Il Tesoro di Atlantide è un libro-gioco ambientato sul fondo dell’oceano. Il bambino sceglie un sottomarino e visita la famosa città sommersa, alla ricerca di un misterioso tesoro. Pagina dopo pagina, il piccolo protagonista viene catapultato in un mondo fantastico e decide autonomamente lo sviluppo della storia.
I MATERIALI
Una volta scelto il sottomarino con cui andremo alla ricerca del Tesoro di Atlantide e posizionati i restanti tre dischi senza che questi mostrino nulla, si può iniziare a giocare, che poi significa si può iniziare a leggere l’avventura. Ogni volta che si incontra una pagina suddivisa in tre parti, bisogna fare una scelta tra le tre proposte; si continua la storia girando solo la parte di pagina selezionata (superiore, centrale, inferiore) e non non si devono guardare le altre due, inoltre non si può mai tornare indietro. Al termine dell’avventura ci saranno il fallimento, il successo o una via di mezzo (più probabile) in cui ci siamo avvicinati al successo, ma qualcosa è andato storto.
Accenno ancora come durante l’avventura avremo più occasioni di ottenere dei miglioramenti del sottomarino presenti sulle tre ruote, che inizialmente sono vuote, e il modo, semplice e intuitivo, che il libro offre per ricordarci che li abbiamo ottenuti è ruotare il rispettivo disco fino a renderne visibile il disegno. L’impresa non è priva di rischi: in caso di necessità, per qualcosa che è andato storto, sui dischi troveremo anche delle gocce d’acqua, che rappresentano i danni subiti; ciascun disco mostra una sola icona alla volta, di conseguenza applicare un danno ci toglierà un eventuale miglioramento che avevamo in precedenza ottenuto.
CONSIDERAZIONI PERSONALI / IMPRESSIONI
Avevo un ricordo differente dei librogame, che da ragazzino, alle medie, consumavo con molto interesse. Queste pagine dV Giochi mi hanno fatto tornare indietro nel tempo, ma, soprattutto, mi hanno fatto apprezzare lo sforzo fatto, sia per svecchiare l’idea di librogame sia per adeguarla a un pubblico differente e, per il prodotto, anche difficile come i nongrandi. Nel complesso l’avventura non è facilissima e non è per nulla scontata (non ricordo successo al primo colpo ai bimbi a cui l’ho proposto e, a dire il vero, neanche io l’ho risolta al primo tentativo), arrivare al termine dell’avventura del gioco senza falle nel sottomarino è piuttosto difficile, soprattutto se le scelte non si fanno in maniera ragionata, ma in maniera istintiva. Trovo questo come un aspetto positivo, così come è davvero piuttosto difficile fallire clamorosamente e quindi il libro dà una piccola gratificazione e soprattutto lascia la voglia di rigiocarlo, nel caso
non si sia riusciti a raggiungere il proprio obiettivo; diciamo che
potrebbe essere un pelino frustrante non riuscire a vincere mai (ho
trovato questo libro più difficile rispetto al suo omologo Alla Ricerca del Drago).
Inoltre, il fatto di avere tre tipi diversi di sommergibili allunga la durata dell’esperienza di gioco e allo stesso tempo lascia spazio a una piccola soggettività nel modo di giocare: sarà meglio giocare con l’elegante e veloce manta o con il grande e potente capodoglio o con…?
Sarà piuttosto facile che i bambini, almeno alle prime partite, facciano le proprie scelte in base al gusto personale, senza badare alla situazione e a quale sottomarino si sta usando. Così agendo è, però, piuttosto improbabile (per non dire impossibile) arrivare alla fine dell’avventura con successo: solo una scelta ragionata e congruente porterà a una conclusione positiva dell’avventura e ci farà ritrovare il Tesoro di Atlantide.
La cosa più importante è che il libro è divertente e piace, poi credo che il flusso di lettura, semplificato con la scelta delle pagine orizzontali, sia particolarmente adeguato a rendere fluida la storia e più semplice da seguire per i nongrandi. Un prodotto che ho trovato fresco e piacevole e che, sicuramente, lascia la voglia di provare l’altro titolo della collana, nella speranza che la localizzazione continui con altre numerose uscite.
Ancora una piccola riflessione sul fatto che il libro può fungere anche da aggregatore: è capitato che più bimbi insieme l’abbiano giocato, condividendo le scelte e discutendo su quale fosse la strada migliore da intraprendere per recuperare il tesoro.
Segnalo un prezzo non bassissimo, ma che credo sia giustificato dalla qualità del prodotto e che, comunque, rimane allineato ai prezzi dei libri di qualità che si possono trovare in libreria.
COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Personalmente aggiungo questo paragrafo perché ritengo importante ricordare il valore educativo del gioco e che “l’uomo che l’ha sognata, l’ha anche fatta scomparire” come disse Aristotele di Atlantide, riferendosi al mito raccontato da Platone.
Ecco quindi in elenco le cose che Lorenzo e Letizia hanno imparato giocando a Il Tesoro di Atlantide… o che avrebbe potuto imparare se già non le avessero sapute:
- che un libro si può giocare, oltre che leggere;
- a prendere autonomamente delle decisioni le quali, senza che ce ne accorgiamo direttamente, influiscono su tutto il flusso di gioco;
- a non demoralizzarsi se si fallisce, perché l’importante è divertirsi… e poi perché si può sempre riprovare vivendo una nuova avventura;
- a fare le scelte appropriate in funzione del contesto in cui queste sono proposte;
- a conoscere il mito di Atlantide;
- che si può giocare prendendo eventualmente le decisioni insieme, mentre mamma ci legge la storia.
FINO A QUANDO CI POSSO GIOCARE
Il gioco diverte sino alla fine della scuola primaria, penso che poi possa perdere un pochetto del suo fascino, ma non escludo che, se è il primo librogame, possa piacere anche nella secondaria di primo grado. Mi ha, infatti, sorpreso molto l’approccio di Lorenzo (9 anni), habitué del gioco in scatola e una passione per la matematica (… e quindi non propriamente un gran lettore), che l’ha letto la prima volta tutto di un fiato e ci ha voluto fare anche una seconda partita, dal momento che il tesoro non siamo riusciti a trovarlo. Durante la lettura mi ha detto un paio di volte “lo sai, papà, che mi sta piacendo?”, quindi direi, un pochetto a sorpresa, che si può tranquillamente pensare ai 10 anni come target di fino a quando ci posso giocare… e magari qualcosa di più.
PERCHÉ GIOCARE CON PAPÀ MA SOPRATTUTTO CON MAMMA
Tutti i giochi è bello giocarli con mamma e papà: ecco qui i motivi in più per giocarli insieme.
Cosa c’è di più bello di farsi leggere un libro da mamma, abitudine che abbiamo sin da molto piccoli e che con questo librogame può continuare tranquillamente, introducendo anche un qualcosa di nuovo? Poi, si sa, i consigli di mamma sono sempre preziosi, perché mamma ha sempre ragione.
Si ringrazia l’editore per la copia recensore fornita.
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