[Recensione] Sì, Oscuro Signore!

scritto da Signor Darcy
Una sera, qualche tempo fa, un amico non particolarmente attratto – almeno a livello conscio – dai giochi da tavolo, ma periodicamente preso dai giochi di carte fantasy, ci propose un gioco “per fare quattro risate”, per poi andarsene a fare la vita da giovane con gli amici del paese e lasciare noialtri a scaldare le sedie e la panca che allora avevo in cucina. 
Io e gli altri due ci lasciammo convincere – ci vuole poco, in questi casi –, anche perché con Munchkin e Magic in passato ci aveva già preso bene.
Quel gioco, che non avevo mai sentito nominare, si chiamava Sì, Oscuro Signore! e prevedeva la presenza di un master, Sua Oscurità Rigor Mortis – ovviamente lui – che avrebbe redarguito i suoi tirapiedi – ovviamente noialtri – per tutta la durata del gioco. E niente, sembrava interessante.
E lo era davvero: passammo la successiva ora – forse un’ora e mezza – a spiegare a Sua Signoria che fine avesse fatto il vibratore di sua moglie, andato irrimediabilmente perso. E sì, ci divertimmo.

STORIA, REGOLE E COMPONENTI
Filler con tendenza alla corposità temporale, Sì, Oscuro Signore! vede la luce nel 2005 quando Fabrizio Bonifacio e Massimiliano Enrico presentarono una prima edizione illustrata da Chiara Ferlito e gratuita, disponibile previa stampa – quell’anno il gioco di carte vinse il premio di categoria a Lucca.
Successivamente il gioco è stato inscatolato e venduto in tale veste in una nuova edizione per 4-n giocatori, illustrata questa volta da Riccardo Crosa.
L’edizione Stratelibri in mio possesso – sì, l’ho comprato anch’io – contiene centoventi tra carte spunto (il cuore del gioco), carte azione e carte occhiataccia. Le carte sono di buona qualità; dubito ci sia l’esigenza di imbustarle, sia in termini di longevità (ma su questo punto tornerò poi) che di effettiva resa del gioco.
A seconda del distributore vi sono varie edizioni limitate – io non le conosco, ma non sento l’esigenza di averle –; cosa che fa di Sì, Oscuro Signore! un gioco di carte non collezionabili sono di nome. Poco male, nella scatola base ci sono spunti quanti ne volete.
Attualmente il gioco è ancora in distribuzione e figura nel catalogo della Pendragon.
Il pretesto di gioco è che Sua Immensità Rigor Mortis, accolti i suoi scagnozzi di ritorno da una qualsiasi missione generata dalla sua meravigliosa mente e non portata a termine da noi imbecilli, chieda a noialtri medesimi di giustificarci.
I servi fedeli partono con tre carte spunto e tre carte azione in mano.
Le carte spunto, circa due terzi del totale, presentano una bella illustrazione colorata, un titolo più o meno assurdo e una breve descrizione che in un altro gioco sarebbe di flavour. Traendo spunto da uno qualsiasi di questi elementi, ogni leccapiedi di Sua Eccellenza – una volta accusato – dovrà inventare di sana pianta una scusa il più convincente possibile, articolando il discorso giocando una carta per ogni sfaccettatura diversa che prenderà tale giustifica
Versione polacca (dal sito della Rebel.pl)
Insieme alla carta spunto può essere giocata una carta azione; ce ne sono di due tipi: lo scaricabarile permette di accusare un altro dei compari – al quale toccherà continuare il racconto –, mentre l’interruzione permette di rincarare la dose verso lo sgherro di turno, fornendo alla valutazione dell’Omnisciente nuovi elementi accusatori verso il malcapitato.
Appena scaricata la colpa si può riportare il numero di carte spunto a tre, mentre se la patata bollente la si riceve si deve immediatamente pescare una carta azione. Se non si hanno carte scaricabarile in mano si riceve un’occhiataccia da Sua Meravigliosità. Alla terza occhiataccia, persa anche un’eventuale ancorché casuale possibilità di perdono, uno degli schiavetti perde la partita, perché Rigor Mortis il sommo ha trovato il suo colpevole.
(Anche se il vibratore dell’eccellente moglie di Sua Superiorità non s’è più trovato.)
Occorre dire che Sua Soavità può rivolgere occhiatacce a suo piacimento qualora scorga nei suoi squallidi collaboratori tentennamenti nelle scuse, balbettii nei discorsi; oppure quando due babbei si rimpallano la colpa troppe volte ignorando gli altri; oppure ancora perché qualcuno osa mancargli di rispetto o – estremo affronto – non gli dà del Voi.
Il regolamento è tutto qui,  a parte un paio di accortezze (come per esempio il fatto che tutti debbano obbligatoriamente svolgere almeno un turno).

Versione USA
ASTENERSI PENSATORI E INTROVERSI: LONGEVITÀ E CONSIDERAZIONI
Perché un titolo come Sì, Oscuro Signore! possa prendere piede è necessario che tutti i partecipanti – a cominciare da chi si prende l’onere di interpretare il Magnifico – entrino davvero nel clima del gioco. Che, se non si fosse capito, è un gioco cazzone e come tale va interpretato affinché possa divertire – e, ripeto, diverte se tutti si divertono.
La longevità, come dicevo, per quanto ci riguarda non è altissima; o meglio, lo sarebbe, ma lo giochiamo poco: sia perché raramente siamo in un numero congruo (sebbene sia giocabilissimo già in quattro), sia perché non è nelle corde di tutti. Alla fine, anche in virtù della durata spesso e volentieri piuttosto lunga – ben oltre i dichiarati venti, venticinque minuti -, optiamo per altri filler (se proprio abbiamo voglia di filler: anche, per dirne uno, Nome in codice non è che lo tiriamo fuori poi tanto spesso).
Superato questo ostacolo, comunque, Sì, Oscuro Signore! è un piccolo gioiello di interpretazione (quasi un gioco di ruolo), forse penalizzato dall’eccessivo utilizzo di carte spunto e – soprattutto – di carte azione: se ne giocano davvero tante e restare sprovvisti di scaricabarili quando magari hai pronta la scusa del secolo è davvero frustrante. 
Certo, le meccaniche – per quanto fastidiose anche in termini “fisici”, poiché la continua pesca di carte può spezzare il ritmo e, a volte, viene perfino dimenticata – pure sono necessarie a imbrigliare un gioco potenzialmente interminabile.


La scelta di chi interpreta Sua Sgargiantezza è un aspetto – lo avrete capito – tutt’altro che secondario: una buona partita a questo gioco non può e non deve trascendere questo aspetto.

Se pensate di avere il gruppo idoneo, provatelo, perché è validissimo (sul prezzo – pure non eccessivo – sorvolo, ormai abbiamo capito che su quelle cifre si deve stare): chi fosse interessato, Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it.
Altrimenti desistete: là fuori è pieno di giochi che non prevedono scusanti.
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