scritto da Fabio (Pinco11)
Diciamo che non è che all’occhio il gioco, di base, spicchi più di tanto: per fortuna hanno scelto come illustratore il bravo Franz Klemens, il quale è decisamente a suo agio anche quando deve concentrarsi su disegni piuttosto piccoli e su personaggi, per cui alla fine, anche grazie alle sue rassicuranti e classiche (ancora questo aggettivo …) illustrazioni, l’impatto complessivo è gradevole.
Ho voluto fare una piccola premessa terminologica prima di iniziare, introducendovi al significato del mio neologismo ludico, che già dalla recensione di Hyperborea (altro componente, assieme a Orleans e King’s Pouch, della trilogia del bag building emersa ad Essen 2014) utilizzo per descrivere l’attività di pesca e reinserimento roba (cubetti o dischetti che siano) all’interno di apposita sacchetta ospite 😉
La sua fortuna l’ha fatta l’idea di inserire, all’interno di un titolo dalla struttura classica e quindi rassicurante, l’innovazione del bag building. Di che si tratta?
Per i meno aggiornati dei nostri lettori dico che si tratta di un meccanismo che prevede che ad inizio partita si abbia nella sacchetta alcuni dischetti ‘lavoratore’ (quattro, uno per tipo, di contadino, marinaio, lavoratore e mercante) e che il numero di questi dischetti vada nel corso dell partita aumentando, quando si decide di compiere un’azione che consente di ottenere omini o diminuendo, quando li si utilizzano per mandarli nel ‘consiglio’ cittadino (ottenendo punti).
All’inizio di ogni turno si pesca dalla sacchetta un tot di dischetti tra quelli disponibili e l’idea sarebbe quella di cercare di ‘modulare’ la composizione della sacchetta, inserendovi dischetti lavoratore del tipo desiderato per poter poi svolgere proprio le azioni che si desidera maggiormente porre in essere (ogni azione richiede determinati abbinamenti di dischetti lavoratore ..).
In pratica nel corso del gioco si va a ‘costruire’ la propria sacchetta (bag building) e di conseguenza la propria capacità costruttiva e di azione … Il tutto rappresenta una sorta di adattamento del concetto di deck bulding già visto, per esempio, in Dominion, fruendo, invece di carte, di dischetti lavoratore di vario tipo.
Il gioco, lo dico subito, si propone come indirizzato ad un pubblico di gamers, ossia di giocatori smaliziati, ma ciò è soprattutto per via del fatto che, a primissima vista, il gioco offre sin troppe alternative tra le azioni da compiere e le cos da tenere d’occhio. La scheda personale di ogni giocatore contiene infatti ben 11 diverse possibili azioni che possono essere compiute ed il tabellone vi propone ben sette tracciati da considerare, ciascuno dei quali cresce ed attribuisce a chi lo percorre un bonus, ogni volta che il proprio indicatore è mosso.
Ci sono poi la mappa, sulla quale i giocatori si muovono, piazzando allegramente i propri segnalini casetta ed acquisendo, nello spostarsi, merci, una bella manciata di tessere edificio tra le quali scegliere ed infine il tabelloncino ‘consiglio’ nel quale si vanno a spedire (definitivamente) i propri dischetti lavoratore più o meno indesiderati (per avere punti).
Alla rapida spiegazione di come funziona il gioco, che esaurite la prima volta in tre minuti (pesca un tot di dischetti, piazzali sulla tua plancia ed esegui un’azione per volta …), ne fa quindi seguito una più lunghetta nella quale si vanno ad illustrare tutte le cosette addizionali che si trovano.
In realtà però devo dire che tutti i miei compagni di gioco hanno acquisito le regole molto rapidamente e sono diventati più o meno padroni del tutto (non dico delle finezze, ma di come tutto gira) ben prima del compiersi della metà della prima partita.
Il concetto è quindi quello che ci sono tante cose mescolate da tenere d’occhio, ma esse servono principalmente per darvi la possibilità di scegliere verso cosa indirizzarvi per cui, una volta presa una linea, è facile lasciare da parte una serie di ‘rami’ di scelta potenziali (es. se avanzate poco nella traccia dei ‘moltiplicatori’ di punti di fine partita, non ha senso che accumuliate poi quel tipo di punti, ma vi orienterete piuttosto su quelli immediati …). Nel contempo, come accennavo, tante cose sono piuttosto ‘classiche’ nel loro funzionamento, per cui i giocatori di gestionali, pur essendo di fronte ad un qualcosa di parzialmente ‘nuovo’ (il bag building), non fanno troppa fatica poi ad orientarsi.
In se l’idea della costruzione della sacca è intelligente e ben applicata, tanto che, come dicevo prima, il titolo appartiene senza dubbio ai gestionali ‘classicheggianti’, ove al posto dei classici cubetti risorsa troviamo teorici lavoratori.
Se poi trovate i giusti edifici e vi costruite bene la sacchetta (eliminando cose al momento giusto) potreste anche non soffrire più di tanto per la piccola dose di alea che resta insita nella pesca (è chiaro che se lasci crescere selvaggiamente la sacchetta, mettendoci dentro 15 dischetti senza eliminare ciò che non serve, poi non lamentarti che non ti esce mai l’unico contadino che ci hai messo …) e vi divertirete, anzi, a frullare felici (ossia muovere vorticosamente le dita impegnate nella pesca) dentro al vostro sacchettino alla ricerca dei dischetti desiderati.
L’interazione, che di per se sarebbe di base minima (ognuno costruisce la propria sacchetta ed agisce su di una scheda personale), è stata poi molto pompata grazie all’idea dei cittadini bonus (valgono punti a fine partita) che ottiene solo il primo che supera una certa casella in diverse tracce, alla presenza del tabellone mappa centrale (nelle città, salvo la prima, si può piazzare solo una stazione commerciale) ed a quella della scheda di quello che io chiamo il ‘consiglio’ (loro parlano di beneficial deeds), che attribuisce punti, ma solo fino a che ci sono posti per inserire i propri dischetti cittadino …
Alla fine, quindi, ci si trova spesso a dover fare le corse sui propri vicini, stando anche un attimo attenti all’ordine di turno ..
La scalabilità è nel complesso buona, perché di cose da fare, collettivamente o personalmente, ce ne sono parecchie, tanto da tenerci occupati a prescindere dal numero di partecipanti. Certo l’interazione in più giocatori è un fattore più rilevante …
Acquisito che nel complesso il gioco si presenta come valido, solido e ben strutturato, arriviamo anche alla parte dei potenziali aspetti negativi e premetto che non mi curo affatto della polemica suscitata dalla presenza di un edificio (bathhouse) che è stato ritenuto (forse a ragione: anche l’editore lo ha ammesso, proponendo una variante della regola) un pochetto troppo forte, perché alla fine si può applicare la nuova regola o addirittura togliere quella tessera dal mazzo (di edifici ne abbiamo parecchi).
Il potenziale aspetto più negativo risiede, ai miei occhi, invece nella potenziale ripetitività del gioco, nel senso che alla fine ci si ritrova per i 18 turni (un pochetto tanti) a pescare, maledire la sfortuna che non ci ha fatto uscire quello che voleva o rispondere a chi lo fa che tutto sta nel costruirsi bene il sacchetto ( e tu che imprechi non lo hai saputo fare, ehehehe …) e piazzare dischetti.
Mi risponderete che, se il gioco è tanto classico nella sua struttura, allora tutti i gestionali dovrebbero essere ripetitivi. A questo punto posso solo dire che conta molto anche la quota di ‘già visto’, ossia che quello che è uno dei punti di forza del gioco (la solidità) può rivelarsi anche (e qui è una questione di gusti personali di chi compra) uno dei suoi punti deboli, perché l’innovazione alla fine si avverte solo nella presenza del mistico bag building, mentre per il resto è una collezione, ben selezionata, per carità, di idee prese qua e là.
Devo dire che i miei compagni di gioco si sono nel complesso alzati decisamente lieti di aver provato questo gioco, che ritengono uno dei migliori dell’annata, ma in giro per internet, come spesso accade, i pareri sono contrastanti (si BGG comunque gode di un buon 7.31 di voto medio …)
Tiriamo le somme ...
Alla fine della fiera questo Orleans si presenta come gioco ben strutturato, classico nelle sue basi di gestionale, ma con all’interno ben inserita la nuova meccanica della costruzione del sacchetto lavoratori meglio descritta in precedenza.
L’esperienza di gioco risulta quindi più che gradevole e dotata del giusto livello di intuitività, rendendo il tutto di buon livello ed il target prescelto, per via del gran numero di cose proposte, è quello dei giocatori un minimo smaliziati.
Personalmente lo vedo come un buon titolo, che si propone come una bella sfida, che ha come unico potenziale elemento a sfavore il fatto di non allontanarsi troppo dal già visto e di proporre una meccanica di gioco potenzialmente meno varia di quanto le numerose scelte proposte facciano apparire a prima vista.
Nel complesso, comunque, uno dei titoli che sono sicuramente emersi come più che validi dalla collezione autunno inverno 2014 e che concorrerà per la palma del miglior gioco sul nostro tavolo 2014 😉
E voi, che lo avete a vostra volta provato, che ne dite?
Aggiungo che ho percepito dei rumors legati ad una possibile localizzazione in italiano del gioco: se ci sono conferme prego l’editore che stava trattando la cosa di farcelo sapere … 🙂
Come sempre ricordo che il titolo è disponibile, Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
Tutti i diritti appartengono all’autore ed alla casa editrice. Le immagini e regole (possono essere tratte dal sito della casa, dlp Games, o dal manuale) sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. —
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