[Report] Pane, fontina e briciole di GiocAosta 2021

scritto da MeepleOnTheRoad (Valeria)

Finalmente, dopo oltre un anno e mezzo, torno a dare un senso al mio nickname e mi rimetto sulla strada. Direzione: Milano-Valle d’Aosta. Gli eventi ludici mi sono mancati tantissimo e allora mi dico: “Perché non provare a fondere il gioco e un sano giro in montagna?”. E quindi eccomi qui, che GiocAosta sia!
Giunta alla sua XIII edizione – anche sul volantino ufficiale si chiedono “Tredici porta fortuna o sfortuna?” – questa manifestazione ludica si differenzia dalle altre per essere quasi totalmente priva di stand di vendita ed esclusivamente all’insegna del gioco puro: centinaia e centinaia di giochi da provare su tavoli dislocati in pratica in tutto il centro città (lungo portici, sotto tendoni, nelle piazze, in luoghi storici…) con il solo obiettivo di diffondere la cultura del gioco da tavolo.
Da una parte penso “Che meraviglia!”, dall’altra la frustrazione di provare un gioco che magari si rivela molto bello e non poterlo acquistare è snervante per noi abituati ad anni e anni di Modena PLAY e Lucca Comics&Games, dove la possibilità di portare a casa un titolo appena uscito o trovare quel gioco vintage che cercavamo da tempo è metà della goduria. Al GiocAosta questo non c’è, bisogna farsene una ragione e viverla per com’è.

Decido di consacrare alla manifestazione, tenutasi da giovedì 12 a domenica 15 agosto, tutto il venerdì (13, ovviamente!). L’idea è quella di provare titoli che curo da un po’ e che nessuno dei miei amici possiede, così da valutare probabili acquisti futuri. Prendo una decisione: questo evento me lo godo semplicemente come Valeria. Questo significa niente social network, niente vagonate di foto, niente reportage completo minuto per minuto. Ma poi non resisto, mi conoscete. E allora a fine giornata mi siedo in un angolino all’ombra, ordino un panino extra large con lardo e fontina e vi lascio fresche fresche le mie impressioni dei titoli provati. Giocatori vacanzieri d’Italia, ovunque voi siate, ecco le mie “Briciole di GiocAosta 2021”!

L’area prestiti è attiva dalle 10 alle 24 e sono già lì quando si apre il tendone principale situato in Piazza Chanoux. Non c’è ancora nessuno e posso scegliere davvero tra tantissimi titoli, più o meno nuovi. Mio compagno di viaggio è il Riccio, ormai socio di giochi da diversi mesi. So che lui non ama stare seduto a lungo, quindi optiamo per giochi dalla durata contenuta, diciamo entro l’ora, compresa la lettura autonoma del regolamento. Si comincia!

Il primo titolo che proviamo è ROAM [Ryan Laukat • dV Giochi • 2-4 giocatori • 8+ • 30-45′ • giocato in 2 • 50′] So che è stato introvabile per diverso tempo e adesso è di nuovo disponibile nei vari store, quindi non mi lascio scappare l’occasione di vedere come gira. Leggo al volo le regole mentre il Riccio defustella (la scatola era nuova!). Gioco di piazzamento su griglia e maggioranze: meccaniche super oliate che funzionano senza alcun problema. Disegni delicati, artwork meraviglioso. Il mondo incantato di Laukat (ABOVE AND BELOW, NEAR AND FAR) conquista sempre. Inseriamo da subito anche gli artefatti e la partita fila via liscia. Io mi perdo a cercare di espandermi su più terreni, mentre il Riccio fa una strategia più diretta che alla fine paga. Mi straccia, letteralmente. Bilancio: a questo ROAM non troviamo un difetto. Dai materiali (carte grandi e telate, pedine di legno solide, tasselli artefatto ben sagomati…) alle meccaniche, fino all’esperienza di gioco in generale. Tutto estremamente bilanciato, ci è piaciuto proprio. Siamo contenti di aver iniziato bene la giornata.

Torniamo al tendone a restituire la scatola e visto che non c’è tanta gente ai tavoli e l’aria è ancora fresca, ne prendiamo subito un’altra. Vedo da lontano un titolo che volevo provare letteralmente da anni, visto che si tratta di un gioco uscito nel 2007…

MARRAKECH [Dominique Ehrhard • Gigamic • 2-4 giocatori • 6+ • 30′ • giocato in 2 • 45′] è la nostra seconda scelta. Il Riccio non lo conosce e si fida di me quando gli dico che lo dobbiamo assolutamente provare, visto che anche questo titolo è stato introvabile – o reperibile solo a prezzi folli – per parecchio tempo. Il regolamento di una pagina (una nel senso proprio di una!) è il massimo che potevamo sperare. Ci dividiamo i tappeti colorati: io blu e gialli, lui arancioni e rossi. Mettiamo il mercante Assam al centro del tabellone e si comincia. Altro gioco di piazzamento “tessere” su griglia, ma con l’aggiunta del dado a stabilire i passi da compiere e il sistema delle adiacenze per capire l’importo della tassa da pagare. Stavolta parto fortissima: a quasi ogni mossa il Riccio mi deve la “decima” che i venditori di tappeti devono pagare per esporre i loro preziosi filati. Mi paga così spesso che a un certo punto sono quasi convinta di vincere per bancarotta dell’avversario. Invece lui si riprende e fa spendere qualche soldo anche a me. Comunque non c’è storia, lo asfalto. Il colpo d’occhio sul tavolo a fine partita è davvero originale. I tappeti di stoffa sono davvero carini e il fatto che abbiamo imparato il gioco in 5 minuti e poi è stata tutta questione di strategia ci ha esaltato non poco. Lo abbiamo entrambi promosso sulla partita singola, davvero divertente. Rimaniamo in dubbio sulla sua longevità. Forse sarebbe da provare in tre o in quattro giocatori.

Sulla situazione di parità, una vittoria a testa, ci concediamo una pausa. Anche perché comincia a far caldo e stare seduti quando non tira aria è dura. Aosta ha un passato antico romano di tutto rispetto e decidiamo di fare qualche visita. Il biglietto cumulativo delle rovine ci porta ai resti dell’Antico Teatro (dove c’è un altro tendone per giocare) e della Basilica Paleocristiana di San Lorenzo che, interrata, ci dà un po’ di refrigerio dal caldo. Pausa pranzo al volo e torniamo al padiglione centrale dei prestiti.

È da un po’ che il Riccio mi chiede di provare AZUL, visto che ne sente parlare spesso e in ogni dove. “Assaggiato” da me nelle prime due versioni, non si tratta di un gioco che io amo particolarmente, anche se ammetto di aver apprezzato più AZUL: LE VETRATE DI SINTRA dell’originale.

Mi decido a soddisfare finalmente la sua curiosità quando vedo che sugli scaffali c’è AZUL: SUMMER PAVILION [Michael Kiesling • Ghenos Games • 2-4 giocatori • 8+ • 30-45′ • giocato in 2 • 60′] Leggo il regolamento al volo, dato che comunque ho già delle esperienze con i due titoli fratelli. Cerco di approcciare la partita senza pregiudizi di alcun tipo, come se fosse una cosa totalmente nuova. Guardo rapidamente cosa farà fare punti a fine gioco: la vetrata fuxia è quella che vale di più. Impronto la mia strategia su questo e sullo sfruttare qualche tessera extra grazie al potere delle statue. Il Riccio si concentra – apparentemente – molto di più sull’utilizzare al meglio le tessere jolly il cui colore cambia a ogni round per mettere giù più pezzi possibili. In realtà, anche lui prende molte tessere extra grazie a statue e finestre. Si accorge quando ormai è troppo tardi che io sono riuscita a completare sia la vetrata fuxia che quella blu, mentre lui solo quella rossa. Entrambi prendiamo il bonus per aver riempito tutti gli spazi contrassegnati da “1”, ma io all’ultimo round sono riuscita a finire anche quelli da “2”. Altra vittoria per me. Il Riccio si innamora perdutamente di questo gioco: non è uno che guarda troppo materiali e/o artwork, quindi basa il suo parere esclusivamente sulle meccaniche (qui draft, collezione set, costruzione di un pattern, piazzamento) e sono proprio quelle a esaltarlo di più: se ci deve mettere testa, lui è contento. Ha gli occhi a cuore per questo titolo. Io volevo con tutta l’anima che non mi piacesse. E invece mi è piaciuto, mannaggia. Per me il migliore della trilogia. Vince a mani basse. Probabile acquisto? Chi lo sa.

Il caldo sta diventando insopportabile e decidiamo di fare un’altra pausa dal gioco e continuare il giro della città. Nel nostro biglietto cumulativo delle rovine di Aosta c’è anche il Criptoportico Forense: la temperatura lì sotto è di almeno 15 gradi inferiore all’esterno e la visita – insieme a un buon caffé – ci fa riprendere dal torpore pomeridiano.

Nella cripta vediamo un tavolo vuoto e mi torna in mente che c’era la possibilità di fare una partita a qualche gioco particolare in posti di importanza storico – culturale previa prenotazione. La prossima volta, se ci sarà, cercherò di prenotarmi per tempo. Andiamo a dare un’occhiata agli altri tendoni della manifestazione: da Piazza Narbonne alle altre viette del centro, si vedono facce stanche… Il caldo è veramente insopportabile e se lo dico io che in genere non lo soffro, vuol dire che è veramente un forno! Altro che refrigerio montanaro! Arrivati a metà pomeriggio, torniamo di nuovo al tendone principale. Che belli che sono i giochi giganti in legno! Una partita veloce al mega Forza 4 non ce la toglie nessuno! Poi nuovo scambio: dò la mia carta d’identità per…

L’occhio mi cade su un titolo che di recente ho visto in offerta parecchio e allora tanto vale provarlo. Ci facciamo dare la scatolona bianca di PAPILLON [J.B. Howell • Tesla Games • 2-4 giocatori • 14+ • 30-45′ • giocato in 2 • 70′] e per la prima volta da stamattina uno dei volontari della manifestazione non si limita, come gli altri, a ricordarci le norme anti-COVID, ma ci accompagna a un tavolo per disinfettarlo e ci chiede di usare il gel per le mani prima di aprire il gioco. Piccola nota a parte: ci sono tantissimi volontari in maglia gialla per tutta la città; alcuni sono giocatori incalliti (lo vedi perché magari stanno con te al tavolo due ore per farti giocare correttamente a POCHI ACRI DI NEVE e ne conoscono a memoria ogni minima regola), mentre altri non sai neanche perché siano lì: sembrano bimbi sperduti sulla fantastica isola di Peter Pan e il massimo che fanno è dare l’esempio tenendo su la mascherina anche quando si gioca all’aperto. I giochi, a volte, non sanno proprio cosa siano. Non li critico affatto: ben venga che più gente si avvicini a questo mondo. Siamo partiti tutti da zero, dopotutto.

Ma torniamo alla nostra scatola. Io cerco di leggere il regolamento con il cervello ormai quasi bollito dall’afa, mentre il Riccio monta uno per uno tutti i fiori tridimensionali che fanno i tre quarti della bellezza di questo titolo. Poi quasi mi bestemmia dietro quando gli dico che nelle partite a 2 ne servono solo la metà. Gioco prevalentemente di aste (che in due non si fanno), piazzamento tessere e maggioranze. In breve, il nostro obiettivo è quello di creare dei giardini con fiori di diverso tipo e formare aiuole con tessere simili a quelle di CARCASSONNE. A turno si raccolgono le tessere da una plancia comune e se chiudi un’aiuola puoi piazzare una tua farfalla di legno (le “papillon” del titolo) sul fiore tridimensionale corrispondente. Alla fine si prendono punti per la maggioranza su ogni fiore, oltre a punti per le aiuole più grandi. La partita è stata quasi più rapida della spiegazione e del montaggio (dura solo 8 turni) e ti lascia la sensazione di aver combinato poco o niente. Ne abbiamo apprezzato entrambi l’idea generale di attaccare fisicamente le farfalle ai fiori invece di mettere semplicemente dei segnalini su una plancia-fiore, per esempio. Avrebbe funzionato lo stesso, ma sicuramente l’occhio è più appagato così. Al netto di tutto, però, bocciamo il gioco, ma solo perché provandolo in due abbiamo perso la meccanica delle aste che secondo noi è preponderante in 3 o in 4 giocatori. Peccato. Comunque il Riccio mi batte 63-62. Non ho parole.
Rimaniamo per qualche minuto a guardare la coppia seduta accanto a noi giocare a PATCHWORK. Sembra sia la prima volta che provano un gioco da tavolo “moderno”: hanno facce allegre e si divertono un sacco a cucire le pezze sulla loro coperta. Anche a me piace molto quel giochillo. Mi riportano alla mente me stessa, ormai 14 anni fa. Quanta acqua sotto i ponti, quanti giochi passati dal mio scaffale, quanti ricordi di tavoli e fiere! Comunque… Io e il Riccio ci guardiamo. Non esiste che la spedizione ad Aosta si concluda in parità, con due vittorie a testa. Quindi, anche se sono quasi le 7, siamo affamati e avremmo bisogno di una doccia fresca, decidiamo di prendere un ultimo gioco. Vogliamo provare RED CATHEDRAL in 2, visto che ci abbiamo giocato di recente in 4 e non siamo convinti della sua totale scalabilità. Ma non vediamo la scatolina sullo scaffale, quindi lasciamo perdere la Russia e optiamo per un bel viaggio in Africa per giocarci lo spareggio.

BUMÚNTÚ [Tim Blank • Ghenos Games • 2-5 giocatori • 8+ • 20-40′ • giocato in 2 • 45′] è un titolo di movimento su griglia con concatenazione delle azioni. Un tabellone formato da tessere di animali si mette giù casualmente ogni volta. Ciascun animale ha un movimento differente e ognuno farà punti in modo diverso a fine partita, chi per le maggioranze chi per il numero assoluto di pezzi posseduti. Le tessere sono pesanti, lucide e belle al tatto, un po’ come quelle di AZUL. L’artwork in stile africano è fatto molto bene ed è piacevole per l’esperienza di gioco. Il regolamento è ricco di esempi, ma davvero non abbiamo ormai più la testa per leggere tutto, quindi ci limitiamo al flusso di gioco essenziale. La partita dura il giusto. All’inizio ci muoviamo un po’ a caso, cercando di prendere le tessere degli animali che sembrano valere di più e provando a far diminuire il valore di quelle prese dagli avversari. Man mano che la partita avanza, capiamo entrambi meglio come sfruttare i movimenti delle varie specie. Fenicotteri e Scimmie vanno per la maggiore, insieme agli Elefanti. Il timer del gioco è dato da alcune tessere scure: una volta prese quelle, la partita è finita. Contiamo i punti con molta ansia. D’altronde, è il nostro spareggio. Vinco di una decina di punti. Bella Vale. Il gioco viene bocciato da entrambi alla prima partita, ma gli lasciamo un ampio spiraglio di promozione sulla lunga, perché secondo noi una volta che si capiscono bene tutti i poteri degli animali diventa molto meglio: più strategico, più cattivo e, quindi, più divertente.

E così si chiudono i tendoni sul mio GiocAosta 2021 e finisce questa avventura. È stata sfiancante per il caldo, ma davvero ricca dal punto di vista culinario, culturale e ambientale. Gli organizzatori hanno fatto un ottimo lavoro: non è facile tenere sott’occhio tutte le zone – al chiuso e all’aperto – sparse per la città al tempo del COVID. Sembrava di stare in una bolla di pseudo-normalità. Certo, io personalmente non ho fatto tutto quello che la manifestazione offriva, ma per essere la prima volta, non mi lamento.
Ci tornerò? Nessuno può dirlo. Magari questa tredicesima edizione è stata davvero la più fortunata. Almeno per me.
Alla prossima e GAME ON!
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