scritto da Fabio (Pinco11)
Siamo in Cina, nel 1570, dominata dalla dinastia Ming e l’imperatore governa dall’interno della sua Città Proibita. Sviluppatissima è la burocrazia ed i funzionati (pare), per aggirare le severe pene previste per la corruzione, quando ricevono i regali di chi richiede accesso ai vari uffici imperiali, hanno l’uso di restituire al donante a loro volta un piccolo presente (di valore inferiore), in modo tale da far apparire la cosa, formalmente, come uno scambio di omaggi.
Questo è il riferimento storico alla base di Gugong, di Andreas Steding, per 1-5 giocatori, tempo a partita 60-90′, edito da Game Brewer e per l’Italia da Ghenos.
Meccaniche? E’ un gestionale, con la classica selezione azioni, arricchita dalla presenza di carte numerate, da piazzare sul tabellone al proprio turno, sostituendone una di valore più basso …. 😉
L’AUTORE
Andreas Streding è un autore piuttosto noto nell’ambito dei gestionali e diverse sono le sue produzioni di successo, a partire da Hansa Teutonica , titolo che gli garantì nel 2009 una vasta notorietà (prima di esso i suoi lavori più noti erano Heart of Africa e Italia) entrando anche nei raccomandati dello Spiel des Jahres.
A seguire quindi uscirono i suoi Noremberc, Firenze, Die Staufer e War of the Buttons, titoli che, pur non ripetendo la grande eco di HT, hanno mantenuto la popolarità del buon Andreas ad un buon livello.
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| Il tabellone di gioco |
KICKSTARTER
L’uscita del gioco è stata preceduta da una campagna Kickstarter di successo, ad esito della quale l’editore è stato in grado di raccogliere la bellezza di 266.000 euro, grazie ai circa 5000 sostenitori che hanno acquistato il gioco in quel frangente. Da lì, poi, è stato naturale partire per concludere accordi (come quello in Italia con la Ghenos) per le edizioni tradizionali del gioco.
L’edizione deluxe, distribuita nel corso della campagna, prevede la presenza di materiali leggermente più resistenti (spessore dei cartoni maggiore), nonchè di qualche piccolo extra, come le gemme in vetro, i segnalini viaggio in legno, i lavoratori sagomati (invece dei cubetti) ed un paio di segnalini in metallo.
IL GIOCO IN POCHE PAROLE
Ad inizio partita ognuno riceve un set di 4 carte, su ciascuna delle quali è presente un numero, un disegno (il regalo …) ed a volte anche l’icona di una azione. Sul tavolo è presente il classico tabellone, nel quale sono identificati una serie di spazi azione, in ciascuno dei quali è collocata, visibile, una carta numerata.
L’idea è quella che al proprio turno il giocatore a cui sta altro non faccia che giocare una delle sue carte, piazzandola in uno degli spazi azioni sul tabellone ed eseguendo l’azione corrispondente (e quella bonus indicata sulla carta, se presente). Prima peculiarità è rappresentata dal fatto che la carta giocata deve essere di valore più alto di quella prelevata (altrimenti è necessario scartarne una seconda o un lavoratore se si vuole eseguire l’azione) e che quella prelevata va nel mazzo degli scarti del giocatore (per essere da lui utilizzata nella stagione successiva).
La seconda è che i vari spazi azione permettono di ottenere effetti decisamente eterogenei (anche se in alcuni casi gli effetti incidono sulla propria presenza in altri spazi) e consentono di sviluppare diverse strategie per ottenere la vittoria.
A titolo di esempio, in alto vi è un percorso (tipo rete) cosparso di gettoni bonus che si possono riscuotere muovendo il proprio segnalino, mentre a sinistra c’è un minigioco di maggioranze (la costruzione della grande muraglia), così come a destra si acquistano gemme (che restituiscono punti crescenti a fine partita) o conquistano obiettivi, mentre in basso si partecipa ad un secondo minigioco utilizzando le proprie navi.
La partita si sviluppa attraverso 4 stagioni, in modo tale che alla fine di ognuna di esse (quando tutti hanno esaurito le carte in mano) ogni giocatore recupera le carte nel proprio mazzo degli scarti e si riparte, dopo la classica fase di pulizia (e distribuzione di qualche punto extra).
Arricchisce il tutto la presenza dei cubetti lavoratore, che sono qui sfruttati in diversi modi, con un pizzico di creatività.
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| Un gruppo di carte |
COME SI PRESENTA ALL’OCCHIO
Siamo di fronte ad un titolo che è uscito originariamente su kickstarter e direi che dal punto di vista dei componenti non ha davvero nulla da farsi rimproverare, godendo essi di quella attenzione extra all’impatto visivo che è tipica delle migliori campagne di finanziamento collettivo.
Ottima la grafica (affidata allo stesso Andreas Resch di Istanbul, Great Western Trail, Istanbul, …), anche i materiali sono studiati per essere di ottimo impatto.
Nel complesso un gioco che messo sul tavolo fa il suo effetto, con uniche piccole critiche che possono essere legate alla presenza dei vecchi cubetti ora un poco demodè ed alle tesserine viaggio un poco piccoline, ma ricordiamo che la versione deluxe era stata pensata proprio per fornire i relativi materiali extra (a chi voleva, però, pagarli profumatamente …).
COME GIRA
Gugong rientra sicuramente nel novero dei titoli di maggior rilievo, almeno nell’ambito dei gestionali, usciti nel 2018 e la cosa è attestata anche dal solido 7.7 di voto medio del quale gode attualmente su BGG.
Si tratta di un titolo che
traspira solidità e che si pone, in modo intelligente, a metà strada tra i gestionali
light che vanno tanto di moda oggi (quelli che girano in un’oretta) ed i classici cinghiali, consentendo di essere giocato (una volta che si conoscano bene le regole) anche nel tempo di una partita di calcio. Per altro il gioco può essere anche giocato fino a 5 persone, rompendo quello che sembra essere una sorta di
tabù recente, che è quello del limite dei 4 giocatori (l’ho provato anche nella versione a 5 e tutto è girato abbastanza bene, superato un attimo di rallentamento nella fase centrale).
L’idea di partenza, che rappresenta,se vogliamo, il
twist (la novità) del gioco, è interessante e propone la sfida di sfruttare al meglio le carte che si hanno in mano, giocandole nello spazio azione che al momento offre le migliori possibilità. Questa elasticità è indispensabile, perchè è vero che il giocatore può, con qualche sacrificio, porre in essere quasi sempre la sequenza di azioni che desidera, ma la perdita di lavoratori o di carte richiesta per poter attivare lo spazio occupato anche quando la carta che si pone è di valore più basso di quella che si prende rendono
necessario il sapersi adattare a ciò che il tavolo offre di volta in volta.
Il meccanismo, intelligente, del numero più basso che batte il più alto, a sua volta consente di ravvivare il tavolo ed alcune regolette (bonus di fine turno per chi possiede certi valori di carte in mano) aggiuntive a loro volta introducono quel tot di profondità che dà spessore al tutto.
A livello pratico, poi, il gioco si mostra come figlio di quella evoluzione dei giochi gestionali alla quale abbiamo assistito nel corso degli anni, per cui non abbiamo più le classiche risorse da scambiare ed anche i lavoratori sono in un certo senso
sublimati, diventando a loro volta una sorta di
merce universale utile per
fare cose.
Sono sempre presenti, però, le classiche strade multiple per fare punti ed ognuno deve cercare di cogliere in quale direzione spingersi per prevalere sugli altri, selezionando su quali delle strade proposte puntare maggiormente per prevalere. A titolo di esempio, è indispensabile avanzare fino alla fine del percorso centrale (altrimenti non ci si può candidare per la vittoria), ma il
timing con quale farlo è lasciato alla scelta dei partecipanti, che potranno partecipare tutti insieme alla classica corsa dei primi turni o lasciare agli altri quell’azione per occupare, magari, gli spazi della
muraglia (che funziona a maggioranze) o quelli degli obiettivi (chi li prende dopo ha costi maggiorati) mentre gli altri si avvantaggiano (c’è un premio in punti per chi arriva prima) nel percorso centrale.
L’interazione, dunque, si sente, nel senso che l’operato altrui incide sempre sul tabellone, modificandolo (si parte dalle carte azione, per passare ai bonus del percorso viaggio, alle barche, …), anche se poi è spesso indiretta (direi che la maggiore spigolosità sta in un paio di spazi azione, dove vigono regole di maggioranze) e conseguenza della corsa alle migliori occasioni.
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| Obiettivi |
Il coefficiente novità non è nel complesso esagerato, perchè in larga parte le logiche sono note, ma nel contempo il gioco propone il tutto in una bella veste e mescolando le cose in modo tale da risultare anche piacevolmente fresco.
Passando al chi può gradirlo direi che i fan del gestionale possono esserne attratti in modo quasi omogeneo, visto che non è troppo lungo per essere disdegnato da chi ama stare leggero a tavola e sufficientemente profondo per attirare anche chi ama il cinghiale. In qualche momento, se si gioca con pensatori seriali e magari nella formazione a 5, è possibile assistere a rallentamenti nel flusso e nel contempo non è così immediato riprendere chi abbia preso il via, ma alla fine i 4 macro turni di gioco non sono troppi e diverse scelte, al termine di ogni round tendono a diventare quasi automatiche. Verso fine partita, poi, le cose che si possono proficuamente fare tendono a volte ad esaurirsi, per cui il gioco non soffre del sovraccarico tipico della riflessione da ultima mossa che si riscontra in altri giochi.
Pensando invece a chi potrebbe esserne meno affascinato direi che i deterministi che amano essere sempre nel totale controllo possono sentirsi meno a loro agio di altri nel gestire la necessità di adattare di turno in turno le proprie scelte ed a volte è proprio l’ultimo piazzamento di una carta da parte di chi precede a mandare in fumo piccole catene di effetti (se chi mi precede ha messo un 8 sopra un 6 nello spazio che io volevo occupare con il mio 7, è chiaro che per me è un problema …), cosa che spesso non è nemmeno voluta allo scopo di danneggiare chi segue. Altri hanno criticato la presenza di mini giochi , ossia la relativa dispersività delle fonti di punteggio, anche se personalmente ritengo che il gioco, semplicemente, proponga diverse strade per la vittoria e lo vedo come un aspetto positivo.
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| I ‘regalini’ dei viaggi |
CONCLUSIONI
Gugong si rivela un ottimo gestionale di peso medio, che parte da strade conosciute, per costruire un piatto dagli ingredienti noti, ma con sapore fresco e gradevolissimo. Si è fatto strada tra gli appassionati del genere come uno dei titoli di punta dell’annata 2018 e la cura nei materiali e grafica lo ha reso a sua volta prodotto più apprezzabile.
Al mio tavolo è stato richiesto più volte e non ho colto nei miei diversi commensali (almeno 7-8) motivi di doglianza, per cui colgo questo come buon auspicio per una sua riproposizione anche nel medio termine.
In attesa di feedback da parte di chi lo abbia provato, saluto tutti 😉
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