[Prime Impressioni] Queenz

scritto da Fabio (Pinco11)


Bruno Cathala, assieme all’esordiente Johannes Goupy, sono gli autori di Queenz: to bee or not to bee, un interessante gioco di piazzamento tessere a tema api (2-4 giocatori, 8+, 30′ a partita), che la coreana Mandoo Games propone in uscita in questo periodo (in distribuzione anche da parte di Blackrock).
I giocatori impersonano, teoricamente, degli apicoltori, i quali costruiscono i loro prati coltivati selezionando con attenzione i tipi di fiori da collocare, al fine di attrarre api  produrre diversi tipi miele. 
Ampio il pubblico di riferimento, come attesta l’8+ sulla scatola, piuttosto immediate le regole, ma comunque un certo spessore di gioco, come nella tradizione dei più moderni astratti aperta dal fortunato Azul di un paio di anni fa.



IL GIOCO IN SINTESI

Come d’uso vado per sommi capi (qui trovate il manuale inglese, per il resto il gioco è indipendente dalla lingua) ed inizio dicendo che al centro del tavolo va la classica griglia quadrettata (6×6) la quale ospita in ogni casella una tesserina fiore, di uno dei cinque colori utilizzati. Sul bordo si colloca un segnalino apicoltore ed ognuno riceve una minischeda, utile ad alloggiare i massimo sei fiori che si possono immagazzinare ed i segnalini miele.
Al proprio turno il giocatore ha semplicemente la classica (per questa categoria di giochi) scelta tra due opzioni, ovvero: A) prelevare fiori ; B) utilizzare fiori per piantare prati.
La prima scelta consente di prelevare da 1 a 3 fiori nella colonna (o riga) indicata dall’apicoltore. Se si sceglie di prenderne 1 si ottiene quello desiderato, se si desidera averne due, essi non dovranno avere api disegnate sopra e per averne 3 essi dovranno non avere api ed essere di colori diversi. Dopo il prelievo l’apicoltore è mosso in automatico di tanti spazi (sulla cornice) quanti sono i fiori prelevati.

La seconda azione invece consente di utilizzare fiori che si hanno nella propria scheda per riempire una delle tessere prato a forma di polimino a cinque caselle che sono in tavola e per piazzarla di fronte a se. Ogni tipo di fiore piantumato nella nuova tessera darà punti pari al numero di fiori di quel tipo piantati ed a quelli collegati con essi (a partire dalla seconda scheda prato piazzata). E’ possibile utilizzare, per riempire il proprio prato, anche uno dei 3 segnalini arnia che si hanno a disposizione.

La partita termina quando qualcuno pianta il 5° prato: gli altri avranno un ultimo turno a disposizione, nel quale potranno piantare, eccezionalmente, anche se non hanno abbastanza fiori per riempire la tessera prato. Ai punti già ottenuti in corso di partita si aggiungeranno punti per le arnie (uno per ogni ape sulle tessere che circondano l’arnia).
I MATERIALI
Il tutto è realizzato con la debita attenzione ed i componenti risultano più che adeguati, a partire dalle tessere fiore, colorate, ma nel contempo ben identificabili a colpo d’occhio, passando per materiali di buona qualità complessiva, che restituiscono un impatto visivo d’insieme gradevolissimo.
Piccole osservazioni possono essere mosse alle schede polimino, piuttosto sottili, ma in effetti esse devono solo alloggiare i fiori e non sono soggetti a grande manipolazione ed una produzione iperdeluxe poteva magari proporre, al posto delle tessere in cartone, altre in materiale plastico o legno, ma con costi esorbitanti. E’ disponibile anche, comunque, una versione collector in stampa limitata, con scatola in metallo, una sacchetta e dei bookmark aggiuntivi. 
Pur rimanendo in sostanza un gioco a sfondo astratto, l’ambientazione prescelta è gradevole e ben resa dai materiali e disegni, così come arguto è il gioco di parole inglese utilizzato come sottotitolo del gioco (to bee or not to bee, che richiama l’essere o non essere di scespiriana memoria, ma utilizzando bee, ovvero ape, invece di be – essere).

COME GIRA
Siamo di fronte ad un titolo che si prefigge di raggiungere un target di pubblico molto ampio e che, in modo intelligente, ha utilizzato una ambientazione ed una grafica coerenti con tali propositi.
Tutto è infatti colorato ed allegro il giusto, senza scendere nel fumettoso, per cui già a colpo d’occhio si comprende che il gioco è rivolto a famiglie, ma senza essere riservato solo ad esse.
Le regole sono semplici e stanno, infatti, in 5 facciate con abbondanti illustrazioni e sono di quelle che si spiegano nel classici 5 minuti, con esempi, per cui di fatto si va ad imparare direttamente mentre si gioca e già prima della fine della prima partita il giocatore esperto possiede le prime basiche strategie.

La prima linea di gioco è quella che tende a massimizzare i punti diretti che si ottengono grazie al piazzamento delle tessere fiore. Il primo campo restituisce sempre, infatti, solo 1 punto a fiore (quindi, normalmente, 5 punti), mentre quelli successivi possono portare a raddoppiare o triplicare quel bottino. Per esempio, se io riesco a piazzare un fiore bianco che è a contatto con altri 5 di altri campi, uno giallo che fa lo stesso e, che so, 3 rossi, ottengo in totale 15 punti (1+5 bianchi; 1+5 gialli e 3 rossi). Chi gioca su questa linea tattica tende, ogni volta, al proprio turno, a prendere il maggior numero possibile di fiori (2 o 3), evitando in linea di massima (salvo casi obbligati) di prendere api. Nel contempo si cerca di piazzare i fiori in modo adeguato, per rendere più facile ampliare più di un prato alla volta nel piazzare la successiva tessera.
Per seguire questa tattica è sufficiente seguire pochi concetti di base, per cui essa rende fruibile il gioco anche ad utenti meno esperti.
Al suo fianco c’è poi la possibilità di giocare maggiormente sulle api e sulle arnie, cercando di prelevare al momento giusto le tessere ape più premianti (quelle da 3 punti) e di collocarle in punti chiave, magari a contatto con tutte e tre le proprie arnie. La soluzione ideale (difficilmente realizzabile) che mi è capitata è quella di riuscire ad ottenere, grazie a sole tre api con il giusto piazzamento di arnie vicine, ben 24 punti a fine partita (ogni ape è conteggiata una volta x ogni arnia vicino alla quale si trova) per cui, abbinando questa tattica alla prima, è decisamente possibile battere gli avversari, al netto del fatto che le arnie, di per se, non restituiscono punti, per cui non è detto che questo atteggiamento porti a sicura vittoria.

Quanto sopra l’ho proposto per far capire che siamo di fronte ad un gioco che si presenta come assai gradevole e ben realizzato, proponendo un sufficiente spessore, senza però diventare troppo difficile da approcciare. Dovendo impostare un paragone con il parametro di riferimento della categoria, che oggi come oggi è un Azul, direi che Queenz si pone su di un livello di minore difficoltà, rivolgendosi ad un pubblico potenzialmente anche più ampio, al relativo prezzo di offrire margini di manovra relativamente più ristretti per i gamers incalliti.
Quanto alla scalabilità, inoltre, segnalo come la riga o colonna nella quale si preleva sia obbligata, perché è quella nella quale l’avversario ha spedito l’omino al turno pregresso. Ciò rende possibile, nel gioco a 2, controllare ciò che si darà all’avversario, con uno strato di profondità aggiuntivo, mentre nel gioco a 3 o 4 (come accadeva, però, anche in Azul) è più difficile che si compiano scelte non del tutto appaganti per se stessi per mettere in difficoltà solo uno degli avversari, cosa che incide quindi sulla piena controllabilità del gioco, che resta comunque più che fruibile.

Sul gradimento direi che:
se siete alla ricerca di qualcosa ‘alla Azul’, ma anche più semplice: più di un pensierino potete farcelo
se volete un titolo a controllo totale: anche no …
se avete bambini e/o lo pensate come un classico titolo introduttivo: dovrebbe fare al caso vostro

CONCLUSIONI
Queenz  è un gradevolissimo titolo a base di piazzamento tessere, ben realizzato e semplice nella propria struttura di base, che consente di elaborare piccole e grandi strategie, senza mai cadere nel bruciacervelli. Ampio il pubblico di riferimento, mescola una fruibilità al grande pubblico con uno spessore adeguato per interessare anche i giocatori più esperti, il tutto rimanendo, comunque, nel contesto di un gioco sostanzialmente per tutti (o quasi). 

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