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Pandora’s Legacy – Il vaso era meglio lasciarlo chiuso?
La storia la conosciamo tutti: a Pandora viene affidato un contenitore che non deve assolutamente aprire. Se nella mitologia greca qualcuno ti dice di non fare una cosa, puoi stare ragionevolmente certo che verrà fatta nel giro di cinque minuti. Possibilmente scatenando pestilenze, guerre, carestie e qualche altro piccolo inconveniente destinato ad affliggere l’umanità per i millenni successivi.
Pandora’s Legacy parte da qui. Il danno ormai è fatto, le calamità sono libere e questa volta Pandora decide quantomeno di provare a rimediare, invece di contemplare il disastro e lasciare il conto ai posteri.
Dalla collaborazione tra TED-Ed e PostCurious nasce così Pandora’s Legacy, progettato da Alex Rosenthal e Rita Orlov e illustrato da Senne Trip. Si tratta del primo gioco fisico pubblicato da TED-Ed.
Chiamarlo semplicemente gioco da tavolo richiede una certa elasticità. Qui non ci sono plance, meeple da spostare o dadi ai quali attribuire la responsabilità delle proprie pessime decisioni. Al centro dell’esperienza c’è invece un puzzle da oltre 1.200 pezzi che, una volta completato, misura circa 100 × 50 centimetri.
Nella scatola ci sono anche 17 contenitori sigillati e 16 enigmi, oltre a carte, artefatti fisici e nuovi gruppi di tessere. Sul resto preferisco mantenere un certo riserbo: buona parte dell’esperienza vive di quello che compare aprendo il contenitore successivo, e trasformare una recensione in un inventario degli spoiler sarebbe un servizio piuttosto discutibile.
Pandora’s Legacy si trova quindi da qualche parte tra puzzle, escape room e puzzle hunt, con una spruzzata di legacy sulla quale tornerò più avanti. Quel gigantesco puzzle, comunque, non è lì per decorare il tavolo: è il tavolo da gioco.

Pandora’s Legacy – Un puzzle che non vuole stare fermo
Una mappa da costruire
I 1.200 e passa pezzi non vengono rovesciati tutti sul tavolo all’inizio con un incoraggiante “arrangiati”. Si parte dalla scatola Alpha, che contiene soltanto una parte delle tessere necessarie per costruire il Giardino degli Dei, la zona centrale della mappa e il punto di partenza della ricerca delle calamità liberate da Pandora.
Il resto rimane chiuso nei contenitori identificati dalle lettere dell’alfabeto greco, che possono essere aperti soltanto quando il gioco lo permette. Una scelta curiosa per un titolo costruito attorno alle conseguenze dell’aver messo una scatola chiusa davanti a qualcuno dicendogli di non toccarla. Evidentemente dalla mitologia greca abbiamo imparato tutti la parte sbagliata.
Risolvendo gli enigmi si sbloccano nuove scatole e altri gruppi di tessere. Il Giardino degli Dei comincia così ad allargarsi, facendo comparire regioni, personaggi e luoghi legati alle divinità dell’Olimpo. Costruire il puzzle e avanzare nell’avventura diventano praticamente la stessa cosa, ed è una delle idee che ho apprezzato maggiormente.
Le nuove zone portano con sé simboli, statue, colori e dettagli che inizialmente sembrano semplice decorazione. Dopo qualche ora ho iniziato inevitabilmente a guardare ogni centimetro della mappa con sospetto, perché il particolare liquidato poco prima come irrilevante tende ad avere la pessima abitudine di diventare proprio quello che serve. Nei giochi di enigmi la sicurezza nelle proprie convinzioni ha un’aspettativa di vita piuttosto breve.

Costruire per poi smontare
La mappa non serve soltanto per cercare informazioni. In determinati momenti Pandora’s Legacy chiede persino di rimuovere alcune delle tessere appena sistemate, perché evidentemente costruire un puzzle da oltre 1.200 pezzi senza doverlo anche smontare sarebbe stato troppo semplice.
Quasi tutte le tessere presentano sul retro un codice numerico a quattro cifre. Quando la soluzione di un enigma conduce verso un punto preciso della mappa, bisogna estrarre il pezzo corrispondente utilizzando l’Extraction Tool, un piccolo strumento incluso nella scatola che permette di sollevarlo senza trascinarsi dietro mezza Grecia.
Il codice sul retro viene poi inserito sul sito di Pandora’s Legacy. Se la risposta è corretta si prosegue; altrimenti il pezzo torna al proprio posto insieme alla teoria che fino a trenta secondi prima sembrava inattaccabile.
Sedici enigmi e parecchi modi per sbagliare
I 16 enigmi cambiano spesso il tipo di ragionamento richiesto. Si passa dall’osservazione alla logica, dalla crittografia alle associazioni, fino alla manipolazione di oggetti e, occasionalmente, a qualche ricerca esterna. Nelle scatole si trovano inoltre carte, artefatti tridimensionali e altri oggetti da mettere in relazione con quello che si trova sulla mappa.
Il sito gestisce la progressione, verifica le risposte e mette a disposizione oltre 200 indizi progressivi. Si può partire da un suggerimento leggero e arrivare gradualmente alla soluzione completa. Prima o poi il pulsante degli hint viene premuto. La dignità, con un po’ di fortuna, sopravvive.
Pandora’s Legacy – Non tutto meritava di uscire dalla scatola

Quando difficile significa oscuro
La varietà degli enigmi è uno dei maggiori pregi di Pandora’s Legacy, ma la qualità non rimane sempre allo stesso livello. I migliori portano a quella soluzione che, appena trovata, sembra improvvisamente ovvia. Altri chiedono invece salti logici molto meno naturali e il problema smette di essere trovare la risposta: bisogna prima capire quale ragionamento gli autori si aspettassero.
Per me la differenza è abbastanza netta: un buon enigma difficile mi fa chiedere come abbia fatto a non arrivarci prima; uno oscuro mi fa chiedere come avrei dovuto arrivarci senza leggere gli indizi. Il sistema di aiuti funziona, ma quando un suggerimento deve spiegare il passaggio logico che mancava all’enigma assomiglia meno a un aiuto e più a una pagina delle istruzioni dimenticata in tipografia.
Prima il puzzle, poi il gioco
Qui conviene essere chiari: deve piacere fare puzzle. Non ci sono quattro tessere decorative tra un enigma e l’altro, ma lunghe fasi dedicate all’assemblaggio, soprattutto all’inizio. Se appartenete alla categoria di persone che dopo venti minuti comincia a chiedersi perché qualcuno abbia volontariamente tagliato un’immagine in più di mille pezzi, potete probabilmente fermare qui la lettura.
A me questa parte è piaciuta e, andando avanti, ha finito per diventare uno degli elementi più coinvolgenti dell’esperienza. Chi arriva soltanto per l’escape room potrebbe invece avere la sensazione di essere andato al cinema e aver scoperto che prima del film bisogna montare lo schermo.
Serve anche spazio. Le tessere hanno un incastro volutamente morbido, necessario per poterle estrarre durante gli enigmi, e spostare porzioni già assemblate non è particolarmente piacevole. Una volta conquistato il tavolo, Pandora’s Legacy tende quindi a considerarlo territorio occupato.
Senza sito non si gioca
Senza il sito Pandora’s Legacy non funziona. Verifica delle risposte, indizi e progressione dipendono dalla piattaforma online. Non è un contenuto aggiuntivo e non è qualcosa che si può tranquillamente ignorare. La scatola contiene oltre 1.200 pezzi, ma quello veramente indispensabile è ospitato su un server che non possedete. Il progresso, evidentemente.
Oggi non mi crea particolari problemi, ma sul lungo periodo rimane un curioso paradosso: il gioco fisico può essere completamente resettato e conservato, mentre la possibilità di utilizzarlo dipende da un servizio esterno. Il cartone potrebbe tranquillamente arrivare al 2040; per il server bisogna avere fede negli dei.
Legacy, ma con molta fantasia
Anche il titolo si prende qualche libertà. In Pandora’s Legacy non si distruggono componenti, non si modifica permanentemente il gioco e non ci sono decisioni capaci di cambiare la campagna. Si aprono progressivamente nuovi contenitori e si scopre altro materiale, ma alla fine quasi tutto può tornare nelle condizioni iniziali.
Il fatto che sia completamente resettabile per me è un pregio, soprattutto perché permette di prestare o rivendere il gioco una volta terminato. Resettabile, però, non significa rigiocabile: dopo aver scoperto enigmi e soluzioni, ricominciare avrebbe poco senso. Il termine Legacy è stato quindi utilizzato con una certa generosità. Se basta aprire progressivamente delle scatole, a dicembre anche il calendario dell’Avvento entra ufficialmente nel genere.
La Grecia c’è, la storia un po’ meno
La mitologia greca funziona molto meglio come ambientazione che come storia. Divinità, luoghi, simboli e artefatti danno identità alla mappa e agli enigmi, mentre la trama rimane soprattutto il filo che collega una scoperta alla successiva. Persino PostCurious assegna ufficialmente alla componente narrativa un 2 su 5. Più che raccontare una storia, quindi, il gioco la utilizza come personale addetto a spostare gli enigmi da una stanza all’altra. Almeno non hanno cercato di convincermi che stessi leggendo l’Odissea.
ATTENZIONE: SPOILER
Clicca per mostrare la mappa completa
Pandora’s Legacy supporta ufficialmente fino a quattro giocatori, ma personalmente lo trovo più adatto a due o tre. Sulla grande mappa c’è spazio per osservare e confrontarsi; davanti a un singolo artefatto o a un codice da decifrare, il quarto giocatore rischia invece di ottenere il prestigioso ruolo di spettatore.
Pro
- Puzzle ed enigmi si integrano molto bene
- Enigmi vari e creativi
- Scoperta continua
- Completamente resettabile
Contro
- Alcuni enigmi troppo oscuri
- Occupa parecchio spazio
- Sito obbligatorio
- Narrativa debole
Pandora’s Legacy – Conclusioni
Dopo avergli dedicato parecchie righe di critiche potrebbe sembrare il contrario, ma Pandora’s Legacy è stata personalmente una delle esperienze più interessanti di quest’anno ludico. I difetti ci sono e alcuni si fanno sentire, ma nessuno è riuscito a cancellare quello che il gioco fa meglio: farmi venire voglia di tornare al tavolo.
C’è una strana dipendenza nel rapporto tra puzzle ed enigmi. Completo una zona perché voglio scoprire cosa nasconde, la scoperta porta a qualcos’altro da risolvere e improvvisamente “ancora dieci minuti” assume la stessa credibilità di Pandora quando promette di non aprire niente. Non credo sia soltanto la fretta di recuperare il tavolo, anche se probabilmente una piccola percentuale va riconosciuta anche a quella.
Lo consiglierei quindi soprattutto a chi ama già i puzzle e cerca qualcosa che trasformi l’assemblaggio in una vera avventura fatta di osservazione, logica e scoperta. Lo eviterei invece se mettere insieme centinaia di tessere è la parte che normalmente vorreste saltare, oppure se cercate soprattutto una grande storia o un legacy tradizionale. Pandora’s Legacy non è impeccabile, ma ha continuato a richiamarmi al tavolo. Alla fine è questo che mi è rimasto più dei suoi difetti.
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