Anteprima: The Duke


scritto da Bernapapà

Oggi vi presento questo gioco, per soli 2 giocatori: una sorta di scacchi ambientata in epoca medievale, in cui le pedine hanno le forme di tessere double-face, e, al contrario del suo illustre predecessore, non sono presenti sulla scacchiera tutte insieme in una posizione fissa di partenza, ma vengono via via pescate da un sacchetto. Il suo nome è The Duke, edito dalla Catalyst Game Lab, per opera della coppia Holcomb- MacLaughling, uscito nel 2012, e già ricco di ben 5 espansioni (che non sono altro che l’introduzione di nuove “pedine”). Un brucia-cervelli per due, basato su posizionamento tessere e spostamento per il controllo del territorio, con l’elemento aleatorio della pesca della tessere che renderà sempre varia l’esperienza di gioco. Completamente indipendente dalla lingua, presenta componenti sia tattiche che strategiche.

I materiali e le regole

I materiali messi a disposizione sono di breve descrizione: abbiamo una semplice scacchiera 6 per 6, ed un set di tessere quadrate double face, di 15 tipi differenti, due delle quali in 3 copie, per un totale di 19 tessere: da un lato troviamo l’indicazione su qualce faccia debba esser usata la tessera la prima volta. Su ogni tessera, oltre al nome (che ne definisce anche l’orientamento), è presente la descrizione delle proprie possibili mosse o azioni sulla scacchiera, che variano a seconda del lato della tessera. Un paio di sacchetti servono a contenere le tessere per essere pescate casualmente durante il gioco. Alcune espansioni prevedono inoltre  ulteriori tessere che non vanno a fare parte del set di ogni giocatore, ma che sono sostanzialmente dei modificatori del territorio (ossia della scacchiera). La tessera più importante è la tessera del Duca: il gioco termina quando un contendente riesce a catturare il Duca dell’avversario (Scacco matto?). La componentistica dovrebbe essere sufficientemente sontuosa (immagino tutto il materiali ligneo), e questo giustifica un prezzo non propriamente cheap.

La partita inizia posizionando il Duca e due tessere Pedoni sul proprio lato, in una delle due caselle centrali, con l’unico vincolo che i pedoni (ed in generale le nuove tessere che compariranno sulla scacchiera) devono essere posizionate su una casella libera, adiacente ortogonalmente al Duca. Ad ogni turno, ogni giocatore deve effettuare un’azione fra le tre disponibili: muove una tessera e la gira, compie un’azione di una tessera e la gira, pesca una nuova tessera e la posiziona vicino al duca, sul lato con la pedina in positivo. Le possibilità di movimento sono definite attraverso dei simboli: il pallino pieno significa che posso raggiungere quella posizione solo se le caselle che mi separano da essa sono libere; il pallino vuoto permette invece di saltare fino a tale casella. La freccia piena mi permette di muovermi in quella direzione di un numero di caselle desiderato (ovviamente libere), mentre la freccia vuota mi permette di muovermi in quella direzione saltando le eventuali caselle occupate. E’ possibile effettuare il movimento solo se la casella destinazione è libera, oppure se è occupata da una tessera avversaria: in tal caso la tessera dell’avversario viene catturata (mangiata?). Esattamente come per gli scacchi, devo avvisare l’avversario se il Duca sta per essere catturato (“Scacco!”), e non è possibile spostare le proprie pedine in modo da sottoporre il proprio Duca allo scacco. 

 

Con questi simbolismi, per chi mastica di scacchi, avrà già capito che, ad eccezione della dimensione della scacchiera, e di qualche mossa strana tipo l'”Arrocco” o l’avanzamento dei pedoni di due passi dalla linea di partenza, questo gioco “contiene” il gioco degli scacchi (configurando opportunamente le pedine): ossia è possibile descrivere le possibili mosse degli scacchi con il simbolismo utilizzato in questo gioco. Ma gli inventori del gioco hanno voluto variare ulteriormente il gioco, permettendo azioni che non provocano lo spostamento della pedina: l’asterisco, infatti, esprime il concetto che posso catturare a distanza una tessera avversaria che si trova in quella posizione, senza dovermi muovere. L’ultimo simbolo da imparare è la coppia di triangoli ai vertici della casella che permette di provocare lo spostamento di una tessera amica, che si trova nella posizione indicata dalla casella, in qualunque altra posizione indicata dalle caselle simili: in altre parole questi simboli compaiono più volte sulla stessa tessera per permettere questi spostamenti: ovviamente se la tessera viene spostata su quella dell’avversario, tale tessera viene mangiata.
L’ultima azione ammessa è la pesca di una nuova tessera da posizionare su una casella libera ortogonalmente al Duca.

 

Il gioco è tutto qui: nelle espansioni non si fa altro che aggiungere nuove “figure” con nuove combinazioni di mosse, o modificatori della scacchiera, come la Montagna o il castello, che modificano le consuete regole del gioco: per fare un esempio la tessera Montagna non può esser attraversata né saltata.

Le impressioni

L’idea del gioco mi è apparsa estremamente interessante, e non credo che sia un modo per avvicinare gli scacchisti ai giochi da tavolo: piuttosto il contrario. Inserire qualche elemento aleatorio (la pesca delle tessere) insieme alla possibilità di effettuare un numero di mosse decisamente superiori, come tipologia, ma inferiori come combinazioni possibili, può avvicinare chi ritiene che il gioco degli scacchi sia troppo incanalato in abilità predefinite (essendo un gioco studiato e sviscerato, la scala dei valori dei giocatori raramente viene messa in discussione durante la partita: se uno è più bravo, vince sempre!). Potrebbe allargare, quindi, la possibile platea degli scacchisti in erba. Un gioco nel gioco è rappresentato dal fatto che, una volta effettuata la mossa o l’azione, cambia la possibilità di mossa e azione della tessera appena giocata: sarà quindi necessario memorizzare un minimo le mosse nascoste, per permettere un minimo di pianificazione strategica del gioco. La parte di pesca delle tessere aggiunge un fattore aleatorio determinante, ma probabilmente tenderà a fare emergere le capacità tattiche dei due contendenti. Il vero dilemma, cui si potrà rispondere solo giocando più volte, è sapere quanto le tessere siano bilanciate, e quindi quanto il fattore aleatorio possa fare pendere le possibilità di vincita da una parte o dall’altra: se si trasponesse questo meccanismo negli scacchi, a parità di bravura, sono quasi sicuro che vincerebbe il primo che pescasse la regina… Ora, da una breve analisi delle tessere, non mi sembra che ci siano differenze così forti fra una tessera e l’altra: considerando che la scacchiera è solo 6 x 6, anche se le pedine con le frecce sono poche, il gioco dovrebbe comunque rimanere equilibrato: certo se uno pesca una fila di pedoni (Footman) che si muovo ortogonalmente di 1 o di Picchieri (Pikeman) che si muovono ortogonalmente in avanti di 1 o 2, e l’avversario pesca i pezzi più pregiati (Cavalieri o Campioni), è probabile che andrà poco lontano… Altra differenziazione rispetto agli scacchi dovrebbe essere la tempistica: il gioco è stimato per durare una mezz’oretta, e probabilmente, su quel 6 x 6 con le tessere che crescono come funghi, ma altrettanto velocemente spariranno dalla scena, probabilmente è una stima veritiera.
Altra cosa estremamente interessante del gioco, è che è anche possibile acquistare gli stikers e le pedine vergini per inventarsi le proprie pedine… forse eccessivo, ma intrigante!

Concludendo, considerate i fattori interessanti, ma anche le perplessità, credo che l’unico modo per valutarlo possa essere effettivamente solo il giocarlo: se mi capiterà, vi riporterò la mia esperienza.

Potete, come sempre, trovarlo su Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it

— Le immagini sono tratte dal manuale scaricato dal sito della casa editrice a cui appartengono tutti i diritti Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione e saranno rimosse su semplice richiesta. —

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