Recensione – King of Tokyo

King of Tokyo recensione, scritto da Fabio (Pinco11)
Se avete sempre sognato di potervi aggirare, nelle vesti di novello Godzilla, per le vie di Tokio, ecco il gioco adatto per voi, ossia King of Tokyo, ideato da Richard Garfield ed edito dalla Iello (per 2-6 giocatori, tempo medio per partita indicato di 30 minuti).
Il titolo in questione vede i giocatori impersonare altrettanti mostroni in lotta tra loro per divenire il re della metropoli giapponese, il tutto a colpi di tiri di dado: si tratta quindi di un filler che nelle serate più animate tra mici goliardi può trovare spazio sulle vostre tavole.

I materiali 
Coloratosi ed allegri sono i componenti di gioco, rappresentati da una piccola tavola, che raffigura ipoteticamente Tokyo, utile nel corso della partita solo per ospitare il mostro (o i due mostri, se si gioca in sei) che razzieranno di volta in volta Tokyo, nonchè da sei mostri in cartone con apposite basette in plastica, sei cartelle del giocatore (contengono solo, oltre all’immagine del mostro, i due valori di punti vittoria e punti vita), 66 carte ed una manciata di cubetti verdi in plastica (energia) e di segnalini vari. Completano il tutto gli 8 dadozzi che costituiscono il fulcro del gioco.
 
Come si invade Tokyo in poche semplici mosse
Il gioco può essere definito tutto fuorchè difficile: se volete le regole in inglese le trovate qui, ma non so se vi servirà .. L’idea è che ogni giocatore parte con 10 punti vita: il primo di turno riceve i sei dadi neri e li può tirare fino ad un massimo di tre volte, dedicendo, prima di ritirare, se tenere o meno alcuni risultati, ritirando solo il resto. Ogni dado gli attribuirà punti vita (il cuore – li aggiunge a quelli che ha), energia (ossia un cubetto verde) o punti vittoria: sul dado compaiono infattti i numeri 1, 2 e 3 ed in caso di tris di uno di questi numeri si ottengono 1, 2 o 3 punti vittoria (con un punto addizionale per ogni dado extra rispetto al tris: esempio quattro dadi col 2 danno 3 punti, 5 dadi con l’1 danno 3 tre punti e così via). L’ultimo simbolo è quello della zampa: il primo al quale esce potrà entrare a Tokyo, ricevendo 1 punto vittoria (e 2 ulteriori per ogni turno nel quale vi rimane), ma chi sta dentro Tokyo da quel momento riceverà un danno (perdendo punti vita) per ogni zampa rollata dai mostri fuori della città, mentre infliggerà al suo turno un danno a TUTTI i mostri fuori di Tokyo per ogni zampa. Ogni volta che sarà colpito chi è dentro Tokio potrà uscirne, facendosi sostituire dal suo aggressore.
Vivacizzano il gioco poi gli effetti speciali delle numerose (66) carte che possono essere acquistate con i cubetti energia durante la partita (ve ne sono sempre 3 disponibili). 
Vince il primo che arriva a 20 punti vittoria, mentre mano a mano che si arriva a zero punti vita si esce dal gioco. In sei partecipanti due mostri possono entrare in Tokio contemporaneamente.
Impressioni
La grafica e componentistica del gioco rappresenta il punto di forza di questa produzione, visto che tutto è molto colorato e disegnato in modo simpatico e divertente: i mostri sono da barzelletta, così come le carte sono attraenti ed i residui materiali sono palesemente sovradimensionati rispetto alle necessità, il tutto per dare consistenza ad un gioco che, per le sue meccaniche, poteva forse consistere giusto in un mazzo di carte e qualche dado e segnalino. La plancia che ogni giocatore riceve, per esempio, tiene traccia, grazie a due rotelline, di solo due valori, per cui se ne sarebbe potuto, in una produzione meno ricca, facilmente fare a meno.
Quanto alle dinamiche di gioco direi che l’unica che mi viene in mente per classificare King of Tokyo è quella del push your luck , ossia punta sulla tua fortuna, visto che non si fa altro che tirare dadi, senza dover programmare o pianificare praticamente nulla. Se i dadi ti arridono vincerai, se sei sfortunato, perderai, tutto qui ! Qualche piccola tattica, chiaramente, si può sempre elaborare e la presenza delle carte aiuta a dare varietà al gioco con i danni ed effetti speciali che consentono, ma tutto è fortemente aleatorio, per cui pensare troppo a cosa fare è decisamente qui fuori luogo.

Partendo da questi presupposti mi sono chiesto come il fatto di tirare sei dadi ‘meglio degli altri’ possa rappresentare un divertimento, ma il fatto è che nel giocarci mi sono trovato  circondato da gente che, gridando, facendo versi strani o battendo i pugni sul tavolo, mimava l’ipotetico muoversi dei loro mostri e gioiva o si disperava in modo inconsulto a seconda del risultato dei propri tiri, quasi che la cosa implicasse un reale sfoggio di qualche abilità, per cui non posso che riconoscere che il titolo, da inserire senza dubbio nella categoria dei filler, può rappresentare il giusto gioco da proporre nel giusto contesto di  amici scanzonati e ‘fusi’ dopo ore di impegno a titoli più profondi, come chiusura light alla serata.

Di altri possibili impieghi non ne vedo, ma ciò credo non scoraggerà i lettori ai quali stanno già brillando gli occhi vedendo le foto dei componenti dal comprare King of Tokyo 🙂

Nota: il gioco presenta testo inglese (anche se poco) sulle carte: è però sufficiente che un giocatore lo conosca per indicarne il significato agli altri, vista che esse restano sempre visibili, anche una volta acquistate.

Se vi interessasse sappiate che il gioco è disponibile Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it.
— Le immagini sono tratte dal manuale del gioco, da BoardGameGeek o dal sito della casa produttrice (Iello) alla quale appartengono tutti i diritti sul gioco. Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. —
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