scritto da Fabio (Pinco11)
Nel 2013 usciva, edito dalla Pearl Games, Bruxelles 1893, titolo che metteva i giocatori nei panni di altrettanti architetti, impegnati a realizzare opere ispirate alla Art Noveau. Il gioco ebbe un discreto successo, guadagnando una votazione media su BGG di 7.6 e tuttora gode della rispettabile posizione 275 nella classifica di tutti i tempi di BGG.
Passata un poco di acqua sotto i ponti (e tornati i diritti all’autore) ecco ancora l’Etienne Espreman di alcuni anni fa a tornare sulla scena del delitto, riprendendo le logiche e meccaniche già proprie del predecessore, che sono qui (come richiede il trend recente) liofilizzate e semplificate a dovere, cosicchè ci troviamo ora (con Bruxelles 1897 edito da Geek Attitude) di fronte ad un gioco (indipendente dalla lingua, salvo il manuale) che dovrebbe girare in 40-60 minuti (contro i 50.125 del predecessore), essere fruibile da 10+ (contro i 14+), per 2-4 giocatori (il quinto non c’è più …).
Altra peculiarità è che ora il gioco sta in una scatolina, visto che i componenti sono stati quasi tutti convertiti in carte (quindi niente trippolini, risorse, …) ed è scomparso anche il tabellone, che ad Essen era, per i nostalgici del classico, acquistabile separatamente.
IL GIOCO IN POCHE PAROLE
Come d’uso mi limito qui ad una spolverata delle regole (le trovate comunque qui), dicendo che siamo di fronte, alla base, ad un selezione azioni.
Ad ogni macroturno (sono 4) si prepara dunque il tabellone formando una griglia di carte azione (4×4 in 3-4 giocatori, con sotto le carte bonus) e ogni giocatore riceve le carte architetto, equivalenti ai classici trippolini – meeple, oltre a qualche soldo ed un nobile. Sopra la griglia si trovano le tre carte Bruxelles, la prigione ed un mini tabellone che tiene traccia del turno e dei livelli raggiunti in tre percorsi.
L’idea è che al proprio turno, semplicemente, il giocatore a cui sta utilizzi uno dei propri architetti per svolgere una azione al centro del tabellone (prelevando la carta corrispondente ed eseguendo l’azione che essa consente) o nella zona Bruxelles. Per eseguire le azioni al centro si deve pagare un tot di soldi (il valore indicato dalla carta architetto), mentre per quelle in città si devono solo spendere gli architetti (se qualcuno ha già compiuto quella azione, ne servono due e così via ..).
Le azioni, grosso modo, consentono di realizzare opere, venderle, acquisire materiali, utilizzare questi ultimi per costruire edifici, attivare i poteri di nobili, prendere soldi ed organizzare mostre (per PV).
Alla fine di ogni turno hanno luogo attribuzioni di bonus e premi vari per chi ottenga maggioranze secondo vari criteri, quindi si riparte e ripete il tutto, sino al termine del quarto giro, quando si attribuiscono i punti finali.
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| I nobili |
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| Il tabellone optional |
COME SI PRESENTA
Siamo di fronte ad un gioco a base di carte, per cui le mie considerazioni sulla qualità dei materiali non possono che essere sintetiche ed in larga parte legate al comparto grafico. Mentre il predecessore aveva affidato quell’ambito ad Alexander Roche, qui il testimone è stato passato a Vincent Joassin, il quale ha mantenuto, comunque, un tratto fortemente ispirato, come era giusto che fosse, al tema di fondo prescelto, quello dell’art noveau. In questo modo il titolo riesce a trasmettere efficacemente l’ambientazione prescelta ed il fatto di operare nel mondo dell’arte è reso anche dalle azioni da svolgere nel corso della partita.
E’ chiaro che l’apprezzamento del tipo di grafica è prettamente soggettivo (tanto che a me, soggettivamente, non piace per nulla, così come non gradivo il tratto di Roche ), ma devo riconoscerne i meriti oggettivi.
Per il resto il gioco sul tavolo non fa un figurone, visto che mancano i classici componenti che soddisfano la vista (il tabellone opzionale è a sua volta poco attraente …), ma nel contempo devo ammettere che ho gradito oltremodo lo sforzo compiuto di condensare un gestionale di peso medio in una scatoletta piccina picciò e che l’obiettivo è stato raggiunto.
COME GIRA
Siamo di fronte ad un piazzamento lavoratori, che è una meccanica piuttosto nota, tuttavia la capacità dell’autore è stata quella, qui, di riuscire a mescolare diverse meccaniche note in un piatto che, nell’insieme, propone un gusto nuovo, o almeno non così classico.
L’aspetto di maggior pregio sta, comunque, come avrete già intuito, nell’aver saputo condensare un gioco decisamente più barocco e pesante (1893) in un qualcosa di leggero, ma non troppo, per cui si riesce a volte, in un boccone, a percepire sapori di selvatico pur assorbendo assai meno calorie. Per chi è meno avvezzo alle mie metafore culinarie ed alla terminologia del nostro settore (noi chiamiamo cinghiali i giochi più di peso) quello che voglio dire è che ad ogni azione di gioco non corrisponde solo il semplice effetto connesso, ma anche una serie di conseguenze ulteriori, legate ai piazzamenti ed alle maggioranze, richiedendo quindi assai maggior riflessione rispetto al classico piazza e prendi risorse.
Altre peculiarità intelligenti sono legate alla randomizzazione del tabellone in ogni turno, con una distribuzione casuale del tipo di azioni disponibili (pur controllata per evitare che il motore si inceppi), che impedisce la costruzione delle classiche file di azioni predeterminate. Nel contempo il giocatore dovrà porre attenzione nel bilanciare l’acquisizione e conservazione di opere (utili per prendere punti vittoria) con la loro vendita (utile per acquisire denaro, risorsa mai troppo facile da ottenere) e lo stesso concetto vale per le case (che danno punti, ma fanno perdere denaro) e per i nobili (che possono essere utilizzati one shot, oppure essere tenuti, al costo, però, di una penalità).
Pur partendo dal presupposto che le azioni da compiere, come scelta, non sono così numerose, si comprende sin dalla prima partita come ogni cosa richieda una riflessione e ciò che conta non è solo cosa si fa, ma anche come e quando.
Sulla base del selezione azioni, infatti, che rappresenta il primo livello di profondità del gioco, è poi collocata la logica delle maggioranze, che premiano chi abbia totalizzato il maggior valore in ogni colonna al centro (avanza nelle tracce che incidono sulla forza di alcune azioni), chi prevalga nei gruppi di carte architetto al centro vicine (PV, ma qui per capire bene si deve giocare) e chi abbia mezzo meno architetti a Bruxelles (chi ne ha messi di più ne rimette uno a posto).
Se ci aggiungiamo poi i premi di fine partita, comprendiamo come di cosette da tenere a mente ce ne siano parecchie (tanto che nelle prime partite non è impossibile che prevalga qualcuno che ha fatto tante cose, senza essere così scientifico nello scegliere …), così da avere tra le mani un titolo che gira potenzialmente veloce (alla prima vi sfido a stare nei 60′ indicati, perchè, tra spiegazione, capirne la logica e tutto vi ci vorrà il tempo di una partita di calcio, ma poi ci si prende la mano…), ma che è tutt’altro che banale.
Chiaramente non aspettatevi poi troppo, perché il numero di azioni a turno resta limitato ed il gioco scorre in meno di un’oretta, per cui alla fine chi desideri un maggior controllo dovrà rivolgersi verso titoli più corposi, ma resta il bello di sedersi per un qualcosa che assomiglia come tempi ad un filler giocando con un approccio da gestionale.
Chiaramente non aspettatevi poi troppo, perché il numero di azioni a turno resta limitato ed il gioco scorre in meno di un’oretta, per cui alla fine chi desideri un maggior controllo dovrà rivolgersi verso titoli più corposi, ma resta il bello di sedersi per un qualcosa che assomiglia come tempi ad un filler giocando con un approccio da gestionale.
Aspetti positivi specifici? Rigiocabilità, portabilità e ricchezza di meccaniche.
Scalabilità? Direi che il gioco come logiche di fondo gira in qualsiasi formato numerico, ma la presenza dei premi di maggioranza tende a rendere più piena l’esperienza di gioco in 3 o 4, rispetto a quella a due.
Interazione? Buona, visto che le maggioranze rappresentano una parte interessante dei premi che si ottengono. Non andiamo mai nel diretto (nessuno vi ruba soldi), ma ci andiamo vicino.
COME E’ STATO ACCOLTO
Se consideriamo che il 2019 è stata una annata abbastanza moscia dal punto di vista dell’Hype degli appassionati, direi che Buxelles 1987 è stato accolto piuttosto bene ed anche ad Essen era sulla bocca di molti nel passaparola, aiutato dal prezzo contenuto e dal buon nome del predecessore.
Attualmente gode su BGG di un buon 7.5 di voto medio ed in generale il tono dei commenti lasciati è positivo, apprezzando gli utenti in modo particolare lo sforzo compiuto di distillare le logiche del predecessore in un gioco di carte (per esempio, l’utente Abdul, con un commento esemplificativo dice: This is a much more elegant game than the original, as it strips away the superfluous elements, keeping the core worker placement mechanic intact that I enjoyed. Bidding still gives the last player an advantage, but your bids are now constrained by your worker strength so your opponent’s bids are more easy to predict. Art collection and building have been streamlined, and are slightly less random. Quite impressed with 1897, it plays like no other card game I know.).
CONCLUSIONI
Bruxelles 1897 rielabora le meccaniche già proposte nel predecessore Bruxelles 1893, uscito pochi anni fa e riesce, nel farlo, a condensare i contenuti di un cinghialino all’interno di un simpatico scatolino di piccole dimensioni e fruendo come componenti quasi solo di carte. Mantiene così un accettabile spessore e profondità, con un tempo di gioco ora assai più contenuto.
Non troppo attraente per chi desideri appagare anche la vista o per chi cerchi esperienze di gioco nelle quali si conservi sempre un controllo assoluto, credo che comunque meriti una prova al tavolo, per premiare quantomeno l’intelligenza dimostrata nel realizzarlo.
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