La mia recensione su BRIVIDO è stata originariamente postata sul mio blog un po’ di tempo fa. L’articolo che qui segue è stato riscritto in alcune sue parti e ampliato in diversi punti per rispondere ad alcune domande e curiosità ricevute. Buona lettura e attenzione che un teschio fosforescente può far cadere un’ascia dalle mani di un’armatura!
Il sottoscritto, classe ’83, deve confessarvi un enorme vizio che ha pervaso la sua felice infanzia “giocosa”: ero incredibilmente attirato ed affascinato dalle scatole con una bella foto del gioco e una striscia bianca di 5 cm impressa a sinistra della copertina. Su quella striscia bianca campeggiava a caratteri cubitali una sigla di 2 lettere, una rossa e una blu: MB.
Me ve la ricordate l’immensa dotazione di pezzi e pezzettini di plastica da assemblare prima di giocare?!? Vi ricordate il mitico topo di Heroquest? Non so voi…ma se non c’era quel topolino sulla libreria (rigorosamente un pezzettino da incastrare ogni volta) il gioco non era lo stesso.
Uno dei giochi più famosi di quegli anni è sicuramente Brivido (nome originale “Ghost Castle”) edito da MB nel 1985. Il gioco, ambientato all’interno di un castello spettatrale, è un gioco di pura fortuna reso affascinante dalla torre che si erge in centro al tabellone che racchiude la meccanica base del gioco: sulla sommità della torre c’è una bara con un buco; facendo cadere nel buco il teschio in dotazione si fanno scattare una delle 4 trappole nelle stanze del castello.
“Brivido”, come noi lo conosciamo è l’evoluzione del gioco “Which Witch?” del 1970 (edito anche in Italia con il titolo Castello Incantato nel 1974 da EG).
L’autore dell’originale “Which Witch?” È Marvin Glass, o meglio la Marvin Glass and Associates famoso studio ludico di Chicago che dagli anni 60 e fino al 1979 è stato protagonista della scena ludica americana. Sotto questa firma sono nati giochi cult come: Mouse Trap, Rock ‘Em Sock ‘Em Robots (il gioco da bambini più famoso in America nel quale 2 robottoni si sfidano a boxe e dove il vincitore è colui che fa saltare al testa all’avversario!), Ants in Pants (Grilli Arzilli), Simon (il mitico gioco di memoria con i pulsantoni in 4 colori da schiacciare ricordandosi la giusta sequenza) e Stay Alive (il mitico Trabocchetto!).
L’idea di “Which Witch?” nasce a sua volta come seguito del grande successo avuto con il gioco Haunted House pubblicato nel 1969 con Ideal sempre da Marvin Glass. In Haunted House vi è sempre un castello di plastica da esplorare in 3 dimensioni: le pedine si muovevano grazie ad un selettore tipo slot machine posto alla base che indicava il numero di caselle su cui la pedina si doveva muovere. Ora questo gioco è considerato il sacro graal dai collezionisti di tutto il mondo in quanto è difficile trovarlo in buone condizioni e funzionante dato che il sistema di leve e meccanismi era abbastanza complesso.
Da questo gioco quindi nasce Which Witch? con un gameplay più lineare e, soprattutto, materiali utilizzati molto meno costosi.
Il gioco verrà riedito poi nuovamente come Haunted House ed in seguito, con una veste grafica più spaventosa (in senso buono) con il titolo Spook House (questa è l’edizione famosa in italia con il nome).
- DADO: rilancia il dado e muove.
- MASCHERA: la pedina è “spaventata”! Il giocatore prende la maschera e la pone sulla sua pedina, finché la pedina ha la maschera di spavento, non può muovere.
- IMPRONTA: il giocatore toglie la maschera se la pedina è “spaventata”; potrà quindi muovere al turno dopo.
- TESCHIO: il giocatore deve lasciar cadere il teschio nella torre azionando così uno dei 4 tranelli del castello.
Le trappole sono quattro in tutto: un’ascia che cade sopra la pedina dei giocatori; uno scheletro che improvvisamente si anima; un pavimento traballante; una scala sulla quale può cadere il teschio e travolgere chi si trova sulla sua traiettoria. - Al posto di essere “spaventati”, le pedine venivano trasformate in topini dello stesso colore
- Per gestire le azioni, non vi era uno spinner ma un mazzetto di carte che riportava le stesse azioni (il che toglieva l’emozione stile rulette del girare lo spinner ma rendeva però più bilanciato il tutto impedendo un numero eccessivo di spaventi).
- Il fondale di cartone che si incastra ai piedi della scala è la parte più soggetta allo strappo a causa di uno sforzo eccessivo nell’incastrare la parte in plastica
- I topini di gomma della prima edizione sono troppo irresistibili per bambini e cani quindi con un alto tasso di rischio “masticazione”!
- Spelatura del cartone nel buco destinato al “cestino” dello scheletro di Ghost Castle: è vero, non si riusciva mai a metterlo in maniera che oscillasse correttamente al primo colpo!
- Dentini di plastica interne alla torre che si rompevano a furia di montare e smontare la torre e gli scenari per riporli nella scatola.
- Smarrimento dei supporti a T che servivano per fissare gli scenari e la torre alla plancia del gioco.
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