Recensione: Steam Park

scritto da Bernapapà e Fabio (Pinco11)

Oggi vi presento la novità di punta di quest’anno editata dalla Cranio Creations : Steam Park, ideato dal trio Buonfino-Silva-Tucci Sorrentino (gli stessi del fortunato Dungeon Fighter), per 2-4 giocatori, con alcune parole contenute nelle carte. Si tratta di un gestionale ambientato nel fantastico mondo steam, dove da 2 a 4 imprenditori costruiranno il parco di divertimenti per robot più bello della zona. Il gioco si pregia delle illustrazioni di Marie Cardouat, la disegnatrice delle carte dei primi Dixit, ed è basato su un mix di meccaniche che va dal lancio dei dati, alla gestione azioni, costruzione scenari e gestione carte, allo scopo di attirare il maggior numero di clienti (gli abitanti di Robocopia) sulle giostre del proprio parco giochi. Meccaniche aderenti all’ambientazione, semplicità delle regole e un pizzico di alea fanno di questo gioco un buon titolo a target familiare, senza scontentare chi ricerca comunque un minimo di strategia in giochi di questo taglio.

I materiali

Abbiamo già parlato delle illustrazioni che sono veramente belle, e aderenti all’atmosfera Steam, senza risultare troppo pesanti per chi non apprezza quell’atmosfera. Il fulcro del gioco sono le giostre, che, prima dell prima partita, si devono costruire incastrando 3 forme cartonate: attività iniziale un po’ noiosetta, ma ampiamente ripagata dall’effetto tridimensionale delle giostre e dal fatto che nella scatola è predisposto un settore che permette di riporle senza smontarle ed in perfetto ordine (ci stanno giuste giuste in modo che non si schiaccino e non sbaloccino): bonus! In totale abbiamo 18 giostre in 6 colori diversi (blu, verde, nero, viola, rosa e rosso)  ed in 3 dimensioni diverse: la cosa carina è che una volta costruite possono ospitare sopra da 1 a 3 “robot” (meeple di legno, 7 per ogni colore delle giostre).

Abbiamo poi delle strutture più piccole (gazebo) per un totale di 24, suddivisi in 6 tipologie differenti: _, _, la Toilette, l’Agenzia pubblicitaria e _: ognuno di essi fornisce un bonus. Ad ogni giocatore vengono forniti una plancia quadrata a griglia 4×4, una plancetta maialino, ed il motore del gioco, ossia 6 dadi speciali a 6 facce, tutte diverse. Terminano la dotazione i 4 talloncini ordine di gioco, un mazzo da 18 carte, le estensioni di terreno (plancette 2×2), le monete (talloncini rettangolari in tagli da 1, 3, 5 10 e 50), i dischetti “rifiuti” (di valore 1 o 3), un sacchetto di velluto nero da cui pescare i clienti dei parchi e 4 carte riepilogative delle regole e dei bonus dei gazebo.

Le regole

Come accennavo all’inizio, una delle caratteristiche è la semplicità delle regole. Il gioco sviluppa in 6 turni; ogni turno è suddiviso in 4 fasi: lancio dei dadi, calcolo della spazzatura, esecuzione azioni e rendita. La preparazione del gioco prevede di inserire nel sacchetto un robot per ogni colore e che ognuno peschi 6 carte e ne trattenga 3. La prima fase, la più frenetica, consiste nel lanciare i dadi a ripetizione fino a quando non ho ottenuto una combinazione soddisfacente: fra un lancio e l’altro è possibile fissare alcuni dai, che verranno messi sul maialino: quando tutti i dadi sono sul maialino prendo il talloncino ordine di turno. Ovviamente i talloncini ordine di turno recano dei bonus se si è tra i primi a finire e dei malus se si è l’ultimo (da qui la frenesia): l’ultimo ha comunque solo tre lanci aggiuntivi dopo che il penultimo ha preso il talloncino.

Segue quindi la fase spazzatura, nella quale ognuno calcola quanta spazzatura accumula: l’accumulo della spazzatura è dato dalla presenza di eventuali visitatori del parco (i robot, sulle giostre, tendono a  perdere pezzi e olii..), da alcune facce dei dadi e dal malus contenuti nel talloncino ordine di turno; un paio di spazzature possono essere subito rimosse se si prendono i primi talloncino ordine di turno (ecco il loro bonus). La spazzatura accumulata, rappresentata dai relativi dichetti, fornirà a fine partita una perdita in denaro proporzionale alla spazzatura accumulata (fino all’eventualità di dove chiudere il parco se la spazzatura diventa troppa!). La fase azioni seguente prevede l’utilizzo delle facce dei dadi: abbiamo 5 facce operative (una è vuota): la faccia costruzione, che permette di costruire le giostre (tot facce per tot dimensione di giostra); la faccia gazebo, che permette di costruire uno o più gazebi e la faccia carta, che permette di giocare una carta: queste tre facce recano sempre anche il simbolo spazzatura.

Abbiamo infine la faccia con le scope, che permette di spazzare via due rifiuti e la faccia omino che permette di introdurre una robot del colore desiderato nel sacchetto, e di effettuare la pesca di un robot: se il robot pescato è del colore di una mia giostra, lo piazzo sulla giostra (dove rimarrà fino a fine partita); se invece non ho giostre di quel colore, allora lo rimetto nella riserva da cui si prendono quelli da inserire nel sacchetto. Fra le azioni è possibile anche l’espansione del terreno, utilizzando un qualsiasi simbolo del dado. La regola di costruzione delle giostre e dei gazebo è la seguente: giostre e gazebo dello stesso colore/tipo devono essere posizionate attaccate per un lato; giostre o gazebo diversi non si devono toccare nemmeno di spigolo: da qui l’esigenza di espandere il terreno delle giostre…

Le carte sono dei bonus monetari immediati se si avverano certe condizioni, ad esempio un tot di giostre verdi, oppure numero di facce diverse dei dadi e così via, mentre i bonus arrecati dai gazebo vanno dal poter girare un dado, duplicare l’effetto di un dado o poter mettere un robot su una giostra di colore non suo (per un solo turno, però). L’ultima fase prevede i guadagnare 3 monete per ogni robot presente sulle giostre: fra un turno e l’altro si rimpinguano eventualmente le 3 carte. Terminato il sesto turno e ripulito il parco della spazzatura, pagandone lo scotto, chi ha più soldi vince la partita.

Le impressioni

Devo dire che ero partito un po’ prevenuto riguardo al gioco, soprattutto per la scelta dell’ambientazione che non è propriamente nelle mie corde. Invece è stato una gradita sorpresa: l’ambientazione, come dicevo, è alla fine scanzonata e non cupa, per cui l’ho gradita.
Il gioco è davvero un mix di cose diverse e carine, in quanto non cui sono solo i dadi (bella l’idea di ritirarne per quanto tempo si vuole, ma chi prima finisce meglio alloggia), ma anche un accenno di logistica di costruzione e una piccola pianificazione di quello che si vuole ottenere.
Infatti, al di la del primo lancio di dadi in cui si tenderà a costruire giostre e cercare di riempirle, negli altri turni si dovranno miscelare sapientemente le azioni da fare, in quanto, se non lo si fa, ci si può trovare nella necessità di buttare via le azioni (l’autore del gioco è stato buono perché ha permesso comunque di usare un dado “inutile” per allargare il parco, senza doverci rimettere in alcun modo…).

L’interazione è garantita dalla concitazione nel lancio dei dadi, nella scelta delle giostre da costruire e nella pesca dei robot: infatti spesso si pesca quello che un altro ha inserito nel sacchino, alterando le normai probabilità di pesca.
Il fattore aleatorio è ovviamente presente, sia nei dadi che nella pesca dei robot che delle carte, ma in un gioco di questo genere non guasta affatto. Anzi dona quel pizzico di adrenalina in più nel cercare di combattere l’eventuale malasorte! Inoltre un minimo di pianificazione aiuta comunque a fare punti, per cui è possibile gestire anche situazioni non fortunatissime, magari facendosi aiutare dai bonus offerti dai gazebo. Anche la gestione delle carte ha un suo perchè, in quanto è possibile indirizzare il lancio dei dadi o la scelta delle costruzioni sulla base delle carte che sono toccate in sorte: ma sarà anche opportuno attendere il momento giusto per giocarle, per massimizzarne il profitto.

L’idea più carina, però, rimane quella della frenetica gara di lancio dei dadi…. sarò il caso di rilanciare perdendo i migliori palloncini ordine di turno? Il tutto da decidere in decimi di secondo….: proprio una bella trovata!

Riassumendo, la novità del gioco sta, a mio avviso, nel sapiente mix di meccaniche che gli autori sono riusciti a costruire che lo rende un gioco adatto a quasi qualsiasi tipo di pubblico.
E bravi i nostri Crani, l’hanno azzeccata anche stavolta!

[Fabio] Avendo provato il gioco con il Berna, aggiungo le mie brevi impressioni. I componenti risultano assolutamente gradevoli, sfruttando l’apporto grafico fornito dalla ‘stella’ Cardouat ingaggiata dai cranii per l’occasione. Le giostre infatti, con il loro stile vagamente steampunk, ma non troppo, danno un tocco divertente al gioco e risultano alla fine ben più attraenti di quello che sarebbero state, per esempio, proponendo disegni delle attrazioni ‘standard’ dei tempi nostri. Unico appunto, marginale, è quello sulla dimensione dei dadi, che avrei gradito un pochetto più grandi, per dare di più il piacere del rollarli 😉
Le dinamiche di gioco sono a loro volta azzeccate e ne fanno un simpatico fillerino (sei turni vanno via veloci), nel quale la fortuna ha sicuramente il suo peso, ma ci sono diversi modi per indirizzarla, grazie ai vari baracchini acquistabili, che consentono, verso la fine della partita, di rivoltare completamente gli esiti dei dadi. Nel contempo ci sono delle decisione da prendere (niente di bruciacervello, tranquilli), come il bilanciare il numero di visitatori sulle giostre con la loro produzione di spazzatura ed all’inizio di ogni turno vi troverete spesso a chiamate “tempo” per poter riflettere un attimo su cosa vi servirà nel lancio dei dadi. L’interazione, come accennava il Berna, è presente, anche se di sovente indiretta, perché ci si trova spesso a portarsi via a vicenda le attrazioni preferite o i visitatori del colore prediletto, ma la cosa avviene normalmente perseguendo ciascuno il proprio interesse, più che per danneggiare gli altri. Nel contempo la velocità altrui nel chiudere i lanci di dadi porta spesso a disastri nelle proprie rollate.

In definitiva Steam Park si propone come gioco simpatico e sbarazzino, attraente dal punto di vista grafico e ben dotato nei componenti. Rapido da spiegare ed altrettanto da giocare, si risolve in una specie di potenziale filler, che propone qualche sfida in più rispetto a quello che ci potrebbe attendere da un gioco a base di rollate furiose di dadi. Una bella sorpresa anche per me, che me lo attendevo come un qualcosa di ‘fuori dal mio orizzonte tradizionale’. Buona anche la scelta della fascia di prezzo nella quale proporlo.

Si ringrazia l’editore per aver messo a disposizione una copia di recensione del gioco e segnaliamo, per chi fosse interessato, come sempre, che il gioco è disponibile nel negozio online Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it

Le immagini sono tratte da dal manuale, o dal sito della/e casa/e produttrice/i (Cranio Creations),  alla quale appartengono tutti i diritti sui giochi di cui si parla. Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. 

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