Tra sopravvivenza, orrori e il fascino della frontiera americana.
Quanti di noi, cresciuti a pane e vecchi film western, hanno passato l’infanzia a giocare migliaia di volte a cowboy e indiani nel cortile sotto casa (qualcuno ha detto rigiocabilità) ??? Era l’amore dell’avventura per quelli della mia età. Questo senso di scoperta selvaggia e inesplorata è il gancio perfetto per immergersi in Corps of Discovery: A Game Set in the World of Manifest Destiny.
Il titolo stesso evoca la vera, storica spedizione guidata da Meriwether Lewis e William Clark. Incaricati dal Presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson, i due esploratori ebbero il monumentale compito di tracciare una via attraverso territori vastissimi e ignoti, dall’appena acquisita Louisiana fino alle coste dell’ovest. Un viaggio reale, epico, affascinante. E proprio su questa premessa storica inizia la nostra avventura sul tavolo.

Sulle antiche mappe del vecchio mondo i cartografi scrivevano “hic sunt leones” (qui ci sono i leoni), per indicare i pericoli dei territori inesplorati
Sopravvivere all’ignoto
Siamo esploratori in viaggio verso l’ignoto, con il disperato bisogno di mappare il territorio e trovare le risorse necessarie per tirare avanti. La storia, basata sulla serie a fumetti Manifest Destiny, parte, come dicevamo, da una storia vera ma prende una piega fantastica e orrorifica. Lo scopo del gioco varia a seconda dello scenario affrontato. Nello scenario di addestramento (“Training Mission”), ad esempio, l’unico obiettivo è riuscire a sopravvivere per due giorni interi, raccogliendo cibo e acqua sufficienti per non morire di stenti, ignorando le regole della notte. Il titolo nasce come un’esperienza collaborativa, in cui si fa fronte comune contro le spietate meccaniche del gioco stesso. C’è da dire che con alcune espansioni il gioco si trasforma persino in un semi-cooperativo con traditore nascosto.
In Corps of Discovery dovrete collaborare intimamente, spalla a spalla, per sopravvivere e dedurre cosa si nasconde dietro l’angolo. Ogni singolo passo e ogni tessera esplorata fanno scorrere inesorabilmente le ore della giornata. Sentirete la necessità vitale di recuperare risorse, come il cibo e l’acqua, per restare in vita e superare le sfide. A onor del vero, mi ha regalato una forte sensazione di déjà-vu ricordandomi da vicino La Spedizione Perduta, un titolo uscito prima di questo; in ogni caso, l’ansia della fame e della sete funziona alla perfezione anche qui per tenerti incollato alla sedia.

Componenti e qualità dei materiali
I materiali sono davvero molto curati. I token in legno, la plancia a doppio strato e le schede dei personaggi restituiscono un feeling solido, e la veste grafica cattura meravigliosamente l’essenza di un’America deformata e inquietante. Questo è stato per me il vero colpo di genio: l’inserimento di creature assurde e sovrannaturali. Giocando la mia partita in solitario, mi sono ritrovato faccia a faccia con un Minotauro. Fuori luogo, certo. Eppure questa figura rende in modo magistrale la paura dell’ignoto e il senso di smarrimento dei veri esploratori di fronte a una natura aliena e potenzialmente letale. Sulle antiche mappe del vecchio mondo i cartografi scrivevano “hic sunt leones” (qui ci sono i leoni), per indicare i pericoli dei territori inesplorati; qui, quel terrore primordiale, diventa un segnalino reale sulla vostra mappa.

L’unico sassolino nelle scarpe? Il formato della scatola. Avrei preferito un inserto in cartone con scomparti dedicati, invece di trovare i componenti riposti in modo un po’ confusionario. Rimane un difetto minore, un dettaglio che balza all’occhio di un collezionista esigente.

Sopravvivenza …. o muerte !!!
Il cuore del gioco Corps of Discovery ruota intorno all’esplorazione e alla deduzione. Nel vostro turno, dovete obbligatoriamente rimuovere un token percorso adiacente a un sentiero già esplorato. Così facendo rivelate il terreno sottostante e raccogliete l’eventuale risorsa, come legno, fango o acqua. Intorno a questa azione principale orbitano diverse azioni gratuite, come usare le abilità del personaggio, scartare risorse per mitigare i pericoli, o costruire fuochi e ripari. La meccanica centrale che sorregge tutto è quella del tempo che avanza: ogni token percorso che rimuovete viene piazzato su una carta “Sfida”, che si attiverà inesorabilmente una volta raggiunto il limite di tempo indicato nell’angolo a destra, obbligandovi a scartare specifiche risorse per evitare conseguenze nefaste.

Istinto di sopravvivenza
Al tavolo, giocando a Corps of Discovery, la sensazione costante è quella di una viva e palpabile tensione. Ho un debole per i giochi collaborativi in cui bisogna lottare duramente contro il gioco stesso, e per questo mi piace tantissimo la meccanica del tempo che avanza mentre si esplora. Giocando in modalità solitario con lo scenario di training, si assapora subito l’urgenza di dover pianificare ogni mossa. E poi parliamo del minotauro: pur non c’entrando nulla con la “vera” spedizione storica, a me è piaciuto moltissimo come aggiunta. La bestia vi costringe a scartare risorse extra per potervi muovere nei suoi paraggi, a meno che non costruiate delle munizioni (tramite le risorse indicate) per ucciderla.

Calcolare l’ignoto
Le meccaniche fondono esplorazione e una forte componente di deduzione, alla “Campo Minato” di Windows per intenderci. Le risorse non sono piazzate a caso, ma seguono rigide regole logiche: ad esempio, l’acqua è sempre ortogonalmente adiacente al legno, e vi è un solo legno per riga e per colonna. Questo vi permette di dedurre matematicamente dove trovare le risorse che vi servono disperatamente per superare le sfide. È un mix eccellente tra strategia a lungo termine e tattica per la sopravvivenza immediata. Grazie alle sue mappe versatili, il gioco apre le porte a infinite espansioni e modifiche fan-made: un vero e proprio sandbox dove la community può dare vita a scenari senza limiti.

Per gli esploratori coraggiosi…
Parliamo di un titolo di complessità media, ideale per chi apprezza i puzzle spaziali e la deduzione logica. Il gioco mi è piaciuto molto anche se ammetto che affrontare un’esperienza in solitario con un’ambientazione a me più vicina resta un’opzione che preferisco(qualcuno ha detto wargame?!?).
Ammetto di avere una voglia pazzesca di giocarlo al più presto con un gruppo per spremerne fino all’ultima goccia l’aspetto collaborativo. L’ho apprezzato molto più di quanto credessi all’apertura della scatola e lo terrò sicuramente a portata di mano. Perché la prossima spedizione in territori inesplorati sta per iniziare… siate pronti a guardarvi le spalle a vicenda!!!
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