Comelasfoglia [Boardgame World]

Oggi presentiamo Comelasfoglia, con il presidente Simone che risponde alle nostre domande ed è pronto a rispondere a tutto quello che gli chiederete nei commenti. Avevamo avuto una gustosa anteprima in nonsolograndi con The Mysterious Library.

Ciao Simone puoi presentarci ComelaSfoglia Studio?

Ciao e grazie per l’opportunità. Comelasfoglia è un’associazione di promozione sociale che si occupa di promozione del gioco dal 2008 ma anche piccola casa editrice. Ci chiamiamo così perché ci piace fare le cose “fatte in casa, come la sfoglia”. Non tanto per l’artigianalità dei mezzi o dei risultati, ma per la cura e la passione proprie delle cose fatte a mano.

Siete in questo mercato da molti anni, come si è evoluto nel tempo il settore e come si è evoluto nel tempo il vostro catalogo?

Il nostro ruolo di piccoli e piccolissimi ci ha permesso di vedere l’evoluzione del mondo da tavolo senza venirne travolti. Se da un lato una grande fetta di pubblico ha “scoperto” i boardgame durante il triste periodo del lockdown, nel corso degli anni c’è stato un graduale calo di produzioni originali e indipendenti italiane. Mi sembra che recentemente sia tornata la voglia di far provare i propri prototipi, e credo che questa sia una cosa molto stimolante oltre che bellissima.

Quale pensi sia il vostro punto di forza?

Può sembrare un luogo comune, ma credo la passione con cui facciamo le cose. Gli eventi che organizziamo, i laboratori che proponiamo e i progetti che seguiamo li facciamo con la voglia di raccontare, far divertire e giocare insieme: per un mondo come quello del gioco credo sia un ingrediente fondamentale.

Quali sono i vostri giochi che raccomanderesti in particolare ai nostri lettori e perché? Tutti, non vale come risposta!

Credo che Le Barricate – Parma 1922 (a brevissimo ne potrete leggere la nostra recensione) sia il progetto più grande che abbiamo realizzato, sia in termini di impegno che di risorse; rappresenta la voglia di raccontare un episodio di storia locale che diventa un’esperienza simbolica e universale attraverso un linguaggio, quello del gioco, che deve assolutamente divertire ma che può anche comunicare in maniera diretta e coinvolgente. Vale la pena farci una partita. 🙂

Quale è il vostro best seller? Quale il gioco che, invece, non ha rispecchiato le aspettative.

Tra i giochi che abbiamo creato, Nador è quello che ha venduto di più: siamo a quota 5000 copie vendute e alla terza ristampa. E’ un party game dove ad ogni carta corrisponde una parola in dialetto parmigiano (Nador vuol dire “anatra”, un insulto bonario che si dice agli amici non troppo svegli; lo considero un gioco autobiografico). Pur strizzando l’occhio agli emiliani, le traduzioni e una carta con la fonetica suggeriscono che in realtà è rivolto a tutti: ho avuto l’occasione di giocarci con persone di quasi tutte le regioni. 🙂
Un’altra nostra recente collaborazione, di cui ci siamo occupati della traduzione italiana di oltre 6000 domande, deve ancora spiccare il volo: si tratta di Outsmarted, un gioco di quiz basato su una app per smartphone che rende interattiva e sempre diversa la partita. Vedremo durante la prossima stagione natalizia 🙂

Qual è il principale target dei vostri giochi?  A che tipi di giocatore vi rivolgete?

Dipende dai giochi: sia le nostre collaborazioni esterne che i giochi che pubblichiamo vogliono far vivere un’esperienza, piccola o grande che sia. In alcuni la componente di divertimento chiassoso è più forte, come ad esempio “Il pranzo dei Morti Viventi” che abbiamo presentato alla scorsa Modena Play, dove si gioca sulla tavola apparecchiata e si cercano di abbattere gli zombie a colpi di tappi di bottiglia e molliche di pane, mentre in altri come ad esempio le Barricate la partita è più ragionata e strategica. Volendo riassumere tutto in una categoria, direi Family Plus.

Al di fuori del vostro catalogo quale gioco avreste voluto produrre voi? E perché?

Mi piace provare, scoprire e giocare a tutto quello che è nuovo, diverso ma, allo stesso tempo, che fa trasparire la passione di chi l’ha fatto. Credo sia una curiosità fondamentale per chi si occupa di gioco. Da questo sono nate ad esempio le collaborazioni con Marbushka, piccola casa editrice ungherese con un catalogo ricco di giochi di splendida fattura, e con Peacock Tabletop per Materia Prima, progetto scritto, illustrato e realizzato da un solo autore e di cui, per entrambe, curiamo l’edizione italiana. Tra i prodotti fuori dal nostro catalogo, ho sempre adorato il pensare fuori dagli schemi di giochi come, ad esempio, Dungeon Fighter di Cranio: dalla sua prima edizione una proposta che non manca mai nel mio zaino.

Quali sono i progetti per il futuro?  Magari avete qualche cosa di quasi segreto da dirci.

I progetti a breve e lungo termine sono tanti: cerchiamo di non fermarci mai 🙂 E’ imminente il lancio della campagna crowdfunding per la seconda edizione delle Barricate ed, entro la stagione natalizia, pubblicheremo In Itinere, un gioco draft and write che parla del territorio tra il Po e l’antico porto di Luni, di cui quest’anno si celebrano i 2200 dalla fondazione, in cui si esploreranno i luoghi e si scopriranno eventi e prodotti di questa zona ricca di storia. Più avanti, presenteremo progetti che hanno percorsi di realizzazione e scrittura in corso da anni e che vengono arricchiti, trasformati e migliorati con ogni nostra nuova esperienza, incontro, condivisione. I progetti sono sempre in costante evoluzione!

Ci puoi raccontare un fatto buffo, simpatico o particolare che ha segnato la produzione e/o la distribuzione dei vostri giochi

Prima spiegavo perché ci chiamiamo Comelasfoglia: credo sia importante capire, per capirci meglio, che non è un claim pubblicitario o uno slogan un po’ naïf. Facciamo davvero le cose fatte in casa! La prima edizione delle Barricate è stato il nostro progetto più grande fin’ora: grande per l’impegno, per il valore del gioco, per il riscontro che abbiamo ottenuto. Ma grande anche fisicamente! I nostri cortili sono stati invasi da enormi bancali e consegne e spedizioni sono state gestite a mano, una per una, utilizzando le nostre case come magazzini e centri logistici. Fortemente e orgogliosamente handmade!

Come vedi il futuro dei giochi da tavolo, sia a livello globale che in maniera più specifica per quanto riguarda l’Italia?

Credo che la strada che il mondo del gioco debba perseguire, in Italia ma non solo, sia quella di recuperare e riscoprire il valore delle produzioni indipendenti. Questo ovviamente non per sostituire o criticare le grandi produzioni e la distribuzione organizzata (è sempre bello vedere una maggiore consapevolezza dell’esistenza del mondo dei board game anche in contesti impensabili fino a pochi anni fa), ma per affiancarla. Sono convinto che le trovate, le idee, le soluzioni non ancora adottate facciano fatica ad emergere in contesti produttivi su larghissima scala e, allo stesso tempo, il successo mondiale di domani dovrebbe emergere proprio dalla voglia di raccontare qualcosa di nuovo dei “piccoli”.

Quale è il tuo rapporto personale con i Giochi da Tavolo? Sei giocatore e, in caso positivo, che tipo di giocatori sei? Quali giochi ti piace giocare? Riesci a conciliate il gioco come hobby/passione e come professione?

Ho un rapporto con il gioco da tavolo forte e di vecchia data: ha accompagnato tutte le fasi della mia vita. Sono uno di quelli che non esce mai di casa senza un gioco nello zaino o tre o quattro scatole nel baule. In tutte le mie esperienze, sia lavorative che sociali, ho sempre provato a proporre, coinvolgere e utilizzare il gioco come strumento, collante, scusa per stare insieme e occasione per scoprire qualcosa di nuovo. E’ molto bello per me oggi occuparmi di gioco, dalla creazione alla promozione, nei convegni sulla gamification e nei laboratori nelle scuole: vedere qualcuno mai visto prima che si diverte con qualcosa che hai pensato tu è una sensazione impagabile.

Un’ultima possibilità per dire quello che vuoi ai nostri lettori:

Fate il vostro gioco! Tanti fra i giocatori hanno il proprio “progetto nel cassetto”. Non importa se non è perfetto, zoppica, non è completo: provate a farlo. Ritagliate i cartoncini, disegnate anche se non siete capaci, imbustate e trovate persone disposte a provare la vostra idea. Non so dirvi che esito avrà il vostro sforzo, ma posso assicurarvi che ne varrà la pena indipendentemente dai risultati.

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