La mia naturale idiosincrasia verso Kickstarter mi aveva fatto completamente perdere l’uscita di Flourish (1-7 giocatori, 20-60′,8+), ideato da James e Clarissa Wilson ed edito dalla stessa Starling Games che mi aveva così tanto affascinato con il suo Everdell. Ad Essen però mi è capitato un paio di volte di girottolare dalle parti del loro stand, rimanendo attratto da questo puzzle game a base di carte, che gode oltretutto del vantaggio di essere fruibile sino a 7 giocatori e di esser rivolto ad un pubblico potenzialmente molto ampio, di stampo familiare. In terra di Germania era però disponibile solo nella versione deluxe, ignobilmente superaccessoriata, con un prezzo significativo, che mi hanno fatto rinviare la prova su strada del gioco sino a quando, in questo periodo, ho ceduto, acquistando la versione standard – retail della francese Matagot.

IL GIOCO IN POCO
La struttura del gioco è piuttosto lineare, perchè ad inizio partita ognuno riceve 6 carte ed ognuno (si gioca in contemporanea) sceglie una carta da giocare di fronte a se ed una da passare a ciascuno dei due giocatori alla propria destra e sinistra. Ognuno quindi recupera le due carte che gli sono state passate, ne pesca una nuova e si ripete il tutto per altre otto volte. Al termine del 3°, 6°, 9° turno ha luogo una fase di punteggio intermedio, nella quale le ultime tre carte giocate producono punti (quelli indicati in alto a sinistra). All’ultimo turno (quando si hanno di fronte già nove carte) ognuno sceglie direttamente 3 delle cinque carte che ha di fronte e le pone di fronte a se, procedendo prima ad un ultimo punteggio parziale (le tre carte giocate producono i punti indicati in alto a sinistra) e quindi alla attribuzione dei punti di fine partita (in tutte le carte, quelli in basso a destra). Ci sono poi diverse modalità di gioco (potete trovare le regole (in inglese, francese e tedesco) che potete esplorare nei manuali sul sito della casa.

COME SI PRESENTA
Come avrete intuito dal titolo del post, la componentistica rappresenta il punto di forza del gioco, con una sacco di cose palesemente sovrabbondanti, messe lì per essere sicuri di dare un effetto wow a chi si sieda per provarlo. Partiamo dalle carte, che sono l’unico elemento veramente indispensabile e se consideriamo che non ci sono token di sorta comprendiamo come il tutto poteva essere contenuto in una scatolina tipo quelle di 6 Nimmt! o Coloretto.
Alla Starling hanno però ben capito la lezione che ci ha insegnato Splendor, un gioco di carte che ha sfondato in larga parte grazie alla accurata scelta, quali materiali, delle fiches plasticose pesanti tipo poker ed hanno così inserito una serie di componenti addizionali, utili a poco, se non a farvi brillare gli occhi. Ecco quindi i contapunti, resi assemblando rotelle e fustelle in cartone pesante, nonchè una ricca dotazione di muri divisori 3D in cartone, una manciata di segnalini obiettivo in cartoncino spesso e, nella versione kickstarter, anche una manata di segnalini gazebo, da utilizzare nella espansione follies. Utili? Si, indubbiamente, visto che con i contapunti eviti di dover prendere una penna e foglio e grazie ai muri eviti di confonderti nello scambio di carte. Indispensabili? No, sicuramente, ma lo spirito dell’overproduce è proprio quello di darvi tanti simpatici optional, facendovi chiedere “perchè dovreste farne a meno?”. La componentistica, dunque, tenendo conto anche delle carte ben illustrate e delle icone tutto sommato chiare, è di primo livello.
Ambientazione? Vabbè qui l’idea è di assemblare un giardino e ci sono i fiori, per cui che volete di più?
COME GIRA
Il gioco gira bene ed ha l’indubbio pregio di ruotare intorno a due meccaniche in croce, assemblate al meglio. Da una parte abbiamo il drafting tipo 7 Wonders (gioca una carta e scegli dalla tua mano carte da passare agli avversari) e dall’altra una collezione set di carte alla Sushi Go. Come avrete intuito il tutto è piuttosto facile e l’unica reale difficoltà sta nel far capire come funzionano i punti, cosa che non è così facile capire se non giocandoci direttamente. Anche se chiarirete subito dove stanno le icone da contare (a sinistra in mezzo) e dove si trovano i punti da sommare in corso di partita (in alto) ed a fine match (in basso), solo alla fine della prima partita i vostri commensali inizieranno a prendere familiarità col tutto. Alla seconda – terza partita grosso modo nessuno vi farà più domande e sarà così giustificato il valore di 1.90/5 di cui Flourish gode su BGG alla voce ‘difficoltà’.
Indubbiamente gli autori il loro lavoro di affinamento degli effetti punteggio lo hanno svolto, perchè già dalla seconda – terza partita si intuisce su cosa si possa puntare per ottenere punteggi più elevati e la miscela tra ciò che rende punti immediati e ciò che li restituisce alla fine è ben equilibrata, consentendo di realizzare diverse strategie. Nelle prime esperienze, così, ci si indirizza in genere sui punti immediati, cercando di concentrarsi su di un paio di tipi di fiori, collezionandone il più possibile ed abbinandoli con carte punteggio (di fine turni), mentre in seguito si inizierà a focalizzarsi un poco anche sui giardini altrui, visualizzando quali icone vi compaiano, in vista della carte (soprattutto di fine partita) che premiano per ciò che hanno collezionato anche gli altri. Niente di epocale, chiaramente, ma tante piccole cose che donano a Flourish una profondità che le due logiche di partenza, grosso modo quelle che trovavamo in un classicone per tutti come SushiGo (a proposito, qui ne trovate una recensione), non ci lasciavano immaginare.
Il meglio di se Flourish lo dà nel riuscire a tenere seduti al tavolo fino a sette persone e nell’aver saputo dosare la difficoltà in modo tale da rendere accessibile il gameplay a tutti (l’unico ostacolo sta nel riuscire a spiegare bene alla prima partita le icone e cosa vogliono dire a seconda della posizione sulla carta), risultando però, grazie alla presenza di regole di punteggio evolute, assai gradito anche ai gamers più accaniti. Nel contempo ci sono diverse modalità di gioco, che sono utilissime per allungare la vitalità del tutto, tra le quali annoto quella delle follies (non presente nella scatola base, ma potrete sostituire agevolmente i gazebo 3D con gettoni fatti da voi a mano), che vi stimola anche a fare attenzione al posizionamento delle carte.
La scalabilità è il pregio maggiore del gioco, che fluisce identico e senza rallentamenti da 4 a 7 persone. L’esperienza di gioco è ovviamente diversa, nel senso che in 7 difficilmente rivedrai una carta che hai passato, mentre in 2 l’effetto jojo è frequente (sin troppo), ma grosso modo i concetti restano quelli. In 2, per altro, ci sono delle regolette extra (passi due carte al tuo avversario) ed è bene giocarlo (stessa cosa la consiglio anche in 3) applicando l’opzione di una pesca extra a turno, per evitare il ristagno delle stesse carte, che spesso fanno avanti ed indietro come un tiramisù mal digerito.
L’interazione diretta è inesistente, perchè nessuno inciderà mai sul vostro bel giardino, ma la presenza altrui si sente nel circolo delle carte e nel dover dare uno sguardo all’erba del vicino, non per capire se è più verde della tua, bensì per orientarsi sulle carte obiettivo che pagano sulla base di ciò che possiedono i giocatori confinanti.
Detto tutto questo vi chiederete come mai il gioco goda su BGG di un semplice 6.9 di voto medio e se io abbia esagerato in bontà. In realtà il voto è per me poco generoso, anche se non troppo. Il gameplay è infatti buono e se la gioca con Sushi Go (che infatti ha 7.0), risultando un attimo più profondo, ma alla fine il rischio è quello di una certa ripetitività e, soprattutto, che tra giocatori che lo prendono sul serio alla fine la vittoria sia decisa sin troppo dalla fortuna della uscita di certe carte. Il fatto, poi, che il gioco sia così pimpato lo rende bello da vedere, ma anche un filo ingombrante e decisamente più costoso.
ALTERNATIVE?
Se vi è piaciuta l’idea di questo Flourish, ma non vi convince troppo, potreste dare un’occhiata a Sushi Go, che ritengo la sua migliore alternativa, a Village Green (qui la recensione) o anche ad Arboretum, che considero il migliore per giocatori amanti anche del puzzle game (qui la rece) e che di recente è stato proposto in versione italiana (anche se tutti questi titoli sono indipendenti dalla lingua).

CONCLUSIONI
Flourish è un simpatico giochino di carte che mescola intelligentemente un draft alla 7 Wonders con una raccolta di set di carte alla Sushi Go, il tutto con abbastanza spezie (ossia varianti di punteggio) per donare al piatto una certa personalità e spessore. Pimpato a tutta a livello di componenti è il classico titolo adatto agli amanti del genere.
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