Max
“Se hai sentito parlare di noi
sai che il nostro lavoro non è fare prigionieri,
ma uccidere nazisti.
E gli affari vanno a meraviglia!
Tenente Aldo Raine – Bastardi senza Gloria
Correva l’anno 1943 e a Parigi si ritrovarono un manipolo di folli vampiri, diversi battaglioni nazisti, quattro soldati geneticamente modificati e nientemeno che Hitler rifugiato in un dirigibile ancorato alla Tour Eiffel. Che ne dite? Un incipit degno di interesse o talmente folle da non prendere nemmeno in considerazione? Questo titolo di Grant Howitt (autore di altre opere degne di nota come Heart) è caratterizzato dalla parola estremo, in tutto e per tutto, e in questa recensione cercherò di farvi capire perché.
Il manuale
Il manuale di Eat the Reich si distingue per i colori fluo che lo caratterizzano e fanno trasparire in qualche modo la follia dei suoi contenuti. La copertina cartonata ha una finitura morbida con degli elementi in rilievo che forniscono un’esperienza tattile molto piacevole. Le pagine interne sono di una grammatura superiore alla media con i bordi rosa shocking che creano un contrasto stupendo con le tonalità scure prevalenti sul fronte e sul retro.
Assieme al manuale troviamo le sei schede dei personaggi dotate di descrizione, abilità, equipaggiamento e tutto ciò che è necessario per il gioco. Ma non solo questo, vi sono anche le illustrazioni dei personaggi in uno stile che faccio fatica a definire (pulp, fluo, splatter, neon) ma che trovo bellissime. Inoltre Eat the Reich ci mette a disposizione anche una mappa di Parigi con evidenziati tutti i luoghi in cui ci potremo muovere nel corso della nostra avventura.




Anche le pagine interne sono ricche di illustrazioni, soluzioni grafiche ardite in termini di layout e abbinamenti di font e colori. Alcune sezioni sono rappresentate come fascicoli militari in nostro possesso, una scelta grafica mirata a farci entrare nel vivo dell’ambientazione. L’unica pecca che ho sperimentato è stata la scarsa leggibilità di alcune parti del manuale in cui le combinazioni di font, colori e sfondi non erano ottimali. Tra usabilità e colpo d’occhio quest’ultimo ha avuto sicuramente la meglio in fase di progettazione di Eat the Reich.
Ambientazione
La via più breve per far capire l’ambientazione di Eat the Reich credo sia il testo della seconda pagina del manuale: “Corre l’anno 1943. L’Europa è in fiamme. Siete un commando vampirico in missione speciale. Avete un unico obiettivo: prosciugare Adolf Hitler di tutto il suo sangue e destabilizzare, una volta per tutte, la macchina bellica nazista.”. Breve. Chiaro. Inequivocabile.
I personaggi da interpretare sono quindi dei vampiri, dotati di corpi più forti, più veloci e più resistenti dei comuni mortali. Rispettano i canoni classici della letteratura a loro dedicata e quindi bevono sangue e sono particolarmente sensibili alla luce solare. I vampiri di Eat the Reich fanno parte del F.A.N.G., una organizzazione messa in piedi dagli Alleati per stroncare le file naziste. Non esiste una documentazione ufficiale che spieghi il significato di questo acronimo. Usate la vostra fantasia e fate del vostro meglio.

I nemici nazisti hanno preso in mano il controllo dell’Europa dagli anni ’30 in avanti con imprese militari spietate e una comunicazione basata sul terrore. I loro punti di forza sono una tecnologia molto avanzata e senza eguali tra gli altri eserciti e una forte specializzazione nelle pratiche occulte. Nel corso degli anni infatti la Germania ha assoldato i più potenti stregoni e gli studiosi più moralmente discutibili.
In questo scenario, a mio parere, la ciliegina sulla torta è rappresentata dall’ingresso in scena dei nostri personaggi grazie alle bare tattiche da sbarco. I vampiri vengono chiusi in bare ermetiche, rinforzate e dotate di un sistema pneumatico per attutire gli urti. Quindi sono caricati su un bombardiere che da alta quota li lascia precipitare nei pressi dell’obiettivo sensibile. Nonostante le precauzioni i vampiri, dopo una caduta a velocità folle da altezze considerevoli, vengono ridotti in “poltiglia maciullata di ossa e cartilagini”. Ma niente paura, il F.A.N.G. ha pensato a tutto: sono presenti nelle bare cilindri pressurizzati con sangue di suora di alta qualità! Al momento dell’impatto il sangue viene rilasciato e i nostri personaggi possono rigenerarsi per poi uscire al massimo delle loro forze e far stragi di nazisti. Dimenticavo, il sangue viene donato regolarmente dalle suore del convento alleato di Nostra Signora della Decomposizione.

Credo che abbiate capito il tono della narrazione: pulp, grim, esagerato, scorretto e violento oltre ogni limite. Il manuale infatti è pieno zeppo di disclaimer e indicazioni su come trattare le tematiche esposte in tutta sicurezza e fare in modo che i giocatori siano a proprio agio durante le sessioni. Gli aspetti storico-realistici sono sullo sfondo di tutto il resto e vengono piegati e distorti in favore del flavour generale di Eat the Reich.
Meccaniche
Per ridurre al minimo i tempi di attesa e buttarsi subito nel vivo del gioco, Eat the Reich ci propone sei personaggi già pronti, molto ben caratterizzati ed adatti a diversi stili di gioco. Potremo utilizzare Iryna, la nobile occultista ricca e ingannatrice, oppure Nicole, specialista di esplosivi e membro della Resistenza. Ovviamente potremo anche creare i nostri vampiri e ci sono le regole per farlo da zero o per modificare quelli esistenti. A questa opzione però viene dato un minor risalto, un po’ come a dire: “non ti preoccupare troppo e inizia spolpare nemici”!


Eat the Reich si basa e adatta l’Havoc Engine, un sistema di gioco leggero e veloce basato su scene e obiettivi da superare, in cui l’azione è l’indiscussa protagonista. Cercherò di dare una breve panoramica delle regole partendo dalle schede dei personaggi.
I personaggi
I personaggi giocanti hanno sei attributi: Cercare, Ingannare, Intrufolarsi, Menare, Riparare, Sparare e Terrorizzare. I nomi degli attributi mi sembrano chiari, così come le loro aree di pertinenza. Ogni attributo avrà un valore che indica il grado di specializzazione in quella determinata abilità. Inoltre i nostri vampiri sono dotati di equipaggiamenti con un numero di utilizzi a disposizione e di capacità attivabili in caso di tiri di dado particolarmente fortunati. Sulla scheda è riportata anche la riserva di sangue a disposizione del vampiro, da zero a dieci, da utilizzare quando alcune capacità lo richiedono. Infine vi è la sezione riguardante le ferite riportate in combattimento e gli avanzamenti ottenuti dopo imprese decisamente eroiche come l’uccisione di un Übermensch.

Le scene
In ogni scena ci saranno degli obiettivi da raggiungere e delle minacce da evitare. L’obiettivo può essere accedere ad un Hotel da sfruttare come punto strategico per un assalto e la minaccia può essere rappresentata da soldati nazisti presenti in quel momento al bar dell’hotel. Il personaggio di turno pensa a cosa vorrebbe fare e assembla un pool di d6 sommando il valore dell’attributo utilizzato, equipaggiamenti e capacità coinvolte nella scena. Il master crea il suo pool di d6 in base al valore di attacco della minaccia coinvolta nella scena. Dopo aver tirato i dadi si controllano quelli che possono essere utilizzati per determinare l’esito della scena, i valori 4 e 5 sono dei successi semplici mentre il 6 è un critico. Ecco le possibilità con i successi:
- portare avanti un obiettivo: ipotizziamo che l’accesso all’Hotel sia un obiettivo con valore 4. Un successo ridurrà l’obiettivo di 1, un critico di 2. Quando i personaggi porteranno a 0 il valore dell’obiettivo, quest’ultimo verrà superato
- eliminare una minaccia: ipotizziamo che i soldati nazisti siano una minaccia con valore 3. Un successo ridurrà la minaccia di 1, un critico di 2. Quando i personaggi porteranno a 0 il valore della minaccia, quest’ultima sarà superata (finchè non arriveranno i rinforzi)
- difendersi dagli attacchi: i successi possono essere utilizzati per scartare i successi ottenuti dal master. In questo modo i personaggi riducono o azzerano i danni effettuati dai nemici
- nutrirsi di sangue nazista: un successo incrementa la scorta di 1 sangue, un critico di 2 sangue
- attivare una mossa speciale: grazie ad un successo critico il personaggio può attivare una delle mosse speciali a sua disposizione
Questa che ho appena descritto in maniera stringata è la meccanica di base utilizzata da Eat the Reich, quella che verrà utilizzata più spesso nel corso delle sessioni. A questa si aggiungono poi altre piccole regole come gli obiettivi secondari o i rinforzi nemici che però, a mio parere, non è il caso di dettagliare in quanto non sono fondamentali per dare l’idea del flusso di gioco.

Considerazioni personali
Nell’incipit di questa recensione ho caratterizzato Eat the Reich col termine estremo, spero abbiate già intuito a grandi linee il perché ma andiamo a capire nel dettaglio.
Il manuale e i suoi contenuti allegati sono veramente molto belli e rendono questo prodotto un’opera editoriale di alto livello. Ovviamente deve piacere lo stile delle illustrazioni e la scelta cromatica, ma credo sia evidente la qualità materica di questo titolo. Dalle scelte grafiche traspare la frenesia, la rabbia, la violenza e la follia dell’ambientazione ed è una cosa che capita di rado.
L’ambientazione trasuda violenza, sangue, velocità, scorrettezza e chi più ne ha più ne metta. Tutte le sfaccettature del setting sono portate all’estremo e ciò è testimoniato dai tanti disclaimer sparsi nel manuale per mettere in guardia i giocatori. Per apprezzare nella sua totalità questo titolo è necessario lasciare andare ogni freno inibitore e limitare al massimo la sensibilità verso le tematiche che verranno fuori durante la narrazione. Solo in questo modo sarà possibile vivere sessioni di gioco epiche e divertenti.
L’esito delle sessioni di gioco dipende in maniera estrema dal fattore fortuna, se i dadi quella sera girano male non c’è nulla da fare. Dovremo narrare la dipartita in grande stile del nostro personaggio, senza se e senza ma. Sì è vero che in una miriade di giochi di ruolo il tiro del dado influenza le azioni, ma vi assicuro che in Eat the Reich bastano pochi tiri sbagliati per far prendere una brutta piega all’avventura. Probabilmente anche questo fattore è una precisa scelta per trasmettere il senso di pericolo in cui ci si trova, ma ai giocatori amanti del controllo potrebbe non piacere troppo.
Eat the Reich è pensato per one-shot o campagne molto brevi, non c’è un vero e proprio sistema di crescita dei personaggi. Inoltre credo che sul lungo periodo il sistema di gioco possa soffrire di una certa ripetitività: il fine ultimo del gioco è lo stesso, i fatti si svolgono negli stessi luoghi, ecc. In questo contesto credo sia un ottimo titolo per divertirsi senza troppi pensieri.
Grazie a Mana Project Studio per la copia Review.
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