Roma (2005) è edito da Queen Games (quindi già una grande casa) e rappresenta l’esordio di Feld ed è un gioco di carte e dadi per due persone, fruibile in partite di circa tre quarti d’ora. Propone già alcuni caratteri e sfide che saranno poi approfonditi dall’autore negli anni seguenti, perché il gioco è a base di carte e dadi, i cui risultati devono essere imbrigliati ed utilizzati a fini gestionali, e l’abilità del giocatore, come meglio sarà definito nelle seguenti creazioni, sta nel vincere la sua personale battaglia con la fortuna, avendo a disposizione, nelle regole, strumenti per combatterla. Per dirla più semplicemente le meccaniche sono tali che un numero uscito non è mai necessariamente, di per sè, buono o cattivo, essendo fruibile in diversi modi.
Con Rum and Pirates inizia il rapporto, destinato a divenire piuttosto forte, tra Feld e la Alea, marchio del gruppo Ravensburger, che lo andrà ad identificare nel tempo come autore di riferimento per la propria linea dedicata agli esperti.
Il 2007 è l’anno della prima consacrazione del nostro Stefan, perché è l’anno di uscita di due titoli che tuttora sono venduti ed apprezzati, ossia Notre Dame e Nell’anno del Dragone, entrambi editi da Alea.
Considero invece tuttora il secondo (Im Jahr des Drachen) come uno dei suoi migliori titoli, in quanto contiene, per diversi aspetti, uno dei principali fili conduttori del Feld – pensiero.
Le prime partite in genere risultano terreno fertile per enormi devastazioni, con malattie, carestie ed invasioni che decimano i propri fedeli servitori, ma i germi del genio (parlo dell’autore, non dei giocatori …) sono tutti qui, perché è in questo titolo che di sviluppa l’elemento di lotta contro le avversità (e non solo contro gli avversari, quindi, che sarà tipico di molti titoli di Feld. (qui la recensione)
Il 2008 – 2010: la diversificazione
Gli anni seguenti vedono uscire diversi titoli del nostro, che sembrano voler dimostrare la ecletticità dell’autore, in quanto diversi sono i generi toccati.
Abbiamo infatti tra di essi, in particolare, un nuovo titolo della Alea, ossia Macao, nel quale (qui la nostra scheda sul gioco) l’autore affronta la sfida dei dadi in modo massiccio, fornendone un set per giocatore. Le risorse che in ogni turno si ottengono sono del tipo del dado prescelto e nella quantità indicata dal dado, ma più alto è il numero prescelto, più tardi se ne potrà ottenere la disponibilità. In questo modo di inserisce un elemento di strategia idoneo ad inibire gli effetti della fortuna.
Altro elemento che compare nel gioco è la presenza di una gran quantità di carte, con vari effetti, aspetto che, ancora, rappresenterà uno dei suoi fili conduttori.
Con The Speicherstadt (qui il nostro articolo) Feld dimostra di essere in grado di proporre anche titoli adatti per il grande pubblico, ideando un gioco a base di carte e con un delicato meccanismo di asta. Tra le varie cose compare anche l’elemento della lotta contro le avversità, visto che periodicamente nei nostri ‘magazzini generali’ del porto scoppiano incendi, che provocano penalità in capo ai giocatori meno previdenti, ma nel complesso il titolo rappresenta uno dei prodotti più light con il nome di Stefan sulla scatola. Buono il successo ottenuto, tanto da meritarsi una espansione ed una versione deluxe con monete di metallo.
Luna (qui la recensione) costituisce invece un titolo che definirei il ‘gestionale’ più ‘scacchistico’ che abbia presente, perché ci si trova di fronte alla sfida di controllare efficacemente non solo le proprie azioni, ma anche quelle degli avversari, dovendo fare molti conti e sfruttare al meglio le occasioni da essi fornite.
Molto celebrale, per nulla attinente al tema di fondo prescelto (elemento, questo, a sua volta tipico di Feld), il gioco ottiene un bel 7.43 di media su BGG e gode di una versione online su Yucata.de.
Oltre ai titoli citati negli stessi anni escono anche Roma II, Il nome della Rosa, Il duello di costruttori dei Pilastri della Terra e il leggero It Happens .. (probabilmente il Feld che ha avuto il minor impatto sul pubblico).
2011: la fama
Dopo tutte le uscite descritte Feld si è oramai fatto un nome ed i titoli da lui ideati sono oramai tra i più attesi quando ne è annunciata l’uscita. A questo punto può proporre quello che vuole, perché è uno degli autori di punta del movimento del boardgame design, per cui si toglie qualche sfizio.
Trajan rappresenta proprio questo (qui la recensione), ossia uno sfizio dell’autore, che propone un gioco la cui ambientazione, nonostante gli apprezzabili sforzi di editore (la Ammonit Spiele, neonata casa, editrice solo di Trajan) ed illustratore, resta del tutto aliena alle meccaniche e che si rivela come una sorta di complesso orologio, con diversi percorsi potenzialmente da seguire per ottenere punti.
L’effetto complessivo è quello di un bruciacervelli che vince diversi premi e che si trova stabilmente nella top 50 di sempre do BGG.
Credo che fosse uno dei giochi più elogiati e meno giocati esistenti: l’uscita di una sua versione online ha però forse contribuito a rendere con il tempo meno veritiera questa affermazione.
The Castles of Burgundy (qui la recensione) è riconosciuto come il miglior titolo di Feld nella classifica di BGG, dove occupa la posizione numero 12. Del tutto assente l’ambientazione, qui si devono sfruttare ancora al meglio i dadi per riempire il proprio tabellone composto da esagoni, facendo attenzione ai numeri e colori indicati su di essi … Veloce (intorno ai 90 minuti a partita), non troppo difficile da imparare, per molti rappresenta uno dei migliori modi per capire Feld senza perdersi in sue ideazioni troppo complicate.
Strasbourg si colloca invece nel filone Speicherstadt, proponendo dinamiche di asta, piazzamento e controllo territorio (qui l’articolo ad esso dedicato).
2012-2013 : l’inflazione
Quando un pittore è ‘scoperto’ ed acquista notorietà una delle tentazioni alle qual dovrebbe cercare di fuggire è quella di cominciare a dipingere quadri ‘a nastro’, però si deve anche riconoscere che la tentazione di monetizzare la notorietà è forte …
Per il nostro Feld negli ultimi anni non è esattamente così, perché i suoi titoli tendono a rimanere coerenti con i filoni delineati nelle precedenti uscite, ma la qualità media, a mio modestissimo parere, è in discesa …
![]() |
| Rialto |
Abbiamo infatti sugli scaffali, oltre a diverse espansioni, Rialto, Amerigo, Bora Bora e Bruges, ben quattro titoli, editi rispettivamente da quattro degli editori tedeschi più noti, ossia Pegasus, Queen, Alea e Hans im Gluck.
Dei primi due non vi parlo molto, rinviandovi alle recensioni comparse sul blog, perché li ritengo di qualità onestamente più bassa rispetto agli altri (tenete però conto del fatto che in genere gli utenti di BGG li hanno mediamente apprezzati, con voti tra il 7 ed il 7,5 di media!!).
Dico solo che Rialto (qui la recensione) si colloca nel filone dei titoli più ‘per tutti’, con meccaniche di aste, uso di carte e controllo territorio e che Amerigo rappresenta una estrema semplificazione dei suoi giochi ‘orologio’, abbellito con la presenza di una simpatica torre lanciadadi (qui la recensione).
Bora Bora è invece uno dei suoi classici titoli sul bruciacervello, proponendo ancora una variante sul tema ‘uso dei dadi’ e si avvicina maggiormente ad una esperienza di gioco più propriamente ‘feldiana’. L’ambientazione è quindi (pur gradevolissima la grafica) del tutto pretestuosa ed i calcoli da fare si sprecano. (qui trovate un articolo su di esso)
Chiudo la carrellata con Bruges, gioco (qui la recensione) che rappresenta una sorta di ponte tra i titoli complessi e quelli per tutti.
Esso riprende i temi dell’uso delle carte che già avevamo visto in Macao, potenziandolo però in modo significativo, visto che esse recano maggiore quantità di testo ed interagiscono molto tra loro, nonché il ‘pallino’ di sempre dell’autore, ovvero i dadi, come al solito del tutto alieni alla loro originale logica di decenni fa, ossia quella del “rolla e muovi”. C’è, infine, anche il tema della lotta contro le calamità che lo sviluppo del gioco ti spinge ad affrontare, oltre ai tuoi avversari.
A me il gioco è piaciuto molto, ma segnalo che sono stato il più entusiasta dei miei compagni di gioco: in ogni caso a breve leggo che sarà tradotto in italiano, eliminando così la barriera linguistica che a lungo ne ha impedito la fruizione anche ai non tedesco o anglo parlanti (o non patiti di collage).
Due parole per chiudere
Tanti anni fa avevo la passione dei fumetti ed avevo imparato con il tempo che all’inizio si acquista e legge un fumetto in modo distratto e casuale, giusto perché si vuole leggere un Nathan Never o un X-Men , attratti dal personaggio. Poi, gradualmente, scopri che, per quanto il protagonista sia lo stesso, tutto cambia una cifra a seconda di chi lo disegna e di chi è l’autore della storia. Capisci, insomma, qual’è il valore dei creativi che stanno dietro.
Lo stesso, mutatis mutandis, vale anche per i giochi da tavolo, perché ti trovi con il tempo a verificare quanto sia facile che diversi titoli dello stesso autore ti piacciano, non tanto perché è bello allinearli sullo scaffale, quanto perché ti trovi ad essere attratto dal tipo di sfida che lui sa proporti.
Per questo ho pensato a questo articolo, dedicato ad uno dei miei autori preferiti, ossia Stefan Feld.
Non tutti i suoi titoli mi sono piaciuti allo stesso modo ed alcuni (pochi) non li ho nemmeno comprati, perché so abbastanza cosa mi può piacere e cosa si colloca fuori dal mio ideale di gioco, ma so che l’autore produce, mediamente, ottime cose.
Spero nella carrellata di essere riuscito a mettere in luce i principali filoni che caratterizzano, nel mio pensiero, la sua produzione.
Il primo è il tema dei dadi, componente che a lui piace utilizzare in gran quantità, quasi a voler dimostrare ripetutamente come essi, di solito simbolo dell’aleatorità, possano essere imbrigliati ed efficacemente utilizzati come semplice elemento randomico, senza privare in alcun modo i suoi giochi della possibilità per il giocatore di controllare appieno e pianificare con strategie profonde il proprio destino.
Il secondo è l’uso delle carte ricche di effetti, quasi una sorta di ponte tra il german e l’american. Gli effetti delle carte (vedi Bruges, ma anche il futuro La Isla) restano abbastanza immediati ed ogni carta può essere fruita in diversi modi, ma la complessità delle loro interazioni è significativa: l’effetto finale (vedi anche Macao) resta tipicamente german, perché quello che si è spinti a fare in ogni turno è il risolvere una specie di puzzle, ma non siamo poi così sideralmente lontani da esperienze come quelle dei giochi di carte collezionabili. Ancora mondi diversi, ma non irraggiungibili.
Poi abbiamo la lotta contro le avversità, perché a Feld non piace che si lotti solo tra giocatori, proponendo, quando può, anche delle sfide che possono tagliare le gambe ai partecipanti che non si attrezzino adeguatamente. A volte la sfida è stata il succo del gioco (l’anno del dragone), altre solo un elemento di contorno (Speicherstadt o Brugge), ma questo aspetto compare spesso …
Ultima caratteristica, tipica solo della produzione più ‘per heavy gamers’, che è poi quella che a me piace di più, è quella della presenza di diversi ‘sottogiochi’, ovvero diversi settori, a volte anche fisici della mappa, sui quali ci si può concentrare per ‘fare punti’. Alla fine tutto fila sorprendentemente in modo equilibrato, proponendosi di fronte ai giocatori diverse strade per la vittoria: riprendendo il paragone da me fatto più volte il bello è vedere come le ruote degli ingranaggi girano. L’ambientazione latita, lo so, ma se ti piace guardare un orologio attraverso un vetro Feld è quello che fa per te .. 😉
Beh, cosa ne dite? Se siete feldofili condividete i mie gusti? Se non lo siete, vi ho un pochetto incuriositi?
p.s. per comodità ripropongo in uscita, assieme a questo articolo, anche qualche vecchia recensione uscita su alcuni dei titoli citati, tanto per spingervi a tirarli giù dallo scaffale o, magari, ad andare a cercare di accaparrarveli 😉
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it

















