Per i pochissimi che non sapessero di cosa sto parlando l’originario Carcassonne esce sugli scaffali dei negozi circa quindici anni fa, ideato da Klaus-Jürgen Wrede e conosce un successo planetario, che vede l’uscita di un numero indefinito di espansioni, piccole e grandi e reimplementazioni di vario tipo.
In Carcassonne Star Wars, sempre ideato da Klaus-Jürgen Wrede, per 2-5 giocatori, età 7+, tempo a partita da mezz’oretta in su, il principio di base del gioco classico resta invariato, per cui è facile cogliere l’analogia tra strade e ‘rotte commerciali’, tra monasteri e ‘pianeti’ e tra città ed ‘ammassi di asteroidi’ (anche i punti tornano, fatta salva la presenza dei simboli ‘fazione’, che donano punti extra), ma ci sono due differenze sostanziali.
Lo stesso tipo di battaglia si innesca quindi quando i possedimenti di due o più giocatori vanno, nel corso della partita, ad unirsi grazie al piazzamento di una tessera che li congiunge, visto che anche in questo caso la proprietà rimarrà di uno solo, ovvero di chi lancerà il dado più alto.
I pianeti, per altro, una volta tolti di mezzo i campi, vengono a rappresentare le migliori occasioni di punteggio e tendono ad essere completati rapidamente: nel gioco base di solito si fa una certa fatica a completare i monasteri, visto che nessuno dà una mano a farlo, mentre qui quasi ad ogni giro c’è qualcuno che, se possibile, tenta la sorte cercando di portare via un pianeta quasi completo ad un avversario, velocizzando con ciò il completamento di esso.
La natura ‘più riflessiva’ del gioco tende quindi a passare in secondo piano (anche se poi chi ha già provato il predecessore i suoi punti, con tranquillità, li fa sempre …), per sfoderare frequenti lanci di dado, grazie ai quali si risolve ogni tenzone.
Simpatici sono gli adesivi che, unitamente alle piccole tessere in cartone, danno ad ognuno un teorico senso di appartenenza ad una delle fazioni ispirate al mondo di Star Wars.
È, infine, presente una variante di gioco a coppie, nella quale ciascuna fazione controlla due colori, alternandosi nel piazzamento (resta però il vincolo di non poter occupare elementi di paesaggio già controllati da qualcun altro, anche se della propria squadra).
TIRIAMO LE SOMME
La prima domanda che ci pone di fronte a titoli come questo è se si tratti di una operazione commerciale e la risposta non può che essere sì, perché è evidente che l’editore ha cercato di mettere insieme due marchi conosciuti, sperando di trarre da ciò vendite assicurate.
Nel contempo, però, è da anni che l’universo Carcassonne è abitato da variazioni sul tema, con una coppia di titoli (Mari del sud e La corsa all’oro), a titolo di esempio, che nel recente hanno proposto piccole innovazioni innestandosi come meccaniche a piè pari sul titolo base, per cui Carcassonne Star Wars non è una semplice meteora.
Il primo grosso potenziale merito che gli attribuisco è la potenzialità che esso riveste di andare a proporsi ad una fascia di pubblico che magari ad oggi non aveva mai nemmeno sentito parlare di Carcassonne base e di giochi da tavolo in generale, avvicinando quindi dei neofiti al nostro variegato mondo. Nella stessa logica sono lieto di proporre la recensione del gioco, per quanto relativamente poco innovativo in senso generale, per la potenzialità che, di riflesso, qualche novellino capiti qui a leggere questa recensione e magari scopra, di passaggio, che di giochi da tavolo ce n’è un mondo tutto da scoprire.
Un secondo aspetto, che avevo, lo ammetto, forse sottovalutato prima di giocare, è che l’introduzione dei dadi (e delle battaglie che essi vanno a risolvere), che ai giocatori di german e forse di Carcassonne più affezionati può sembrare sacrilega, ha in realtà aperto, per magia, il gioco ad una fascia anche di giocatori che avevano sempre scansato il gioco base.
Girando per internet quindi scopro che le (poche) recensioni in giro tendono a lodarlo proprio per la maggiore vitalità nel gameplay introdotta dai tiri di dadi e sottolineano che il gioco è piaciuto in particolare a chi non gradiva Carcassonne.
Proposto al mio gruppo di gioco ho avuto la medesima reazione, con chi meno aveva apprezzato il gioco base che si è espresso con favore verso questa variante e chi invece ne era un accanito sostenitore che si è dimostrato più tiepido verso di essa.
Qual’è il concetto di fondo?
Che il gioco il suo obiettivo, ossia di farsi notare, l’ha raggiunto, proponendosi efficacemente, grazie sia al brand utilizzato, sia alla novità dei dadi da combattimento, ad un pubblico diverso da quello di Carcassonne base, proponendosi come ad esso complementare a livello logico. Come sottolineato, dovrete capire a quale fascia di pubblico appartenete, quindi, nello scegliere tra il glorioso originale o questa sua variante 🙂
Ringrazio l’editore per la copia di review inviataci e ricordo che il gioco è Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
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