scritto da TeOoh!
Qual è il pezzo più bomba degli scacchi? Ok, la Regina. Ma facciamo che la Regina è scontata, quindi? No, tu là in fondo lo so che vuoi dire Pedone, perchè hai mille strategie fortissime. No, basta anche dire la Regina!
Va bene, stop. Il pezzo più bomba è la torre. Quindi se prendete una scacchiera e ci schiaffate sopra 16 torri… no, ho perso l’ispirazione.
Kamisado, di Peter Burley, è un gioco astratto per 2 giocatori, della durata variabile dai 10 ai 30 minuti.
Anche Kamisado, come il Quarto! della settimana scorsa, ha un momento amarcord che volevo condividere; la sua storia, peraltro, è molto più “Piccolo orfanello” rispetto al suo predecessore che subito ha trovato una casa e tutti vissero felici e contenti.
*le luci si abbassano*
Era il lontano 2010 quando io e la Nceschi ci appropinquammo ad un Settimo in Gioco. Evento locato in una biblioteca, all’interno della quale numerosi tavoli erano imbanditi di giochi per tutti i gusti. Una scacchiera colorata coperta da torri istoriate da ideogrammi giapponesi attira la nostra attenzione.
Una partita diventano subito una decina. Dovevamo averlo.
Ma gli anni sono trascorsi e, ogni volta che qualche gioco nuovo ha varcato la porta di casa un “oh, Kamisado, ce lo siamo scordati!” echeggiava tra le pareti.
Finalmente, una Play Modena del 2013 ha portato il piccolino tra le nostre mura.
*le luci si alzano”
La minutissima del gioco è: hai 8 torri di diverso colore, ognuna di esse può essere mossa in avanti o avanti-diagonale di quanto vuoi. Essa si fermerà su di una casella colorata. L’avversario dovrà muovere per forza la torre del colore uguale alla casella. Vince chi riesce a fare arrivare una propria torre nella base di partenza avversaria.
Il regolamento è immediato e i materiali sono abbastanza accattivanti da catturare almeno una partita di qualche scettico. Peraltro, la presenza di una “scacchiera” come plancia, può far superare più facilmente lo scoglio di qualche casual gamer, proprio per la vicinanza con qualcosa di noto.
Kamisado si propone come un astratto che, giocato in una sola partita, diventa quasi un filler, ma che dimostra tutta la sua sostanza in una partita più lunga. Ai 3 o 5 punti ad esempio. Perchè le torri diventano più potenti man mano che sono andate in base, si aggiungono mosse “speciali” ed ogni partita diventa sempre più asimmetrica tra le parti. A quel punto diventa un astratto molto soddisfacente.
Devo proprio trovarci qualcosa? Il vincolo dell’obbligo a muovere la torre indicata dall’avversario, può portare facilmente un giocatore esperto a forzare le mosse all’avversario, piazzando la propria torre sul quadrato del colore della torre avversaria con meno chance di movimento, riducendo di fatto le scelte altrui e ottenendo una vittoria schiacciante che potrebbe scoraggiare quindi la persona dall’altra parte del tavolo.
Insomma, è un astratto accattivante, ma molto severo.
Vi lascio quindi il Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it e alle immagini del video che vi chiarirà un po’ di più le idee.
Buona visione!
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