Recensione – Saint Petersburg

scritto da Fabio (Pinco11)


Se vi state chiedendo perché non compare il tag di ‘riscopriamoli’ a fianco a questa recensione vi dico che di Saint Petersburg (Sankt Petersburg), eroico titolo (per 2-4 giocatori, indipendente dalla lingua, tempo medio a partita intorno all’oretta in su) del 2004 (quando ottenne una nomina alla Spiel des Jahre), ideato dal patron della Hans im Gluck, Bernd Brunnhofer, è uscita giusto pochi mesi fa una attesa ristampa, (proposta inizialmente in crowdfunding, raccogliendo su spieleschmiede la bellezza di quasi 80.000 euro) la quale ha provveduto ad un completo restyling (in gran parte grafico) del gioco.
Parlandone con amici ho scoperto che questo titolo, uscito due lustri fa ma tuttora stabilmente intorno alla 150esima posizione su BGG, è in assoluto uno dei più giocati nel giro dei miei conoscenti, sia in versione fisica che online ed ho pensato quindi di proporne una recensione, parlando, nel farlo, sommariamente di ambo le versioni.

Come livello di difficoltà vi dico subito che si tratta di un titolo che può essere agevolmente inteso come introduttivo, perché (relativamente) facile da spiegare e capire e molto meno da padroneggiare (ovvero come si gioca lo capisci, ma poi a vincere contro uno esperto di tempo ce ne metti …).

A mio avviso, come vedremo, un esempio di eleganza nelle meccaniche di gioco e validissimo punto di ingresso nei concetti di base dei gestionali.
Materiali e come si gioca

Nella prima edizione del 2004 si tratta essenzialmente di un gioco di carte corredato da una modesta plancia utile ad ospitare le carte presenti sul mercato ed a distinguerle in due file, nonché a tenere traccia dei punti.
Quattro sono i mazzetti di carte a disposizione, ovvero, rispettivamente, le carte Artigiano, gli Edifici, gli Aristocratici e le carte Scambio.
Ogni carta, semplicemente, reca un numero in alto, che rappresenta il costo per comprarla, un disegno con il nome del teorico personaggio, utile a distinguerle, nonché, in basso, la rendita che in ogni turno essa attribuirà al proprietario.
Completa la dotazione un pacchetto di banconote di carta di vario taglio (da 1 a 20 rubli).

L’idea alla base del gioco è semplice. Ad inizio partita ognuno riceve 25 rubli e ad ogni giro il pool di carte presenti sulla plancia è riempito in modo tale che siano presenti sempre otto carte. I giocatori a quel punto si alternano, compiendo una azione a testa, da scegliere tra: 1) comprare una carta (dal tavolo o dalla propria mano), pagandone il costo e mettendola di fronte a se; 2) prenotare una carta, prendendola in mano (se ne possono tenere al massimo 3 e quelle residue a fine partita in mano si pagano 5 punti di penalità); 3) passare, terminando il proprio turno.

Aggiungo un paio di precisazioni (come sempre il mio spirito non è quello di ripetervi per intero le regole, ma dare solo sintetici cenni), dicendo prima di tutto che le carte scambio sono speciali, perché richiedono, per essere acquisite, che sia scartata una carta già in precedenza acquistata dello stesso colore/tipo, scalandone il prezzo dal costo della carta scambio. La maggior parte della carte, inoltre, reca sono una rendita in denaro o in punti, mentre alcune (poche) hanno caratteristiche speciali.

Al termine di ogni giro si provvede a riconoscere ai giocatori la rendita che le carte da loro acquistate gli riconoscono, facendo attenzione al fatto che ad ogni giro produce solo un determinato tipo di carte, ovvero al primo giro producono rendita solo le carte artigiano, al secondo gli edifici, al terzo gli aristocratici ed al quarto nessuno (e così a girare nei turni seguenti).
Si provvede quindi a ripristinare il mercato ad otto carte, utilizzando di turno in turno un diverso mazzetto di carte e si procede sino a che almeno un mazzo sia esaurito. Finito il giro, si attribuiscono i punti finali (sulla base del denaro posseduto e, soprattutto, del numero di diverse carte aristocratico) e chi ne ottiene di più, al solito, vince.

Seconda edizione
La nuova versione del gioco, oltre a rivisitare completamente la grafica (i personaggi ora sono illustrati più riccamente, come se fossero dipinti dell’epoca, e ritraggono spesso personalità del mondo del gioco da tavolo), incorpora al proprio interno le espansioni uscite nel 2008, oltre a qualche extra, per cui abbiamo, prima di tutto, i componenti per il quinto giocatore ed il necessario per aggiungere ad ogni turno una fase/mazzo di carte addizionale, ovvero il mercato, per sfruttare il quale compare sul tabellone anche una apposita griglia.
Inoltre sono presenti i materiali per diversi ‘moduli’ di espansione, che i giocatori potranno combinare personalizzando così ogni partita (ci sono, per esempio, carte obiettivo, carte con effetti speciali, …).

Impressioni


Bello, bello, bello!
Avrei la tentazione di fermarmi qui, ma probabilmente vi lascerei il dubbio sul perché, per cui sarò un poco più prolisso … 😉
Parto dalla ambientazione per dire che, evidentemente, essa rappresenta il classico strato superficiale appena appiccicato, perché certo le meccaniche di gioco, molto semplici e lineari, non si intersecano granché con il tema prescelto, che è quello della costruzione della città di San Pietroburgo, agli albori del XVIII secolo. 
A livello di occhio, invece, devo dire che la prima versione appare un pochetto più ‘spartana’ al gusto odierno, anche se i disegni di Doris Matthaus conservano il loro appeal. Molto più attraente è invece il filo conduttore, che riprende la ritrattistica del’epoca, prescelto per la versione odierna, con un tratto (affidato alla coppia Bressel – Patzke) che ricorda lo stile Vohwinkel.
Una chicca per i fan dei boardgames è poi rappresentata dalla scelta, come modelli per i ritratti, di varie personalità del mondo dei giochi da tavolo, per cui troverete raffigurati, per esempio, Franz Vohwinkel, Uwe Rosenberg, Tom Vasel, Vlaada Chvatil, Stefan Feld, Doris Matthaus e così via.
Nella versione 2014, quindi, il gioco semplicemente si allinea come materiali agli elevati standard odierni, anche se diversi amici hanno nostalgicamente nelle loro preferenze ancora la versione originale, che trovano visivamente più ‘pulita e lineare’.
In particolare devo ammettere, dopo aver fatto alcune partite, che le immagini della versione deluxe, pur bellissime se prese singolarmente, in certe occasioni fanno perdere il colpo d’occhio sui simboli, mentre nella versione precedente quei rischi, con gli sfondi a tinta unita, non si correvano.

Quanto alle meccaniche, ovvero a come il gioco gira il bello qui sta, come accennavo, nella linearità ed efficacia del tutto.
C’è infatti un’unica risorsa, il denaro e gli elementi produttivi (le carte) producono, appunto, solo denaro e punti, per cui la scelta di fondo è quella, secca, tra l’investire piuttosto per il futuro o il puntare sull’uovo oggi.
Quello che si deve ricercare è quindi l’equilibrio ideale tra la costruzione di un motore che produce denaro ed uno che produce punti, in modo tale da garantirsi un flusso del primo sufficiente per finanziare le successive campagne acquisti, senza però rimanere troppo indietro nei punti, in vista del rush finale.

L’interazione, lo avrete capito, è ben avvertita, perché ad ogni giro si deve capire chi possa ambire ad una certa carta e l’insieme delle carte disponibili in certi turni varia clamorosamente, grazie alle ondate di acquisti, o resta incredibilmente fermo, quando il contante manca: la chiave quindi sta nella competizione (indiretta) per l’acquisto delle migliori occasioni.
Nel contempo però è del tutto assente l’interazione diretta, ovvero potrete far male agli avversari, è vero, ma solo nel privarli di occasioni, mai nel colpirli direttamente con penalità o altro.
Le carte, poi, sono quasi tutte immediatamente intelleggibili (producono soldi e/o punti) e le carte con effetti ‘speciali’ sono poche e quindi facilmente assorbibili (mentre nel concetto di gioco moderno si ricerca molto la varietà e complessità degli effetti, in vista della costruzione di combo).

Passando alla versione moderna ciò che è donato è soprattutto un nuovo aspetto, più in linea con le esigenze editoriali di oggi, quindi con una grafica più attraente, ma anche una maggiore complessità, con l’introduzione del mazzo addizionale ‘mercato’ (e di una griglia apposita che viene inserita sulla plancia di gioco) e quindi di potenziali nuove ‘risorse’.
Nel contempo viene aumentata l’interazione, perché i bonus introdotti dalla fase ‘mercato’ sono legati alla maggioranza nelle singole merci e compaiono alcune nuove carte, con effetti ‘speciali’.
L’interazioni, di conseguenza, diventa leggermente più diretta e l’innovazione sarà in particolare gradita (introducendo parecchio soprattutto nel multiplayer) a chi abbia già esplorato i meccanismi del gioco base.
Sei, infine, sono i moduli di espansione introdotti, dei quali i primi due introducono nuove carte con effetti speciali (il trend del periodo recente), la terza un aiutante, che dona una piccola asimettricità alle fazioni, la quarta gli eventi (unica espansione che inserisce materiale con testo in lingua), i quali inseriscono variazioni alle regole, la quinta gli obiettivi, che introducono una nuova modalità per fare punti e la sesta gli ostacoli, i quali contengono restrizioni e /o bonus.
Tutto questo materiale si può rivelare prezioso per chi abbia ‘esaurito’ il gioco base, ma diversi amici che avevano preso l’espansione uscita nel 2008 mi hanno confessato di aver in seguito sempre preferito rimettere sul tavolo, di tanto in tanto, la versione base.

Ultima annotazione: l’unico aspetto sotto il quale il gioco forse risente un poco del tempo che è passato è il fatto che non prevede meccanismi di recupero per chi resta indietro: se ad un certo momento della partita il motore vi si è inceppato, capirete presto, probabilmente, di aver perso ogni speranza di rimonta. Nel trend recente si cerca di introdurre qualche meccanismo per evitare la cosa (es. l’ultimo prende 3 soldi gratis …), ma un pochetto di spietatezza alla fine rende il gioco più aderente alla realtà, o no?

Conclusioni


Saint Petersburg è sicuramente un ottimo titolo e rappresenta per me, nella sua immediatezza, l’essenza del german d’antan, ovvero un titolo che spinge alla riflessione, non troppo difficile nelle regole, politically correct (ossia privo di aggressioni dirette tra giocatori) e proponibile a tutti o quasi.
Le sue meccaniche di gioco sono infatti facili da spiegare e da apprendere, ma nonostante questo la capacità di programmare del giocatore scafato tenderà sempre ad emergere.
Oggi come oggi il titolo appare, chiaramente, un pelo datato, per cui chi prenda in mano la vecchia versione si troverà di fronte ad una confezione complessiva meno curata rispetto agli standard odierni, mentre chi acquisirà la nuova edizione potrà avvertire, al più, la estrema linearità del gioco, cosa che oggi come oggi  è un poco controcorrente.
Se però siete di quelli che un buon film lo guardano volentieri lo stesso, a prescindere dal fatto che abbia gli effetti speciali di oggi o quelli di qualche anno fa, St. Petersburg lo dovreste apprezzare, eccome.

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