano e possono abitare a dodici o quindici miglia sotto la superficie delle acque? E qual è l’organismo di questi animali? Si può a malapena immaginarlo.”
Pierre Aronnax, naturalista del Museo di Storia Naturale di Parigi
[da Ventimila Leghe sotto i Mari, Jules Verne, 1870]
OCEANS è stato il gioco della quarantena. Me lo ricorderò così. Arrivato poco prima del lockdown, mi ha tenuto compagnia per due mesi. E in queste settimane l’ho studiato, intavolato, analizzato, scomposto e ricomposto. Scandagliato come un fondale, per restare in tema. Unico rammarico: giocato sempre in due, finora.
OCEANS fa parte del fortunato filone di EVOLUTION, con cui condivide molto, ed è reduce di una rapida campagna su Kickstarter iniziata nel Marzo 2019. Si tratta di un gioco di carte in cui la gestione della mano e la costruzione di un motore costituiscono le meccaniche principali.
OCEANS è stato pensato per 2-4 giocatori, ma il regolamento prevede anche un’espansione per aumentare il numero a 5 o 6, con un avvertimento: “Attenzione perché potrebbero esserci molti tempi morti, quindi è meglio se tutti sanno già giocare bene… ma comunque ci si diverte di più in tanti”.
Questo monito mi ha fatto sorridere.
La produzione di OCEANS ha coinvolto parecchie persone, dai quattro autori (N. Bentley, D. Crapuchettes, B. Goldman e B. O’Neill) fino agli innumerevoli illustratori e gli ancor più numerosi playtester: mi piace quando i credits riportano i nomi di tutti quelli che hanno partecipato a un lavoro così imponente come la creazione di un gioco, credo sia una forma di rispetto che personalmente apprezzo.
OCEANS è stato pubblicato originariamente da Northstar Games Studio; in Italia (con il nome di “Oceani”) ci ha pensato Pendragon. Credo però che non abbia avuto l’attenzione che si merita. Forse i più pensano che sia solo un rifacimento di EVOLUTION. Sbagliato. O magari ci si aspettava di lanciarlo ad aprile, a Modena PLAY (occhi lucidi mentre scrivo, sigh). Chi lo sa. Ma tant’è. E quindi eccomi qui, provo a parlarvene io.
LE REGOLE IN POCO
Le regole di OCEANS sono davvero semplici, possono essere riassunte in cinque righe. Il nostro compito è creare e sviluppare specie marine combinando tra loro tratti peculiari come velocità, trasparenza, simbiosi, ecc.
Più la nostra specie riesce ad adattarsi all’habitat, più mangia più si evolve… e invecchia. Arriverà anche un punto in cui si estinguerà, ma se abbiamo giocato bene non dovremo temere questo momento.
Vincerà la partita il giocatore che sarà riuscito a far invecchiare di più le sue specie e tale progresso si misura in piccoli pescetti colorati che rappresentano il nostro bottino segreto di punti.
LO SPIRITO DEL GIOCO: ADATTAMENTO ED ESTINZIONE
Due sono i concetti base che vengono fuori da questo paragrafo: adattamento ed estinzione. L’adattamento è a mio avviso il cuore del gioco. Adattarsi vuol dire disporre le specie sul tavolo in un certo modo, in quanto la loro posizione può influenzare chi mangia e chi viene mangiato, chi guadagna pesci extra e chi può difendersi, chi vive in simbiosi e chi gioverà dall’estinzione di altri. L’interazione tra i giocatori è altissima: è come se le specie fossero disposte in cerchio per cui quelle che si trovano agli estremi del mio spazio confinano in realtà con quelle dei miei avversari da cui possono trarre benefici o subire svantaggi. Se l’interazione diretta non vi piace, questo gioco non fa decisamente per voi.
Adattarsi vuol dire anche capire da che zona del mare è meglio “mangiare” o in quale area è meglio “migrare”.
OCEANS non ha il classico tabellone di gioco, ma una serie di scatolette che rappresentano le diverse zone – la Scogliera o i vari livelli di profondità dell’oceano – in cui il nostro cibo (i pescetti colorati che bramiamo con tanto ardore) si sposta di continuo. Adattarsi vuol dire anche capire quali carte – cioè quali tratti – non servono alle nostre specie; le scarteremo quindi per far posto a nuove possibilità, in un’ottica di raffinato hand management.
L’estinzione è il concetto che mi piace di più.
Anche se, a conti fatti, vuol dire semplicemente che una nostra specie muore e viene rimossa dal gioco, mi piace vederla in una prospettiva Darwiniana: le condizioni dell’habitat sono mutate, sono sopraggiunte altre specie con caratteristiche più consone all’ambiente e non c’è più spazio per la mia creatura marina.
Tuttavia, è la consapevolezza di averla fatta evolvere nel migliore dei modi, di averla fatta mangiare abbondantemente e di averla fatta invecchiare a dovere (cioè di averci guadagnato un sacco di quei pescetti colorati nel corso dei vari turni) a permettere questo mindset positivo. In realtà, anche una specie sopravvissuta solo un round può avere un suo perché: magari ha permesso di salvarne una più potente grazie al suo sacrificio o semplicemente ci ha fatto guadagnare un turno che altrimenti avremmo buttato.
A volte mi capita di paragonare questo concetto al “declino” di Smallworld. Avete mai giocato a questo titolo della Days of Wonders? Anche lì non bisogna affezionarsi troppo alla razza che si sta controllando perché arriverà un momento in cui bisognerà riconoscere la sua sconfitta dopo averla fatta espandere il più possibile.
Una partita a OCEANS è divisa in due da quella che viene definita “Esplosione del Cambriano”. Si tratta di un evento paleontologico realmente accaduto che risale circa a 540 milioni di anni fa. L’esplosione cambriana vede un impennarsi della diversità e dell’evoluzione della vita multicellulare sulla Terra.
Analogamente, nel gioco rappresenta il momento in cui il ritmo della partita aumenta, obbligando i giocatori a gestire più carte e le loro specie a invecchiare più rapidamente. Ebbene sì, solo le migliori sopravvivranno all’estinzione e arriveranno ai giorni nostri!
L’Esplosione del Cambriano attiva anche le cosiddette Carte Scenario. Altro non sono che eventi portatori di vantaggi o svantaggi per le specie, condizioni che cambiano, catastrofi naturali o mutazioni climatiche. Tutte assolutamente plausibili in quella che è l’ambientazione del gioco. Inoltre, da questo punto in poi della partita sarà possibile usare le bellissime carte Abissi. E il superlativo qui è voluto.
OCEANS può essere infatti giocato a due livelli di difficoltà, che potete scegliere liberamente a seconda se siete neofiti o esperti del genere, se giocate con i più piccoli o se semplicemente volete una partita più friendly o più cattiva.
I tratti che possiamo assegnare alle nostre specie per farle evolvere appartengono a due mazzi diversi: il Mazzo di Superficie (chiaro) e il Mazzo Abissi (scuro).
Il Mazzo di Superficie presenta un numero limitato di caratteristiche (12) che si ripetono più volte: sono i tratti basilari per una specie. Il Mazzo Abissi si compone di carte uniche e illustrate in maniera superlativa che rappresentano tratti estremamente potenti negli ambiti più diversi. Le carte Abissi sono quelle che rendono OCEANS davvero un gioco particolare dalla variabilità al limite dell’infinito. Il fatto che ogni tratto sia unico fa sì che realmente i giocatori possano mettere in atto una strategia di gioco diversa da quella degli avversari, creare degli squilibri che le caratteristiche base non permettono e divertirsi a scoprire le migliaia di combo possibili. E così vedono la luce il “Kraken Filtratore dall’Olfatto Acuto e con Sacca d’Inchiostro Difensiva”, il “Cavalluccio Draconico Tentacolato dotato di Elettroricezione”, il “Serpente di Mare Trasparente che si nutre sul Fondale grazie al suo Veleno Paralizzante” o il “Cetaceo Filtratore dal Metabolismo Lento e l’Intelligenza Acuta”. Luogo affascinante, l’oceano.
Le carte – che siano di Superficie, Abissi o Eventi – sono il cuore di OCEANS. Di buona fattura, ma si mescolano tantissimo, quindi impossibile non imbustarle. Il resto dei materiali è composto dai pescetti colorati di un bel cartoncino spesso (esistono anche dei bei pesciolini di plastica trasparente, se si muore dalla voglia di pimpare il gioco), dagli schermi dietro cui nascondere i punti e dalle plance delle specie (un po’ sottili, se vogliamo trovare un difetto) e, infine, dal bellissimo cartonato componibile che rappresenta la Scogliera e le diverse aree dell’oceano. Una volta montato si ripone nella scatola senza difficoltà ed è molto resistente. A proposito di scatola: adoro che abbiano fatto la base a tema “Abissi” e il coperchio a tema “Superficie”, insieme fanno risaltare ancora di più il contrasto fra i due mondi.
CONSIDERAZIONI SPARSE
OCEANS non è un gioco di per sé complesso – dopotutto le regole sono davvero quattro in croce e si prevede già una variante più semplice per giocare con chi approccia questo tipo di titoli per la prima volta. Tuttavia, è fondamentalmente un gioco di carte: niente risorse sagomate, niente pedine pucciose, niente dadi colorati.
Se non riuscite a passare sopra queste “mancanze”, forse il titolo non fa per voi.
Quello che secondo me incide sull’esperienza di gioco è che far sedere al tavolo contemporaneamente persone che hanno già giocato a OCEANS e altre che non l’hanno mai visto crea un certo squilibrio: conoscere le carte che compongono il mazzo e capire al volo quali tratti sono più utili al nostro gioco e quali possono essere scartati è metà dell’opera.
E qui entra in gioco anche il fattore fortuna: si tratta pur sempre di un cospicuo numero di carte che vengono pescate al buio (ad eccezione delle carte Abissi che sono visibili due alla volta) e se una sera i tratti che aspettiamo non vogliono uscire, non c’è verso. Mi è capitata una partita particolarmente frustrante in cui nessun tratto si incastrava bene con il mio gioco e più che una corsa all’evoluzione è stata un lento trascinarsi per la mera sopravvivenza. Un’agonia. Capita.
È vero anche, però, che non possono esistere due partite uguali proprio per l’elevato numero di carte e, soprattutto, l’unicità dei tratti Abisso. La variabilità e la conseguente longevità di OCEANS sono veramente due punti a suo favore.
Non posso esprimermi sulla scalabilità del titolo, in quanto, come già accennato, l’ho giocato esclusivamente in due. Tuttavia, data l’elevata interazione diretta e la possibilità dei tratti di “combarsi” con carte proprie e altrui, credo che OCEANS dia il suo meglio in tre, massimo quattro giocatori. Così acquistano senso anche le carte di adiacenza (tratti che si attivano quando innescati da qualcosa che fanno le specie “fisicamente vicine” sul tavolo) o quelle di vicinanza (“il pulitore più vicino alla specie attaccata guadagna X”). Appena ci si potrà incontrare di nuovo con gli amici, lo proverò senz’altro con loro. Sicuramente però non lo giocherò mai in 5 o in 6, non amo i tempi morti infiniti.
Ma quindi OCEANS è un gioco tattico o strategico? Be’, direi entrambi.
Il suo essere un gioco di carte permette di poter fare una certa strategia a breve termine (al massimo di un paio di turni) in base alla mano che abbiamo, ma mettiamoci nell’ottica di sovvertire totalmente i nostri piani in risposta alle mosse degli avversari o a nuovi tratti che peschiamo. Ed ecco che la tattica prende il sopravvento.
La scatola in Edizione Limitata di OCEANS include numerose carte promo (Eventi e Abissi) in foil. La spiegazione di tutti i tratti Abisso è reperibile in inglese su BGG. Non serve davvero altro per giocare, perché il regolamento è ben scritto e anche le schede riassuntive sono molto utili e chiare.
Nel complesso, l’esperienza di gioco di OCEANS è altalenante… che non vuol dire necessariamente negativa. Secondo me è in linea con il tema.
Non tutte le specie vissute nel corso della Storia ce l’hanno fatta. Ma la loro evoluzione e la loro estinzione non sono state totalmente inutili, perché hanno permesso il proliferare di specie più forti, più intelligenti, più… adatte. E così ci saranno momenti di sconforto in cui ci sembrerà che arrancare sia la sola cosa che sappiamo fare e altri in cui prosperare ci verrà facile come a una balena aprire la bocca e far man bassa di krill.
Ci saranno partite in cui un piccola creatura invertebrata avrà la meglio su uno squalo dai denti aguzzi e altre in cui, semplicemente, pesce grosso mangerà pesce piccolo. È la dura legge della Natura.
“Rifrangiti, scuro e profondo oceano blu, rifrangiti. Diecimila flotte spaziano invano su di te. L’uomo segna la terra con le sue rovine, ma il suo controllo si ferma sulla riva.”
Lord Byron, poeta