scritto da Fabio (Pinco11)
Eccoci giunti alla competizione mondiale dei maestri di Origami, ovvero l’arte di creare idealmente, modellando con pieghe di vario tipo fogli di carta, delle bellissime sculture dei più belli e maestosi animali.
Il tutto rappresenta lo sfondo dell’omonimo gioco di carte,
Origami, ideato da
Christian Giove, edito da
dV Giochi, per 2-4 giocatori, tempo a partita 15′-30′, dipendente dalla lingua (c’è molto testo, ma l’edizione è italiana, quindi
no problem), nel quale alla classica meccanica della collezione di carte si aggiunge anche un piacevole livello di profondità legato agli effetti prodotti dalle carte stesse, risultando un
filler dal buon peso specifico (tenuto conto della categoria di appartenenza).
L’AUTORE
Be’, è il nostro Chrys, che leggete da anni sul blog, ovvero, al secolo, Christian Giove. Eclettico, nel recente si è posto come obiettivo, nel suo personalissimo gestionale da vita reale, di colonizzare il mondo con le sue ideazioni e appena mi giro trovo un suo titolo edito da una casa diversa.
Dopo Guilds, di Giochi Uniti, ho così visto Dragon Pets per Pendragon, ma ad Essen c’era in vendita Treachery in a Pocket della Artipia e a Lucca (e il primo anche ad Essen) sono usciti sia Origami che Dolly Crush, di Red Glove.
Per ora il grosso delle sue creazioni sono, alla base, giochi di carte, ma da quello che mi sussurra, quello che ho visto è solo la punta dell’iceberg di ciò che dovrebbe essere in arrivo.
Pare che l’amico stia mettendo pienamente a frutto l’esperienza di recensore, che ci consente di vedere un gran numero di titoli e di esaminarli con occhio critico: chissà che un giorno non trovi i cinque minuti per farmi venire a mia volta almeno una bella idea, ma non ci scommetterei troppo … 😉
IL GIOCO IN POCHE PAROLE
All’interno del mazzo troviamo 90 carte da gioco (18×5 famiglie), ciascuna delle quali raffigura un teorico origami a forma di animale. In alto a sinistra c’è un numero nero, che è il costo per giocarlo e al suo fianco un numero in bianco, che rappresenta il suo valore (in pieghe) se la carta viene invece spesa per giocarne un’altra. In basso invece ci sono un paio di righe di testo che ne descrivono gli effetti che può produrre.
A inizio partita, dopo aver costruito il mazzo di gioco (assemblando un numero di famiglie pari ai giocatori) ognuno riceve alcune carte e si parte, dopo averne messe 4 al centro del tavolo a formare la classica area mercato.
Al proprio turno il giocatore a cui sta può scegliere tra:
pescare carte di valore complessivo (in pieghe, quindi in punti fruibili per giocare altre carte) non superiore a 4 (quindi, per esempio una singola carta di valore 4, oppure 2 rispettivamente di valore 3 e 1, e così via …);
- giocare una carta origami davanti a sé, pagandone allo scopo il costo scartando carte dal valore (in pieghe) pari a quanto indicato dal numero nero in alto a sinistra. Le carte giocate mano a mano vanno a formare due pile, che devono essere tenute di dimensione il più possibile uguale, con sempre visibile solo l’ultima carta giocata di ciascuna fila. Alcune carte, appena giocate, producono un effetto immediato che si può applicare subito;
- attivare un effetto azione di una carta origami visibile che si ha davanti, applicando quanto scritto nel testo (es. pesca tre carte dal mazzo e scartane una …).
Il gioco procede sino a quando il mazzo di pesca non sia stato esaurito per la seconda volta: a quel punto ha luogo un ultimo giro e quindi chi ha più punti vittoria (sono i simbolini rossi nel bordo sinistro delle carte e ci sono alcuni bonus riconosciuti da alcuni origami) vince.
COME SI PRESENTA
Devo ammettere di essere rimasto davvero favorevolmente impressionato dalla bella presentazione e dalla cura spesa per il confezionamento di questo titolino.
Dentro a una scatolina compatta, che non porta via posto, troviamo infatti le 90 carte, che sono divise in 5 famiglie, delle quali se ne utilizzano in ogni partita al massimo 4 insieme, per cui ecco già qui il primo aspetto positivo, legato alla possibilità di costruire mazzi diversi di partita in partita, esattamente come se nel pacchetto ci fosse contenuta già una sorta di espansione.
La grafica è di quelle davvero ben realizzate (disegni di Francesco Perticaroli), con disegni simpatici (tanti animaletti colorati resi con spigoli come se fossero una sorta di origami per professionisti) e tinte leggere, nel contempo graziosi e che non distraggono. Anche per il testo, finalmente, un carattere pulito e ben leggibile, con un bel nero su fondo bianco.
Ci aggiungiamo che il segnalino del primo giocatore lo devi costruire piegando ad hoc un foglio di carta tipo origami e direi che sotto il profilo dei componenti, ai miei occhi, abbiamo davvero un votone.
In questo ambito quali possono essere le possibili critiche? La prima è telefonata e non mi riguarda, visto che sono un giocatore che ama le carte nature, ma la lega italiana degli imbustatori folli osserverà già nei commenti di questo articolo che se ci metto anche solo una bustina protettiva le carte nella scatola non ci stanno più. A me la cosa non tange minimamente, perché in questo caso le bustine possono costare come tipo 1/3 del prezzo del gioco, ma se non potete farne a meno non saprete dove infilare le carte imbustate … 😉
La seconda è sull’ambientazione, che sotto il profilo grafico è resa perfettamente, ma che non ha intimi legami con le meccaniche (al di là del richiamo alle pieghe e di alcuni effetti legati a certi animali), anche se qui, onestamente, osservo che era ben difficile pensare a qualcosa che possa averle e i disegni rendono egregiamente il richiamo al tema di fondo.
Ultima osservazione: l’origami del primo giocatore non è dei più facili. Se sapete fare la barchetta, orientatevi piuttosto su quella, invece che sulla farfallina 🙂
COME GIRA
Potete pensare che, essendo Chrys un amico, possa essere personalmente influenzato nel parlarvi del gioco e continuo a ricordarlo proprio per dare le giuste premesse in tutta onestà. Aggiungo però che le sensazioni che ho raccolto al mio tavolo sono state in generale molto positive e non tutti i miei commensali lo conoscevano …
Devo dire che il giochillo il suo dovere lo fa, eccome, risultando davvero fresco ed intrigante, sin dalla prima partita.
La spiegazione fila via abbastanza rapida, perché il manuale sta in un foglio pieghevole fronte/retro e alla fine ad ogni turno le cose che si possono fare sono giusto tre. Suggerisco agli spiegatori di ripetere comunque due o tre volte ciò che si può fare, facendo esempi, perché l’esperienza pratica mi dice che, saltando questi ultimi, i primi giri rappresentano un tormento di domandine … 😉
Da qui si intuisce già che il gioco è di quelli finti semplici, tipo i falsi magri che sembrano leggeri e invece pesano un quintale.
La ciccia, qui, sta tutta nel testo delle carte e quindi negli effetti multipli e scombabili (ho usato il termine che sento da amanti dei giochi di carte, ma la più corretta forma italiana mi suggerirebbe un combinabili in sequenza) tra loro, che ogni singola carta contiene.

Ai primi turni, infatti, ci si limita a raccogliere qualche carta extra e, timidamente (parlo della prima partita), si vanno a mettere sul tavolo, di fronte a sé, i primi
origami, giusto per prova. In genere vedo che tutti partono con un
origamino esplorativo di valore 2, per giocare il quale scartano giusto due carte da 1 piega o una carta da 2. Queste carte hanno in genere effetti immediati e facili (tipo pesca una carta di un certo tipo dal mercato) e l’occasionale che è passato di lì per caso lascia partire un sospirone di sollievo e si sente soddisfatto per aver dato vita alla sua prima
combo (
ho giocato la carta e prodotto l’effetto speciale … ho capito tutto! … sono bravo, eh? … facile questo gioco!!! mi piace …).
Passano due turni e il giocatore appassionato, che fino ad allora altro non faceva se non pescare carte, allunga sul tavolo il suo, di origami, e lo gioca. Annuncia quindi con voce stentorea che l’effetto speciale prodotto è quello di poter giocare subito un altro turno, quindi gioca un secondo origami, facendo attenzione a come mette in ordine le carte che scarta, lasciando visibile quella di maggior valore. Osserva che la carta giocata consente (effetto immediato) di prelevare dal mazzo degli scarti l’ultima carta visibile, che gli torna in mano come fosse uno yo-yo, e di giocare un (in questo caso il terzo) origami fruendo della carta appena recuperata, cosa che fa. Quindi si ferma, per misericordia (avendo esaurito, almeno, le sue carte) e l’occasionale resta con la bocca aperta fino a quando non gli ricordano, trenta secondi dopo, che sta a lui …
A partire dal giro seguente il solito giocatore esperto, quando sta a lui, annuncia che lui pescherà dal mercato un paio di carte di valore globale di 3 e in omaggio prenderà dal mazzo degli scarti la prima carta visibile. L’occasionale risponde che le regole non lo prevedono e smarrito, chiede lumi allo spiegatore. Quest’ultimo chiarisce che la terza opzione che si ha al proprio turno è proprio quella di attivare l’azione speciale di un origami visibile che si ha davanti a sé e l’esperto, appunto, ha fatto quello. Seguono altri 30 secondi a bocca aperta … 😉
Il siparietto che vi ho descritto è ovviamente romanzato, ma l’idea è quella di voler far capire come il gioco in sé effettivamente troppo difficile non lo sia affatto, ma che consente – ed è qui forse il suo maggior pregio – di essere giocato a diversi livelli.
Diciamo che è possibile avvicinarlo in modo più lineare, lavorando sul numero di carte e su effetti immediati semplici (tipo pesca una carta extra), così come seguire una linea intermedia, cumulando magari un tot di carte che seguono una certa linea di bonus di punti finali (es. colleziono pulcini e galline, che danno punti bonus per ciascuno di essi, oppure colleziono formiche, che danno più punti se accumulate). Chi lo desidera, invece, può dedicarsi a uno stile di gioco più aggressivo, cercando di armonizzare maggiormente gli effetti tra loro e dimostrarsi un virtuoso della combinazione sequenziale, creandosi, magari, catene di azioni speciali delle quali fruire per più turni di seguito.
A fine partita le varie strade, spesso, restituiscono punti vittoria similari, per cui direi che il gioco rimane di fondo un filler, con il pregio di fornire ad ognuno una chiave di lettura potenzialmente diversa e più confacente al proprio gusto personale.
A livello di rigiocabilità la presenza di molti effetti diversi è positiva, perché ci vuole un tot di partite per memorizzare il tutto e il fatto che ci siano 5 diversi gruppi di carte, tra i quali scegliere quelli con i quali giocare, aumenta la longevità, perché le combinazioni possono essere molto varie.
Sulla scalabilità direi che il gioco, in linea di principio, gira bene in qualsiasi formato, perché si aggiunge un mazzetto per ogni giocatore addizionale, per cui alla fine l’esperienza di gioco resta similare.
CONCLUSIONI
Origami è un gioco di carte leggero e adatto potenzialmente a un pubblico ampio (è un 8+), ma nel contempo dotato di un certo spessore potenziale, tale da renderlo stuzzicante (fermo restando che è un filler) anche per giocatori più smaliziati e diverso dai trick taking che ti aspetti quando sei di fronte a giochi di quel formato e componentistica.
Le carte, invece, consentono di produrre diversi effetti che, presi singolarmente, possono sembrare relativamente innocui, ma letti insieme consentono anche interessanti combinazioni e sperimentazioni, rivelandosi quindi un potenziale falso semplice, da interpretare in modo diverso a seconda di come lo si vuole giocare.
Nel complesso, quindi, una bella sorpresa.
Si ringrazia l’editore per la copia di review concessaci.