Chi mi conosce bene sa che il mio “completismo ludico” abbinato alla smania di “cose particolari” mi rende uno spendaccione in praticamente il 99% dei negozi che visito (sì, anche in ferramenta trovo qualcosa di ludico: rondelle per le pedine dei miei prototipi…).
Oltre ai giochi in scatola, che colleziono ormai da 20 anni, quando trovo un libro o un altro oggetto “particolare” deve essere subito mio.
Nella libreria, oltre alla tonnellata di libri sui giochi e sullo spettacolo, si possono trovare oggetti originali e speciali: l’Aforismario da Gioco è uno di questi.
Si tratta di due mazzi di carte francesi in elegante astuccio con la particolarità che ogni carta ha un aforisma legato al gioco; appena lo vidi in una libreria lo presi subito.
Una volta a casa ho cercato la casa editrice e mi sono messo in contatto con Sandro Montalto, il curatore delle carte; tra una mail e l’altra mi è venuta l’idea di fare un’intervista per presentarvi questo particolare mazzo di carte.
– Ciao Sandro, innanzitutto dicci un paio di cose su di te.
In breve potrei dirti che sono un musicista (ho studiato pianoforte, direzione e composizione al Conservatorio), uno scrittore, un critico letterario, un autore teatrale e mi interesso a livello teorico di alcuni generi letterari particolari, soprattutto l’aforisma.
In questo àmbito ho co-fondato l’Associazione Italiana per l’Aforisma, che ha tra l’altro patrocinato la pubblicazione di molti autori italiani spesso sconosciuti, la traduzione di importanti aforisti stranieri e il Premio Internazionale “Torino in Sintesi”. Potrei aggiungere che sono direttore delle Edizioni Joker e che mi interesso a livello creativo e saggistico del mondo della patafisica. Ma ho anche un lavoro serio: faccio il bibliotecario e l’insegnante di musica.
– Un’altra classica domanda per il blog: sei un giocatore?
Devo confessare che non ho un passato di giocatore vero e proprio, se escludiamo il semplice e diffuso piacere di giocare ai giochi più classici con le carte o a scacchi. Mi sono spesso divertito a imparare le regole di molti giochi, curioso di scoprire cosa qualcun altro si era inventato (magari moltissimo tempo fa), senza poi necessariamente giocare. Per me, diciamo, inventare le regole è già un gioco, bellissimo.
Il mio aspetto ludico, poi filtrato anche nella mia attività di scrittore/teorico e di musicista, all’origine si applica ai classici giochi di parole, che ho molto amato e amo. Ho prodotto moltissimi anagrammi, indovinelli, calembour, lipogrammi, tautogrammi, testi monovocalici, palindromi… Ho per molto tempo collaborato a piccole testate, dalla vita quanto mai breve, ma anche avuto su questo un fitto rapporto epistolare (in parte pubblico) con personaggi del calibro di Stefano Bartezzaghi e Umberto Eco (al quale ho peraltro dedicato un libro). Amo molto anche i giochi di prestigio.
– Quanto il gioco ha influenzato la tua vita e il tuo lavoro?
È una domanda enorme, terrorizzante. Da ragazzino ho letto le pagine sul gioco di Eco (molti suoi interventi sono fondamentali, ma – a livello applicativo e sempre in campo letterario – Il secondo diario minimo fu per me un testo sacro), Dossena, Huizinga, Munari, Bateson, Freud, Vygotskji e molti altri, imparando a ragionare su concetti da noi visti in maniera troppo rigida (quando non del tutto sbagliata) come quelli di libertà, creatività, serietà, …
Mi convinceva profondamente la lezione secondo la quale il gioco può, senza consegnarci a quello che chiamiamo volgarmente “relativismo” o alla deresponsabilizzazione, aiutarci a vedere le cose con una salutare distanza e, al tempo stesso, permetterci un “collaudo” della vita che stiamo facendo, mettendo alla prova la solidità delle cose che chiamiamo “serie”.
Il gioco ha delle regole, anche se arbitrarie fin che si vuole, e questo ci salva. Non a caso sono sempre stato interessato alla natura del comico nel senso più ampio del termine: perché scatti un meccanismo comico deve essere stata violata una qualche regola e se esistono delle regole condivise, allora ci si trova in qualche modo in un gioco.
– Arriviamo all’Aforismario da Gioco: da cosa nasce l’idea di racchiudere in 108 carte diversi aforismi sul gioco?
Varie esperienze e letture mi hanno spesso portato a riflettere (in occasione di interventi sull’arte, ad esempio, o sul gioco stesso) sull’idea di un “pensiero praticabile” e “portatile”. Mi sono trovato anche a scrivere alcuni testi teorici sull’aforisma e ho realizzato che tale forma ha l’occasione di sfruttare uno degli aspetti più peculiari (e potenzialmente pericolosi) della comunicazione odierna, ossia la brevità, per veicolare un pensiero non raramente complesso; la forma dell’aforisma, poi, gioca spesso, anche quando vuole comunicare contenuti serissimi o addirittura catastrofici, su espedienti retorici tipici anche di un certo comico di natura “alta”.
Vari stimoli si sono mescolati ed è nata dal nulla l’idea di creare un mazzo di carte (o meglio due mazzi di 54 carte ciascuno) ognuna delle quali contenesse un aforisma sul gioco. Non a caso la confezione contiene anche un foglio, in forma quasi di bugiardino, nel quale di spiega il progetto e si invita a usare i mazzi, a leggere e giocare allo stesso tempo.
– Non era meglio un libro?
Libri ne ho già scritti tanti e curati tantissimi, anche antologie di aforisti italiani e non solo, spesso alla prima pubblicazione e seguiti con fatica e passione nel loro processo di crescita… stavolta si trattava proprio di pensare a un oggetto diverso.
– Quali sono stati i criteri di scelta? Immagino sia stato un lungo lavoro rintracciare i diversi aforismi…
È stato un lavoro impegnativo, ma fortunatamente da molti anni riporto in un file le citazioni che trovo qua e là e più mi piacciono. Sapevo che prima o poi questo lavoro assurdo mi sarebbe servito! Ho scelto 54 aforismi, a volte rifacendo la traduzione quando necessario, e ho così formato il primo mazzo. Ho poi contattato 54 autori contemporanei con i quali sono entrato in rapporto negli anni, più alcuni mai contattati prima, proponendo di collaborare. Il criterio è stato, da buon giocatore, quello di proporre una regola (o come dicono i seguaci dell’Opificio di Letteratura Potenziale, una “contrainte”, per quanto elementare): tutti gli aforismi scritti per questo progetto dovevano contenere la parola “gioco” o “giocare”. Devo dire che tutti hanno risposto con un certo entusiasmo, proponendo un aforisma scritto per l’occasione (a volte più di uno, poi io ho scelto) e così si è formato il secondo mazzo.
Ecco che, a poco prezzo, chi ha in mano i due mazzi ha anche un libro contenente 108 aforismi di altrettanti autori (o poco meno, perché ti confesso che un paio di pseudonimi ci sono).
– Immagina di pescare adesso una carta, quale aforismo recita? Ovvero, qual è il tuo preferito?
Ce ne sono molti che trovo particolarmente belli, ma siccome con molti degli autori contemporanei ho anche un rapporto personale non vorrei fare torto a nessuno. Ti citerò alcuni di quelli di autori storici che ho preferito: “L’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare” (George Bernard Shaw); “Il poker si gioca in quattro, oppure in tre col morto, o anche meglio in tre col pollo” (Stefano Benni); “C’è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini […] dicendo delle stupidaggini. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri” (Bruno Munari); “Se ti devi giocare la vita sessualmente, non giocare una mano da solo troppo a lungo” (Mark Twain).
– Ci sono consigli particolari per chi prende per la prima volta i due mazzi in mano?
Sì, consiglio di mescolare le carte prima di distribuirle. No, a parte gli scherzi c’è solo da leggere e giocare. Giocare, ovviamente, potrebbe anche voler dire mettersi a inventare il proprio aforisma sul gioco e magari mettersi a leggere i grandi aforisti, questi pensatori capaci di mescolare leggerezza e pensiero.
– Un’ultima domanda: avete altre cose in mente sul mondo del gioco da pubblicare?
Ho qualche idea, legata soprattutto al mondo dei giochi di parole, ma mi piacerebbe riuscire a immaginare qualcosa per l’universo dei giochi in scatola.
– Ti ringrazio Sandro, spero di ritrovarti presto per parlare di un nuovo progetto ludico.
Lo spero anche io, e ti ringrazio. Chi è di mazzo?
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