scritto da Bernapapà
I materiali e le regole
Nella scatola troviamo 40 schede delitto, 10 segnaposto della scena del crimine, numerati da 1 a 10, e una manciata di talloncini segnapunti.
Il fulcro del gioco sono le 40 schede delitto, che contengono sul fronte la scena del crimine, con la sua bella sagoma disegnata sul pavimento e una miriade di oggetti (dai più comuni ai più strampalati) che lo attorniano.
Sul retro della scheda sono evidenziati gli indizi che rendono la scheda diversa rispetto a tutte le altre schede presenti nel gioco.
La qualità dei materiali è adeguata allo scopo: simpatici i segnaposto che fanno molto ambient, così come le schede della scena del crimine…
La maggior parte delle differenze sta nella presenza di nuovi oggetti, ma possono esserci differenze anche minime, ossia una diversa tonalità del colore, un oggetto ruotato di un sufficiente numero di gradi da poter essere notato o magari lo stato dell’oggetto (acceso/spento), e così via.
Il primo che ritiene di aver trovato il numero esatto di differenze (che saranno sicuramente fra 1 e 10), si impossessa del segnaposto con il numero corrispondete; gli altri giocatori proseguono: l’ultimo giocatore ha solo 3 secondi per scegliere il suo segnaposto numerato. Ovviamente il numero prenotato sarà necessariamente diverso da quelli già prenotati dagli avversari.
Quando tutti hanno preso un segnaposto, si girano le schede delitto e si contano le differenze, sommando quelle delle due schede. Se un giocatore ha azzeccato il numero esatto, ottiene il talloncino dei 3 punti; chi gli si è avvicinato per difetto ottiene 2 punti, chi gli si è avvicinato per eccesso ottiene 1 solo punto. Gli altri nulla. Nel caso in cui nessuno abbia azzeccato il numero esatto, il talloncino dei 3 punti rimane non assegnato.
Come si diceva, nel talloncino dei tre punti è indicata la posizione con cui dovranno essere posizionate le schede per il turno successivo (perpendicolari, speculari, lanciate a caso sul tavolo ecc…), il che renderà i turni successivi sempre diversi e a volte più complicati dei precedenti.
Le considerazioni
Il gioco è veramente semplice, adatto al grande pubblico.
All’inizio avevo qualche perplessità sulla longevità, ma le combinazioni di varianti delle carte sono veramente molte, per cui è molto difficile memorizzare in quale posizione potrebbe comparire il particolare che fa la differenza.
Su questo aspetto è stato fatto un notevole lavoro, sia grafico che concettuale: ogni carta può contenere da 1 a 5 varianti particolari, mai condivisi con altre carte, che la distinguono dalla carta base, che ovviamente non è nota
Anche l’idea di posizionare le schede in modo diverso, ottiene l’effetto di complicare e confondere il cervello, che se è abituato a ricercare le corrispondenze sul piano simmetrico, fa molta più fatica sullo speculare o sul capovolto.
Le persone abituate a giocare a “trova la differenze” forse saranno avvantaggiate, ma vi assicuro che avere le schede messe magari perpendicolari rende il tutto molto più ostico.
Il fulcro del gioco è decisamente lo spirito di osservazione, soprattutto dei particolari.
Per questo motivo è un gioco giocabile da tutti, indipendentemente dall’età e dalle capacità logiche: conta solo quella frazione di secondo per cui il tuo occhio comunica al tuo cervello che in quella piccolissima zona c’è qualcosa che non torna…
Un approccio sistematico, che analizza perlustrando ogni piccola zona della scheda (quello che solitamente mi viene da applicare), risulta decisamente perdente rispetto a chi ha questa capacità ricettiva di accorgersi che fra quel guanto e quell’accendino è presente una pedina che è assente sull’altra scheda.
Stiamo parlando, come immagino si sia capito, di un gioco che richiede sì concentrazione, ma rimane comunque molto leggero: un filller, in pratica, per consentire ai giocatori di competere sulla propria capacità di osservazione.
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Si ringrazia la Kaleidos Games per la copia di review concessaci.
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