[Riscopriamoli] Qwirkle

scritto da Fabio (Pinco11)


Nel 2006 usciva la prima edizione di Qwirkle, un gioco astratto contenente 108 pedine quadrate in legno, raffiguranti sei simboli, in sei colori (ripetuti tre volte ciascuno), che a prima vista si presenta come una sorta di versione forme e colori dello Scarabeo.
Da allora nel tempo il gioco trovava lentamente adepti, sino ad essere “scoperto” nel 2011 anche dalla giuria tedesca dello Spiel des Jahres, la quale gli attribuiva, in modo inatteso, il premio per il miglior gioco di quell’anno, uno dei numerosi collezionati da esso.
Il titolo, ideato da Susan McKinley Ross, è un astrattino per 2-4 giocatori, proponibile tranquillamente dai 6-7 anni in su (ci si diverte di più se si sa contare), che può essere visto come un introduttivo ai giochi da tavolo, pur strizzando l’occhio più a quelli della vecchia guardia (Scarabeo) che al filone ‘moderno’.

Cosa ci trovo dentro la scatola e come si gioca?

Come accennavo i materiali di gioco consistono nelle 108 tesserozze quadrate e spesse, ciascuna delle quali raffigura un simbolo ed un colore, tra i 6 simboli ed i 6 colori disponibili.
La bellezza di questa categoria di titoli sta poi nella spiegazione, perché di base, salvo poi dover fare un paio di esempi, le regole si illustrano in 60 secondi e si possono riassumere come segue.
Ad inizio partita ognuno pesca 6 tessere dal sacchetto. Si gioca a turni e quando sta a te devi aggiungere almeno una tessera a contatto con quelle sul tavolo, tenendo conto che nel farlo devi prolungare una sequenza di tessere già presente (in alternativa puoi saltare il turno e scambiare alcune o tutte le tue tessere con altre dal sacchetto). 
La regola è quella che una sequenza è composta da tessere dello stesso colore ma con forme diverse o della stessa forma ma con colori diversi.
Quando piazzi ottieni un punto per ogni tessera che compone la sequenza che hai allungato: spesso con una singola tessera si allunga più di una sequenza ed in tal caso si ottengono i punti di tutte. Se si completa una sequenza da 6 si ottengono 12 punti.
Il gioco finisce quando un giocatore termina tutte le proprie tessere (senza che nel sacchetto ve ne siano più da pescare).
Come si presenta?

Bene: messo sul tavolo nelle fiere il gioco incuriosisce sempre, agevolato dalla facilità di entrarci dentro e dal senso di familiarità che la conoscenza pregressa delle regole dello Scarabeo trasmette.
I materiali sono poi attraenti, con tozze pedine in legno che danno soddisfazione a tenerle in piedi di fronte a se (come nel Mahjong): personalmente ho preso la versione Travel, che propone tesserine più piccole, cosicché il tutto si può portare in giro e a fine partita non serve un tavolo troppo grande, ma la versione base risulta più ‘stabile’ e di maggiore soddisfazione visiva.
Perché giocarlo (o no)?

Ho riscoperto questo gioco poco tempo fa, essendomi rimasta attaccata alle mani, come accennavo, la versione da viaggio, mentre riempivo un carrello della spesa virtuale. Attratto dal prezzo contenuto (una quindicina di euro) ho voluto riscoprire questo gioco che ammetto di aver sempre sottovalutato in passato.
Il suo principale pregio, lo avrete capito, sta nella sua immediatezza, ovvero nella relativa facilità di comprenderlo: dico relativa perché ai primi piazzamenti invariabilmente i neofiti finiscono per sbagliare, ma nel giro di poche mani si verifica come tutto scorra liscio (almeno, se uno dei presenti ha già giocato, altrimenti una mezza partita ci vuole tutta) senza inconvenienti ed anche i bambini più piccoli (forse in questo sono anche più bravi) capiscono tutto al volo. L’età indicata, ovvero 6+, è quindi da considerare credibile (anche se ci si diverte di più da 7-8 anni).
Accennavo al fatto che il titolo strizzi l’occhio ai giochi d’antan e lo confermo: non ci sono qui troppi fronzoli e complicazioni, ma solo la progressiva costruzione di una griglia composta da sequenze di massimo 6 pezzi e non ci sono nemmeno, rispetto allo Scarabeo o Scrabble tradizionali, tabellone, valori delle tessere o moltiplicatori da tenere in considerazione, per cui Qwirkle è davvero una versione vanilla (base) del principio ispiratore del più volte citato progenitore.
In realtà, per altro, in diversi negano anche la correttezza della impostazione di un paragone tra i due titoli, in quanto l’antenato è molto incentrato sulla abilità di giocare sulle lettere e sul possesso di un adeguato vocabolario, per cui possiamo dire che più che altro Qwirkle ricorda il principio di base del piazzamento delle tessere, percorrendo poi la strada della semplificazione e linearità.
Per chi ami cimentarsi in giochi più competitivi ci sono, chiaramente, diverse controindicazioni, a partire dal fatto che si possono avere clamorosi colpi di fortuna nel pescare sempre al momento giusto proprio le tessere che in quel frangente servivano per completare delle combo clamorose, così come continuare a prenderne di ‘inutili’ o quasi, assistendo alle altrui evoluzioni. 
In altre parole, la fortuna è ben presente.
Nel contempo, sempre sul versante dei ‘negativisti’, la linearità del gioco, che è poi il suo punto di forza principale, può diventare anche la sua croce, nel senso che dopo alcune partite i giocatori più agonisti sentiranno la mancanza di elementi utili ad incidere sulla profondità del gameplay (infatti è uscita in seguito anche una espansione per cercare di dare maggior spessore al gioco).
La realtà è però che il gioco eccelle proprio in quello che si propone e non gli si può (e deve) chiedere qualcosa di diverso: siamo di fronte ad un gioco per tutti, che riesce a far sedere senza difficoltà sia gente che da decenni (o quasi) non tocca carte o pedine, sia bambini e quindi il suo pregio sta nella fruibilità.
Lo spirito di chi gioca, per ottenere il massimo divertimento, dovrebbe essere quello tipico di chi si cimenta nella classica disimpegnata partitella di carte estiva o serale in famiglia o con gli amici, ovvero di essere alla ricerca di un passatempo che sia nello stesso tempo coinvolgente, ma non troppo impegnativo.
Alla fine, poi, potreste trovarvi con gli occhi intorcigliati ed andare a letto sognando forme colorate che non si incastrano, ma la piacevolezza di un gruppo di persone di età diversa che giocano insieme è spesso impagabile.
Aggiungo che il titolo è fruibilissimo in due (anzi, forse forse mi sa che è una delle versioni che girano meglio …).
Conclusioni
Qwirkle è un titolo astratto facile, immediato ed adatto a tutti, dai sei anni in su.
Affine visivamente allo Scarabeo e Scrabble, in quanto richiede di formare sequenze di pedine raffiguranti forme e colori (6 diverse forme e 6 colori), risulta attraente e coinvolgente anche per chi non giochi abitualmente, per cui può essere considerato un classico introduttivo.
I giocatori più accaniti potrebbero trovarlo forse un pelo troppo semplice, ma lo spirito del gioco è proprio quello di voler essere adatto a tutti e (se non siete di quelli che si perdono di fronte alle combinazioni di colori e forme) può donare una piacevole mezz’ora (o 45 minuti) di distrazione.
Come sempre ricordo, per chi fosse interessato, che il gioco è reperibile anche nel Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it.
Alcune delle immagini riprodotte possono essere tratte dal sito dell’editore (Mindware), al quale appartengono tutti i diritti sul gioco, e/o dal manuale di gioco. Le stesse sono state riprodotte ritenendo la cosa gradita forma di diffusione di informazioni sul gioco, ma saranno rimosse su semplice richiesta —
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