Si racconta in famiglia che, una volta, mio padre riuscì a farmi vangare un intero orto, in mezza giornata, semplicemente dandomi una mappa del tesoro fasulla.
Ho sempre amato le ricerche, gli indovinelli, giocare alla caccia al tesoro e aprire vecchi scrigni; questo ha trovato il suo degno sfogo nel gioco da tavolo grazie alle Escape Room.
Insomma, appena vedo un lucchetto, vado in brodo di giuggiole.
Guardate l’immagine qui a sinistra. Devo aggiungere altro?
Find the Code! è un gioco prodotto da HABA, creato da Kai Haferkamp e Antje Gleichmann e illustrato da Stephanie Bohm. Ha una durata di 20 minuti e può essere giocato da 1 a 6 avventurieri.
Esistono due versioni: Fantasilandia (che è quella da noi provata, ambientata in un mondo fantastico) e L’isola dei Pirati a tema, appunto, piratesco.

La scatola è lo stesso scrigno in metallo che dovremo aprire nel gioco. Al suo interno troviamo:
- nove tessere puzzle che compongono la mappa del tesoro;
- un lucchetto a combinazione;
- una pedina (che serve anche a variare la combinazione del lucchetto);
- dodici carte enigma (in tre livelli di difficoltà) racchiuse in una scatola degli enigmi;
- un libretto delle istruzioni in sei lingue, compreso l’italiano.
Materiali promossi, con scatola di metallo e pedina in legno, puzzle di cartone robusto e schede di buona dimensione facilmente leggibili.
Il disegno della mappa è evocativo e ricco di particolari.
GAMEPLAY E IMPRESSIONI
Il gameplay è molto semplice: i bambini dovranno prendere la scheda loro assegnata e iniziare a risolvere gli indovinelli. Ve ne sono di diversi tipi, la maggior parte richiedono interazione con la mappa puzzle.
In dettaglio le varietà di enigmi sono le seguenti:
- trovare e contare sulla mappa un determinato oggetto;
- risolvere un labirinto;
- trovare un motivo sulla mappa;
- unire due oggetti e trovarne un terzo sulla linea che li collega;
- trovare due oggetti e misurare la distanza tra loro;
- trovare una determinata tessera vedendo la forma;
- posizionare la carta in una determinata posizione sulla mappa.
Ogni indovinello della scheda ha tre risposte. Scelta quella che secondo noi è corretta, ci verrà detto di quante caselle muovere l’omino. La casella sulla quale arriveremo ci fornirà il numero da inserire nel lucchetto.
Dopo aver trovato il terzo numero potremo provare ad aprire il lucchetto e vedere se abbiamo vinto.
La difficoltà degli enigmi non è mai elevata e, una volta capito il meccanismo di ogni tipo di indovinello, i bambini riusciranno a essere indipendenti nella risoluzione.
La verifica verrà fatta solo alla fine, quindi, in caso di errore, bisognerà riprendere la scheda dall’inizio.
L’idea alla base è, secondo me, molto valida, ma la realizzazione sembra manchi di qualcosa. Probabilmente anche HABA se n’è accorta, tanto che, nel suo sito, ci mette a disposizione idee e materiale aggiuntivo. Ad esempio ci consiglia una piccola caccia al tesoro per trovare i vari pezzi del puzzle, in modo che, solo una volta esaurita questa fase, si possa iniziare a risolvere gli enigmi.
Questo mi spinge a considerare Find the Code! non un vero e proprio gioco da tavolo, quanto, piuttosto, un insieme di materiale propedeutico, che aiuta e agevola la creazione delle nostre cacce al tesoro (cosa che peraltro HABA ci dice nelle istruzioni).
Li aiuta a migliorare la loro abilità nel ricercare immagini
Target di età centrato e identificato con le scuole elementari, forse più verso i primi anni, dato che la difficoltà degli enigmi è comunque relativamente semplice, abbordabile e potrebbe non risultare una sfida adeguata per i più grandi, sopratutto se sono veterani del gioco da tavolo.
Gli adulti sono coinvolti come creatori, ma non trovano stimoli nel giocare, se non nel piacere di condivisione con i bambini.
Il nonno ama preparare la caccia al tesoro e con questo scrigno riesce a farlo in modo ancora più soddisfacente.
“Io risolvo tutti gli indovinelli velocissimo.”
Quando cerca qualcosa sulla mappa:
“Non c’è papà, te lo giuro.”
“Sei sicuro, Gabriele?”
“Oh no, eccone uno. Ce n’è uno.”
“Sei sicuro, Gabriele?”
“Oh no, eccone uno. Ce n’è due.”
…
Utilizzato in modo poco curato, semplicemente facendo costruire il puzzle e dando una scheda, invece, non mantiene tutte le promesse e si riduce a una risoluzione rapida e meccanica. A mio parere non è questo l’utilizzo corretto.
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